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FUTURISMO DA RIPENSARE di Sandro Ricaldone
“Questi futuristi, V.E. lo sa, nemici delle arti, dei musei, delle accademie, degli istituti di cultura, della musica classica, di tutto ciò che essi considerano convenzionale, sono veri esaltati che senza essere politicamente affatto rivoluzionari o repubblicani, amano il rumore e il disordine, perciò odiano la tranquillità e la pace che chiamano indegne dell’uomo moderno”. In questi termini – spregiativi ma non del tutto inappropriati - il prefetto di Milano ragguagliava il Ministro dell’interno a proposito della manifestazione interventista organizzata da un manipolo di giovani capitanati da Filippo Tommaso Marinetti il 16 settembre 1914. Il Futurismo - lanciato sulla scena mondiale su Le Figaro il 20 febbraio 1909, con un manifesto dai toni reboanti (anticipato, cosa che pochi ricordano, dalla Gazzetta dell’Emilia il 5 dello stesso mese) – aveva in quel momento già alle spalle una somma considerevole di esperienze, di scandali e di controversie, non meno che di successi. Polemico verso ogni forma di “passatismo” ed esaltatore del nuovo, spregiatore della bellezza classica cui intendeva sostituire un’estetica della velocità e della macchina, il movimento marinettiano lo era davvero, così come era bellicista, nazionalista, imperialista. Nel suo seno si agitavano un groviglio di aspirazioni, talune apprezzabili, altre decisamente brutali, che agli occhi di uno storico come Emilio Gentile si configurano come espressione radicale di quel “nazionalismo modernista” sorto in Italia agli inizi del ‘900, con cui una parte delle élites culturali (Corradini, Morasso in specie) tentava di rispondere alle sollecitazioni di un’epoca di intenso sviluppo scientifico e tecnologico (il brevetto del telegrafo senza fili è del 1900; del 1903 lo storico volo dei fratelli Wright; del 1905 la teoria della relatività di Einstein) nonché di turbolenze geopolitiche.
L’esperimento futurista è stato quindi, in particolare agli inizi, un fenomeno complesso, aggressivo e giovanilista, antipolitico e totalizzante (se non autenticamente totalitario), teso a rifondare i valori e il costume della società italiana improntandoli al “culto del progresso e della velocità, dello sport, della forza fisica, del coraggio temerario, dell’eroismo e del pericolo”.
Per quanto densa di significati, non di rado foschi, la parabola politica dei futuristi, conclusa con una rassegnata abdicazione di fronte al regime mussoliniano (è noto il passo nel quale Gramsci - che pure ne aveva apprezzato il tentativo di operare una rivoluzione culturale consona all’epoca della grande città operaia - li paragona a scolaretti che rientrano in classe al richiamo del maestro), rimane comunque in second’ordine rispetto al contributo artistico, che oggi i musei di ogni parte del mondo celebrano.
Su questo versante, infatti, gli apporti del Futurismo, prima avanguardia del XX secolo, si presentano decisivi. A cominciare proprio dall’idea del “manifesto”, che introduce la dichiarazione di poetica nella comunicazione di massa, facendone uno strumento di “agitazione culturale”. Per proseguire con le arti plastiche dove la pattuglia costituita nel 1910 da Balla, Boccioni, Carrà, Russolo e Severini, mette in campo le parole d’ordine del dinamismo (“la sensazione dinamica eternata come tale”) e la “simultaneità”, espressa attraverso la compresenza di spazi e di stati d’animo multipli, con gli esiti straordinari che tutti conosciamo: “La città che sale” (1910) di Boccioni, “immenso cantiere tumultuante”; “I funerali dell’anarchico Galli” (1911) di Carrà, convulsa mischia fra militanti e polizia a cavallo; “Velocità astratta + rumore” (1913) in cui Balla traduce il movimento in sequenze di schemi ondulatori e zigzaganti. Con la pittura futurista, esportata da Marinetti a Parigi in una rassegna allestita nel 1912 nei locali della Galerie Bernheim Jeune,prende corpo l’influenza planetaria del movimento, non solo nel paese transalpino, dove avrà riflessi su artisti del livello di Delaunay, Leger e Duchamp, registrando la diretta adesione di Felix Delmarle, ma in tutta Europa, ispirando fra gli altri i Vorticisti inglesi e l’intera avanguardia russa, inclusi Kazimir Malevic e i futuri raggisti Larionov e Goncharova, sino a toccare, oltre Oceano, gli Stati Uniti e il Messico, il Cile e il Giappone. Ma l’impeto novatore di Marinetti e compagni, non si esaurisce nel sovvertimento di pittura e scultura (disciplina, quest’ultima, in cui Boccioni introduce nel 1913, sotto l’etichetta del “polimaterismo”, il montaggio di materiali di recupero, idea che avrà complessi svolgimenti nell’opera di Schwitters, Burri e Rauschenberg). Crea nel 1910, con le “Serate futuriste”, una forma provocatoria di declamazione poetico-teatrale (a metà fra il reading e la performance), che – presentata nei teatri delle principali città italiane – diede invariabilmente luogo a risse, lanci di frutta e ortaggi. Investe la fotografia, con il “fotodinamismo” (1911) dei fratelli Bragaglia, impegnati a fissare sulla lastra la traiettoria del gesto; inaugura nello stesso anno con i fratelli Ginanni (Arnaldo Ginna e Bruno Corra) il cinema astratto. Scioglie la parola dai vincoli della sintassi (Manifesto tecnico della letteratura futurista, 1912), abolendo aggettivo e avverbio, sopprimendo la punteggiatura, sostituita da simboli matematici; ne indaga, in opere celebri come il poema marinettiano “Zang Tumb Tuum – Adrianopoli 1912 – parole in libertà” (1914), le componenti fonetiche e tipografico-visuali, aprendo il campo a tutta la sperimentazione successiva della poesia sonora e concreta. Con Russolo (“L’arte dei rumori”, 1913) porta la musica oltre il suono, grazie ad una fantastica apparecchiatura (l’“Intonarumori”, appunto) costituita da generatori acustici (crepitatori, gorgogliatori, scoppiatori, sibilatori, ululatori ecc.) che permettevano di produrre e accostare effetti di vario tipo. Non sono stati risparmiati da questo sforzo titanico l’architettura, con gli avveniristici disegni di Antonio Sant’Elia, l’arte postale, la grafica pubblicitaria, la moda (con i celebri panciotti a pezze multicolori), il design d’arredo. Tra le molte altre sorprendenti creazioni è d’obbligo citare il “teatro sintetico” (1915), di brevità essenziale, autonomo, alogico, irreale che prospetta verso l’happening e l’evento Fluxus e il balletto di sole luci e forme creato da Balla per la rappresentazione al Teatro Costanzi di Roma (1917) di “Feu d’artifice” di Stravinskij. Ma il catalogo delle invenzioni futuriste abbraccia molti altri esempi, che la lunga vita del movimento, rigeneratosi a partire dagli anni ’20 (con il “Tattilismo”, l’“Aeropittura”, le creazioni radiofoniche) e terminato solo con la morte del fondatore, nel 1944, non consente di esaminare partitamente. Sta di fatto, comunque che la “questione futurista” è tutt’altro che chiusa. Sebbene ripresi con lena a partire dagli anni ’70, dopo un trentennio di ostracismo politico, gli studi sull’argomento, specie fuori dai confini nazionali (dove pure esistono specialisti di vaglia, come Gerard-Georges Lemaire o Marjorie Perloff), non hanno ancora ristabilito il valore delle anticipazioni futuriste rispetto ad altri movimenti, in specie rispetto a Dada. Così di fronte alla mostra allestita per il centenario al Centre Pompidou, che nel titolo attribuisce al Futurismo la qualifica di “avanguardia esplosiva”, uno studioso delle avanguardie come Marc Dachy la riduce, in un articolo pubblicato in rete, al rango di “avanguardia ridicola”. Definizione ingenerosa ed evidentemente preconcetta ma non completamente avulsa dallo spirito degli stessi futuristi che, per riprendere le parole di Balla e Depero, volevano “ricostruire l’universo rallegrandolo”.
da "Il Secolo XIX" - 9 febbraio 2009

LUIGI PAOLETTI ALLA GALLERIA OSEMONT
Savona. Da sabato 18 aprile a lunedì 31 agosto 2009, presso la Pinacoteca Civica (Palazzo Gavotti, piazza Chabrol) è allestita la mostra Omaggio a Farfa. Ceramistaerofuturista, cartopittore, poeta.
Quest'anno il Festival Internazionale della Maiolica si unisce, per quanto riguarda il Comune di Savona, con la celebrazione per il Centenario del Futurismo. Sotto la guida del Prof. Franco Bonfanti è stato costituito un apposito Comitato che raduna i rappresentanti e studiosi dei comuni delle Albisole e di Altare, tutti luoghi che, insieme a Savona, hanno avuto una parte importante e di rilievo nazionale nell'ambito del Futurismo.
Per questo la Pinacoteca Civica di Savona ospita questo Omaggio a Farfa, che rientra pienamente sia nel programma del Festival che in quello delle celebrazioni del Centenario. La mostra dedicata a Farfa (Vittorio Osvaldo Tommasini, Trieste 1881 - Sanremo 1964), è stata ideata da Simona Poggi, curata dalla stessa Poggi insieme a Giorgia Cassini.
Afferma la direttrice della Pinacoteca Eliana Mattiauda: «l'iniziativa costituisce un doveroso omaggio della città all'artista e comprende una scelta di opere rappresentative del suo percorso dagli anni Venti agli anni Sessanta: ceramiche e collages, testi e poesie autografe che documentano il duplice ruolo di artista-poeta di Farfa».
Il nucleo principale è costituito dalla produzione ceramica, di determinante importanza nell'ambito del movimento futurista, con opere riunite per la prima volta in questa occasione, fornite non solo dalle manifatture albisolesi dove l'artista ha lavorato, ma anche da collezionisti privati e galleristi che mettono a disposizione le opere di loro proprietà appositamente per questa manifestazione. L'artista viene rappresentato anche da alcune cartopitture e collages inediti. Importanti testi e poesie autografe e una copia del libro lito-latta costituiscono una sezione letteraria, a testimonianza della complessa figura del poeta-record nazionale.
L'allestimento della mostra rispecchia i caratteri tipici della figura di Farfa tramite l'uso di gigantografie, apparati, disegni e specifiche creazioni espositive di matrice futurista. La mostra è inoltre corredata da un catalogo scientifico con il contributo di diversi studiosi finalizzato a una più completa conoscenza della figura dell'artista, del suo prolifico processo creativo con particolare riferimento al periodo albisolese che tanto ha influenzato e caratterizzato la sua produzione.
Catalogo Sabatelli editore, con testi di Milena Milani, Giorgia Cassini, Marco Innocenti, Simona Poggi, Marco Sabatelli.
OMAGGIO A FARFA
a cura di Giorgia Cassini e Simona Poggi
Pinacoteca Civica
Palazzo Gavotti - Piazza Chabrol - Savona
dal 18 aprile al 31 agosto 2009

LA CERAMICA FUTURISTA DA BALLA A TULLIO D'ALBISOLA
L’iniziativa rappresenta uno degli eventi di eccellenza nell’ambito delle manifestazioni promosse nella provincia di Savona, coordinate dal comitato organizzatore per le celebrazioni del centenario del Futurismo.
La mostra è curata da Enrico Crispolti, indiscussa autorità nel campo degli studi critici sull’arte del XX secolo e da Cecilia Chilosi, apprezzata storica dell’arte. Partendo da un catalogo edito nel 1982, ormai esaurito e per il quale il progetto prevede una ristampa, la mostra fornisce un ulteriore strumento di studio a chi intende accostarsi al movimento futurista con l’esposizione di una selezione di oggetti ceramici, fra i quali servizi da tè e caffè, piatti, vasi ed altri complementi d’arredo, particolarmente rappresentativi del movimento, provenienti da collezioni pubbliche e private. Il percorso espositivo è guidato da un approfondito apparato didattico, corredato dai progetti grafici di alcune opere e da un video, che individua gli aspetti storici ed artistici legati ad uno dei momenti più significativi della produzione albisolese.
La mostra è realizzata con il contributo di Regione Liguria, Provincia di Savona, Fondazione “De Mari” Savona, Da Costa Design (per il progetto di allestimento) e ADWAdvertising Design Workshop (progetto grafico).
LA CERAMICA FUTURISTA DA BALLA A TULLIO D'ALBISOLA
Opere e documenti
a cura di Enrico Crispolti e Cecilia Chilosi
Museo Manlio Trucco
Corso Ferrari 193 - Albisola Superiore
18 aprile - 31 agosto 2009

ALBISOLA E IL FUTURISMO
La mostra nasce da una idea di Silvia Bottaro, studiosa del Futurismo da decenni (tra l’altro ha compilato centinaia di schede relative ai Futuristi inseriti nel “Dizionario del Futurismo” Mart di Rovereto e Vallecchi ed., a cura di Ezio Godoli del 2001) accolta con entusiasmo dal Comune di Albissola Marina nella persona del Sindaco Stefano Parodi e dall’Assessore alla Cultura Fabio Lenzi. In particolare la Dr.ssa S. Bottaro ha curato la parte della ricostruzione dell’ambientazione futurista della casa di Giovanni Acquaviva, grazie al prestito della mobilia e delle suppellettili da parte della figlia Maria Stella Acquaviva. L’allestimento curato dal Prof. Giancarlo Pinto della Facoltà di Architettura dell’Università di Genova, con i suoi Collaboratori, ha ricostruito, su indicazione della curatrice Bottaro, alcuni ambienti della casa Acquaviva: l’ingresso, la sala da pranzo, la cucina, la cameretta della figlia. Non solo mobili, dalla inconfondibile razionalità di Acquaviva, dalle seggiole con le spalliere a doppia punta opposta con l’uso del triangolo quale forma geometrica ricorrente, assieme al quadrato ed al rettangolo, seguendo molto da vicino l’architettura di Nicolay Diulgheroff, anch’Egli presente in mostra. Lampadari, piantane luminose, il corredino futurista, documenti, immagini, la tovaglia ricamata da Annaviva su disegno di Acquaviva, oltre ad alcuni suoi quadri e così via. Una mostra inedita per materiali, davvero preziosi e significativi che ci conduce dentro l’atmosfera futurista che si respirava in casa Acquaviva in quel periodo. La mostra, poi, continua con una rassegna espositiva di ceramiche futuriste curate dal Prof. Franco Dante Tiglio. Fa da corollario “visivo” delle architetture del tempo, ovvero come sono s tate progettate e realizzate le case del tempo, una inedita mostra di fotografie in bianco e nero realizzate da Massimo Vella ed Ottavio Calligaris che hanno ripreso alcune significative architetture futuriste e razionaliste presenti tra Savona, Albissola Marina e Genova. Infine anche le Maestre del Garden Club di Savona- Milena Scotto Alluto e Franca Lavagna con la collaborazione di Anna Oliveri – hanno creato un loro omaggio floreale “futurista” per tale ambientazione.
Con l’occasione si annuncia che la Dr.ssa Silvia Bottaro ha in avanzata fase di realizzazione un libro dedicato alla figura del Capitano Vincenzo Nosenzo, editore delle “Litolatte”, pubblicazione che da conto di oltre quindici anni di ricerca su tale “speciale” editore con la latta ed i suoi rapporti con i futuristi Farfa, Acquaviva, Martinetti, Prampolini, Tullio d’Albisola; la prefazione è a cura della Prof.ssa Mirella Bentivoglio e saranno pubblicate immagini inedite della fabbrica “lito Latta” di Zinola, Savona, a compimento dell’anno del centenario del Futurismo. Il libro in discorso rientra nei programmi del Comune di Savona per queste celebrazioni.
ALBISOLA E IL FUTURISMO
Museo Civico d'Arte Contemporanea
Via Dell'Oratorio 2 - Albissola Marina
dal 18 aprile al 17 maggio 2009

FUTURALTARE
In un 2009 dedicato alle celebrazioni futuriste, il Museo dell’arte vetraria di Altare si inserisce con una mostra dedicata all’entusiasmante stagione che il movimento d’avanguardia ha vissuto nel paese di Altare, piccolo centro culturalmente molto attivo grazie anche all’estro dei suoi vetrai, laboriosi artigiani e al contempo “curiosi della vita”.
FuturAltare, allestita al piano terra della magnifica Villa Rosa, sede del Museo dell’Arte Vetraria, si svolgerà da sabato 4 aprile a domenica 30 agosto 2009. Fotografie spesso inedite, lettere autografe, documenti storici, racconteranno la genesi e lo sviluppo del Gruppo Futurista Altarese, attivo sin dai primi anni ’30 e strettamente legato ai principali esponenti del movimento, come dimostrano anche i manifesti teorici redatti in Savona e in Albisola.
Proprio in “Ceramica ed Aeroceramica. Manifesto Futurista” viene ricordato il gruppo degli altarini (come amava definirli il poeta Farfa nelle sue missive), soprattutto per il loro legame con l’allora cooperativa Società Artistico Vetraria. Opere ed oggetti in vetro del periodo, riconducibili agli esponenti e alle vicende del Gruppo altarese, contestualizzeranno il tutto, in un allestimento che non mancherà di incuriosire e coinvolgere il visitatore. Infine, un completo e ricco catalogo porterà finalmente alla luce questa importante pagina di vita ed arte altarese, troppo spesso rimasta in ombra tra le pieghe della storia del paese e della SAV.
Dalle prime testimonianze epistolari degli anni ’20 alle elaborate lettere di Farfa di fine anni ’30, si potrà seguire il crescere della “frenesia futurista” in Altare, che toccò il suo punto più alto in occasione della visita di Filippo Tommaso Marinetti, l’8 agosto 1932. Fondatore del movimento internazionale, Marinetti visitò il paese e la SAV, e prese parte ad un memorabile pranzo in stile futurista. Si analizzeranno quindi i cambiamenti di gusto nella produzione vetraria, derivanti dalle frequentazioni con tali e altri innovatori nel campo delle arti: in tal senso, spiccano i bicchieri realizzati dalla SAV ed esposti alla Triennale di Milano del 1936
L’apporto che il Museo dell’Arte Vetraria Altarese darà alle celebrazioni futuriste non si fermerà però a questo: sono infatti previste ben tre accensioni delle fornaci di Villa Rosa, occasioni privilegiate per osservare l’antica lavorazione “à la façon d’Altare”. La prima accensione avrà luogo in occasione dell’inaugurazione della mostra “FuturAltare”, nei giorni 3, 4 e 5 di aprile. Seguiranno una seconda accensione, dal 15 al 17 maggio, ed una terza, prevista dal 5 al 7 giugno. I maestri vetrai altaresi potranno essere visti lavorare negli orari di apertura museale. Un motivo in più per visitare il Museo e la mostra futurista, vero fiore all’occhiello del programma culturale altarese nel 2009.
FUTURALTARE
Museo dell'Arte Vetraria
Villa Rosa
Piazza Consolato 4 - Altare
4 aprile - 8 agosto 2009

FARFA: IL POEMA DEL CANDORE NEGRO
Il "Poema del Candore Negro", composto e pubblicato in pochi esemplari nei mesi che prepararono l'invasione dell'Etiopia (1935), è l'opera di maggior impegno e respiro di Farfa, uno dei più originali e anarcoidi ingegni del Futurismo italiano. Concepito con un'impostazione tipografica assai particolare e creativa il poema è costruito sul lamento di un africano che vuole trascendere la propria condizione, diventando bianco e possedendo una donna bianca. Rovescia il cliché dell'immaginario coloniale alludendo al ritorno del primitivo nel moderno linguaggio delle arti e dello spettacolo e interpreta alcune appariscenti contraddizioni di quel periodo. Si pensi a ciò che rappresentava l'America, il jazz, agli occhi degli europei: uno straordinario impasto di ultramodernità fatta d cultura industriale, fascino cinematografico, svettanti grattacieli e di primitivismo insieme, evocato dalla presenza e dalla cultura dei neri. Al progressivo sgretolarsi dei tradizionali equilibri di genere e di razza che la modernità produceva nella società occidentale, vanno dunque ricondotti gli elementi basilari, il programma estetico implicito, che accomuna il poemetto a espressioni tipiche del linguaggio artistico già dagli anni Venti.
FARFA
IL POEMA DEL CANDORE NEGRO
a cura di Pier Luigi Ferro
Viennepierre, 2009

LUIGI PENNONE: ANNI FUTURISTI
Il movimento futurista, uno dei più significativi in campo intellettuale-artistico del secolo scorso, viene affrontato attraverso una nuova prospettiva. Centro nevralgico e punto di partenza di questa indagine è Savona e dintorni. Domenico Astengo riesamina una serie di articoli del “Secolo XIX” che Luigi Pennone dedica ai poeti, ceramisti, scultori e pittori della sua città, Savona per l’appunto.
Oltre ai versi inediti di “Soleil-maison”, testamento lirico di Pennone, seguono numerosi protagonisti dello scenario futurista, quali Tullio d’Albisola, Farfa, Acquaviva, Arturo Martini, che hanno partecipato in modo determinante allo straordinario fervore delle sperimentazioni futuriste del savonese. E non poteva certo mancare un articolo dedicato a Lucio Fontana e alle sue opere, che Pennone, in occasione del premio Bagutta Spotorno, ha il piacere di ammirare...
LUIGI PENNONE (LUPE)
ANNI FUTURISTI
a cura di Domenico Astengo
Viennepierre, 2009

UN OMAGGIO ALLA BELLEZZA: MARCO FERRANDO E CATERINA PERATA AGOSTO SULL'EX MANICOMIO DI PRATOZANINO
La mostra, voluta dall'Amministrazione Comunale, verte su due artisti amati e protagonisti di una pagina artistica di Albisola coeva di incontri e frequentazioni di pittori, scultori, ceramisti, poeti, scrittori.
La cura del catalogo, coordinamento organizzativo e allestimento e a cura Paola Grappiolo fondatrice insieme a Sergio Dangelo, Carla Bordoni e Daniela Di marco del Centro Artistico e Culturale Bludiprussia ad Albissola animatore, da circa un ventennio, di avvenimenti culturali e artistici.
“L'idea di questa mostra” racconta l'Assessore alla Cultura del Comune di Albissola Marina Fabio Lenzi “è nata una sera di aprile dell'anno scorso nell'elegante cornice dei Bagni Lido di Albissola. In quell'occasione il maestro Dangelo raccontava di alcune carte realizzate, a quattro mani, con Serge Vandercam nel 1960 per una mostra che si sarebbe dovuta tenere l'anno dopo alla galleria Pescetto. La mostra si tenne, ma con altre opere. Incuriosito, ho approfondito il discorso con Dangelo scoprendo così il clima in cui nacquero queste opere e l'amicizia che legava i due artisti. Proposi così a Sergio Dangelo di allestire una mostra in uno degli angoli più caratteristici ed affascinanti di Albissola: l'Antica Fornace Alba Docilia. Una sede prestigiosa che l'Amministrazione Comunale ha recuperato ed adibito a spazio espositivo e che, fin dalla sua apertura, ha utilizzato per iniziative particolarmente significative, tra le quali l'omaggio a Lucio Fontana appena concluso”.
“E poi ci sono proprio loro, Sergio Dangelo, cittadino onorario di Albissola Marina, e Serge Vandercam. Il primo, presente quasi ininterrottamente ad Albissola dal 1954, è una figura di assoluto rilievo nel panorama artistico mondiale e basta leggere la sua biografia per rendersene conto. Il secondo, esponente del gruppo Cobra e figura mai sufficientemente apprezzata, con questa mostra ritorna al centro dell'attenzione che merita. Poco prima della sua scomparsa, Serge, come amava firmarsi, stava lavorando ad un bozzetto per la Passeggiata degli Artisti a testimonianza di quanto fosse forte il legame che aveva con Albissola”.
Lo storico d'arte Silvio Riolfo Marengo scrive nel testo-intervista del catalogo:.. ”le opere esposte, corredate da prove documentali colmano una lacuna nell'avventurosa storia di Albisola, tante volte indagata, raccontata a proposito e a sproposito e testimoniano ancora una volta quale potente attrattore per l'arte d'avanguardia internazionale Albisola sia stata negli anni '50, quando Dangelo e Vandercam vi giungono a breve distanza l'uno dall'altro, dopo essersi già conosciuti nei loro vagabondaggi in giro per l'Europa”.
La curatrice della mostra Paola Grappiolo precisa che le opere: 12 carte inedite, di cui dieci disegnate a quattro mani a firma Dangelo - Vandercam nel 1960, sono attualissime poiché ricordano i graffiti sui nostri muri, una gestualità liberatoria di due amici che hanno vissuto esperienze molteplici ma che il mare e radici profonde di pensiero li hanno fatti incontrare. Mentre l'altro nucleo di opere è rappresentato da alcune tele e alcune ceramiche che raffigurano la produzione artistica dei due artisti singolarmente nell'impronta creativa di quel periodo storico. Questa mostra è da considerare anche un omaggio al ricordo all'amico artista Serge Vandercam dal suo amico Dangelo, dall'Amministrazione Comunale e da tutti suoi estimatori.
SERGIO DANGELO & SERGE VANDERCAM
IL MARE. RADICI
a cura di Paola Grappiolo
Fornace Alba Docilia
Via Stefano Grosso - Albissola Marina
dal 4 aprile al 3 maggio 2009

MAP - MUSEO DI ARTI PRIMARIE
MAP - MUSEO DI ARTI PRIMARIE
Inaugurazione
Venerdì 24 Aprile 2009
Il Museo di Arti Primarie è promosso dalla Cooperativa degli Accesi con la partecipazione della Fondazione Passaré
ORE 10.30. Albisola Superiore presentazione del
PRESIDIO DI ALBISOLA SUPERIORE, TERRE D’ASILO
Situato nei locali dell’ex asilo di Piazza San Nicolò
Il presidio ospiterà in modo permanente terrecotte antiche provenienti dai diversi Continenti e mostre temporanee legate al tema della materia .
Mostra “ La material dei sogni “
dal 24 aprile al 30 giugno 2009
1) BAJ, BURRI, FONTANA e una selezione di masterpieces di arte antica africana della Collezione Passaré
a cura di Giuliano Arnaldi
2) GIANNI CARUSO, LABIRINTI
a cura di Elisabetta Rota
ORE 12, 30 Comune di Savona presentazione del
PRESIDIO DI SAVONA, IL MERCATO DELLE IDEE
Nel civico mercato di Corso Mazzini.
Lo spazio ospita una biblioteca di Arti Primarie e di Arte Moderna realizzata con i volumi della biblioteca Passaré e con la significativa presenza del Fondo Stelio Rescio acquisito circa un anno fa’
E' presente un centro multimediale per la promozione e la produzione di videoarte e fotografia
Il Mercato delle Idee è la sede della webtv di TRIBALEGLOBALE
Strutturato come una casa, il Mercato delle idee ospita - sui muri e in mezzo ai libri - dibattiti ed eventi legati alle arti visive
Eventi temporanei presentati in anteprima il 24 aprile
ALDO MONDINO, TURCATA
a cura di Paola Bertolazzi
la mostra inaugurerà il 30 aprile 2009 alle 18 e terminerà il 30 giugno 2009 ORE 15.30 Arnasco, presentazione del
Hanno confermato la loro partecipazione alle iniziative della giornata l'on. Rosa Villecco Calipari, l'On. Sabina Rossa e Claudio Porchia, in rappresentanza dei familiari di Peppino Impastato.

RENATO GUTTUSO: MILITANTE
A Savona una grande mostra ricorda l'attività del Maestro tra arte e impegno politico
Verrà inaugurata giovedi' 30 aprile 2009 alle ore 17,00 presso la Sala Rossa del Comune di Savona la mostra "Renato Guttuso militante", un omaggio che la città rende a un grande maestro della pittura del Novecento.
L'esposizione, allestita presso la Pinacoteca Civica di Savona, e' frutto dell'organizzazione e dell'impegno della Fondazione Cento Fiori con il Comune di Savona - Assessorato alla Cultura e la Pinacoteca Civica e si inserisce nel quadro di iniziative culturali promosse dal Comune di Savona, che vedono la valorizzazione del prestigioso patrimonio culturale della Pinacoteca Civica, con le sue preziose collezioni di pittura rinascimentale e antiche maioliche liguri, unita alla promozione dell'arte contemporanea attraverso eventi di alto livello come questa splendida mostra dedicata all'opera di Guttuso.
Questo il programma della giornata dell'inaugurazione.
Il pomeriggio del 30 Aprile prenderà il via con un saluto del Sindaco di Savona, Federico Berruti, dell'Assessore regionale alla Cultura Fabio Morchio, dell'Assessore alla Cultura del Comune di Savona Ferdinando Molteni, del Presidente della Fondazione A.De Mari Luciano Pasquale.
Seguiranno gli interventi di Fabio Carapezza Guttuso, presidente degli Archivi Guttuso, di Ugo Sposetti, Parlamentare della Repubblica, di Duccio Trombadori, critico e storico dell'Arte.
Alle 18.30 sarà ufficialmente tagliato il nastro dell'inaugurazione della mostra nelle sale della Pinacoteca civica.
Afferma il Sindaco Federico Berruti: "Sono lieto di sottolineare l'importanza di un artista come Guttuso che ha sviluppato temi profondi di riflessione: coniugare un percorso artistico di alto livello con l'impegno etico e politico, lontano dai pur legittimi richiami del mercato dell'arte. Per una città come Savona Medaglia d'Oro al Valore Militare e' un onore ospitare questo evento".
L'Assessore alla Cultura Ferdinando Molteni commenta: "Savona si sta dimostrando sempre piu' città d'arte e cultura, con iniziative di alto profilo. Nella nostra splendida Pinacoteca Civica continuiamo ad offrire prestigiosi momenti di riflessione sull'arte contemporanea, un bellissimo dialogo nel contesto dei tesori piu' antichi della città".
Soddisfazione anche da parte del Presidente della Fondazione Cento Fiori, Giancarlo Berruti, promotore dell'evento, che ha aggiunto: "La mostra ha un taglio critico preciso: l'intento, infatti, e' quello di studiare il rapporto tra Guttuso, l'arte e la politica, individuando lavori che illustrino tale tematica, tenacemente sviluppata durante la vita artistica, nel segno di una ricerca continua e intensa, legata alla passione civile".
L'esposizione resterà aperta sino al 30 giugno.
LA MOSTRA
La mostra, curata da Duccio Trombadori, storico e critico d'arte, con la consulenza della Fondazione e Archivi Renato Guttuso- Roma, con il patrocinio e il contributo della Regione Liguria, della Provincia di Savona e della Fondazione A. De Mari Cassa di Risparmio di Savona, ha voluto individuare un tema limitato, ma ben definito, che consenta di accostarsi a una sua specifica produzione sino ad oggi non sufficientemente approfondita.
L'opera simbolo della mostra sarà "Il Comizio", importante tela realizzata nel 1962 in ricordo di Giuseppe Di Vittorio, Segretario Generale della CGIL, protagonista di grandi lotte per l'emancipazione delle donne, dei lavoratori e delle classi meno abbienti.
Accanto a questa sono state scelte opere significative del percorso di Guttuso politico e sociale, dai ritratti di dirigenti comunisti a tele e disegni raffiguranti avvenimenti internazionali e interni, raccolti fra la sua vastissima produzione artistica, per un totale di una trentina di opere.
RENATO GUTTUSO
MILITANTE
Pinacoteca Civica
p.zza Chabrol, 1-2 (Palazzo Gavotti) Savona
dal 30/4 al 30/6/09

GRANDI MAESTRI ALLA CONARTE
La Galleria Conarte di Savona inaugura sabato 18 aprile 2009 alle ore 17,00 una importante collettiva di opere di prestigiosi artisti, in collaborazione con il Lions Club Alba Docilia. Saranno presenti nelle belle sale della galleria opere di Arman, Tommaso Cascella, Omar Galliani, Roberto Giannotti, Gaspare Gisone, Raymond Hains, Marco Lodola, Giorgio Moiso, Ugo Nespolo, Sergio Palladini, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Rotella, Emilio Scanavino, Emilio Tadini, Andy Wharol. La mostra sarà aperta fino al 30 maggio 2009.
La Galleria Conarte di Giancarlo Bruzzone rappresenta oggi un importante punto di riferimento nel panorama artistico e culturale urbano, capace di coniugare maestri internazionali con giovani di grande talento, senza tralasciare le più innovative esperienze del territorio, sempre nel segno della qualità. Ricordiamo inoltre le grandi mostre di livello internazionale realizzate dalla Conarte in sinergia con il Comune di Savona, dalla grande esposizione nel 2007 dedicata ad Arnaldo Pomodoro con la celebre Rosa del Deserto esposta a lungo sotto la Fortezza del Priamar alla splendida retrospettiva di Emilio Scanavino del 2008, nel Palazzo della Sibilla.
Nella collettiva di grandi maestri che si inaugura il 18 aprile 2009 alle ore 17,00 presso la Galleria Conarte di Savona si inserisce l'interessante allestimento dedicato alla “Coppa di Albisola”, un oggetto ceramico realizzato dal designer savonese Roberto Giannotti per il service del Lions Club Alba Docilia denominato “Micro&Macro”, che ha visto la realizzazione di una tiratura numerata a 100 esemplari originali della coppa, ognuna delle quali realizzata al tornio e dipinta a mano presso la Casa Fabbrica Museo G.Mazzotti 1903 di Albissola Marina. Si tratta di un progetto di design, un service sviluppato dal Lions Club Alba Docilia per rilanciare a livello nazionale ed internazionale la ceramica di Albisola attraverso l'introduzione di oggetti d'uso innovativi ad alto contenuto di design ed in parallelo di un percorso di arredo urbano ceramico offerto alle Albisole. Alla Conarte, attraverso un allestimento appositamente studiato, ne verranno esposte 16, insieme agli sketches progettuali e ad un esemplare della grande Fioriera che, insieme ad altre 2 gemelle, costituirà una vera e propria “isola” di arredo urbano dedicata alla ceramica e che verrà posizionata ad Albissola Marina.
Il Lions Club Alba Docilia, intende così promuovere la produzione di Design Ceramico anche attraverso oggetti di più piccole dimensioni, dimensioni domestiche, affidato ogni anno ad un protagonista del design nazionale ed internazionale. Dal Micro dell'oggetto d'uso si passa al Macro dell'arredo urbano con il comune denominatore della stessa forma, degli stessi colori, delle stesse emozioni create dal designer, sia per la promozione del territorio ma anche per un fattivo sostegno al rinnovo delle produzioni ceramiche del distretto.
Quest'anno l'impegnativo compito Micro & Macro Design è stato affidato all'architetto designer Roberto Giannotti che ha creato un'ISOLA DI FIORIERE & LA COPPA DI ALBISOLA, un progetto che è prima di tutto un atto d'amore per Albisola e la sua ceramica, nei suoi riferimenti alla magnifica passeggiata degli artisti, con le sue strisce bianche e azzure, e agli smalti mat futuristi. C'è anche spazio per la memoria e l'ironia, la voglia di gioco, nelle biglie da bambini che corrono e si inseguono in rilievo lungo le linee di forza che ci ricordano come ogni oggetto sia stato realizzato a mano, al tornio, uno per uno, dipinto a mano, cotto due volte a gran fuoco nella fornace di Bepi e Tullio Mazzotti, secondo la più antica tradizione albisolese.
COLLETTIVA DI GRANDI MAESTRI
Conarte
Via Giuseppe Brignoni 26r - Savona
dal 18 aprile al 30 maggio 2009

VETRINE D'ARTISTA: RUGGERO PELAZZA
L’Associazione culturale “R. Aiolfi” no profit di Savona da tre anni propone nel centro di Savona piccole rassegne di opere di artisti “storici” alternati alla presentazione di voci nuove o relativamente nuove nel panorama dell’arte contemporanea e della ricerca espressiva attraverso i materiali come la ceramica. Ruggero Pelazza, non è certo nuovo ad esperienze espositive, ma il suo originale mondo espressivo, particolarmente versato con la materia ceramica, offre la possibilità d’incontrare una voce particolarmente coinvolgente grazie ad una tavolozza variegata, forte, emozionante in una composizione, via via, accattivante, a volte informale ed astratta. Pelazza fa parte, certamente, del folto novero di personalità espressive dedite, in modo specifico, alla ceramica in tutte le sue declinazioni e tecniche raffinate o innovative che siano che gravitano su Albissola Marina ed il suo Territorio, tracciando un “suo” percorso ben riconoscibile.
"Vetrine d'artista"
RUGGERO PELAZZA
Sede Carisa
Corso Italia - Savona
dal 21 aprile al 12 maggio 2009

GIORGIO LAVERI: L'ELEGIA DEL QUOTIDIANO
L’elegia del quotidiano
Irrisorie, eclettiche, curiose: tutti aggettivi che ben si adattano alle opere in ceramica di Giorgio Laveri, artista per il quale arte e vita rappresentano un unico impasto fatto di ogni possibile ingrediente. Col doppio registro dell’incanto e dell’invettiva, tra apologia e derisione, Laveri gioca e profana tutte le mitologie culturali, utilizzando la ceramica, mezzo espressivo prediletto, per trasformare in arte la sua concezione del mondo e delle cose.
Come potrebbe non esserlo, considerato che l’artista è nato a Savona e cresciuto respirando le vicende che hanno caratterizzato l’ultimo mezzo secolo d’arte nella vicina Albisola e studiando, per autentica passione, la storia della ceramica ligure dal Quattrocento ai giorni nostri. Tali premesse fanno apparire quasi ovvio come per Laveri il manipolare l’argilla sia stata una sorta di predestinazione, ma l’elemento di eccellenza è costituito dal fatto che, a differenza di tanti autori suoi conterranei ed amici che si sono cullati pigramente tra gli allori di un passato ingombrante, il nostro si è adoperato con umiltà perché la ceramica potesse ritornare a pieno titolo tra i materiali nobili dell’arte contemporanea.
Giorgio Laveri non si sottrae alle regole, ai tempi e alle consuetudini del “fare ceramica”, semmai diventa promotore internazionale di un clima – quello della fornace – e di attitudini – quelle dei ceramisti – che in più di un’occasione hanno poi fatto avvicinare altri artisti all’impiego della terracotta, hanno sovente smontato i pregiudizi dei mercanti e di molti critici e, soprattutto, hanno incuriosito ed affascinato i collezionisti d’arte.
Nonostante le radici ben consolidate in un territorio ceramico per eccellenza, la curiosità, la continua voglia di saggiare e di confrontarsi con esperienze altre, hanno spinto Laveri ad una sorta di nomadismo produttivo che lo ha portato a concepire le sue creazioni fidando sulla collaborazione di artigiani esperti e generosi come Ernesto Canepa e Annamaria Pacetti dello Studio Ernan Design in Albisola Superiore, di Sandro Da Boit del laboratorio Ceranima in Sesto Fiorentino e di Andrea Comacchio in quel di Marostica, senza poi perdere l’occasione per fare esperienze singolari e costruttive come è capitato qualche anno fa in Costa Azzurra e in Cina.
Da qualche tempo Giorgio Laveri ferma la sua attenzione su oggetti comuni e commerciali appartenenti alla realtà urbana che lo circonda e, attraverso un’operazione di riproduzione ingrandita e impreziosita dal fascino degli smalti ceramici a gran fuoco, fornisce loro una nuova dignità. Oggetti defunzionalizzati, gonfiati, assemblati, reinterpretati che permettono all’artista di attraversare la barriera del quotidiano e – per contrappasso rispetto a quanto scrive Blanchot “Malgrado il massimo sviluppo dei mezzi di comunicazione, il quotidiano sfugge…”[1] - di inneggiare a ciò che è talmente conosciuto da passare inosservato. In tal senso la provocazione significante degli oggetti ingigantiti, che sembra, in prima analisi, derivare da riferimenti al dadaismo duchampiano piuttosto che all’extraterritorialità scultorea di Claes Oldenburg[2] o alle diverse declinazioni dei nouveaux realistes, per Giorgio Laveri diventa il tentativo di congiungere due opposti: da un lato porre la lente di ingrandimento sul quotidiano nella sua più comune e scontata accezione, dall’altro renderlo non convenzionale, porlo al centro dell’attenzione, restituirlo protagonista di una trasfigurazione artistica. Ogni oggetto preso in considerazione diventa per Laveri uno strumento di comunicazione e più precisamente di comunicazione sensuale: il soggetto, più che qualcosa di importante in sé, è un mezzo per coinvolgere e avvicinare chi guarda. E’ il desiderio di toccare e di essere toccato che interessa all’artista ligure, il quale enfatizza la presenza degli oggetti di consumo banale per renderli eccezionali attraverso l’uso di una materia estremamente sensoriale qual è la ceramica. Glamour, seduzione, tattilità sono tutti elementi che ben si sposano alle opere ceramiche di Laveri che non perde occasione per irridere e provocare lo spettatore. Ecco allora che i rossetti sproporzionati della serie Truka, le penne stilografiche giganti Stylò, i birilli Strike, le caffettiere Moka, il cavatappi Borracho, la grande Tuba, diventano gli archetipi di questa sua nuova dimensione dove gioco, stupore e sarcasmo sono gli ingredienti per metabolizzare la realtà.
Riccardo Zelatore
Viana Conti
GIORGIO LAVERI
L'ELEGIA DEL QUOTIDIANO
Valente Arte Contemporanea
Via Anton Giulio Barrili 12 - Finale Ligure
dal 5 aprile al 30 maggio 2009

ANDY WARHOL, IL GENIO DELLA POP ART
Palazzo Doria, a Loano, ospita dal 4 aprile al 7 giugno 2009, la mostra “Andy Warhol – Il genio della pop art”, curata da Ada Masoero e Laura Ravasi nell’ambito dell’ottava edizione di Arte a Palazzo Doria.
Il progetto, coordinato da Gian Pietro Menzani e promosso dall’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Loano, ha ospitato nelle passate edizioni le opere di artisti riconosciuti e apprezzati nel panorama internazionale quali Emilio Tadini, Valerio Adami, Ugo Nespolo, Walter Valentini, Joe Tilson, Enrico Baj e Lucio Del Pezzo.
La mostra di quest’anno propone nei saloni del cinquecentesco Palazzo Doria una selezione della vasta produzione di opere grafiche realizzate da Andy Warhol tra la metà degli anni Cinquanta e gli anni Ottanta.
A ricreare l’atmosfera della Factory sarà la raccolta della Fondazione Mazzotta di Milano unita a opere provenienti da collezioni private. Oltre 50 serigrafie, insieme a manifesti, copertine di dischi, riviste, libri, locandine e film, racconteranno il genio della pop art.
Andy Warhol (Pittsburgh 1928 – New York 1987) si forma frequentando i corsi di pittura al Carnegie Institute of Technology di Pittsburgh. Nella metà degli anni Quaranta si trasferisce a New York dove esordisce come grafico nel campo della moda e della pubblicità. Dal 1949 al 1962 lavora come illustratore commerciale creando una quantità di disegni e inserzioni pubblicitarie per riviste e giornali come “Vogue”, “Harper’s Bazaar”, “Glamour” e “The New York Times”.
Le sue prime opere hanno come soggetto merci e beni di largo consumo, riconoscibili e acquistabili da chiunque. Lo scopo è quello di suscitare l’interesse non per l’oggetto in sé, ma esclusivamente per la sua immagine. Sulle tele sono ritratte le confezioni di zuppa Campbell's, le scatole di Corn Flakes, la bottiglia della Coca Cola. Sullo stesso filone dei prodotti di consumo, Warhol propone volti di personalità famose, appartenenti all’immaginario collettivo. A partire dal 1962, le tele dedicate alle celebrità, moltiplicate grazie all’uso della serigrafia nelle dimensioni e nei colori più svariati, segnano l’affermazione di Andy Warhol. Nel 1963 l’artista e i suoi collaboratori si trasferiscono sulla 87a Strada, in una ex caserma dei pompieri e vi inaugurano la Factory. Il suo studio diventa il centro della cultura di cui egli stesso si fa icona. Nella fabbrica d’arte, nel corso degli anni, nasceranno quadri, film, un complesso rock, libri, una rivista.
La mostra è un omaggio alla inesauribile creatività Andy Warhol, al suo bisogno di spaziare tra le tante forme artistiche in un continuo dialogo tra le tecniche dell’arte, la vita quotidiana, la comunicazione e il consumo di massa.
Nella rassegna si potranno ammirare celebri serigrafie quali Marilyn (1967), Campbell's Soup (1968/1969), Flowers (1970), Electric Chair (1971), Mao (1972), Mick Jagger (1975), Man Ray (1975), Cow (1976).
Inoltre, saranno presenti serigrafie tratte dalla serie Ladies and Gentlemen (1975), che raccoglie foto di travestiti di colore rielaborate nelle stampe su carta con marcati tratti di disegno, a cui sono aggiunti frammenti di carte colorate in forma di collage. Ci sarà anche il portfolio Ten Portraits of Jews of the Twentieth Century (1980) con i dieci ritratti degli ebrei più famosi del Novecento: da Kafka a Einstein, da Sarah Bernhardt a Freud, da Gershwin ai fratelli Marx, dal filosofo e scrittore Martin Buber al primo ministro israeliano Golda Meir, dal giurista americano Louis Brandeis alla scrittrice Gertrude Stein.
Una piccola sezione della mostra è dedicata ai primi lavori di Warhol: tavole disegnate e colorate a mano tratte dalle serie In the Bottom of My Garden (1955), con figure di putti ispirate a libri per bambini, A Gold Book (1957), con disegni a "blotted line" ripresi da fotografie e riportati su carta dorata e Wild Raspberries (1959), un divertente libro di cucina con torte e cibi illustrati da Warhol.
Una rassegna documentaria completerà la mostra con fotografie, manifesti, locandine di film, copertine di dischi, copie della rivista da lui fondata “Interview”, libri firmati.
Si potranno vedere alcune delle copertine più famose della storia del rock, come la cover dell’LP The Velvet Underground and Nico (1967), prodotto da Andy Worhol, che riproduce la banana diventata un cult o quella realizzata nel ’71 per il disco dei Rolling Stones Sticky Fingers con l’immagine di un paio di jeans, stampati davanti e dietro, e una vera cerniera lampo. Ed ancora saranno in mostra le copertine dei dischi di Johnny Griffin (The Congregation, 1957), John Cale (The Academy in Peril, 1972 e Honi soit…, 1981), di Diana Ross (Diana Ross, 1982), Miguel Bosè (Miguel Bosé, 1983) Aretha Franklyn (Aretha Franklyn, 1986).
Le copertine dedicate a divi come Marisa Berenson, Sting, Annie Lennox, Tom Cruise e John Travolta, racconteranno l’esperienza della rivista Interview, fondata da Warhol nel 1969. Alcune locandine di film apriranno una finestra sulla produzione cinematografica che lo ha visto coinvolto, tra gli anni sessanta e settanta, in una settantina di film underground per lo più di carattere provocatorio e dissacrante. Tra le pellicole più celebri si ricordano Empire, My Hustler, The Chelsea Girls, Lonesome Cowboys, The Nude Restaurant, Vinyl, Flesh, Trash.
La mostra di Andy Warhol è accompagnata da una monografia curata da Domenico Pertocoli che attraverso la presentazione di Ada Masoero e Laura Ravasi suggerisce un indirizzo di lettura dell’opera pittorica dell’artista.
La mostra è organizzata con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Liguria, della Provincia di Savona ed è realizzata con il contribuito della Fondazione “A. de Mari” Cassa di Risparmio di Savona.
ANDY WARHOL
IL GENIO DELLA POP ART
Palazzo Doria
Piazza Italia 2 - Loano (SV)
dal 4 aprile al 7 giugno 2009

ELISA TERRANOVA A VILLA FARAVELLI
Sabato 4 aprile, alle ore 17.30, si inaugura la “personale” di Elisa Terranova, i(n arte TIPO), organizzata dal Comune di Imperia negli spazi espositivi di villa Faravelli.
Misteriosa pittrice – scrive il Gillo Dorfles nel catalogo della mostra – che per la prima volta appare allo scoperto dopo che per trent’anni ha realizzato opere ad insaputa anche di familiari e amici.
E quello che colpisce infatti chi osservi queste opere - afferma, tra l’altro, Dorfles – è forse appunto la loro indifferenza a darsi uno statuto: ad essere catalogate come tali. TIPO, infatti, dipinge quello che sente, non si sforza di assomigliare a qualche altro artista, non le importa di accaparrarsi il favore della stampa, di dominare il mercato. Eppure riesce a realizzare un complesso imponente di opere che hanno raggiunto una loro evidenza estetica e spesso una originalità di impianto compositivo ed una insolita vivacità cromatica. La fantasia che guida la mano dell’artista è in grado di ottenere effetti sorprendenti e raffinati dove il colore può espandersi liberamente”.
La mostra di villa Faravelli, che ha per titolo “Estasi Colorate”, presenta un complesso di opere realizzate tra gli anni ‘70 ed i giorni nostri, resterà aperta sino al 3 maggio.
ELISA TERRANOVA
Villa Faravelli
Viale Giacomo Matteotti 151 - Imperia
4 aprile - 3 maggio 2009

CHRISTIAN LUTZ: PROTOKOLL
Les photographies de Protokoll ont été réalisées entre octobre 2003 et juillet 2006, principalement à l’occasion de déplacements à l’étranger de plusieurs délégations du Département fédéral suisse de l’Intérieur, soit une quinzaine de voyages au total.
Ce travail a été motivé par un rapport ambigu, fait d’attirance et de répulsion, que j’entretiens avec l’autorité, le pouvoir et les systèmes hiérarchiques. J’avais l’intention depuis longtemps de confronter la photographie que je pratique à certains codes de comportement liés au pouvoir. Peut-être pour pouvoir mieux les tolérer ensuite. Ma rencontre avec le Président de la Confédération suisse alors que je séjournais à New York en 2003 m’a permis de réaliser mes premières prises de vue.
Protokoll est le résultat d’un voyage à escales multiples dans un univers codé et clairement mis en scène dans lequel les scénarios sont écrits à l’avance. Au retour de mes séjours à l’étranger, mes proches me demandaient de leur parler des endroits que j’avais parcourus. Je n’ai jamais su que répondre: je me suis toujours senti dans une bulle diplomatique fermée, traversant des milieux culturels différents mais rencontrant des personnages aux comportements identiques.
Christian Lutz
CHRISTIAN LUTZ
PROTOKOLL
Atelier Soardi
8, rue Désiré-Niel - Nice
27 mars - 16 mai 2009

JACQUES MONORY ALLA FONDATION MAEGHT
Figure ambiguë de la force, de la maîtrise, de la tendresse et de la cruauté, le tigre rencontre ici le paysage urbain dans lequel il surgit et s’installe.
Monory a ici construit une mise en scène unique, où sa peinture borne l’espace d’exposition qui devient une cage partagée par les « sujets » de la peinture - humains, animaux, objets, accessoires - et les visiteurs qui, étrangement, occuperont le milieu de la « piste ».
Jacques Monory est, en effet, très attaché au fait de mettre en scène son travail pour exalter les sensations de ses oeuvres dans un ensemble construit.
Le choix du format panoramique pour cette nouvelle série de tableaux confirme que le langage cinématographique traverse et nourrit l’oeuvre de Monory. Les huiles sur toile présentées, exécutées avec la force des collages, subliment, par les compositions, les scènes évoquées.
Le visiteur est alors immergé dans le monde « réellement irréel » de Jacques Monory qui dépeint des scènes où la violence est omniprésente – à la fois parodie de film noir, métaphore de l’existence et conjuration de la mort – tout en utilisant comme filtre son «bleuécran», pour mettre à distance toute forme de cruauté tout en s’en protégeant.
Cette nouvelle série de toiles réalisées en 2008 sur le thème du « Tigre » permet de faire un rappel historique à sa série Tigers réalisée dans les années 1970.
Une toile de cette première série, Dreamtiger n°4, datée de 1972 et appartenant à la collection de la Fondation Marguerite et Aimé Maeght, accueille le public dès le hall d’entrée pour l’inviter à pénétrer dans l’univers de Monory.
Une sélection de films expérimentaux réalisés par l’artiste est également projetée dans les salles présentant une partie de la collection permanente.
JACQUES MONORY
Fondation Marguerite et Aimé Maeght
Saint-Paul de Vence
04 avr. - 01 juin 2009

VINCENT EPPLAY: L'OBLIQUE DE PHASE
Comme souvent, Vincent Epplay travaille sur les aspects visuels des éléments sonores, sous forme d’association mimétique et cynétique.
A partir de dispositifs installés ou d'interventions live, son travail propose des situations d'écoute et d'amplification du son à travers la réalisation de dispositifs/objets.
Ceux-ci revêtent différentes formes : applications sonores sur le web, CD de musique générative, installations et environnements sonores dans le cadre d'expositions ; ils peuvent par ailleurs étre réinvestis sous la forme d'interventions live en associant d'autres intervenants.
Une édition de papier peint, transcription d’une série de 27 pochettes de la collection Bruitages techniques ORTF, sera produite par le Dojo spécialement pour l’exposition.
Cabine d'écoute, photogrammes, série de films, documentation sonore et visuelle, l’univers de l’artiste sera déployé au Dojo à travers les éléments de sa collection.
VINCENT EPPLAY
L'OBLIQUE DE PHASE - NO DESCRIPTIVE METHODE
Le Dojo
22 bis, boulevard Stalingrad - Nice
17 avr. - 29 mai 2009

TOMMASO TOZZI ALLA GALERIE DEPARDIEU
Tommaso Tozzi è nato a Firenze nel 1960. Tra i pionieri della computer art italiana si è interessato alla net.art e alle culture digitali come opera d'arte, di cui è l'iniziatore in Italia. Gli eventi da lui creati on line sono connotati da una forte valenza sociale, politica e di cultura antagonista. Dalla seconda metà degli anni Settanta realizza progetti musicali, artistici e contro culturali e dal 1982 ha partecipato a esposizioni collettive e personali in alcune tra le principali istituzioni espositive nazionali. Da quel periodo in poi ha partecipato a happenings con l'artista e musicista Giuseppe Chiari. Da sempre interessato al settore dei movimenti "underground" ha realizzato "fanzine, progetti di autogestione e autoproduzione" e dalla fine degli anni Ottanta è stato tra i fondatori di alcuni network telematici indipendenti a carattere artistico e sociale ed inoltre a progetti di archiviazione e mappatura delle culture alternative. Negli anni Ottanta ha realizzato contributi di computer grafica per alcuni dei principali network televisivi nazionali. Da quegli anni ha realizzato produzioni multimediali in differenti ruoli professionali: regista, sceneggiatore, programmatore e grafico. Recentemente ha ideato e fatto nascere il progetto Wikiartpedia, libera enciclopedia online sull'arte e le culture delle reti.
Per Tommaso Tozzi la produzione di senso nasce dalla mescolanza di codici, in quanto l'uso deviato del codice produce nuovi sensi e nuove forme di comunicazione. L'uso arbitrario e ambiguo dei codici è la norma nella quotidianità e nell'uso della lingua. Le reti non sono un mondo virtuale ma un sistema organico in grado di creare un ambiente virtuale, un contesto entro cui sviluppare una forma della propria vita che non è resa possibile nel mondo naturale. Se si vuole che la comunicazione non sia solo una forma di scrittura, ma sia contemporaneamente una forma di oralità, allora l'identità deve essere interpretabile e non decodificabile. La sua deformazione nell'atto informazionale e comunicativo è il punto di partenza per la costruzione di comunità sociali spontanee, non programmate e contigua all'evolversi della complessità del reale.
Tommaso Tozzi è autore tra l'altro di "Hacker Art BBS"(1990) e cofondatore del Network "Cyberpunk"(1991), "Cybernet"(1993) e "Strano Network "(1993). Ha organizzato con Strano Network il convegno e la mostra "Diritto alla comunicazione nello scenario di fine millennio" (Centro di Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato(1995). Secondo la sua visione va considerata arte il partecipare, nelle forme più svariate, alla trasformazione millenaria dei processi culturali planetari con l'obiettivo di favorire un sentimento di libertà, uguaglianza, fratellanza e cooperazione tra le persone.
Tozzi dirige la Scuola di Nuove Tecnologie dell'Arte e il Centro di Ricerche e Documentazione sull'Arte delle Reti e le Culture Digitali UCAN presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara. Tozzi è inoltre docente all'Accademia di Belle Arti di Firenze e Carrara e all'Università degli Studi di Firenze.
TOMMASO TOZZI ART
«Quelques traces de 30 années de recherches entre langages, contenus, lieux et actions»
(photos,ordinateur,copies)
Commissaire Enrico Pedrini
Galerie Depardieu
64 boulevard Risso - Nice
du 23 avril 2009 jusqu'au 22 mai 2009

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