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ROSA MARIA SCLA: UNA VIA ORIENTALE DEL COLORE
di Alessandro Giacobbe
Loanese di nascita, mescola gli elementi primari in senso occidentale, acqua terra fuoco ed aria, nella sua vita e nelle sue forme espressive. Il buio dei segni ai primordi della sua introspezione personale esplora l’inconscio e le vicende di vita vissuta incidono sul percorso artistico. La ricerca di risposte è una strada personale intrapresa in una dimensione che potrebbe apparire simile a quella di altri con cui ha condiviso in tutto e per tutto un periodo di vita in uno Shudojo in Italia centrale. Il carattere indipendente ha però definito in modo effettivo un bisogno di manifestare materialmente in modo soprattutto segnico la propria interazione con il mondo. Si afferma in atto l’esperienza del mondo orientale, delle sue varie filosofie, della comprensione di un equilibrio interiore ed esteriore prima che dell’occidentale attenzione al particolare. Si applica l’apprendimento di tecniche e materiali giapponesi, come gli inchiostri e, al di là di un solo dipinto ancora figurativo realizzato durante la fase centroitaliana, dopo il 1993 inizia un percorso in cui ogni serie di realizzazioni viene portata alle estreme conseguenze espressive. Matura una forma pittorica in cui l’impiego del colore è totale, esteso, vorticoso e puro. Appare ulteriore maturazione nelle frequentazioni dell’ambito tedesco, ove realizza mostre personali e l’ideale contatto con la grafica giapponese, interpretata con i materiali specifici dell’arte calligrafica di quel paese. La realtà stilistica diviene inconfondibile, poiché ogni lunga serie di produzioni, realizzate su diversi supporti, viene portata ad estreme conseguenze. Si può parlare di pittura su tela in serie dimensionali costanti, ove di dispiega una pennellata che diparte da un centro focale e si allinea all’esperienza dell’informale e del dripping. Poi si può passare al disegno colorato in china, ove più forte è la dimensione segnica. Quindi arrivare alla decorazione della ceramica o alle preziose scatole, scrigni di mistero che si rivelano in un caleidoscopio cromatico. La realizzazione più significativa, anche in rapporto allo sforzo fisico del dipingere, sono i grandi teloni. In questo caso è necessario ricordare come l’attività di maestro d’ascia del padre, nei porti antichi del savonese, abbia lasciato in eredità le grandi tele con cui si occultavano le barche in rimessa. Sono tele che sanno di mare, di salsedine, di pesce guizzante e come tali risultano evocative. È un intelligente recupero di quel che non si usa più, come nel caso delle rosse e terrose tende che coprivano i vecchi vagoni merci, anche in questo caso pervicacemente ricercate, trattate e dipinte dal Rosa Maria. Un percorso all’interno di questo sistema di mulini a vento messi a terra è un caleidoscopio di sensazioni ligustiche, capaci appunto di coinvolgere l’intero sistema degli elementi.
Rosa Maria Scala vive e lavora a Loano.

SAVONA '900: UN SECOLO DI PITTURA SCULTURA CERAMICA
di Sandro Ricaldone
Non sembra davvero essere stato un “secolo breve” il ‘900, secondo la definizione che ne ha dato Eric Hobsbawm nel suo fortunato saggio storico. Almeno a giudicare dalla mostra dedicata alla vicenda delle arti visive nel comprensorio savonese ordinata nella Fortezza del Priamar, questo periodo pare invece aver occupato un tempo dilatato, di cui ancora non si vede la fine, e nel quale eventi anche cronologicamente distanti coesistono in una virtuale contemporaneità. Per quanto infatti portino l’impronta di specifici decenni, le opere di autori come Arturo Martini, Lucio Fontana e Asger Jorn continuano ad incidere nel presente con l’originaria forza espressiva, sottolineata da importanti rassegne: per Martini l’antologica del 2007 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; per Fontana, la mostra attualmente in corso a Genova, in Palazzo Ducale; per l’artista danese la personale in calendario al Centre Pompidou di Parigi dal prossimo 11 febbraio.
I curatori, Germano Beringheli e Riccardo Zelatore, hanno inteso contemperare l’ampiezza della selezione, che include ben centodue artisti, con l’esigenza di leggibilità della rassegna creando un percorso articolato in otto sezioni.
Nella prima sono riunite opere legate alla figurazione savonese, con i mobili scorci di Eso Peluzzi e Lino Berzoini, gli accenti novecenteschi di Mario Gambetta e Ivos Pacetti e le contaminazioni con i linguaggi dell’astrazione e dell’informale di Mario Bonilauri e Achille Cabiati.
La lezione di Arturo Martini, presente con “Il sonno” (un bronzo tratto dall’originale del 1931 in pietra), si dispiega nell’arcaiciz-zante “Testa di ragazza” di Nanni Servettaz, nel raccolto “Nudo sdraiato” di Renata Cuneo e nel tondo lavorato a sbalzo di Roberto Bertagnin per raffigurare l’episodio dantesco di Paolo e Francesca.
Il terzo insieme ricostruisce velocemente (una più ampia rassegna è in programma a Savona per ricordare il centenario del Movimento) la straordinaria stagione albisolese del Secondo Futurismo, con una terracotta di Tullio Mazzotti e prove – fra gli altri – di Farfa, Giovanni Acquaviva, Bruno Munari e Alf Gaudenzi.
E’ però con la sala dedicata al secondo dopoguerra che la mostra tocca il suo acme. Gli autori sono tra quelli che hanno fatto la storia dell’arte in quel lasso di tempo: Baj e Dangelo, esponenti del Movimento Nucleare, gli spazialisti Crippa e Dova, con Fabbri, Garelli, Cherchi. E se qui si nota l’assenza di Piero Manzoni e l’inadeguatezza dell’opera di Capogrossi (una piccola tempera del ’65), significative risultano per contro le tele di Wifredo Lam e Scanavino, che affiancano due autentici capi d’opera di Fontana (un “Concetto spaziale” del 1954 dove i caratteristici “buchi” affondano in una materia pittorica pulsante,dai toni contrastanti) e di Jorn (“Persönlichkeit”, 1954, in bilico fra automatismo del gesto e traccia figurale).
Le ultime quattro stazioni documentano il passaggio dagli anni ’60 alla più stretta attualità, in un panorama vasto, che include – fra i residenti, già in precedenza incontrati nelle figure di Siri, Caldanzano, Milena Milani, Rossello ed Elde – opere di Giorgio Bonelli, Eliseo Salino, Saba Telli, Angelo Ruga, mentre fra gli “ospiti” si annoverano le importanti presenze di Vincenzo Accame, Aldo Mondino e Carlo Nangeroni. Ancora più vicino ai giorni nostri si incontrano le variazioni inesauribili del segno archetipico di Franco Bruzzone, le strutture asimmetriche di Enzo L’Acqua, mentre una sorta di poetica del frammento emerge dai lavori di Nanni Cagnone e Beppe Schiavetta.
Vitale il comparto della ceramica, dove si registrano le probanti partecipazioni di Carlos Carlé, Sandro Lorenzini e della giovane Barbara Mignone. Chiude la rassegna una opportuna finestra sulle “nuove germinazioni”, con l’iperdecorazione di Vincenzo Marsiglia, gli assemblaggi di materiali trovati di Nicolò Accame e gli scenografici elementi sagomati di Simona Uberto.
SAVONA 900
UN SECOLO DI PITTURA SCULTURA CERAMICA
Fortezza del Priamar - Savona
20 dicembre 2008 - 15 febbraio 2009

KATHERINE MANSFIELD: UN INVERNO IN RIVIERA
Dal 22 novembre 2008 al 10 gennaio 2009, presso il Museo Civico di Palazzo Borea d'Olmo, è allestita la mostra Un inverno in Riviera dedicata a Katherine Mansfield, la grande scrittrice nata in Nuova Zelanda che ha conosciuto la nostra riviera soggiornando tra Sanremo, Ospedaletti e Mentone.
L'esposizione, a cura di Roberta Trice in collaborazione con il Club Unesco di Sanremo, comprende testi tratti dai racconti della Mansfield, fotografie, copertine delle prime edizioni, il catalogo-biografia della sua vita e della sua opera e le lettere inviate al marito John Middleton Murry.
È proprio in questo esercizio epistolare che la Mansfield scrive di Sanremo raccontando, ad esempio, dell'eleganza dei negozi e delle pasticcerie, del tram tram del mercato, dei bus, dei colori dell'autunno.
Katherine Mansfield, nata a Wellington in Nuova Zelanda il 14 ottobre 1888 e morta a Fontainebleau-Avon il 9 gennaio 1923, ha legato la propria esperienza creativa al racconto e alla novella, ambientati nei luoghi e tra i personaggi che lei stessa ha frequentato e conosciuto.
Katherine lascia il proprio paese sfidando le convenzioni borghesi perché vuole fare esperienza e affinare la propria arte. Nel settembre del 1919, ormai molto malata, lascia Londra per la riviera italiana.
Giunge così a Sanremo dove resterà per una quindicina di giorni, poi a Ospedaletti dove alloggerà alla Casetta Deerholm, all'inizio del paese. È una villetta di quattro locali e un giardino da cui si gode una splendida vista sul golfo e sul mare cangiante di luci e ombre. «È una casa fatata... per gli amanti», scriverà al marito John Middleton Murry.
Qui rimarrà quattro mesi, sperando nella guarigione. Poi la solitudine, la sofferenza e la malattia la porteranno altrove per scrivere, per vivere, fino al Prieuré, al misticismo di Gurdijev e alla morte.
Preludio, Alla Baia, Garden Party sono i preziosi frammenti legati alla sua esperienza, alla sua terra, alla sua infanzia, in cui anche la sofferenza diventa un'esaltazione della vita.
KATHERINE MANSFIELD: UN INVERNO IN RIVIERA
Testi e immagini di una scrittrice del '900
a cura di Roberta Trice
Museo Civico - Palazzo Borea d'Olmo
Via Matteotti 143 - Sanremo
dal 22/11/2008 al 10/1/2009

NOEMI SANGUINETTI: UN VIAGGIO ECLETTICO
A Finale Ligure Borgo, presso l’Oratorio de’ Disciplinanti nel Complesso Monumentale di Santa Caterina, dal 10 gennaio - 8 febbraio 2009 “Un viaggio eclettico”, esposizione di scultura, pittura e ceramica dell’artista italo argentina Noemi Sanguinetti (**). La mostra (orario: dalle 15 alle 20; chiuso il martedì) è organizzata con il contributo e il patrocinio del Comune di Finale Ligure (Assessorato alla Cultura) e la Fondazione A. De Mari - Cassa di Risparmio di Savona. In occasione dell’inaugurazione prevista per sabato alle ore 16 e 30, il presidente della Fondazione “A. De Mari” della Cassa di Risparmio di Savona Luciano Pasquale, presenterà il volume “Noemi Sanguinetti. Un viaggio eclettico”, con testo critico a cura di Paolo Levi. Interverranno critici e conoscitori d’arte, tra i quali lo stesso Levi (*) e Germano Beringheli.
Noemi Sanguinetti: “Nata nel 1950 a Buenos Aires, dove ha studiato all’Accademia d’Arte, è fondamentalmente una scultrice, pur cimentandosi con successo con pittura e ceramica. Dopo aver provato per anni diversi materiali è arrivata a conoscere ed apprezzare il marmo e a sceglierlo come materiale d’elezione, ed un grande maestro, Ramon Castejon (allievo di Maioll e Clarà), le ha insegnato la tecnica dei punti e l’uso del compasso aureo per passare dal bozzetto all’opera. Nel corso degli anni ha sviluppato un percorso creativo legato a tematiche diverse, teste, busti, torsi, “maternità” e coppie, mettendo a frutto gli studi di disegno con Aurelio Macchi e modellazione con Alberto Balietti. Espone le sue opere dal 1972 e ha tenuto moltissime personali in Argentina, Brasile, Stati Uniti, Cuba, Germania, Austria, Francia e Italia. È stata invitata a partecipare a mostre o a realizzare opere a L’Havana, Barcellona, Francoforte, e da ultimo, ma non meno importante, ha partecipato ad una mostra appena conclusa a Brera, dove le sue opere erano in compagnia di quelle di Manzù, Messina, Minguzzi, Pomodoro, Vangi. Col tempo ha lasciato tutto dietro di sé, tutto quello che ha imparato, ma questo non fa sì che si senta più leggera. Le sculture di oggi sono per lei un nuovo punto di partenza nella sua vita artistica, ma sono anche il prodotto di tutti quei precedenti momenti, legati alla sua vita errante e alla sua storia. In Italia è arrivata richiamata dal marmo e dai laboratori di Carrara, dove ha lavorato nel laboratorio di Carlo Nicoli, ma, soprattutto, dalla Liguria, la terra dove vivevano i suoi nonni e da cui sono partiti per emigrare in Argentina, a fine ottocento. È a Savona dal ‘94, ha collaborato per molto tempo con Rinaldo Rotta, e tanti apprezzano il suo lavoro, ne danno testimonianza le diverse mostre allestite o le sue opere presenti in vari paesi liguri, da Badalucco a Varazze”.
La memoria archetipica della forma
Immaginifica, eclettica e nel contempo puntigliosa, Noemi Sanguinetti è artista e scultrice di alta scuola, che ha sempre espresso uno stile personalissimo in una ricerca plastica che tende al monumentale. Sempre conscia delle potenzialità dei materiali su cui applica una manualità a volte potente, a volte delicatissima, durante il suo lungo e severo percorso si è rivolta a diverse tecniche con motivate variabili strutturali, lavorando e sperimentando soprattutto sul marmo e sul bronzo. I suoi oggetti plastici rispondono dinamicamente a una visione arcana della forma astratta, che si fa plausibile nella concreta narrazione che sboccia dalle mani sapienti della sua autrice. La sua storia di scultrice guarda al museo europeo del Novecento, all’astrazione come massa antropomorfa in attesa di rivelazione, e al corpo umano come variabile post cubista o come longilinea ombra totemica. I suoi motivi visuali emergono da una memoria archetipica, o dal retaggio culturale di antiche narrazioni mitiche, facendo pensare a reperti archeologici riportati fortunosamente alla luce, e da conservare per trasmettere il messaggio indecifrabile della loro bellezza.
A testimonianza del colto eclettismo di questa artista, il suo segno così felice nella scultura, diventa grafia visiva di limpida acutezza quando si esprime con la china su carta, per interpretare con poetica soggettività un insetto o la figura umana, un tramonto o un’aurora.
In questi ultimi due anni, Noemi Sanguinetti ha scelto di dedicarsi con rigore e determinatezza a una mondo di esseri bronzei, curiosi bipedi alati, ma solidamente attestati come sentinelle, che sembrano innalzare, invece che piume, acuminate armi da difesa contro un nemico sconosciuto. Sono invenzioni di pregnante intelligenza, giocose e drammatiche al tempo stesso, testimonianze tese ed eleganti di un universo altro, ma perfettamente plausibili nella loro curiosa ibridazione; suggeriscono le cadenze goffe ed esitanti di uccelli incapaci di volare, ma sono comunque portatori di una segreta armonia e di messaggi arcani come la loro natura minerale. I colori del bronzo sono qui quelli ossidati del verde e del blu, elementi tonali che ancor più configurano l’aura misteriosa di queste belle creature.
- Paolo Levi
NOEMI SANGUINETTI
UN VIAGGIO ECLETTICO
Complesso Monumentale di Santa Caterina - Finalborgo
dal 10 gennaio all'otto febbraio 2009

VETRINE D'ARTITA: NICOLAJ DIULGHEROFF
Continua anche nel 2009 “Vetrine d’artista”, iniziativa che vede mettere in mostra opere di artisti presso due bacheche espositive messe a disposizione dalla Cassa di Risparmio savonese presso la sua sede centrale di corso Italia.
Protagonista dell’evento, che prenderà il via oggi per poi proseguire fino al 27 gennaio, è Nicolaj Diulgheroff, artista di origine bulgara tra i protagonisti del Futurismo, movimento artistico di cui quest’anno di celebra il centenario.
"Vetrine d'Artista"
NICOLAJ DIULGHEROFF
Sede CARISA
Corso Italia - Savona
7 - 27 gennaio 2009

ARTE FORMA GESTO A CAIRO MONTENOTTE
L'evento, organizzato dal Comune di Cairo Montenotte, e' composto da ben sei sezioni ognuna delle quali dedicata ad un ceramista di importanza internazionale che esporrà le proprie opere più recenti, in gran parte realizzate presso la PiralArte S.r.l. di Albisola Superiore (SV).
Le caratteristiche della mostra e degli artisti in essa esposti sono ben descritti nel testo introduttivo al catalogo, a firma di Francesco Dufour:
"Forma e gesto, disegno e colore, realtà e simbolo: da sempre l'Arte trae fascino ed efficacia dalla combinazione di questi elementi, dal loro dialogare davanti allo spettatore in una perenne dinamica degli opposti.
I sei artisti che "abitano" le sale della mostra rappresentano in maniera esemplare questo concetto, rafforzandolo con una particolarità davvero unica: l'aver scelto la ceramica quale veicolo della propria espressività.
Di sezione in sezione vedremo affiorare la forza arcaica e monumentale di Carle', la tavolozza essenziale di Gaiezza, le raffinate geometrie di Lorenzini, la gestualità immediata e sintetica di Moiso, le simbologie istintuali di Plaka e la corrugata intensità di Sipsz.
Un mosaico di sensazioni ed emozioni che lentamente si compone davanti ai nostri occhi".
In mostra opere di:
Carlos Carlé
Giorgio Moiso
Sandro Lorenzini
Roberto Gaiezza
Ylli Plaka
Carlo Sipsz
ARTE FORMA GESTO
Opere in ceramica
a cura di Francesco Dufour
Palazzo di Città
Corso Italia, 45 - Cairo Montenotte
dal 20/12/2008 all'11/1/2009

BERNARD POURRIÈRE ALLA GALERIE DEPARDIEU
Les installations sonores, vidéos et images infographiques de Bernard Pourrière se nourrissent des derniers développements des sciences de la nature, des théories de l’évolution et de la transformation du vivant.
La robotique croise désormais les mutations du vivant, précipitées par les manipulations génétiques. Les nouvelles technologies, l’intelligence artificielle, les clonages et autres hybridations portent à remettre en perspective le corps-artefact, appareillé et capable de toutes sortes de prolongements.
Le corps contemporain – le nôtre aussi bien – n’est pas tant appelé à devenir «technologique», mais plutôt à se redéfinir dans sa réalité et dans ses gestes.
Ce sont ces usages d’un corps re-paramétré que Bernard Pourrière explore dans son travail artistique.
BERNARD POURRIÈRE
Galerie Depardieu
64, Boulevard Risso - Nice
du 16 jnvier au 13 fevrier 2009

PIER PAOLO CALZOLARI: QUAND LE RÊVEUR MEURT QUE RESTE-T-IL DU RÊVE?
Pier Paolo Calzolari est le prochain artiste invité de la Fondation Maeght dans le cadre des Nouvelles Saisons de l’Art Vivant. Il présente une quinzaine de pièces: oeuvres récentes dans l’espace unique de la plus grande salle d’exposition de la fondation et d’autres plus «historiques» dans le parcours renouvelé de la collection permanente.
Cette nouvelle exposition présentée à partir de cet automne à la Fondation Maeght est consacrée à l’une des figures de proue de l’Arte Povera, Pier Paolo Calzolari. Sculpteur et performer italien né en 1943, Pier Paolo Calzolari a constitué une oeuvre très originale qui révèle la poétique de l’objet. Essentiellement sculptural, son travail fait apparaître des mises en scènes où la mythologie, l’histoire de l’art et le quotidien se rencontrent pour faire sens.
L’Arte Povera est apparu en 1967, désigné par le critique d’art Germano Celant. Attitude, plutôt que mouvement, l’Arte Povera prône depuis cette date un travail qui installe un dialogue critique avec l’industrie culturelle et la société de consommation. Ce courant artistique peut être considéré comme la réponse la plus pertinente et la plus critique au Pop Art américain. Utilisant des matériaux bruts peu connotés artistiquement ainsi qu'un minimum de signes, ces artistes de «l’art pauvre» travaillent l'éphémère, tout en sollicitant la participation des spectateurs. Le refus de l'identification et la prise de position critique se manifestent par une activité artistique qui privilégie le processus de création et le geste à l'objet lui-même. L'Arte Povera est un art qui se veut insaisissable, mobile, nomade.
Dans cette exposition, Pier Paolo Calzolari propose une quinzaine de pièces sculpturales très originales. Il présente dans la «salle de la mairie» de la fondation des oeuvres très récentes (2006-2008), ainsi que des travaux plus «historiques» dans le parcours de la collection permanente. Les objets et matériaux simples (sel, bois, cuir, plomb, cuivre, coton, feuilles…) qu’il utilise laissent voir leur transformation et paraissent connaître une deuxième vie. Avec ce qu’il choisit, Pier Paolo Calzolari concrétise son idée du présent dont le fil rouge est une réflexion sur le mystère du temps. En faisant intervenir du mouvement, de la lumière, ou du givre, il donne ainsi à ses oeuvres une poésie bien particulière. Le visiteur participe de façon active à la lecture car la sollicitation des sens va au-delà de la vue: selon Calzolari « lieu, personne, temps, chacun influe sur l’autre».
Un art hautement poétique, voire métaphysique, que le public peut découvrir à la Fondation Maeght jusqu’au 22 mars 2009.
PIER PAOLO CALZOLARI
QUAND LE RÊVEUR MEURT QUE RESTE-T-IL DU RÊVE?
Fondation Maeght
Saint-Paul de Vence
06 déc. 2008 - 22 mars 2009

LA COLLEGIATA DI SANT'AMBROGIO IN ALASSIO
Situata nel cuore di Alassio, la collegiata di Sant’Ambrogio è un organismo architettonico stratificato, di non immediata decifrazione, che lascia trapelare con qualche difficoltà le proprie origini medievali. Una recente campagna di restauro, finanziata dalla Parrocchia, ha conferito coerenza e leggibilità a uno spazio interno nel quale, a un primo sguardo, è soprattutto l’arredo marmoreo sei-settecentesco degli altari a spiccare sulla trama decorativa ottocentesca, che va a ricoprire una struttura che di fatto coincide col monumentale edificio a tre navate ricostruito a varie tappe nel corso del XV secolo su di un più antico corpo di fabbrica di cui non sussistono le tracce.
I cinquecento anni dalla consacrazione della chiesa (1507-2007) hanno fornito occasione per un bel volume (Federico Motta editore) curato da due storici dell’arte della Soprintendenza ligure per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici, Massimo Bartoletti e Franco Boggero (di Daria Vinco la campagna fotografica), concepito come articolata raccolta di saggi e stampato con il sostanziale contributo del Comune di Alassio.
L’articolato e ricco patrimonio artistico della chiesa comprende una serie di argenterie tra le quali un raro ostensorio "ambrosiano" di età tardogotica, realizzato a Genova seguendo un modello milanese, di cui si è occupato Franco Boggero, la suppellettile lapidea quattro cinquecentesca, oggetto di serrata discussione storica e stilistica da parte di Fulvio Cervini e di Manuela Villani, la quale dedica un ampio commento a un bellissimo ciborio di marmo datato 1470 opera di uno scultore lombardo in bilico tra Gotico tardo e il linguaggio del Rinascimento.
I coloratissimi marmi, dal primo Seicento al Settecento avanzato, grazie alla efficace lettura critica che ne ha offerto Fausta Franchini Guelfi, costituiscono una vera e propria riscoperta per il visitatore, così come, ma soprattutto per lo specialista, il ricco assortimento di paramenti in tessuto di gran pregio, analizzato da Marzia Cataldi Gallo.
Per ciò che concerne la pittura, l’argomento è stato affrontato per temi specifici che andassero a toccare trasversalmente altri luoghi sacri alassini. L’attività di ben tre generazioni consecutive degli artisti della famiglia Carlone di Rovio (Canton Ticino) nella città rivierasca lungo il Seicento era un caso di cui occorreva in qualche modo dar conto e di ciò si è preso carico nel volume Massimo Bartoletti. Lo stesso occorreva fare per l’intenso rapporto di filiazione spirituale che legò il grande Giovanni Andrea De Ferrari col padre cappuccino Francesco Maria Giancardi, il quale commissionò al pittore genovese, in Sant’Ambrogio e in altre chiese cittadine, alcune pale d’altare di notevolissima qualità e di particolare intensità psicologica, una vicenda che è stata sceverata da Angela Acordon.
Alfonso Sista e Alessandro Giacobbe si sono dedicati rispettivamente alla presenza in Alassio dei pittori di Porto Maurizio tra Sei e Settecento e all’arredo pittorico delle chiese "minori" cittadine, soprattutto di certe cappella campestri erette lungo suggestivi percorsi fuori dagli odierni flussi del traffico.
Ovviamente non si sono tralasciate le sculture e gli intagli in legno, in Sant’Ambrogio e altrove, presi in esame da Simone Repetto a scandire con una certa regolarità l’arco di tempo compreso tra Quattrocento e Settecento, e neppure il corredo epigrafico (Bruno Schivo), i motivi decorativi del sagrato realizzato nel tipico "risseu" a ciottoli di vario colore (Daniela Gandolfi) e men che meno la dimensione sonora della collegiata e del vicino oratorio di Santa Caterina, sotto l’aspetto degli organi e della vicenda di una "cappella" musicale che tra Cinque e Ottocento interveniva durante le celebrazioni liturgiche, argomento su cui è ritornato Giampaolo Mela.
Il tutto scandito da saggi di inquadramento storico, da quello di Giovanni Puerari che illustra le vicende della chiesa dal XII ai primi anni del XVI con documenti inediti a quello di Luciano Livio Calzamiglia che si occupa invece dell’Età Moderna. Costanza Fusconi ha letto sul manufatto la successione delle fasi edilizie nel corso del tempo ed Elena Formento ha esposto i risultati del lungo e complesso intervento di restauro.
Ultima, una appendice, a cura di Tommaso Schivo, sulla produzione letteraria ad Alassio dal Seicento a oggi.
MASSIMO BARTOLETTI - FRANCO BOGGERO
LA COLLEGIATA DI SANT'AMBROGIO IN ALASSIO
Cinquecento anni di storia e arte
Federico Motta Editore, 2009

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