sc@lo 30 31/12/2008

lettera sulle arti dal Ponente ligure
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Louise Bourgeois

  Notizie:
INCISIONI DI LOUISE BOURGEOIS
  AD APRICALE
CESI AMO0RETTI:
  CERCANDO LA LUCE
PIER PAOLO QUAGLIA:
  I WAS HERE
OLTRE LA FOLLIA:
  IL VOLTO UMANO DELLA LEGGE BASAGLIA
INCISIONI DI VAN DYCK:
  AD ALBENGA
JEAN LEPPIEN:
  CONCRETAMENTE SPIRITUALE
SAVONA 900:
  UN SECOLO D'ARTE

ROSSINI E MOZART
  NELL'OPERA DI LUZZATI
MILENA MILANI
  A PALAZZO GAVOTTI
FILIPPO BIAGIOLI
  NUOVE INCISIONI RUPESTRI
ATSUSHI SHIMADA
  ALLA GALLERIA OSEMONT
ROBERTO ANFOSSI
  AL POLIEDRO
MIKE NELSON
  LE CANNIBALE
PIERRE POGGI
  ALLA GALERIE DEPARDIEU
SPACE TO SALE
  ARTIST' SHOW II
COLLECTION TRÉS PRIVÉE
  ALLA GALERIE MONS
LE CHEMIN DE LA PEINTURE
  AL MAMAC

  Convegno:
DE L'AVANTGARDE,
  DES AVANTGARDES






INCISIONI DI LOUISE BOURGEOIS AL CASTELLO DELLA LUCERTOLA





Dai primi disegni, dipinti e incisioni, l'opera di Louise Bourgeois ruota attorno alla procreazione, alla nascita e alla maternità, associando i corpi all'architettura, l'organico al geometrico: busti in mattoni, gabbie toraciche in forma di case e di porte. Ma il filo rosso della sua opera è costituito dal phallus (il padre), ribattezzato "ragazzina", e dal ragno. Secondo la Bourgeois il ragno rappresenta la madre, "poiché la mia migliore amica era mia madre ed era anche così intelligente, paziente, pulita e utile, ragionevole, indispensabile quanto un ragno". Il ragno costituisce il simbolo delle tappezzerie (ragnatele) che sua madre rappezzava e di tutto quello che vi si rapporta: aghi, fili.
Negli anni Cinquanta, le sue sculture hanno l'aspetto di totem sinuosi e lisci, di ascendenza surrealista. In quell'epoca Louise Bourgeois avverte la nostalgia del proprio paese d'origine: afferma di "essere in lutto per la Francia" e di sentirsi in un "caos totale". La sua famiglia ed i suoi amici le mancano e si mette a creare dei personaggi in legno a forma di totem, figura in cui si coniugano una forma ancestrale americana e il tentativo sciamanico di evocare la presenza di coloro che si trovano lontani.
Lavora a lungo in disparte, fino a che, negli anni Settanta, si manifesta un vivo interesse per il suo lavoro. La sua opera si sviluppa allora con modalità del tutto nuove. Non soltanto i temi fino ad allora latenti - la femminilità, la sessualità, la famiglia, l'adolescenza, la solitudine - si fanno onnipresenti, ma vengono affrontati attraverso sculture-installazioni realizzate con materiali e oggetti diversi, talvolta personali. Nel 1982/83 il MOMA le consacra un prima esposizione.
L'artista prosegue quindi l'attività impregnando i suoi lavori di questa vena psichica, generata dai traumi personali. Le sculture monumentali di ragni, nella loro incombente dimensione onirica, ne sono uno degli esempi più noti.
Il Centre Pompidou ha organizzato dal 5 marzo al 2 giugno 2008, in collaborazione con la Tate Modern di Londra, un'esposizione retrospettiva di Louise Bourgeois che presentava più di 200 opere (dipinti,sculture,installazioni,disegni, incisioni e oggetti realizzati fra il 1940 e il 2007). Tale esposizione consisteva principalmente su opere degli ultimi dieci anni di creatività di questa artista di 97 anni che non smette di rinnovare il suo linguaggio artistico.
Nel 1999 Louise Bourgeois ha ricevuto il Leone d'oro alla carriere alla Biennale di Venezia per l'insieme della sua opera.


LOUISE BOURGEOIS
INCISIONI
Castello della Lucertola - Apricale
14 dicembre 2008 - 16 febbraio 2009




CESI AMORETTI: CERCANDO LA LUCE





Nell’ambito della rassegna culturale “Arte in Villa” sabato 13 dicembre 2008 alle ore 18,00 si è inaugurata la personale di Cesi Amoretti dal titolo “Cercando la luce”.

Cesi Amoretti è nata a Sanremo il 9 febbraio 1929.
Dopo un periodo di studi a Milano negli anni ‘50 presso l’Accademia di Brera, negli anni ’70 ha condotto una ricerca attenta ai valori di luce, colore, forma. L’amicizia con gli artisti Calderara e Seuphor ha consolidato l’entusiasmo per la scoperta del linguaggio astratto-geometrico in termini minimali, esposto in mostre personali presso la Galleria LP 220 di Calice Ligure (1972), la Galleria Beniamino (1975), il Centro Culturale Il Brandale con testo di Stelio Rescio e la Galleria 3/A di Torino con il testo di Paolo Fossati. Alcune opere di quegli anni sono nella fondazione Calderara di Vaciago e nella collezione Cernuschi Ghiringhelli.
In seguito l’impianto geometrico iniziale si muta in formalizzazioni più “morbide”, sconfinanti sul terreno della poesia e della contemplativa interiore. Le opere della fine degli anni ’70 sono state esposte nel Centro Culturale Il Brandale nel 1978, alla Galleria Weber di Torino nel 1979 con testo di Paolo Fossati, alla Galleria 2000 di Bologna nel 1980, con testo di Pier Giovanni Castagnoli, all’Expoarte di Bari e pubblicate nel Catalogo Bolaffi di Arte Grafica.
Agli inizi degli anni ’80 produce una serie di quadri dove la gestualità della mano è guidata da una solida concettualità, da cui provengono i “Bambooks” che hanno partecipato a mostre importanti di “Libri d’artista” e sono stati acquistati dal Paul Getty Center for Humanities di Santa Monica, dalla Biblioteca dell’Università di Oldenburg, dalla Biblioteca Nazionale di Firenze.
Dalla metà degli anni ‘80 la natura mediterranea dell’artista si esprime una serie di opere ispirate al sole e ai cieli notturni della Provenza. Le opere di questa fase sono state esposte nelle mostre personali alla Galleria La Polena di Genova nel 1991, alla Galleria Loher di Francoforte sul Meno al Museo di St. Paul de Vence e alla Galleria Schubert di Milano nel 1992, con testo di Luciano Caramel, in catalogo Electa e hanno ottenuto il prestigioso premio della Galleria Civica d’Arte Moderna di Gallarate (1985).
L’ultima antologica presso il Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova nel 1996, ha presentato una sintesi della complessa opera dell’artista. Dopo la morte, avvenuta nel 1997, lo stesso Museo ospita una raccolta delle opere più significative dell’artista.

Le opere esposte nella personale “Cercando la luce” sono dell’ultimo periodo dell’artista e resteranno esposte a Villa Boselli fino al 31 gennaio 2009, tutti i giorni dalle 9,00 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 18,30.


CESI AMORETTI
CERCANDO LA LUCE
Villa Boselli - Arma di Taggia
13 dicembre 2008 - 31 gennaio 2009




PIER PAOLO QUAGLIA: I WAS HERE





La storia di questi lavori affonda solide radici nella creatività grafica che agitava la Firenze degli anni Ottanta. Sulle grandi tele sono riportati con una minuzia certosina immagini, dettagli, pattern, scritte di cui Pier Paolo Quaglia si appropria per farne strumento di lavoro. Al pari di pennelli, spatole e colori, queste figure sottratte al mondo della comunicazione vengono utilizzate per creare una cosa nuova, completamente diversa dall’originale.
Lo sguardo di Pier Paolo Quaglia, sollecitato dai messaggi frenetici che popolano da tempo le nostre visioni pubbliche e private, riesce a bloccare fotogrammi diversi, congelarli e accostarli in maniera inedita. E filtrarli, rielaborarli, renderli assolutamente altro. Fedele al sempre valido principio di Marshall McLuhan per cui il mezzo è il messaggio, i suoi quadri sono carichi di un significato radicale, molteplice e, al tempo stesso, universale. Niente a che vedere con concettualismi astrusi. In questo caso, semplicemente, il re è nudo. Con una buona dose di amoralità, visto che con i suoi lavori Pier Paolo Quaglia non pretende di dare lezioni a nessuno, la società viene svelata per quello che è. Messa di fronte ai suoi drammi, alle sue contraddizioni, alla dolorosa e fragile umanità che si legge fra le righe di queste tele. Da accostare insieme, volendo, in un gioco che invita a pensieri complessi e civetta con l’idea della riproducibilità dell’opera. In realtà niente è più lontano del concetto di automatismo dalla pratica manuale, dalla sapienza artigiana che sta dietro alla concreta fattura di questi lavori.
Tra le luci e i riflessi colorati che ricordano quelli della pubblicità e una certa estetica pop, risulta chiaro come la merce abbia un’anima. E come la nostra essenza di uomini e donne del nostro tempo tenda a mimetizzarsi e anestetizzarsi nelle giostre vorticose della comunicazione. Pier Paolo Quaglia, che a lungo ha frequentato ambienti capaci di frivolezze e di assoluta dedizione alla materia come quelli della moda, conosce bene le sfaccettature che si annidano in questo messaggio. Semplicemente, generosamente, le mette in luce. Porta in superficie pensieri che sono di tutti. Universali. In fondo, a pensarci bene, la sua ansia esistenziale, il suo sguardo intenerito dalle pochezze umane, la malinconia e il suo alto senso etico non appartengono solo al qui e ora del suo essere un artista europeo della prima decade del secondo millennio. Ma appartengono all’umanità tutta, di ogni epoca e luogo.
Il lavoro di Pier Paolo Quaglia è una disamina della società in chiave politica, nel senso più nobile del termine, e una lunga analisi dell’individuo. Con l’aggiunta – non irrilevante – di uno sguardo buono, che non giudica ma osserva con interesse profondo il mondo che, ancora e sempre, continua a vorticare.

Annalisa Rosso


PIER PAOLO QUAGLIA
I WAS HERE
M'Arte
Via San Giuseppe 22 - Arma di Taggia
dal 6 dicembre 2008 al 31 gennaio 2009




OLTRE LA FOLLIA: IL VOLTO UMANO DELLA LEGGE BASAGLIA



Sabato 20 dicembre 2008, alle ore 21, si è inaugurata presso l'Ex Chiesa Anglicana di Alassio (ECAA) la mostra collettiva intitolata "Oltre la follia. Il volto umano della legge Basaglia", dedicata al trentennale della legge 180 che nel maggio 1978 decretò la chiusura dei manicomi e la liberazione della maggior parte dei pazienti, permettendo loro di accedere ad una nuova vita. La legge, che prende il nome dal suo ispiratore Franco Basaglia, rappresenta una vera conquista civile ed il riconoscimento dei diritti umani a persone che per secoli hanno vissuto segregati.
Un pensatore di rango come Norberto Bobbio la definì, allora, come "l'unica vera legge di riforma del nostro paese".
L'esposizione, organizzata dall'Ex Chiesa Anglicana di Alassio per conto dell'Assessorato alla Cultura e al Turismo della città ligure, è curata da Nicola Davide Angerame e presenta oltre 100 immagini scattate nei decenni passati, e fino agli anni più recenti, da parte di maestri riconosciuti della fotografia italiana e giovani promesse. La mostra ospita alcuni scatti storici di Gianni Berengo Gardin, tra i primi fotografi a varcare la soglia dei manicomi italiani per mostrare e far comprendere il dramma di un "popolo" sommerso, privato di ogni diritto, senza voce né volto. A questi primi pionieri, si sono succeduti generazioni più giovani di fotografi che ne hanno seguito le orme, scattando importanti foto che documentano i manicomi per quello che sono stati: luoghi del dolore. In questi luoghi molti pazienti hanno passato l'intera vita, spesso abbandonati dalla società e dai familiari.

"La caduta di questi muri – spiega Monica Zioni, Assessore alla Cultura e al turismo di Alassio - ha rappresentato, e rappresenta tutt'oggi, una speranza aperta sul futuro. Dopo trent'anni di attività, questa legge si dimostra come una vera legge dal volto umano, capace di riconoscere al paziente una serie di diritti che gli erano preclusi nei manicomi e che oggi condivide con il resto della società. Avendo personalmente avuto una lunga esperienza come assessore ai servizi sociali di Alassio, ho potuto riscontrare la rivoluzione di pensiero, e quindi anche pratica, che la legge Basaglia, e la scuola dell'antipsichiatria che l'ha alimentata, hanno operato sui metodi e sulle teorie della gestione del disagio psichico. Per tale motivo sono personalmente lieta di promuovere una mostra che potrà suscitare l'interesse generale, ma anche offrire un momento formativo per le scuole ed una occasione di riflessione per gli operatori del settore".

Questa mostra – spiega Nicola Davide Angerame, curatore dell'evento – è un omaggio a quella che si può considerare una vera rivoluzione copernicana in campo psichiatrico, che ha posto la centro del proprio sistema il malato invece che la malattia. Fedor Dostoevskij ha scritto che "la civiltà di un popolo si misura da come tratta i suoi prigionieri" e i folli hanno rappresentato per secoli il rimosso della nostra società, una vera forma di prigionia tra le più brutali e silenziose. Ma questa mostra va oltre il documento e offre immagini di fotografi che hanno portato la fotografia ad uno dei suoi punti più alti, dove diventa rivelazione ed emozione, anticipando la caduta dei muri fisici dei manicomi. Gli sguardi dei degenti o i luoghi della segregazione sono colti con una sensibilità partecipe che offre il senso autentico di un dolore che per molti è durato una vita intera".


OLTRE LA FOLLIA
Il volto umano della legge Basaglia
a cura di Nicola Davide Angerame
Via Adelasia 10 - Alassio

Mostra collettiva di fotografia con opere di:
Vasco ASCOLINI, Gianni BERENGO GARDIN, Gian BUTTURINI, Luciano DʼALESSANDRO, Bruno CATTANI, Michele DʼOTTAVIO, Claudio ERNÈ, Christian MARTINELLI, Giacomo SAVIOZZI, Filippo URBINI
e con una mostra personale di Renzo MIGLIO sulla storia dellʼOspedale Psichiatrico di Collegno.



LE INCISIONI DI VAN DYCK ALLA TORRE CIVICA DI ALBENGA



"Un avvenimento artistico che rivoluzionerà il panorama delle proposte culturali ingaune". Così gli organizzatori della mostra "Van Dyck - Incisore" hanno definito la prossima mostra del grande pittore ed incisore olandese che si fregia, ce ne fosse bisogno, di un recente performance di grande rilievo europeo: la mostra allestita, con gli stessi quadri ammirabili ad Albenga, nel maggio scorso, nel museo dei musei, il Louvre di Parigi.
L'evento è stato possibile grazie ad un intesa fra Carlo Basso, presidente dell'Oddo srl, la società che gestisce il patrimonio museale e culturale albenganese, e l'associazione culturale "Cama" di Nadalini Ristori (titolare dell'omonima galleria d'arte su viale Martiri).
La manifestazione aprirà i battenti nella suggestiva cornice del Palazzo Vecchio della Torre dell'Orologio da sabato 20 dicembre e si chiuderà alla fine dell'estate. La sede della rassegna si inserisce fra splendidi esempi di architettura romanica e medievale, ad un passo dal battistero paleocristiano, dalla cattedrale, dal palazzo vescovile, dal museo navale e da palazzo Oddo in quello che è uno dei centri storici più importanti d'Italia. La Cama è una novità positiva che con mostre, seminari, conferenze, cene di gala a tema, visite guidate intende dare un contributo alla conoscenza della storia dell'arte.
Alla Torre civica saranno esposte 120 acqueforti che Van Dyck iniziò nel 1626, subito dopo il rientro dal viaggio in Italia. Sarà una occasione unica per ammirare un talento eccezionale nell'arte dell'incisione.
Nel corso della presentazione della manifestazione, è stata anche illustrata l'attività 2008 dell'Oddo srl che è riuscita finalmente a smuovere l'inerzia culturale che paralizzava, sino a pochi mesi fa, la realtà albenganese.


ANTOON VAN DYCK
INCISIONI
Albenga, Torre Civica
20 dicembre 2008 - fine estate 2009



JEAN LEPPIEN: CONCRETAMENTE SPIRITUALE



Jean Leppien si iscrive al Bauhaus nel 1929 a soli diciannove anni. Qui avrà modo di seguire gli insegnamenti fondamentali di Albers, Klee e Kandinskij che saranno imprescindibili punti di riferimento per lo sviluppo e l'affermazione della sua pittura, che resterà fedelmente e tenacemente impostata e fondata su una rigorosissima astrazione di formulazione geometrico-compositiva. Uno degli aspetti che, di certo, maggiormente colpiscono di lui, quando si passano in rassegna le opere eseguite dalla giovinezza fino all'età adulta, e' proprio questa estrema coerenza, nella pur diversificata progressione e sviluppo della sua ricerca, ad attenersi e mantenersi entro l'alveo di un linguaggio astrattivo che sarà per lui irrevocabile.
Il suo costruttivismo non si e' arginato entro i confini della ragione, non ha stretto e imbavagliato la sua espressione in una rigidità pensata in via esclusiva, e scientificamente calcolata, di forme e colori. Negli anni del suo severo e determinato operare Leppien ha impresso alla sintassi della sua pittura un dire sentimentale.
Tutto si gioca nello spazio ristretto della pittura e dei dipinti che riescono pero' a catturare la forza e la vitalità vivaci di un universo intero nel loro luogo limitato, nella loro finitezza terrena e riconoscibile.
La sua astrazione ha passato le grandi stagioni artistiche e storiche del XX secolo e, sempre rimanendo addentro al suo tempo, e' rimasta fedele agli attimi del suo accadere. Ha conservato uno stile prezioso e identitario senza mai smarrirsi, senza perdere mai il proprio segno, che e' cresciuto, e' mutato e che ha ri-conosciuto il suo senso in ogni spazio pittorico che gli ha concesso il verificarsi.
Dopo un segno disegnato, la linea si vede costretta a cedere al colore stesso che esonda e, tracimando, si appropria di spazi maggiori e si vincola ora a forme che si auto-regolano attraverso le relazioni delle singole cromie [-]. Il colore diviene appieno sostanza e la sostanza e' il colore.
Leppien, fedele al suo fare esclusivo con la pittura, non si lega ad un'asettica e astratta visione, non trascura la ricerca dell'esistere comune, delle cose semplici del mondo che sono, in realtà, la vita. Solo con la pittura permette l'accadere dell'esperienza, della memoria, del vivere coi sensi.
La frontiera che raggiunge la sua astrazione e' quella di ritrovare il vivo dell'esperienza e la sua drammatica affermazione.
Nei brani del colore e delle ultime composizioni di Leppien si ritrova la calma e la forza di un fare e congetturare maturi e profondi. Sembra di sentire ed afferrare, cogliendola in simboli resi minimi, l'eredità di un pensiero che forse spesso ci sfugge.
Questo essere suggestivo Leppien lo racchiude in una severa definizione pittorica, senza eccedenze e senza incongruenze. La sicurezza delle sue composizioni si lega alla loro evocazione piu' intima e con essa si accresce e rafforza.
Con un colore-forma che e' segno di questo senso profondo legato alla memoria che, con la lentezza e il silenzio con i quali sembra presentarsi al nostro pensiero, cerca la sua definitiva ed ultima affermazione possibile.

(Tratto da "Ragione e sentimento. Il lungo viaggio dell'astrazione di Jean Leppien" di Matteo Galbiati - Vanillaedizioni)


JEAN LEPPIEN
CONCRETAMENTE SPIRITUALE
a cura di di Matteo Galbiati
Valente Arte Contemporanea
via Anton Giulio Barrili, 12 - Finale Ligure (SV)
dal 21/12/2008 al 31/1/2009



SAVONA 900: UN SECOLO DI PITTURA SCULTURA CERAMICA



Ideata come documentazione del panorama artistico nel comprensorio savonese del ventesimo secolo, la mostra - organizzata dalla Fondazione De Ferrari di Genova e dal Comune e dall’Assessorato alla Cultura di Savona - mira a presentare al pubblico tutti i movimenti e le avanguardie che lo hanno rappresentato, dalla figurazione novecentista al Secondo Futurismo, dal Nucleare allo Spazialismo, dall’Informale alle suggestioni poveriste e al Concettualismo degli anni Sessanta e Settanta per concludere trapassando le esperienze degli anni Ottanta e Novanta, con gli ultimi sviluppi dell’arte savonese.
Il percorso espositivo allestito nelle suggestive sale del Palazzo del Commissario presso la Fortezza Monumentale del Priamar, con quadri, sculture e ceramiche, non segue un criterio puramente cronologico nella presentazione delle opere; si sofferma piuttosto sulle esperienze espressive del nostro secolo. Le oltre cento opere, selezionate da Beringheli e Zelatore, vanno da Martini a Tullio d’Albisola, da Farfa a Fontana, da Fabbri a Rossello, da Scanavino a Mondino e Nangeroni, da Sabatelli a Bruzzone e Antibo, sino alle esperienze degli anni Novanta e dei giorni nostri.
I curatori presentano il Novecento savonese suddiviso in otto sezioni che non inseguono necessariamente la completezza della ricerca, ma mettono a confronto alcuni artisti della prima e della seconda metà del secolo, tutti riconducibili a ricerche espressive affini. Le diverse sezioni si presentano come percorsi a tema e tagli interpretativi che raccolgono le suggestioni dell'arte e indicano incontri possibili con gli eventi del secolo. Non è certamente un compito semplice riuscire a fare un bilancio di quanto è accaduto negli ultimi cento anni e a esibire, in una mostra, i momenti salienti di un periodo temporale così ampio e soprattutto denso di avvenimenti. Dalle singole personalità alle tendenze di poetica e linguaggio, la mostra Savona ‘900 offre al visitatore un'occasione particolare per cogliere l'originalità e la qualità del contributo della comunità artistica savonese alla grande avventura dell'arte occidentale nel secolo che si è appena concluso.


SAVONA 900
UN SECOLO DI PITTURA SCULTURA CERAMICA
a cura di Germano Beringheli e Riccardo Zelatore
Fortezza del Priamar
Corso Mazzini - Savona
dal 20 dicembre 2008 al 15 febbraio 2009




ROSSINI E MOZART INTERPRETATI DA LUZZATI





“Rossini e Mozart nell’opera di Luzzati” è il titolo della mostra inaugurata il 20 dicembre nel Teatro Sacco di via Quarda superiore, nel centro storico di Savona.
La mostra, ad ingresso libero e promossa dal Teatro dell’Opera Giocosa Savona, è a cura di Nugae e del Museo Luzzati di Genova, ed è realizzata con il contributo della Fondazione A. De Mari Cassa di Risparmio di Savona.
L’esposizione, che andrà avanti fino a fine febbraio (orari: giovedì, venerdì, sabato, domenica, ore 10.00-13.00 e 15.30-18.30) riunisce opere scenografiche, bozzetti e disegni dedicati da Luzzati alle opere di Mozart e di Rossini, ma ospiterà anche proiezioni e laboratori interni al teatro, mirati in particolare al mondo della scuola. L’iniziativa segue ed è conseguenza del successo ottenuto questo autunno dal progetto di laboratori, attuati direttamente nelle scuole dell’infanzia ed elementari, tenuti da esperti del Museo Luzzati e dell’Opera Giocosa sulle realizzazioni sceniche del grande Emanuele Luzzati.
Per l’occasione si avrà la riapertura eccezionale e momentanea del Teatro Sacco, il primo teatro costruito a Savona, attorno al 1780, ed inaugurato nel 1785. Il pubblico potrà quindi per l’occasione visitare anche uno dei tesori artistici della città.


ROSSINI E MOZART NELL'OPERA DI LUZZATI
Teatro Sacco
Via Quarda superiore - Savona
20 dicembre 2008 - 28 febbraio 2009




MILENA MILANI. PROFILO DI UN'ARTISTA ITALIANA




Si è inaugurata il 12 dicembre la mostra “Milena Milani profilo di un’artista italiana”, curata da Ferdinando Molteni. L’esposizione vuole essere un viaggio tra arte e letteratura, alla scoperta della “Fondazione museo d’arte contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo”.
L’appuntamento vedrà la presenza dell’artista,del sindaco di Savona Federico Berruti, dell’assessore alla Cultura, Ferdinando Molteni, del Presidente della Fondazione “De Mari”e della direttrice della Pinacoteca Civica, Eliana Mattiauda. La mostra sarà visitabile fino al 15 febbraio.
La rassegna racconterà due storie che si intersecano.
La prima riguarda Milena Milani scrittrice e vedrà l’esposizione di tutti i suoi libri più importanti e di alcuni, come “La ragazza di nome Giulio”, saranno proposte numerose edizioni diverse.
Il secondo “racconto” riguarderà, invece, la “Fondazione museo d’arte contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo”: la vicenda della donazione alla città di tanti capolavori sarà evocata dalle opere che non hanno trovato posto nelle sale attualmente allestite a Palazzo Gavotti.


MILENA MILANI
Profilo di un'artista italiana
Pinacoteca Civica
Palazzo Gavotti
Piazza Chabrol - Savona
12 dicembre 2008 - 15 febbraio 2009







FILIPPO BIAGIOLI: NUOVE INCISIONI RUPESTRI





Come gli uomini di cinquantamila anni fa' Filippo Biagioli esce dalla sua caverna con speranza e timore, obbligato dalla curiosità e dalla responsabilità di vivere, e si misura con il mondo. Fa esperienza, e lascia una traccia. La sua strada non è disseminata di pietre, non sono queste a definire i contorni nel suo mondo, a dargli significato, a evocare implicazioni con il suo universo valoriale e affettivo: sono le fotografie, i materiali di recupero ( legno, tessuti): su questi incide, lascia un segno. Ha visto Basquiat e Keith Haring, ma deve e vuole andare oltre le pareti dipinte della sua "caverna" o del suo villaggio, perchè i luoghi che conosce sono diventati piccoli, insicuri e pressati da mondi e persone che bisogna conoscere per non esserne sopraffatti.


FILIPPO BIAGIOLI
NUOVE INCISIONI RUPESTRI
Fortezza Monumentale del Priamar
Corso Mazzini - Savona
dal 20 dicembre 2008 al 7 gennaio 2009





ATSUSHI SHIMADA ALLA GALLERIA OSEMONT





Il seme, la natura: sono gli elementi per cui Atsushi Shimada infonde il fremito della vita nella terra inerte. Per lui la maiolica è, come già è stato felicemente detto, il mezzo per esprimere leggerezza, energia ed equilibrio. Guardando le sue ceramiche, formalmente semplici eppure assolute, culturalmente esplicite tanto di senso arcaico come di contemporanea modernità, si può aggiungere, alle tante definizioni già espresse, che il fuoco che le realizza non è soltanto quello dei forni. Di fatto le investe uno spirito soggettivo e le coglie, per le palesi facoltà sensoriali del loro autore, una sorta di incendio interiore e metafisico che genera, insieme, sentimento, bellezza e grazia.
In fondo Shimada, da buon proselite della cultura nativa e da attento osservatore dell’espressiva attualità globalizzata, ci fa i n t r a v e d e r e , n e l l a p l a s t i c i t à q u a s i impercettibile dei suoi oggetti, il graduale possesso dell’ incrocio fra l’estetica orientale e quella occidentale.
Accanto alla spiccata tendenza per le strutture semplici di marca giapponese è evidente, nelle sue forme ispirate alla natura, l’influenza della c i v i l t à e u r o p e a e ame r i c a n a : s o n o contemporanei, invero, la colorazione rossa, come lavorazione della lacca, il gocciolamento del colore quale succo della spremitura dei suoi frutti, e la riduzione “minimalista”, individuata come recupero della condizione naturale originaria.
Il problema centrale del lavoro di Shimada, pertanto, è nella coesistente polarità concettuale di essenza e di struttura e poi, nella creatività artistica del bello ineffabile, classico, che rifà il vero, spogliandolo degli elementi spuri delle sua consistenza, e dove l’incanto dell’immagine si sposa a una sorta di accoglimento sensibile del materiale che l’ha prodotta.
L’approdo percepito, quindi, è quello specifico del sublime avvalorato dalla sua definizione lessicale, cioè di “ concetto che identifica la perfezione dell’opera d’arte con il vigore della passione e dello stile”.

Germano Beringheli


ATSUSHI SHIMADA
a cura di Germano Beringheli
Galleria Osemont
Via Colombo 13-15 - Albissola Marina
6 dicembre 2008 - 25 gennaio 2009





ROBERTO ANFOSSI AL POLIEDRO





La complessità di un artista come Roberto Anfossi mette a disagio, oltre che con le sue opere anche a compilare un breve comunicato stampa come è d’obbligo. Nato nel 1950 a Taggia e attivo a Sanremo ha vissuto la cultura pittorica svolta nella vicina Nizza da illustri e sontuosi predecessori, da Adolfo Monticelli a Bernard Damiano che Anfossi ha conosciuto e lavorato quasi con unità di intenti. Molteplici le tecniche da lui praticate, pittura, ceramica e quelle tremende cassette dove un accumulo di ansie, d’immaginazione, di quotidianità e di storia, prendono originalissima forma.
La pittura non si può spiegare senza prima vederla, ma nel caso di Anfossi questo principio è regola assoluta. Non per nulla la critica che si è occupata di lui, da Cervini a Ricaldone, ha dovuto addentrarsi in disamine estese e complesse per penetrarne inconscio, tecnica e storia.
Una mostra necessaria nell’odierno panorama esasperatamente omologato, per ritrovare come ha scritto Pierre Restany nel 1978 su D’ARS: “ ..quell’arte che si evolve attraverso sentieri segreti, lontano dallo scalpore dei riti feticisti e istituzionali, lontano dai congressi dalle fiere e dalle biennali, lontano dalla legge della grande illusione ”


ROBERTO ANFOSSI
Galleria Il Poliedro
Via Vincenzo Ricci 3 - Genova
dal 22 novembre al 31 dicembre 2008



MIKE NELSON: LE CANNIBALE





Mike Nelson, artiste anglais né en 1967, crée des installations complexes effectuées avec une variété d’objets et de matériaux qui combinent des références issues de la littérature, du cinéma, de l’architecture et des échanges sociaux et culturels. En entrant dans ses constructions, le visiteur est immergé dans un monde entre réel et fantasme, pris au piège d’un terrain permettant toutes sortes de libres associations. Ces scénarios se manifestent de nombreuses façons, souvent sous l’apparence de séquences de chambres interconnectées et de couloirs. L’oeuvre est plus allusive que révélatrice et entretient délibérément une grande qualité énigmatique. Dans ses installations, Mike Nelson invite d’ailleurs à adopter l’attitude d’un explorateur, ou du moins celle d’un lecteur, puisque la succession des différents composants comme la diversification des points de vue apparaissent comme autant d’agencements de signes dans un système fictionnel. Ses dispositifs invitent aussi le spectateur à s’intéresser à l’envers du décor. Ensemble, ces éléments révèlent le rapport qu’entretient Mike Nelson avec la parodie. L’idée de pastiche permet de saisir la manière avec laquelle il met en scène son travail et joue des clichés et des genres. Il dit parfois de ses constructions qu’elles sont une tentative d’aller à l’épuisement de son propre style dans le sens formulé par Borges, dans l’introduction de l’Histoire Universelle de l’infamie, lorsqu’il décrit le style baroque comme un style qui épuise délibérément toutes ses posssibilités et de ce fait se situe à la limite de sa propre parodie. Par ses choix d’objets et d’éléments architecturaux, Mike Nelson cultive une esthétique du rebus et du débris. L’aspect dégradé donne à ses objets une qualité de vestiges qui sont autant des supports d’histoires passées que des éléments pouvant se répéter dans le fantasme. Le débris ou la ruine contiennent les notions de temps, de transformation et de dégradation. Ces idées récurrentes dans le travail de l’artiste font précisément écho au concept d’entropie développé par Robert Smithson. On trouvera parfois une autre référence au travail de celui-ci, sous forme de clin d’oeil, dans le recours à l’artifice du miroir comme moyen de créer une illusion et comme symbole de projection mentale. Suite à un court séjour à la Villa Arson, Mike Nelson a été invité à construire un projet dans la galerie carrée. Ce projet va certainement connaître une extension hors des espaces du centre d’art. Une résidence lui permettra de concevoir son projet ambitieux.


MIKE NELSON
LE CANNIBALE
(Parody, Consumption and Institutional Critique)
Villa Arson
20, av. Stephen Liégeard - Nice
31 oct. 2008 - 01 févr. 2009



PIERRE POGGI ALLA GALERIE DEPARDIEU
Studi interculturali sulla Liguria





De la culture et du jeu dans l'œuvre de Pierre Poggi
Entretien avec Enrico Pedrini

« L'art de jouer au football sans toucher le ballon »

Enrico Pedrini : Johan Huizinga, dans son livre Homo Ludens, se concentre sur le jeu comme système culturel. Cette dualité de culture et de jeu est composée du jeu, qui se présente comme fait objectif perceptible et déterminable et de culture, appellation que notre jugement trouve pour tout autre événement. L'art dans ton œuvre se confronte avec ce monde irréel, de plus en plus présent dans ce système médiatique, où les actions fausses simulent les actions réelles. Quelles sont tes raisons pour cette recherche ?

Pierre Poggi : Ce sont des motifs personnels, au sens pédagogique et psychologique du terme. Mon attitude par rapport au jeu est comparable à une créativité infantile sans préjugé. Dans mon art, je cherche à toujours garder cette "fraicheur". A ce propos, mon intérêt vers le monde du foot-ball pourrait se transposer en une phrase : « je joue au foot-ball en employant simplement les outils de l'art pour entrer en rapport avec notre contemporaneité ».

E. P. : Peux-tu me parler de ton travail "Campo Santo" (cimetière) et d'où cette idée te vient-elle ?

P. P. : Cette œuvre a pour origine un article paru dans le quotidien Corriere Della Sera où, à coté d'une croix noire, on pouvait lire une longue liste de morts à cause du foot-ball de 1963 jusqu'à nos jours. Par association d'images (les cimetières militaires) j'ai eu à ce moment cette vision hallucinée. Campo Santo est une œuvre d'ambiance ; une parodie évocatrice du lieu de repos, qui se compose de 22 croix blanches. Un arbitre à la fois maître de cérémonie et chamane, impeccablement vêtu, réinterprète musicalement les chants des supporters ultras massés dans une hypothétique tribune. Une sorte de litanie, une litanie clownesque. On pourrait se demander ce que font ces croix sur un terrain de foot-ball. Les journaux on le sait, ont la mémoire courte si l'on considère que ce sont surtout les supporters qui sont morts "sur le champ" pour un ballon de cuir. Motif suffisant pour commémorer ces victimes, par cette installation à la fois surréelle et absurde.

E. P. : Le jeu et l'art vont occuper de plus en plus, dans l'inconscient collectif, la fonction d'augmenter la "société de l'image" dans son besoin de consommation. L'art doit, par conséquent, envisager ce dualisme et rechercher par ses langages cette disposition où la valeur de la vérité est remplacée par la communication.

P. P. : Oui, l'art a le devoir d'envisager ce problème si, à travers son pouvoir de communication, il soulève des questions et dit peut-être quelque vérité, même si l'art risque de nos jours la boulimie.

E. P. : La recherche de l'art met en évidence les valeurs symboliques qui sédimentent profondément la société, qui a fait de l'économie son seul "credo" possible. Quelle est ta pensée à cet égard ?

P. P. : De nos jours, plus que jamais, l'art est une partie de ce mécanisme économique, il ne faut pas être hypocrite. Il suffit de lire la côte de certains artistes contemporains pour réaliser le statu quo de l'offre et de la demande.


PIERRE POGGI
Galerie Depardieu
64, boulevard Risso - Nice
4 décembre 2008 - 9 janvier 2009



SPACER TO SALE ARTIST' SHOW II





Un an après la première version de «Space to Sale Artist’ Show», l’Espace A Vendre renoue avec une exposition collective présentant les nouveaux travaux d’artistes de la galerie. Par cet accrochage Bertrand Baraudou remet l’accent sur les artistes qui ont fait l’histoire de l’Espace A Vendre. Ainsi après les travaux d’agrandissement réalisés à Nice en août 2008, et l’ouverture d’un nouvel espace à Paris, Le Cabinet, rue Saint Sabin 75011, cette exposition sera le lieu de la redécouverte des fondamentaux et de son regard sur la création. Florent Mattei nous montrera sa dernière photographie en faisant un contrepoint à son travail habituel, Thierry Lagalla propose une peinture grand format d’un portrait d’Ambroise Volare. Emmanuel Régent continue sa recherche sur la disparition en nous montrant d’immenses paysages pas vraiment «là», comme un photographe au laboratoire arrêterait le developpement de son image juste avant qu’elle soit totalement visible... Ou Caroline Bach qui nous emmène se «balader» dans les «villes d’entreprise» où l’esprit de la perfection rime avec le frisson. Autant d’exemples d’une création en mouvement que l’Espace A Vendre tenait à montrer dans son large panel d’artistes.


SPACE TO SALE ARTIST' SHOW II
Espace à vendre
17, rue Smolett - Nice
05 déc. 2008 - 07 févr. 2009

Artistes:
Thierry Lagalla, Florent Mattei, Emmanuel Régent, Han Hoogerbrugge, Karine Rougier, Arnaud Labelle-Rojoux, Caroline Bach, Sabry Tchalgadjieff, Damien Berthier



UNE COLLECTION TRÉS PRIVÉE À LA GALERIE SANDRINE MONS





Cette exposition répond à la présentation de la nouvelle ligne de mobiliers «Privé» de Philippe Starck pour Cassina.
Le designer français a conçu des salons dont l’imaginaire exprime l’érotisme et l’usage très privé d’un mobilier courant.

La galerie d’art moderne et contemporain Sandrine Mons présentera pour l’occasion une sélection d’œuvres d’artistes en conversation avec ce thème évocateur ; à vous de découvrir notre collection très privée de peintures, sculptures, photographies, dessins et céramiques.

La galerie Sandrine Mons étant fermée, l'exposition se déroulera chez Loft: 25, rue de la Buffa, 16000 Nice


COLLECTION TRÉS PRIVÉE
Galerie Sandrine Mons
chez Loft: 25, rue de la Buffa, Nice
05 déc. 2008 - 10 janv. 2009

Artistes:
Carlos Aires, Hans Arp, Atelier Blink, Charley Case, Daphne Corregan, Jimi Dams, Fabien de Cugnac, kristof Everart, Robert Gligorov, Piotr Klemensiewicz, David Kramer, David Lachapelle, Gerard Malanga, Frédéric Nakache, Pierre Radisic, Terry Rodgers, Félicien Rops, Pépé Smit, Annie Sprinkle, Gilles Suffren, Cédric Tanguy, Elizabeth Young



LE CHEMIN DE LA PEINTURE AU MAMAC





La programmation du MAMAC mise en place depuis son ouverture a fait une large place à l’illustration de l’art d’assemblage tel qu’il apparaît à la fois dans l’art européen et français (Nouveau Réalisme) et l’art américain du début des années 60 (Pop Art).
Nous avons l’occasion aujourd’hui, à partir de collections privées ou publiques régionales et nationales de très haute qualité ou de la collection des artistes eux-mêmes, d’aborder plus explicitement l’actualité de ce médium en présentant cinq artistes internationalement reconnus qui ont su trouver des réponses innovantes à la question récurrente : existe-t-il une peinture contemporaine ?
Parmi ces artistes, certains ont été invités à réaliser des oeuvres inédites à cette occasion.
Quant au choix des œuvres exposées, il s’agit d’une mise en dialogue de démarches d’artistes qui se rejoignent dans une interrogation constante sur l’essence de la figure et sur le différentiel existant entre abstraction et figuration. A partir de quel moment passe-t-on de l’une à l’autre ? Brouiller les lignes, effacer les volumes, superposer les images, laisser deviner la présence antérieure d’une forme, disjoindre le contexte du sujet élu, inventer non pas une histoire, mais un potentiel à en imaginer une, différente de celle proposée, sont les voies suivies en toute liberté sur ce « chemin de peinture ».
Gérard Gasiorowski est une figure emblématique de cette exposition parce qu’il a entraîné derrière lui une génération d’artistes dont certains se retrouvent dans le projet présenté. Quelques-uns, pour lesquels on relève une réelle parenté artistique, avaient déjà exposé ensemble. Denis Castellas, Valérie Favre, Stéphane Pencréac’h, Alun Williams ont répondu à l’invitation de créer des œuvres nouvelles, ajoutant la gageure du défi à l’émulation.
Ces peintres caractérisés par une grande culture ont en commun d’user de références en histoire de l’art et de citations à peine estompées. Effacements, repeints, disparition, chaque œuvre trouve sa source dans le passé ou le présent de l’histoire de l’art pour une relecture contemporaine.
Tous issus d’une génération où la peinture se déstructure, où la réflexion prend le pas sur l’acte, où l’objet se substitue à la matière, chacun d’entre eux a comme parenté de se revendiquer de la peinture et plus encore de la peinture figurative et de l’interrogation même de l’acte de peindre. Le doute et la problématique de l’achèvement de l’œuvre sont autant de questionnements qui se posent à nos cinq artistes.


LE CHEMIN DE PEINTURE
Gérard GASIOROWSKI, Denis CASTELLAS, Valérie FAVRE, Stéphane PENCREAC’H, Alun WILLIAMS
MAMAC - Musée d'Art Moderne et d'Art Contemporain
Promenade des Arts - Nice
06 décembre 2008 - 31 mai 2009



COLLOQUE "DE L'AVANTGARDE, DES AVANT-GARDES: FRONTIÈRES, MOUVEMENTS"





Du 3 au 6 décembre, l'Université de Nice-Sophia Antipolis, la Ville de Nice, le Musée National Marc Chagall, l'Institut Culturel Italien de Marseille, le MUSEAAV et la Cinémathèque de Nice organisent un colloque international intitulé « De l’avant-garde, des avant-gardes : frontières, mouvements » au Théâtre du Campus Valrose (UFR de Sciences) et au Musée National Marc Chagall.
Ce colloque se propose de faire le point sur les tentatives de définition de l’avant-garde artistique : son ambition est de couvrir tous les champs de la création et de susciter une réflexion pluridisciplinaire intégrant les approches des spécialistes de l'esthétique et des historiens de l’art. Il engagera une réflexion sur la fortune et la réception des avant-gardes, ainsi que sur leur signification politique et anthropologique au travers de problématiques croisées comme l’analyse des pratiques et des esthétiques ou la continuité historique du phénomène avant-gardiste qui caractérise le XXème siècle. En contrepoint des conférences scientifiques, il proposera des concerts-performances et des projections cinématographiques inédites d’œuvres historiques.
En plus des universitaires reconnus du domaine des avant-gardes et de jeunes chercheurs prometteurs niçois, français et internationaux, le colloque, qui comptera 45 intervenants, accueillera également des spécialistes de notoriété européenne, tels que Gérard-Georges Lemaire, Esteban Buch, Gianmario Borio, Günther Berghaus, Eric de Chassey ou Maurice Fréchuret.
Le public visé est large, en raison de la dimension internationale et interdisciplinaire du colloque, qui touche aux domaines des arts plastiques et des littératures française et étrangères, mais également à la philosophie et à la musicologie. Le programme du colloque est mis en ligne sur le site de l’Université de Nice – Sophia Antipolis, ainsi que sur les sites tels calenda. Les actes du colloque feront l’objet d’une publication sur support et d’un numéro spécial de la revue électronique niçoise en accès libre Cahiers de Narratologie, qui permettra une diffusion des documents multimédias et des discussions.


COLLOQUE INTERNATIONAL
« DE L’AVANT-GARDE, DES AVANT-GARDES : FRONTIÈRES, MOUVEMENTS »
Musée Chagall
Avuenue Docteur Menard - Nice
les 3, 4, 5 et 6 décembre 2008





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