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RAMIREX E L'ITALIA: UNA PASSIONE CHE BRUCIA di Alessandro Giacobbe
Incontriamo Javier Ramirex: per tutti è ormai noto così, in una estensione moderna e paratecnologica del cognome. Ramirex ha un passato di muralista in Colombia suo paese di origine. Nonostate la giovane età ha passato mille avventure. E sfuggire alla polizia di Bucamaranga dove abbelliva vecchi muri disfatti contro il volere del potere locale non è stato facile. Si è trasferito a New York dove ha perfezionato i suoi contatti con il mondo artistico, più commerciale che poetico. Memore degli insegnamenti materni, il suo sogno è sempre stato l’Italia. Mi confessa che è il sogno di tutti, anche dei più moderni o trasgressivi artisti contemporanei. E così ha fatto. Arrivato in Liguria si è ambientato presto, fa coppia con Marta “Frozen” Taggiasco, della quale segue l’organizzazione di mostre con le voci più moderne della realtà italiana emergente. Però, parlando con Ramirex, si capisce quanto sia importante per la sua cultura pittorica l’osservazione dei modelli italiani. Della storia italiana. Ci soffermiamo fin da subito sul soffitto decorato con Virtù e “grottesche” del XVI secolo del nobile palazzo ingauno, il Peloso-Cepolla, che ospita la mostra. Ne segue una dotta conversazione. Il messaggio dal Rinascimento provinciale ligure passa al naturalismo di Caravaggio, dove la dimensione di “maledetto” si sposa con un realismo che Ramirex ama particolarmente. Da qui anche il paesaggio “atmosferico” reale di Leonardo è qualcosa di importante per lui. Così come la figura di vera icona non religiosa della Venere di Botticelli. Il discorso potrebbe andare avanti a lungo e il suo programma di visite in grandi centri di cultura italiana è molto fitto. Il confronto con gli Stati Uniti è spiazzante. Al di là delle tensioni successive al durissimo colpo dell’11 settembre 2001, Ramirex vede la cultura americana scardinata alla radice. È il nucleo familiare ad essere in crisi, secondo lui, per cui spesso i giovani rimangono senza guida, facili prede di realtà senza cultura. Ecco perché essere in Italia è più rassicurante, è il ritorno alle origini della famiglia inteso in senso “latino” . E tutto questo pur continuando a fare una pittura che deve molto alla cultura “pop”, a Warhol, a Basquiat, mettendo a nudo (In tutti i sensi) simboli o devianze del mondo contemporaneo. Il senso del colore, però, è tutto di Ramirex, attinto a piene mani dall’osservazione del colore puro dei più vivaci maestri italiani del passato.
Tutto su Ramirex:
http://www.ramirex.com

GALLERIA SCOLA: L'INCONSAPEVOLEZZA DELL'ESSERE di Alessandro Giacobbe
Una breve postfazione alla mostra allestita ad Albenga da Marzia “Frozen”, cui ha fattivamente collaborato il noto Ramirex, il quale però si è limitato ad una sola peraltro significativa presenza, mentre veramente ricco e penetrante era il gruppo di opere presenti.
L’assunto principale era quello di avvicinarsi al tema del titolo, quella “inconsapevolezza dell’essere” così piena di risvolti interiori e soprattutto psicologici. La dimensione di studio e rimeditazione sul percorso della psicologia storica si materializza in quelle che sono state individuate come limitazioni d’artista. L’esplorazione è allora pienamente dichiarata verso “le follie, le nevrosi, i timori archetipi, il significato ricorrente dei sogni, gli incubi e le fobie che possono sembrare sciocche all'occhio esterno, ma che evocano il timore reale per l'individuo. Se è globale o personale dipende dall'artista”.
In ogni senso spicca la grande varietà stilistica e realizzativa che si dispiega nella mostra, allestita in uno spazio che comprende anche un soffitto a soggetti allegorici del XVI secolo e, come tale, sufficientemente criptico.
Si trovano allora fotografie, uso del digitale in varie forme, collages, pittura su tela “classica” e altre soluzioni. Le quali a loro volta indagano nei filoni della tensione, della tentazione e dell’incubo. Silvia Sebastiano propone quasi moderne “tentazioni di Sant’Antonio”… Daniele Capecchi è stupefacente nella sua ordinaria follia di “hentai” con l’ossessivo femminino iperrealista sfumato, Selma Fattinnanzi ci fa entrare nel suo universo intimo, fatto anche di piccoli timori di vita sociale, mediante la fotografia reale, FrancK Jordan strappa brani di esaltazione del corpo, ostentato, libro aperto come in “The Pillow Book” di Greenaway, corredato da eloquenti brani poetici, Ivano Sarrecchi utilizza pezzi di specchio (e non si dice che spezzare gli specchi sia di malaugurio ?) e ci invita ad entrare in uno dei suoi “gioco da grandi”.
Fra le tante inquietudini si avverte soprattutto l’artificio artistico del coinvolgimento dello spettatore nella vita, nella tensione, nell’opera, nell’incubo intimo del protagonista realizzatore. Il visitatore diventa così parte di un sistema subliminale che lo spiazza o lo intriga a seconda di quanto squassante sia il tema proposto, sovente al vetriolo…
L'INCONSAPEVOLEZZA DELL'ESSERE
a cura di Marzia Taggiasco
Galleria Scola, Palazzo Peloso Cepolla
Via Cavour 44 - Albenga
8 - 27 novembre 2008
Artisti:
Alice Andreoli - Angelo Barile - Alessandro Bellucci - Daniele Capecchi - Cristiano Carotti - Gabriele Colletto - Eva Stueben - Ugo Rho - Paolo Tallerini - Stefania Catastini - Frank Jordan - Selma Fattinnanzi - Emanuela Pischedda - Walter Passarella - Javier Ramirex - Ivano Sarrecchia - Silvia Sebastiani

FILIPPO BIAGIOLI: RADIOGRAFIA DI UN ANALPHABETA
Si inaugura sabato 29 novembre alle ore 18 la personale dell’ artista Filippo Biagioli allestita alla Casa d’Arte di Imperia in piazza Maresca 19, dal titolo “Radiografia di un Analphabeta”.
La mostra è curata da Paola Bertolazzi, titolare della Casa d’ Arte di Vercelli ed ora anche del nuovo spazio espositivo di Imperia, che ha ripreso, ampliandolo, il precedente impegno di Filippo Biagioli con la mostra a due di agosto. In questa personale saranno esposti 100 lavori, tutti di piccole dimensioni e, soprattutto i suoi rarissimi 10 x 10 su tela a brandelli.
Di lui scrive il critico Luisa Facelli:
“Biagioli è Biagioli: sempre divertente, svagato, visionario, in odore di neoespressionismo da Factory newyorkese germogliata in quel di Pistoia. All’imprinting di ieri oggi va riconosciuta però un’evoluzione e una consapevolezza in più, anche se le cifre stilistiche dal segno facilmente decifrabile e il cromatismo vivace sono gli stessi. Deliziose opere di piccolo formato 20X20, o giù di lì, di un artista in cui vita/temperamento/arte coincidono senza sforzo e se conoscono l’onda d’urto del successo la cavalcano allo scopo di crescita.”
E ancora :” Raffinate colature illuminano infine i fondali di alcune tele su cui ancora si agitano stralunati personaggi da cartoons oppure sagome irruenti uscite dai graffiti. Ma è una poetica ormai matura, lontana dagli spray. Mano, tecnica, gusto a tratti vagamente surrealisti. Su tutto, grafema costante, la parola. In forma di scrittura reale, diaristica. Appunto, senza pedanteria. Decoro sapientemente sgangherato, anticalligrafico. Filippo è Filippo: insomma, bisognerà tenerlo d’occhio.”
Per l’occasione è stato stampato un piccolo catalogo in 99 copie (numerate e firmate dall’artista) arricchito da una preziosa presentazione di Raffaele Bozzi:
“…Il fatto che le opere d'arte di Filippo si librino nel loro mondo fantastico ed illusorio non significa che esse non abbiano rapporti con la vita.
Le loro forme sono radicate nei ritmi vitali del processo organico, nascita, sviluppo, declino, morte e contemplano gli umani sentimenti del vivere, tristezza, paura, gioia, dolore, stupore. La separazione dei dipinti e delle sue opere d'arte dalla realtà non le priva di un significato intellettuale né le riduce ad una pura occasione di reazioni nervose. Il pensiero che in esse è racchiuso assume valenza di simbolo e pertanto, è quasi inesauribile…”
“…Chi osserva la pittura di Filippo tenta di interrogare ingenuamente il proprio senso, la sua cultura appresa con l'istruzione dalla società in cui è vissuto, i suoi miti, i suoi ritmi come se veramente le figurazioni volessero dire qualcosa e come se il senso, il significato reale potesse essere afferrato mettendo a fuoco nelle sue pupille le immagini.
La pittura di Filippo è "no sense", eppure il nostro "non sapere" ci affascina….”
“…I quadri di Filippo sono amuleti e maschere per evitare la perdita del nostro IO. Noi crediamo che il linguaggio di un bimbo sia analfabeta, forse sarebbe più giusto chiamarlo "non condizionato". Nel caso del Biagioli, è provocazione, sberleffo, sfida. La paura è verso se stesso ed il coraggio lo acquista nella sfida da portare agli altri. Dopo una prima fase di sofferenza, di ansia la sua pittura rappresenta la sfida, il gioco dell'artista che "sa" a coloro che "non sanno". Forse la sua sfida è nata inconsciamente, come bisogno culturale, sublimazione Freudiana ad episodi della sua vita, ma nel tempo in tutte le sue opere affiora una consapevolezza che non tiene a mostrare ma di cui comincia a rendersi perfettamente conto. Come abbiamo già detto, la sua figurazione manca di effetti decorativi per assumere valenza di icona propiziatoria, quasi a ricordare le antiche pitture rupestri che lo sciamano disegnava per materializzare la speranza di una buona caccia, oppure come le maschere rituali della Papuasia e di altri popoli "primitivi". La maschera supera le debolezze, l'incertezza e l'inadeguatezza del singolo, diventa simbolo, forza, feticcio, talismano collettivo. Filippo Biagioli è lo sciamano che dipinge le figure augurali per il futuro dell'umanità.”
FILIPPO BIAGIOLI
RADIOGRAFIA DI UN ANALPHABETA
a cura di Paola Bertolazzi
Casa d'Arte
Piazza Maresca 19 - Imperia
dal 29 novembre al 13 dicembre 2008

OMAR GALLIANI: ... SUI TUOI PASSI
Per la prima volta a Savona, Omar Galliani è presente alla Galleria Conarte in via Brignoni 26r dal 15 novembre 2008 al 10 gennaio 2009.
L’artista, esponente di punta della nuova figurazione italiana, crea figure eteree, evanescenti, ma al tempo stesso fortemente presenti, grazie alla tecnica che sfrutta le caratteristiche del supporto ligneo, per dare risalto a forme, linee ed effetti chiaroscurali. Ricollegandosi ai grandi maestri del passato, Galliani coniuga un’approfondita ricerca tecnica del disegno ad un approccio alchemico agli elementi naturali, legno, grafite, oro che sono i suoi materiali privilegiati per accedere ad un contatto materico ed essenziale al mondo vegetale e a quello minerale. La figura umana che scaturisce da questo processo è sublimata in icona carica di una spiritualità universale. Come insegnava Leonardo, un volto è un’anima e Galliani riesce a illuminare i volti di magica seduzione.
Non c’è da stupirsi se la sua arte, capace di attraversare Oriente e Occidente, ha conquistato la Cina che l’ha accolto in un tour in quattordici musei, partito da Shangai ad inizio 2006 e che si concluderà a Pechino in questi mesi.
"Nel caso di Galliani c’è la volontà di esprimere con il disegno fortemente chiaroscurato o appena tracciato, l’essenza prima di ogni cosa, quindi dinamizzare le forme sorreggendole con l’armonia del tratto e del contenuto, anche quando esse possono apparire oscure e imperscrutabili". ù
-- Marisa Vescovo
"Penso ad un disegno che sia l’unico mio disegno possibile, educatore della notte e del giorno, andata e ritorno della mano sul legno nudo e crudo, figlio degli alberi abbattuti sulle terre degli orfani ciechi".
-- Omar Galliani
OMAR GALLIANI
.. SUI TUOI PASSI
Conarte
Via Giuseppe Brignoni 26 R. - Savona
dal 15 novembre 2008 al 10 gennaio 2009

GIACOMO LUSSO: VIAGGIO DENTRO
Arte contemporanea del comune ligure. La mostra sotto l'egida del Circolo degli Artisti vede il patrocinio della Provincia di Savona, del Comune di Albissola Marina, Comune di Albisola Superiore e della Fondazione Culturale Cento Fiori di Savona.
In quest'occasione espositiva, introdotta dai testi critici di Luciano Caprile e di Silvia Campese, Giacomo Lusso ci propone un "viaggio dentro" attraverso la visione dei dipinti della serie -I giardini dell'anima- e di alcune ceramiche dei -Racconti dentro-realizzate dal 2006 ad oggi presso la Piral Arte di Albisola.
A corredo della mostra sarà presentato un nuovo catalogo della produzione artistica di Giacomo Lusso.
Viaggio come scoperta di sé
L'opera d'arte del nostro tempo si risolve sovente nel riflesso di un'indagine interiore. D'altronde la critica della realtà trova le prime risposte nell'intimo di ciascuno.
"Viaggio dentro" è pertanto un titolo doppiamente indicativo dell'iter di Giacomo Lusso poiché riguarda il personale percorso di ricerca e la sua esplicazione in un fare che chiama direttamente in causa la pittura, la ceramica e alcune manifestazioni di carattere performativo tali da coinvolgere attivamente il pubblico.
Lusso si avvale di una chiave calligrafica che va a intingere straordinarie affinità nei crittogrammi delle tavolette di Ebla o in certe espressioni magiche ereditate dalla notte dei millenni.
D'altronde il "viaggio" deve iniziare dalla radici piu' profonde per poter offrire ricchezze di percorsi e occasioni di riflessione.
-- Luciano Caprile
Giacomo Lusso nasce nel 1953 a Malles Venosta (BZ). Si avvicina giovanissimo alla pittura frequentando l'ambiente dei pittori lombardi legati alla tradizione figurativa. Trasferitosi in Liguria ad Albisola, a contatto con gli artigiani e gli artisti che frequentano la cittadina della ceramica alla fine degli anni sessanta, apprende le conoscenze del "fare arte ceramica in bottega".
Diplomato al Liceo Artistico A. Martini di Savona, la sua prima mostra personale risale al 1972.
Artista e sperimentatore, attraverso la ricerca in campo artistico utilizza come mezzo espressivo, sia le diverse tecniche ceramiche (molte delle opere sono realizzate con argille cavate personalmente in Albisola) che la pittura e l'ideazione di azioni concettuali come "La porta dei Segni" del 2002, "Il mio Biancoblù" del 2004, "Concetto e azione" del 2005, "Paccopoli" del 2006, "Dalla luce alle terre" opera globale e "Arte condivisa e suddivisa" del 2007 e "Centofiori" del 2008.
Nel 2007 selezionato alla VIII Biennale Internazionale Ceramica di Manises Spagna con opera in permanenza presso il MIC museo internazionale della ceramica. Nel 2008 il Circolo degli Artisti di Albisola e la Fondazione Centofiori di Savona gli dedicano due spazi espositivi nell'ambito di "Priamar d'Autore" dove espone un'installazione di cento pezzi di ceramica, ideale libro ceramico, lunga otto metri e mezzo realizzata presso la Piral Arte di Albisola.
Al suo attivo molte personali e collettive in Italia e all'estero e sue creazioni sono presenti in collezioni pubbliche e private.
GIACOMO LUSSO:
VIAGGIO DENTRO
Museo Civico d'Arte Contemporanea
via dell' Oratorio, 2 - Albissola Marina (SV)
dal 15 al 30/11/2008

FRANCO BRUZZONE: CARTE E TELE 1958-2008
Qualcuno ha scritto che Franco Bruzzone è da considerarsi tra i pochi protagonisti del rinnovamento artistico prodotto in Liguria nel dopoguerra.
Personalmente aggiungo che, dalle sue prime alle più recenti proposizioni, la creatività di questo artista è stata ritenuta importante, a livello nazionale e internazionale, da illustri specialisti essendo essa pervenuta a zone inedite di espressività.
Pertanto sapendo quanto egli si sia tenuto lontano dalle scorciatoie artistiche e dalle speculazioni mercantili, sono lieta di presentare nella mia galleria alcune delle sue opere, oggi 1° novembre, giorno del suo settantacinquesimo compleanno, e in concomitanza con la grande antologica che ne onora il lavoro all’ Oratorio de’ Disciplinanti nel Complesso Monumentale di Santa Caterina di Finalborgo (SV).
Anna Osemont
FRANCO BRUZZONE
CARTE E TELE 1958-2008
a cura di Germano Beringheli
Galleria Osemont
Via Colombo 13-15, Albissola Marina
dal 1 al 30 novembre 2008

RAFFAELE RESIO: DISEGNI E ACQUARELLI
L’associazione culturale “Aiolfi”, nell’ambito dell’iniziativa culturale “Vetrine d’artista”, proporrà a partire da oggi, fino al 16 dicembre, una serie di lavori ad acquarello, disegni e bozzetti del pittore Raffaele Resio, nato a Genova nel 1854 e morto a Savona nel 1927.
L’iniziativa vuole essere un omaggio all’artista, andando così, almeno parzialmente, a colmare la lacuna dell’ottantesimo anniversario della sua scomparsa, che nel 2007 nessuno ha ricordato. Le opere saranno collocate nelle vetrine della sede centrale della Cassa di Risparmio di Savona, in corso I
RAFFAELE RESIO
DISEGNI E ACQUARELLI
Vetrine d'arte
Sede Carisa
Corso Italia - Savona
25 novembre - 16 dicembre 2008

MARC MONTICELLI: GENOVA OLTRE IL CLAMORE
Fotografo urbano militante, Marc Monticelli capta tracce nella città, riflessi nelle finestre, volti nella notte in bianco di Nizza, protagonisti dell'eterna lotta per la libertà.
Marc Monticelli, nato nel 1970, vive e lavora a Nizza.
Ingegnere in informatica, militante politico e sindacale, Marc Monticelli è pervenuto alla fotografia per conservare le immagini ricordo delle azioni alle quali partecipava. Ha scelto all'inizio la pellicola tradizionale per economia, e si è accorto che la fotografia non propone semplicemente descrizioni e testimonianze: la fotografia non è gioco formale o prodezza tecnica, la fotografia non serve a far vedere ciò che avviene nel mondo: la fotografia mostra una sensibilità presente nel mondo.
Creatore di siti internet, attore-osservatore dei movimenti della società, intimo di artisti e scrrittori, è curioso di tutto ciò che mette le cose in movimento.
Su di lui, Katy Rémy scrive: "Fotografo urbano militante, Marc Monticelli capta tracce nella città, riflessi nelle finestre, volti nella notte in bianco di Nizza, protagonisti dell'eterna lotta per la libertà.
Griglie, strade di campagna, artisti pensosi, opere di Schlomoff in abissi, Dj's concentrati sui loro piatti, groviglio di cavi, stazione stradale all'alba, barricate, edifici, villaggi di tende a Genova, tutto è ritratto, tutto giace nello stesso silenzio, tutto si prolunga per il poco che il fotografo l'ha colto.
MARC MONTICELLI
GENOVA, OLTRE IL CLAMORE ...
Campus Universitario
Via Armando Magliotto 2 - Savona
al 7 al 21 novembre 2008

ROMAN OPALKA AL MUSÉE CHAGALL
Les nombres conservent chez Roman Opalka leur qualité plastique de signe graphique comme leur puissance symbolique. Pour l’artiste polonais, leur écriture programmée selon un protocole établi pour une grande partie en 1965 et poursuivi encore aujourd’hui, est l’occasion d’un exercice quasi quotidien rigoureusement défini et respecté. Sur chacune des toiles, identiques les unes aux autres, et dont le fond est initialement préparé en noir, les nombres sont inscrits depuis ce premier signe Opalka 1965 / 1 - ∞, qui donna tout à la fois l’indication de départ et le mode d’emploi de ce qui allait devenir une des entreprises les plus fascinantes de toute cette période. Opalka les inscrit dans l’ordre conventionnel à la surface du tableau et ce depuis le jour où il décida que seule la mort viendrait interrompre le processus engagé. Un pinceau n° 0 chargé de peinture blanche sert à la retranscription visuelle des nombres prononcés à voix haute par l’artiste dans sa langue maternelle et enregistrés sur bande magnétique.
Cette écriture, malgré son maillage serré, restera facilement lisible jusqu’à ce qu’en 1972 Roman Opalka décide d’intégrer un élément nouveau qui consiste à traiter les fonds noirs en additionnant, à chaque nouvelle toile, un centième de peinture blanche. Cette décision, simple dans son énoncé, marquait une radicalisation exemplaire du programme mis en place en ce que la dimension temporelle allait, plus encore que dans la simple numération, produire tous ses effets. La progression vers le blanc sur blanc, en tant que phase ultime et indépassable, est ainsi programmée, annoncée et suivie avec détermination. Le teint livide de la mort que semble vouloir accepter la peinture de Roman Opalka n’est le signe d’aucune attitude morbide.
Bien au contraire, cette lente progression vers le silence monochrome est voulue, recherchée, préparée depuis longtemps avec le calme nécessaire qui préside à toute grande initiative de la vie. L’exercice que s’est imposé Roman Opalka accepte volontiers la proximité étymologique de l’ascèse mais, alors que celle-ci est toujours dotée d’un certain coefficient de douleur, le rituel quotidien de l’artiste se fait dans la plénitude apaisée de celui qui a su donner une sûre orientation à sa recherche. Une recherche qui, sans doute, concerne l’individu au premier chef mais qui ne se dérobe aucunement à l’histoire et à l’histoire de l’art tout particulièrement. C’est ainsi que la «montée» du blanc de la graphie d’Opalka a pour conséquence prévisible d’aboutir à la fusion de la forme et du fond, ce qui, rappelons-le, constitua la recherche des artistes historiques, compatriotes d’Opalka, que furent Katarzyna Kobro et Wladyslaw Strzeminski, tous deux à la recherche de l’espace uniste.
Maurice Fréchuret
ROMAN OPALKA
Musée National Marc Chagall
Avenue du Docteur Ménard - Nice
08 nov. 2008 - 09 févr. 2009

ACCLIMATATION A VILLA ARSON
Il est difficile d'aborder la nature sans tomber dans les lieux communs ou les pièges d'un discours moralisateur, forcément réduit à des considérations politiques sur un avenir incertain, promis à de sombres inquiétudes. Sans pour autant nier ces craintes et la portée des blessures que l'homme ne cesse de provoquer sur son environnement, on oublie aussi que la nature est elle-même porteuse de ses propres mutations qu'elle métabolise selon une logique d'évolution permanente.
Cent cinquante ans après les théories évolutionnistes de Darwin, l'exposition «Acclimatation» entend aborder ces phénomènes de mutations avec distance, en se focalisant sur les chimères monstrueuses auxquelles le savant n'accorde que peu d'attention. À la manière d'un jardin botanique qui collecterait des informations dans un souci d'expérimentation scientifique et d'observation publique, il s'agit avant tout de révéler et de fantasmer les formes que ces bouleversements engendrent sur notre propre environnement. Objets hybrides et mutants, mêlant le vivant et l'artificiel, images ambivalentes ou parfois facétieuses, les oeuvres des artistes contemporains mettent en évidence dans cette exposition la complexité de la question de la représentation de la nature aujourd'hui. Une nature ni bucolique, ni meurtrie, conçue comme un champ d'expérimentation des formes et des savoirs, partagée entre principes de réalité et fantasmes, conservation et anticipation.
«Acclimatation» reprend la structure en départements des Jardins d'acclimatation ou musées d'histoire naturelle, partageant ainsi l'exposition en cinq chapitres successifs. Le premier, Pétrochimie, a pour but d'interroger les incidences de la production industrielle sur la définition même de notre environnement.
Climatologie tente de reconstituer dans l'espace des salles d'exposition de la Villa Arson des micro-climats à travers des sensations furtives.
Vivarium est par essence consacré au vivant et à sa faculté à se confronter à la matière morte de l'artifice.
Arboretum, dédié spécialement au végétal, a pour vocation de constituer un paysage en soi, une forêt qui chercherait son identité.
Enfin, Planetarium ouvre une porte de sortie vers un avenir fait d'anticipation, inventant de nouveaux territoires dans lesquels toutes les mutations ont déjà eu lieu.
L'exposition agit en jardin intérieur, jouant de la structure labyrinthique des espaces du centre d'art, en revendiquant un caractère narratif fort: l'histoire possible d'une nature totalement synthétique, d'un environnement désincarné, entre conservatoire et terrain d'anticipation, réalité géopolitique et fantasmes, causes et effets. De l'installation à la vidéo, de la peinture au dessin, en passant par la photographie et le son, Acclimatation s'attache à déployer une nature de synthèse, hybride et polysémique.
ACCLIMATATION
Villa Arson
Centre national d’art contemporain
20, av. Stephen Liégeard - Nice
30 oct. 2008 - 01 févr. 2009
Artistes:
Gabriela Albergaria, Pascal Bircher, BP, les frères Chapuisat, Donna Conlon, Marti Cormand, Valère Costes, Michel de Broin, Carlee Fernandez, Peter Goin, Pearl C. Hsiung, Petter Johannisson, Janice Kerbel, Vincent Kohler, Emmanuel Lagarrigue, Eve-Andrée Laramée, Charles Lopez, Pierre Malphettes, Vincent Mauger, Mariele Neudecker, Miguel Palma, Gyan Panchal, Evariste Richer, Abigail Reynolds, Katrin Sigurdardottir

GUILLAUME LEMARCHAL E AURORE VALADE ALL'ATELIER SOARDI
L'exposition itinérante présentant les lauréats 2008 du Prix HSBC pour la photographie fait escale sur la promenade des anglais.
Aurore Valade conçoit des images où elle joue avec l’iconographie de la scénographie. Elle photographie des personnes qui interprètent leur propre rôle, dans leur intérieur. Dans ces mises en scène très élaborées affleurent souvent les clichés, reflets significatifs d’une situation sociale, économique ou culturelle de notre époque mais aussi certaines valeurs qui questionnent les limites du privé.
Cette scénographie confuse et chaotique a pour objectif la subversion de l’inconscient du spectateur. L’acte photographique est conçu comme une véritable performance qui réclame du temps : la rencontre, la mise en scène et la prise de vue. Les différents mondes reconstruits nous parlent de la relation entre une forme de vie rêvée et une réalité qui souhaite échapper aux contraintes de la quotidienneté ou de la médiocrité. Tout en nous dévoilant l’aspect intime d’histoires crédibles mais peu vraisemblables, Aurore Valade exprime sa confiance en l’inévitable tyrannie de la vie. Un discours toujours cohérent avec ses intentions.
Equilibre et paix pourraient être les sentiments évoqués pour parler de paysage. Rien n’est moins vrai dans l’oeuvre de Guillaume Lemarchal qui a parcouru la côte Atlantique, l’Allemagne du Nord et l’Estonie à la recherche de leur histoire, de leurs blessures.
Son travail se fonde sur des mémoires individuelles et collectives, des zones marquées par l’occupation, la destruction et l’abandon. Ses photographies froides et silencieuses, d’une totale majesté, parlent des marques qui visualisent le temps, c’est-à-dire de la forme que le temps confère aux ruines causées par l’homme, une tentative d’exhumer l’âme des lieux. La solidarité du photographe avec le milieu naturel se concrétise comme une proposition de réflexion sur l’intervention humaine et ses activités industrielles dans la nature irrémédiablement bafouée.
Ce travail photographique, destiné à responsabiliser la communauté face à la dégradation de son environnement, explore opportunément la question de notre présence dans le monde. Pour Guillaume Lemarchal, «Tous ces lieux deviennent de vastes champs de batailles, où passé, présent et imaginaire se tissent en miroir d’une humanité».
GUILLAUME LEMARCHAL - AURORE VALADE
Atelier Soardi
8, rue Désiré-Niel - Nice
25 nov. 2008 - 06 janv. 2009

SENTIERI LIGURI PER VIAGGISATORI NORDICI
Studi interculturali sulla Liguria
Tornando nella sua regione d'origine dopo un lungo lettorato presso l'Università di Copenaghen, Paola Polito ha coinvolto italianisti esperti di lingua, letteratura, arte e storia delle idee, artisti e scrittori, in un dialogo sulla Liguria come spazio di esperienze e interpretazioni.
Dalle Università di Copenaghen, Lund, Dublino, Genova e altre realtà del territorio ligure ogni autore ha contribuito con il proprio approccio alla rappresentazione interdisciplinare e multiculturale di uno scenario che è anche luogo mentale.
Sommario
Paola Polito, Nota della curatrice • Paola Polito, ‘Ligusticità’: la letteraturizzazione del paesaggio • Roberto Bertoni, Il leopardismo di Paolo Bertolani • Francesca Del Santo, A rischio di inciampare: sporgenze del terreno e emergenze di libertà nel paesaggio ligure • Hanne Jansen, Portare la voce ligure altrove: Montale in Danimarca • Steen Jansen, Due poeti liguri. Parole e temi nelle raccolte Pianissimo (1914) di Camillo Sbarbaro e Ossi di seppia (1925) di Eugenio Montale. Materiali per uno studio del lessico delle due raccolte di esordio • Intervista di Ole Jorn a Piero Simondo, Un Vichingo in Liguria nel XX secolo. Fantasia «storico-preistorica» • Björn Larsson, Francesco Biamonti – scrittore ligure o scrittore del mondo? • Paola Polito, Liguria e altrove. Genova e Moku Iti: gli scenari estinti della modernità • Sandro Ricaldone, Il perimetro immaginista. Jorn fra Albisola e Cosio • Erling Strudsholm, Lingua e dialetto in Liguria. Alcune considerazioni sulla situazione sociolinguistica ligure • Anders Toftgaard, «Sono queste genti fiere naturalmente». L’immagine della Liguria nella prima parte del Cinquecento • Lene Waage Petersen, I passaggi per la Liguria di Hans Christian Andersen nelle pagine dei suoi Diari • Postfazione. Enrica Salvaneschi, Un pettine di sassi • Schede bio-bibliografiche degli autori • Indice dei luoghi geografici • Indice dei nomi di persona e di personaggi.
La prima presentazione del volume si è svolta martedì 18 novembre alle ore 19, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Copenhagen con l'intervento di Ole Jorn, della curatrice Paola Polito e di altri autori.
SENTIERI LIGURI PER VIAGGIATORI NORDICI
Studi interculturali sulla Liguria
a cura di PAOLA POLITO
Olschki, 2008
"Biblioteca di «Lares»", vol. LXI

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