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CERVO: STORIE DI PITTURA PIEMONTESE DEL NOVECENTO IN LIGURIA di Alessandro Giacobbe
L’estate cervese è piacevole di suo: basta aver voglia di inerpicarsi tra vicoli e strettoie per i selciati del centro storico. La sera, soprattutto. Trovando scorci romantici e consolazioni per il cuore. Profumo di salsedine, finestre aperte, odori di cucina ligure, di mare sposato alla terra. Una esperienza che va compiuta.
Quest’anno l’Amministrazione locale ha voluto aggiungere qualcosa in più, con la mostra relativa ai tanti pittori piemontesi che nel secolo travagliato e appena trascorso hanno reso visita ed omaggio alla Liguria ed all’area cervese in particolare.
In questi ultimi anni, comunque, sono state varie le mostre che hanno ricordato anche l’Imperiese e il Dianese con “ritiro ispirativo” di molti artisti contemporanei. Il fine è dunque ben collegato ad un percorso in divenire ed il tema invero interessante. La problematica di base affrontata dai curatori è stata quella di collocare le opere entro gli spazi di un edificio storico quale il palazzo Viale. Quest’ultima è una splendida dimora signorile rimaneggiata, sostanzialmente costruita su preesistenze, nella seconda metà del XVIII secolo. Il piano nobile ove la mostra è ospitata è connotato da una continua decorazione dipinta, con tanto di opere su tela, di mano di Francesco Carrega e bottega. Una realtà dunque non anodina e che si presta alla visita, non mediata, di per sé stessa. In questa oggettiva costrizione, che comunque rappresenta anche un’occasione, ecco i lavori inattesi e poco noti di molti: le prime pagine presentano l’elenco, da Francesco Casorati e Nino Aimone poi Adalberto Campagnoli, quindi Romano Campagnoli, Felice Casorati, Mauro Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Piero Martina, Daphne Maugham Casorati, Francesco Menzio, Ennio Morlotti, Sergio Saroni.
I saggi in catalogo sono speculari, con una intensa introduzione di Franco Sborgi e una caratterizzazione cervese di Marco Vallora. E poi ovviamente i curatori, con appunti ancora sulle piccole storie pittoriche di Cervo a firma di Daniela Lauria per poi passare all’esegesi dell’esperienza imperiese di Menzio grazie ad Alfonso Sista. Quest’ultimo si occupa anche della singolare esperienza del “Cantacronache”.
E ancora Guido Sacerdoti che sposta un po’ più in là una prospettiva in relazione alla presenza di Levi ad Alassio tanto quanto Antonella Martina, Maria Teresa Roberto, e lo stesso Francesco Casorati raccontano storie quotidiane.
Paola Valenti ritorna su Morlotti, che a torto viene sempre citato solo presso l’indimenticabile Francesco Biamonti senza citare una sua liguritudine molto più intensa. E la letteratura ha la sua parte con Francesca Rotta Gentile.
Indubbiamente si tratta di un itinerario di scoperta. Si può credere che a Verbania la mostra possa diventare anche una sorta di “biglietto da visita” per un viaggetto cultural-turistico in una Liguria il più possibile autentica.
Alcune presenze sono inedite, altre emozionali, con Chessa, Campagoli e Francesco Casorati recentissimi. Bello, questo vivere continuo, ma come sarà, adesso, dopo aver visto anche la sequenza di scene di vita vissuta di un’Italia del dopoguerra e di boom industriale, dove, chissà perché, si vedono scene di famiglia, di tranquillità, di pranzi in compagnia, di viaggi e partenze, di sorrisi e fiaschi di vino… tutto questo in un catalogo che si ritiene semplice, vivo, da tenere e rileggere nel suo essere diretto.
La grafica… da parte, è il prodromo di tante opere, ma gli spazi l’hanno costretta ad un andito quando la si vedrebbe più vicina alle opere pittoriche, al fine di un’ispirazione, ammesso che la grafica voglia essere inizio e non anche fine. Penetrante, se ci si astrae dal contesto e il pensiero vaga tra mare, cielo ed olivi.
CERVO:
STORIE DI PITTURA PIEMONTESE
DEL NOVECENTO IN LIGURIA.
A cura di Daniela Lauria e Alfonso Sista
Dove è stato: Cervo, palazzo Viale
Periodo: 6 luglio-24 agosto 2008
Dove sarà: Verbania, Museo del paesaggio
Periodo: primavera-estate 2009

FRA METAMORFOSI E ARCHETIPO UN ATTRAVERSAMENTO DELLA PITTURA DI FRANCO BRUZZONE di Sandro Ricaldone
Il periodo in cui Franco Buzzone inizia il suo percorso creativo corrisponde ad un momento di cruciale trasformazione del quadro di riferimento della pittura contemporanea. Nel crogiuolo delle esperienze di quel momento s’incrociano declinazioni postcubiste e di astrazione geometrica (in Italia rappresentate essenzialmente dal MAC, Movimento Arte Concreta), ma è soprattutto l’affermarsi delle tendenze informali, con le loro radici espressioniste o surrealiste, a connotare l’atmosfera di quegli anni, assieme alla corrente “immaginista” (e come tale non meramente figurativa) di CoBrA.
Di formazione classica, e quindi attento non solo agli aspetti meramente visivi bensì anche alle poetiche ed agli sviluppi storici dell’arte, Bruzzone accosta, negli anni di formazione, alle prove pittoriche, un’accurata disamina delle correnti novecentesche, muovendo dalle avanguardie storiche per risalire sino alle espressioni più recenti. Lo studio attento del movimento surrealista da un lato e, per altro verso, le visite, effettuate fra il 1957 ed il 1958, di mostre quali “Pittori d’oggi. Francia Italia”, “Arte tedesca dal 1905 ad oggi”, della retrospettiva di Pollock allestita dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e della XXIX Biennale di Venezia, con la retrospettiva di Wols e la presenza di Tobey, accompagnano il graduale distacco dalle pratiche figurative che avevano contraddistinto – attorno al 1954 - i primi tentativi.
Di questi, modellati sugli esempi di Cezanne e – soprattutto - di Carlo Carrà, è opportuno ricordare, in relazione ai successivi sviluppi, come sovente vi ricorresse l’immagine di un casolare, rappresentato in termini essenziali: come schema modulare, spogliato dalle ordinarie connotazioni descrittive.
L’esplorazione di nuovi ambiti viene condotta, secondo la diretta testimonianza dell’artista, attraverso “disegni astratti, tempere e carboncini con un prevalente interesse per un segno istintivo e immediato”. Parallelamente, nei dipinti ad olio, si riscontra un passaggio da scansioni spaziali armonicamente strutturate (Senza titolo, 1957, fig. 2 cat. CGAM Gallarate) verso forme più marcatamente curvilinee e concentriche, sino ad un approdo compiutamente organico (Senza titolo, 1959, fig. 5 cat. CGAM Gallarate).
Si tratta, a ben vedere, di un esito nel quale l’apporto di ordine psichico, la sollecitazione dell’immaginario, in certo modo prevale sulla seduzione dei mezzi plastici all’epoca in auge. Bruzzone non si avvale, in questa fase (e neppure, in generale, nel corso degli sviluppi successivi), degli inserti materici introdotti da autori come Fautrier o Burri, né della gestualità prorompente che costituisce lo stilema dominante dell’informale; si introduce piuttosto in una dimensione metamorfica, disposta attorno ad un nucleo nel quale si concentra un viluppo biomorfo che si espande con andamento più disteso verso i margini del quadro.
E’ il caso di “Paesaggio chiaro”, dell’ottobre 1959, come di un ciclo di diciannove acquarelli che l’artista presenta, in questa occasione, per la prima volta nella sua interezza. Se nei due dipinti citati l’autore ha inteso animare il piano tracciandovi forme complesse in corso di trasformazione, negli acquarelli sembra invece aver cercato di fissare un momento anteriore: di cogliere la forma allo stato nascente, di catturarla, per così dire, nel momento stesso della sua genesi.
Più che di “una pittura in cui si organizza l’invisibile”, secondo la definizione coniata per l’informale da Emile Malespine, si può quindi parlare – a proposito di questa sequenza – d’uno sguardo focalizzato poco oltre, sull’“appena visibile” di cui l’artista delinea sul foglio i tratti elementari e inesplorati.
Il carattere embrionale di queste immagini viene sottolineato dal profilo ellittico in cui, in prevalenza, sono racchiuse; dal loro emergere fantomatiche negli squarci luminosi aperti negli sfumati toni bruni o grigi dei fondi che talvolta in parte si sovrappongono alle conformazioni insorgenti, a rimarcarne la natura germinale. Laddove in taluni altri lavori una suddivisione orizzontale dello spazio proietta le volute soprastanti, definite da minime striature di colore, in una dimensione aerea, fra addensamento e dispersione, o si addentra a scoprire nelle gradazioni più dense singolari concrezioni minerali.
In queste pagine inedite si riconosce non solo un risultato di particolare significato nell’ambito della vicenda italiana dell’informale, una elaborazione affatto originale che prende le mosse, reattivamente, dalla lezione di Wols e di Gorky, ma una prima matura manifestazione del tratto portante dell’itinerario artistico di Franco Bruzzone, identificabile nella ricerca di una forma primaria, intrinsecamente portatrice di senso.
Alla temperie metamorfica di cui si è ragionato l’artista sostituisce, nei primi anni ’60, l’intensità esistenziale insita negli intrecci di segni dilatati, convulsamente congiunti, che, in una cornice temporale scandita da bande verticali e riquadri, congegnano “colloqui”, “incontri”, “situazioni” interiori.
Riprendono quindi spazio, nel biennio 1965-66, enunciate con un grafismo sottile e incisivo, configurazioni di matrice inconscia, disseminate, quasi fluttuanti, sulla superficie del quadro (“Cose così come”, 1966) e successivamente agglomerate in costruzioni fantastiche (“Oggetto-fiore”, 1968-69; “L’angelo rosa”, 1969), per ridursi infine - a partire dall’autunno del 1971 - alla misura del frammento, ordinato in una griglia ortogonale.
Di qui l’artista muove verso la sintesi ultima, risolvendo il dualismo fra le “forme trovate a livello stratigrafico dell’inconscio” e il loro assetto razionale in un modulo d’impianto geometrico (un quadrato su cui s’innestano angoli acuti o sezioni curvilinee, replicato sino ad occupare per intero il supporto) che ha la sostanza dell’archetipo e la mutevolezza imprevedibile del dato fenomenico. In questo schema figurale che sembra recuperare, astraendo dalla contingenza descrittiva, il profilo della casa che campeggiava, circondata dalla luce, nei paesaggi degli esordi, si condensa l’esperienza artistica di Franco Bruzzone: con la messa in opera di un segno-immagine attivo, che tocca la dimensione profonda del nostro essere e insieme partecipa del ritmo mutevole e dei toni cangianti del divenire sensibile.
FRANCO BRUZZONE
TITOLO/SENZA TITOLO - OPERE 1954-2008
a cura di Gabriele Allegro, Germano Beringheli e Sandro Ricaldone
Complesso Monumentale di Santa Caterina - Oratorio dei Disciplinanti
Finalborgo
12 ottobre – 16 novembre 2008

ENTRETIEN AVEC ZOÉ GRUNI di Enrico Pedrini
Enrico Pedrini : Ce n'est plus tant à la pensée humaine d'envisager l'analyse en détail des contenus de la pensée même (ce qu'en Art on désigne comme Conceptuel), mais plutôt de participer à la vie des choses et des événements. Se mettant à l'écoute des choses, l'homme s'expose à elles plus qu'il ne s'impose. Cela lui vient de la recherche d'un nouveau désir d'identité, d'appartenance à un contexte de territoire et de culture. Par sa vitalité, un artiste cherche donc à résister, par son travail, à un monde qui veut le rejeter comme présence et richesse humaine. Sa pensée sera donc le lieu d'une variété de traces, de cas, qui coexistent tout en "se partageant". Quelles sont les raisons qui t'ont poussée vers un travail comme le tien ?
Zoé Gruni : Plus qu'à des raisons je pourrais dire que je répondais à des urgences. J'ai commencé mon travail artistique pendant l'adolescence, d'une façon très instinctive, presque brutale. Il s'agit certainement d'une réaction (probablement inconsciente) à l'homologation débordante. Ma réponse ne pouvait qu'être une réflexion intime sur l'identité et sur la mémoire.
E.P. : Les médias électroniques ont sans doute modifié en profondeur les caractéristiques d'un lieu et de son espace. Tandis qu'ils changent les caractères informatifs de l'endroit, les médias remodèlent les situations et les modalités sociales, tout en amoindrissant la valeur des lieux comme systèmes surs de renseignements. Par conséquent chaque individu semble jouer plusieurs rôles sur des scènes différentes, donnant à chaque public une vision différente.
Cette exigence de t'exprimer par des langages divers, comme la performance, la photographie, les objets et les vidéos te vient-elle de cette aptitude à la multimédialité ?
Z.G. : La multimédialité de mon travail me vient de l'exigence de le raconter depuis des points de vue différents, non pas d'un seul, étant donné la présence active du corps de l'œuvre. Donc les moyens différents servent, en des phases différentes, à exprimer la même chose. Le dessin comme l'idée, la sculpture comme la matrice, la performance comme l'action et, par conséquent, la vidéo comme instrument de documentation et la photographie comme image finale.
E.P. : Ton travail me fait penser à un événement qui avait lieu en Toscane, lors des siècles passés et qu'on nommait Veglia. Les paysans se réunissaient de temps à autre dans les fermes diverses où ils donnaient vie à une réunion conviviale structurée en trois phases : dans la première partie de la Veglia, les participants débattaient les problèmes réels et pratiques de leur travail ; la deuxième partie était une concours entre ceux qui arrivaient à se moquer avec le plus d'intelligence et de ruse des divers personnages du village ; la troisième et dernière partie de cette rencontre devenait une vraie compétition entre ceux qui déclamaient le mieux les poésies des divers auteurs, tels que Dante Alighieri, Petrarca, Boccaccio, etc. Il s'agissait donc d'une sorte de performance de déclamations collectives interdisciplinaires, riche en interactions. Ton travail me parait lié à cet esprit de liberté multiculturelle, qui est une caractéristique toscane.
Quels sont les points de contact entre la Veglia et les langages de ton œuvre ?
Z.G. : Il y a plusieurs points de rencontre, par exemple, le travail manuel et le choix d'une matière pauvre et fonctionnelle, le chanvre, qui offre des ressources infinies et que, comme le porc, on utilise tout-entier. Un matériau qui passe de deux à trois dimensions, lorsqu'il épouse la forme d'un corps, jusqu'à devenir une vraie personnalité, parfois reconnaissable (évêque, guerrier, épouse, juge...). Des personnages interchangeables que l'on endosse et qui ont besoin de se raconter par des moyens et des langages différents. Ce n'est pas par hasard si, suivant leur propre évolution naturelle, les œuvres sont devenues spectacle. Il était devenu nécessaire de partager, d'échanger, de participer.
Dans le spectacle "Entretien avec la pierre" (Roselle, Grosseto 2007) réalisé dans une vieille carrière abandonnée, les sculptures (rapportées à la musique et au théâtre) jouaient toutes entourées par le public (comme dans le Metato) pendant qu'une actrice déclamait des poésies.
E.P. : Ton activité est très significative soit par l'attachement à tes racines culturelles qu'à la nature et au corps. Ton engagement physique s'exprime par une expression originale toujours reconnaissable, où des multiples éléments entrent en scène et interagissent.
Peux-tu m'apporter une clarification à propos des dispositifs à travers lesquels tu formule tes images ?
Z.G.: L'image n'est jamais tout-à-fait claire pour commencer. Elle part souvent d'une implication émotive, que ce soit une forme, une atmosphère, une vicissitude intime, une expérience, un voyage, une nouvelle... Mon désir de communiquer avec les autres me porte à fondre les images subjectives de ma mémoire avec les formes "communes" de la mémoire collective. J'expérimente avec le corps, je m'incorpore à l'image pour la délivrer ensuite dans l'espace. C'est le seul instant où j'ai l'illusion d'arriver à mettre un peu de synthèse dans mon chaos.
ZOÉ GRUNI
METATO
commissaire d'exposition : Enrico Pedrini
Galerie Depardieu
64 boulevard Risso - 06300 Nice – France
Du 23 octobre au 28 novembre 2008

LUCIO FONTANA AD ALBISSOLA MARINA
Mercoledì 22 ottobre si è inaugurata a Genova, nelle sale dell'Appartamento del Dopge a Palazzo Ducale, la mostra “LUCIO FONTANA LUCE E COLORE” dedicata al fondatore dello Spazialismo (movimento che annovera tra i fondatori anche Milena Milani) a 40 anni dalla scomparsa e che racchiude ben 200 opere.
Albissola Marina non poteva rimanere indifferente ad un avvenimento del genere. Fontana ha infatti vissuto e lavorato a lungo Ad Albissola creando quei capolavori, che oggi raggiungono quotazioni inarrivabili ed in costante ascesa, che lo hanno proiettato nell’olimpo dell’arte mondiale.
Fontana è stato la punta di diamante della colonia artistica albissolese del 900 che contava, tra gli altri, Tullio d’Albisola, Lam, Jorn, Baj, Dangelo, Fabbri, Scanavino, Rossello, Capogrossi. E proprio discutendo di quanto Albissola sia stata importante per Fontana con la presidente della Fondazione Fontana Nini Ardemagni Taurini e i curatori della mostra genovese Sergio Casoli e Elena Geuna, l’Assessorato alla Cultura ha allestito un percorso albissolese (di cui qui di seguito trovate le immagini) che integra l’avvenimento di Palazzo Ducale.
Il tutto avrà inizio sabato 25 ottobre ore 18,30 presso l’Antica Fornace Alba Docilia (lo splendido e affascinante spazio recuperato dall’Amministrazione Comunale e adibito a sede espositiva) con l’inaugurazione di una mostra dai contenuti assolutamente unici. Saranno infatti esposte opere importantissime prima fra tutte la Dama bianca con colomba (1953), terracotta smaltata e graffita (altezza 121 cm) che, forse per la prima volta, esce dal Comune di Albissola e che, ne sono certo, affascinerà i visitatori. In quest’opera primeggia il Fontana barocco ma sono già presenti i tagli e i buchi che di lì a poco diventeranno il marchio di Fontana. Grazie alla collaborazione della Fondazione Passarè saranno esposti due Concetti Spaziali del 1959 (due terracotte dipinte, una diametro 45 cm e una diametro 50 cm) e una idropulitura su tela, Concetto Spaziale Attese (1964). Ancora grazie alla Fondazione Passare sarà esposto un olio su tela (rosa) con squarcio e graffiti: Concetto Spaziale (1965). A questa esposizione eccezionale si aggiunge il pannello di Fontana, presente sulla Passeggiata degli Artisti inaugurata il 10 agosto 1963, arricchito da 3 Nature in bronzo dal consistente impianto biomorfico. Ma non è finita qui. Infatti, grazie alla sensibilità del Circolo Culturale Eleutheros, sarà visitabile il caratteristico studio di Lucio Fontana in quel meraviglioso angolo di Albissola che è Pozzo Garitta. Non dimentichiamo poi che in mostra a Genova sono presenti 4 opere che fanno parte della collezione del Comune di Albissola Marina: Brasile, Spagna, Mediterraneo e i Cavalieri dell’Apocalisse.
Inoltre ricordiamo anche la Fabbrica Giuseppe Mazzotti 1903 che, oltre a ospitare diverse opere del maestro di Santa Fè, nel giardino museo espone un bellissimo coccodrillo di dimensioni naturali.
Ancora una volta Albissola rende omaggio ai grandi del passato, come è già successo, per esempio, con l’intitolazione di una piazza a Lam e la pubblicazione (in collaborazione con la Fondazione Casa America) di un catalogo sulla Via Crucis realizzata proprio da Fontana nella Libera Repubblica delle Arti (Marinetti dixit) nel 1949.
Credo che abbiamo colto nel segno a stringere questo legame forte con la mostra di Genova per riaffermare ancora una volta il ruolo fondamentale che ha avuto Albissola Marina, grazie anche a personaggi del calibro di Tullio d’Albisola e di Carlo Cardazzo) per Fontana.
Albissola era uno dei luoghi che “faceva” cultura e oggi non certo abdicato a questo suo ruolo così importante, basti vedere quanti artisti di livello ancora operano sul nostro territorio: Dangelo, Giannicci, Moiso, Moncada, Tinti, Morando, Milena Milani, Carlè, Lorenzini, Bocca, Sanchez, Lerpa e l’elenco potrebbe continuare.
Fabio Lenzi
Assessore alla Cultura del Comune di Albissola Marina
• Fornace Alba Docilia: sabato e domenica 9.00 – 12.30 / 16.00 – 19.00 oppure su appuntamento
tel. +39 019 40029280 / +39 340 0783099 cultura@comune.albissolamarina.sv.it
• Studio Fontana Pozzo Garitta: fino al 30 novembre sabato e domenica 11.00 – 12.30 / 17.00 – 19.00 oppure su appuntamento (e comunque dal 30 novembre)
tel. +39 019 828494 / +39 320 2636502 agober@libero.it

IL PREMIO POZZO GARITTA A GIORGIO MOISO E ANGELO CARROSSINO
Albissola Marina - Sabato 25 Ottobre 2008 si è svolta la cerimonia di consegna del III Premio Pozzo Garitta, un riconoscimento che entra con forza nel panorama culturale con finalità importanti, legate all’innovazione artistica e alla ricerca e al prosieguo dell’antica tradizione ceramica albisolese.
Il Premio nasce da un’idea del Comitato di Rigore Artistico di Savona Albisola nelle persone dei suoi membri fondatori e soci aggiunti : Roberto Giannotti, Claudio Manfredi, Tullio Mazzotti, Giovanni Tinti e Silvia Campese, Secondo Chiappella, Riccardo Griffo, Enrica Noceto, Aldo Pagliaro, Mino Puppo e Silvia Calcagno.
Il Premio, che ha cadenza annuale, viene assegnato mediante votazione dei membri fondatori e soci aggiunti del Comitato, a :
• un artista
• un amico dell'arte ceramica di Albisola
(un ceramista o un gallerista o un critico o uno studioso che si è distinto nel settore arte/ceramica albisolese)
I membri del Comitato di Rigore Artistico, dopo aver ampiamente valutato il lavoro degli artisti e delle persone che nel campo dell’arte ceramica hanno lavorato in Albisola hanno deliberato di attribuire il Premio Pozzo Garitta 2007 a :
Giorgio Moiso e Angelo Carossino.
Giorgio Moiso
Pittore, musicista, artista riconosciuto a livello nazionale ha vissuto un ampio percorso creativo intersecando pittura, gesto, segno, musica, concetto. Attraverso il suo successo ha ulteriormente contribuito a mantenere vivo il nome di Albisola quale Libera Repubblica delle Arti.
È mediante il segno, il colore, il gesto, i ritmi che nascono le sue opere che negli anni si sono trasformate dal figurativo iniziale alla forte contemporaneità di un arte che si libera dal concetto di opera in quanto tale per arrivare a essere espressione, concetto, performance.
Con Moiso la ceramica trova una nuova collocazione pittorica e spettacolare, artistica.
Giorgio Moiso nasce a Cairo Montenotte (Savona) il 13 febbraio 1942.
Gli è maestro Carlo Leone Gallo dal quale apprende le tecniche della pittura, parallelamente inizia lo studio della musica sotto la guida di Gino Bocchino, jazzman savonese.
Nel 1968 si diploma presso il Liceo Artistico “Arturo Martini” di Savona.
Ancor giovane ha avuto modo di conoscere lo straordinario clima di apertura avanguardista degli artisti internazionali che frequentavano Albisola.
Nel 1972 viene invitato da Mario De Micheli alla mostra “Il tema dell’uomo” nel Museo della Ceramica di Albisola; nello stesso anno l’amico Gianni Celano Giannici gli cede lo studio (che fu già di Tullio d’Albisola) situato in Pozzo Garitta.
Nel 1975 è invitato alla X Quadriennale di Roma; l’anno successivo prende studio a Milano dove lavorerà per alcuni anni.
Nel 1988 incontra a Venezia Mimmo Rotella, Pierre Restany e Arnaldo Pomodoro.
Nel 1998 la passione per il jazz lo porta a una svolta decisiva nel suo lavoro: far dialogare la musica con il gesto, il segno, il colore.
Il richiamo alle geniali sperimentazioni degli Anni Cinquanta e dei primi anni Sessanta (vedi il gruppo giapponese Gutai, Mathieu, Fluxus) con l’aggiunta personale della matrice jazz che gli è propria, danno vita a una miscela che genera una cifra stilistica personale: la Live Performance Painting. La sua pratica operativa, dunque, nasce da un originale mix fra musica e pittura e si ispira a una stagione creativa ormai mitica, ma si precisa e cresce in termini di notevole attualità.
È proprio questo felice connubio fra musica e pittura, questa capacità di trasformare una jam session jazzistica in una “jam session pittorica”, a caratterizzare in modo singolarmente originale la sua affermazione come artista.
Angelo Carossino
Attraverso le attività e le esposizioni del Centro Culturale La Stella Arte Contemporanea di Albisola Superiore ha sviluppato un percorso culturale con una visione incisiva, contemporanea e rigorosa del mondo dell'arte con particolare riguardo al territorio. Fino ad oggi ha realizzato oltre 80 mostre, tutte di assoluto prestigio, dedicate ai principali protagonisti italiani e stranieri dell'arte contemporanea che hanno frequentato le Albisole. Di rilievo la Collezione Permanente di opere nel Giardino del Centro Culturale; sta inoltre sviluppando una importante videoteca dove sono raccolte interviste e testimonianze degli artisti. Dal suo lavoro emerge l'attenta analisi della memoria storica del territorio collegata ad una lucida visione del contemporaneo e delle tendenze future, sia a li vello nazionale che internazionale.
Angelo Carossino nasce a Genova il 21 febbraio 1929.
La sua vita è caratterizzata da una grande passione civile, politica, culturale. Dopo gli studi all'Istituto di formazione professionale dell'Ansaldo a Genova, lavora come operaio. Nel 1944 entra nella Resistenza, divenendo uno degli organizzatori del Fronte della Gioventù e, nel dopoguerra, porta avanti l'impegno sindacale nella Camera del Lavoro di Genova. Entra nei primi anni '50 nella direzione del PCI, insieme a Togliatti e Longo, iniziando una prestigiosa carriera politica che lo porterà a Roma e poi in Sicilia. Nel 1953 arriva a Savona, dove ricopre il ruolo di Sindaco dal 1958 al 1967. Presidente della Regione Liguria dal 1975 al 1979, viene poi eletto in quell'anno al Parlamento Europeo con 200.000 preferenze, dove rimane fino al 1989. Nel 1991, abbandonata la vita politica, dedica il proprio tempo alla promozione e allo sviluppo dell'arte a Savona e nelle Albisole, aprendo il Centro Culturale La Stella Arte Contemporanea ad Albisola Superiore, divenuto subito punto di riferimento culturale di primo piano.

CARLOS CARLÉ ALLA PINACOTECA CIVICA DI SAVONA
Si è inaugurata lo scorso 4 ottobre, nella Pinacoteca Civica di Savona, a Palazzo Gavotti, una mostra personale del Maestro Carlos Carlè.
L'evento, promosso dal Circolo degli Artisti di Albissola Marina (Pozzo Garitta 32) in collaborazione con il Comune di Savona e la Pinacoteca Civica, in occasione dell'ottantesimo compleanno dell'Artista, vuole essere un omaggio ad uno dei più rappresentativi Maestri ceramici dell'arte contemporanea, presente con le sue opere nei più importanti Musei e Istituzioni Culturali del mondo: dall'Europa, alle Americhe all'Asia.
Argentino d'origine e da oltre quaranta anni presente e attivo nela provincia di Savona, può a buon diritto essere considerato ambasciatore della migliore tradizione artistica del compèrensorio.
La mostra è curata da Mauro Baracco per conto del Circolo degli Artisti di Albissola Marina e presenta una selezione delle opere create dal Maestro in questi ultimi tempi.
CARLOS CARLÊ
Nasce nel 1928 ad Oncativo, in Argentina.
I suoi iniziali contatti con la ceramica avvengono nella fabbrica di refrattari del padre, dove realizza i primi manufatti.
Verso la fine degli anni Quaranta intraprende a Buenos Aires, lo studio della ceramica, del disegno e della scultura.
Nel 1954 è tra i fondatori di Artesanos, primo gruppo d'avanguardia nella ceramica artistica dell'Argentina del dopoguerra e nel 1959 del Centro d'Arte Ceramico Argentino.
Espone le sue opere a Bruxelles, Praga e Italia dove si stabilisce nel 1963 e decide di dedicarsi esclusivamente alla scultura. Lavora per circa un anno nel centro ceramico di Vietri sul Mare (Salerno) e nel 1966 si trasferisce ad Albissola Marina, dove incontra le maggiori personalità artistiche che lì soggiornano ed in particolare Wifredo Lam.
Viaggia e lavora in Francia, Germania, Olanda e Danimarca.
Nel 1971 ritorna in Argentina e intensifica la sua attività espositiva;è premiato al II Salòn de Ceramica di Buenos Aires e nello stesso anno al XXX Concorso Internazionale della Ceramica di Faenza.
È nominato membro dell'Accademia Internazionale della Ceramica di Ginevra. Nel 1973 si trasferisce definitivamente ad Albissola.
Nel 1974 viene premiato al XXXII Concorso Internazionale di Faenza e riceve il Grand Prix alla V Biennale Internazionale de Céramique d'Art di Vallauris.
Del 1980 è il primo viaggio in Giappone, ospite dell' International Academy of Ceramics.
Nel 1985 espone al Hetjens Museum di Dusseldorf e al Museo de Ceramica di Barcellona.
Negli anni successivi partecipa a numerose esposizioni nel Sud America e in Europa. Nel 1991 ottiene il Gran Premio al XXXI Premio Suzzara (MN). Nel 1992 partecipa con alcune opere alla collettiva itinerante organizzata dal Museo Kyushu in Giappone. Nel 1993 la città di Savona gli dedica una retrospettiva alla Fortezza del Priamar.
Nel 1996 espone al Saga Prefectural Art Museum in Giappone e vi ritorna due anni dopo invitato per il Shigaraki Ceramic Cultural Park a realizzare una scultura monumentale per il museo della città. Nel 1997 riceve dal Comune di Albissola Marina l'Oscar alla Carriera.
Nel 2000 la città di Padova, nell'ambito della IV edizione di Scultura all'Aperto, ospita una sua mostra personale; riceve dal Comune di Barge (CN), paese di origine dei suoi avi, la Cittadinanza Onoraria e realizza il monumento "Megaliti per Barge".
Nel 2002 è componente della giuria dell' International Ceramics Festival di Mino in Giappone, della VI Biennale di Ceramica al Cairo in Egitto e della XVIII Biennale Internazionale di Vallauris in Francia; successivamente è presente con l'Accademia Internazionale della Ceramica a due mostre: "2002 Hellas" ad Atene ed al "Icheon World Ceramic Center" in Korea.
Nel 2005 è invitato ad esporre con Laura Vegas al Castello di Roccavignale (Savona) e in Palazzo Ducale a Genova, viene ordinato "l'Omaggio a Carlè".
Nel 2007 è invitato alla mostra "Concreta" nel Palazzo Pretorio di Certaldo (FI).
Nel 2008 espone nei Chiostri di Santa Caterina di Finale Ligure (SV); a ottobre dello stesso anno, il Circolo degli Artisti di Albissola Marina rende omaggio a Carlos Carlè in occasione del suo ottantesimo genetliaco, con una personale nella Pinacoteca Civica di Savona.
CARLOS CARLÉ
Pinacoteca Civica
Palazzo Gavotti
Piazza Chabrol 1 - Savona
dal 4 al 28 ottobre 2008

ARTISTI A SANREMO FRA OTTOCENTO E NOVECENTO
In occasione delle celebrazioni della festa patronale, venerdì 10 ottobre, alle ore 17, il Museo Civico di Sanremo presenterà al pubblico un’accurata selezione di dipinti provenienti dalle collezioni civiche nella mostra “Artisti a Sanremo fra Ottocento e Novecento”.
L’esposizione, a cura di Loretta Marchi (conservatore del Museo Civico) con la collaborazione del critico d’arte Giorgia Cassini e della dottoressa Chiara Tonet, comprende le opere di quegli artisti che hanno vissuto a Sanremo a cavallo tra i due secoli e che hanno dedicato alle bellezze della città una parte consistente della loro produzione.
Il percorso si snoda tra molteplici soggetti pittorici: dall’estro creativo di Antonio Rubino all’astrattismo di Karlo e Legnani, passando per i diversi stili e linguaggi che hanno segnato la cultura figurativa sanremese.
Tra le opere esposte prevalgono i paesaggi, espressione della sensibilità di un’epoca in cui i cromatismi e la luminosità intensa della Riviera diventano spunto per la creazione artistica.
A conferire ulteriore ampiezza all’apparato espositivo è una ricca scelta di opere in gesso e in bronzo degli scultori Vincenzo e Nello Pasquali e di Franco Bargiggia, artisti attivi a Sanremo nei primi anni del Novecento che si sono distinti in mostre e in concorsi di rilievo nazionale.
«Quest’esposizione dedicata alla produzione di pittori e scultori che hanno operato a Sanremo – commenta l’Assessore alla Cultura Daniela Cassini - è l’occasione ideale per celebrare la città ed i “suoi” artisti in occasione delle festività patronali. L’Assessorato alla Cultura continua il percorso di valorizzazione del patrimonio culturale cittadino già intrapreso nel periodo estivo con una serie di esposizioni di artisti contemporanei attivi sul territorio ligure. È necessario dare rilievo e continuità a questo tipo di eventi con l’obiettivo di far conoscere le ricche e qualificate raccolte d’arte sanremesi. L’esposizione “Artisti a Sanremo fra Ottocento e Novecento” prelude alla pubblicazione di un catalogo nel quale sarà possibile ritrovare le opere degli artisti in mostra. Desidero inoltre ricordare la giornata della Cultura Ligure, decisa dalla Regione per il 12 ottobre, data nella quale il Museo Civico rimarrà aperto al pomeriggio per ricevere gli ospiti e i visitatori».
E conclude: «Il Museo Civico ha voluto valorizzare il patrimonio proveniente dalle diverse sedi comunali (Palazzo Comunale Bellevue, Casa Serena, Palazzo Borea d’Olmo e la sede distaccata di Corso Garibaldi), riunito per la prima volta in una mostra collettiva. Si è raggiunto in questo modo un duplice scopo: ricreare, nei confini del salone nobile del Museo Civico, il clima di una grande stagione artistica e sottoporre all’attenzione del visitatore sia opere note che lavori meno conosciuti e in parte mai esposti».
Sempre venerdì pomeriggio, in occasione dell’inaugurazione, Giorgia Cassini terrà la conferenza “Made in Sanremo i tratti forti della memoria storica”. Interverranno l’Assessore Daniela Cassini e la dottoressa Loretta Marchi.
Nel novero degli artisti della mostra sono presenti:
- Cesi Amoretti (Sanremo 1929 - ivi, 1997)
- Roberto Anfossi (Taggia, 1950)
- Franco Bargiggia (Milano 1888 – Sanremo 1966)
- Alberto Beltrame (Adria 1892 - Sanremo 1978)
- Cesare Bertolotti (Brescia 1854 - ivi, 1932)
- Alberto Grosso (Torino 1860 - Sanremo 1928)
- Giacomo Grosso (Cambiano 1860 - Torino 1938)
- Gabriele Karlo (Sanremo 1937)
- Edward Lear (Holloway 1812 – Sanremo 1888)
- Anselmo Legnani (Derendingen, Svizzera, 1914 - Sanremo, 2003)
- Antonio Moretti (Milano 1881- Roma 1955)
- Renzo Orvieto (Torino 1922 - Sanremo 1999)
- Nello Pasquali (Genova 1912 – Sanremo 2000)
- Vincenzo Pasquali (Scarlino, Grosseto 1871 – Sanremo 1940)
- Aldo Raimondi (Roma 1902 - Erba 1998)
- Antonio Rubino (Sanremo 1880 - Baiardo 1964)
- Filippo Salesi (Mentone 1885 - Sanremo 1977)
- Luigi Stracciari (Padova 1900 - Pineta di Strenna, Sondrio, 1943)
- Willem Welters (Rotterdam, 1881 – Bordighera 1972)
ARTISTI A SANREMO FRA OTTOCENTO E NOVECENTO
a cura di Loretta Marchi
Museo Civico di Palazzo Borea d’Olmo
Via Matteotti, 143 – Sanremo
dal 10 ottobre al 15 novembre 2008

JERÔME ROBBE: TURN WATER INTO WINE
Lifting d’été pour l’Espace A Vendre, la galerie rue Smolett s’agrandit pour permettre de nouvelles expositions monographiques plus denses. Première exposition de la série : Jérôme Robbe. Ce peintre sorti de la Villa Arson a déjà été remarqué dans le show room de la galerie lors de l’exposition personnelle de Jean-Luc Verna en octobre 2007.
Pour sa première exposition personelle : «Turn the Water into Wine», Jérôme Robbe nous montre un panel de sa production, passant de peintures sur miroirs aux peintures compressées, allant de l’abstraction pure au bouquet de fleurs sur verre, de ses derniers travaux à ses toutes premières oeuvres en trois dimensions.
Le travail de Jérôme Robbe puise son essence dans une réflexion sur la pratique de grands peintres tels que Sigmar Polke, Helmut Dorner ou encore Francis Picabia. Pour ce voyage pictural à travers l’histoire, Jérôme Robbe construit, compresse, transforme, vernit, déconstruit ou superpose sur fond de country américaine, de blues et de guitare manouche.
Un travail à la rigueur allemande agrémentée d’une touche de rock’n’roll tout droit venue du plaisir de détourner les codes du regard et des perceptions ! Le tondo en façade sera réalisé par Stéphane Steiner, artiste tout nouvellement représenté à la galerie. La Galerie Espace A Vendre inaugure un partenariat dans le quartier du port avec la nouvelle boutique de design Halogène qui accueille une partie des oeuvres de grands formats de Jérôme Robbe. Pour conclure en musique ce premier événement de la galerie dans son nouveau format et en liaison avec l’association Kulth, un concert acoustique de jazz manouche suivi d’un DJ set se jouera face à la mer au Sun Sea Black.
JEROME ROBBE
TURN THE WATER INTO WINE
Espace à vendre
17, rue Smolett - Nice
12 sept. - 29 nov. 2008

LA SCOMPARSA DI ROBERTO BERTAGNIN
Roberto Bertagnin (nato a Münster nel 1914) è deceduto sabato sera a Vado Ligure dove viveva.
Colpito nella scorsa primavera da un infarto, si era ritirato nella residenza protetta “Ferrero” di Vado Ligure, continuando tuttavia a lavorare, assistito dal personale e dai tre figli, Arturo, Roberto e Graziosa.
Roberto Bertagnin si era diplomato scultore all’Accademia di Belle Arti di Venezia dove aveva partecipato alle Biennali 1948-1954. In seguito è stato preside del Liceo Artistico “Arturo Martini” di Savona.
Nel 2003 ha disegnato il bozzetto per la medaglia raffigurante Bepi Mazzotti, a ricordo del 100mo anniversario della fondazione della manifattura Giuseppe Mazzotti 1903.
Alla fine del 2007 ha dato un contributo fondamentale alla grande mostra, realizzata a Vado e a Milano, su Arturo Martini del quale era stato allievo e genero.
Aveva tenuto di recente due esposizioni, la prima nell'ambito della “Via del Sale”, presso il centro studi “Cesare Pavese” di Santo Stefano Belbo, l’altra a Milano nella biblioteca dell’Incoronata, in corso Garibaldi.

ENZO BARNABÀ, SERGE LATOUCHE: SORTILEGI
Questa raccolta di diciotto racconti intrecciati è il risultato dell’incontro, avvenuto in Bénin nel 2007, tra un francesista siciliano che vive in Liguria e un celebre economista bretone. Quest’ultimo, leggendo i racconti africani che il primo aveva scritto in seguito alla sua esperienza di insegnante in Costa d’Avorio negli anni novanta, si accorse con sorpresa come questi entrassero in risonanza con quelli, rimasti inediti, che egli stesso aveva scritto sull’onda della sua esperienza di insegnante a Kinshasa negli anni sessanta. Il tema di alcune storie è dunque il Congo in cui si svolgono i processi di assestamento che fanno seguito all’indipendenza. Sembra di rivedere le immagini che Marc Allégret, il giovane compagno di André Gide, aveva scattato quarant’anni prima: le donne a seno nudo che si insaponano nelle anse stagnanti dei fiumi tra i banani e i campi di manioca, le capanne in terra battuta coi tetti di paglia ecc. Un’Africa in cui, dando un’occhiata alle scarificazioni facciali, si poteva individuare l’etnia dell’interlocutore e addirittura capire se egli fosse un commerciante, un nobile, un fabbro o un griot. Al centro di altri racconti la Costa d’Avorio, col suo miracolo economico, che vive sospesa tra mondo magico e modernità. Il peso della tradizione permane corposo, ma non ci sono più donne col seno nudo e l’invasione della cultura occidentale sta colonizzando, senza trovare grandi ostacoli, l’immaginario africano. Certi racconti sembreranno incredibili, sia ai bianchi che non hanno conosciuto quell’Africa, sia agli africani che l’hanno dimenticata. Tutto è però vero. Solo in alcuni casi, per esigenze letterarie, si è fatto ricorso al verosimile. L’intenzione degli autori, infatti, è quella di spiegare, nel senso di dispiegare, di srotolare sotto gli occhi del lettore, l’Africa nera che hanno conosciuto.
Enzo Barnabà ha svolto la sua attività di ricerca sia nel campo della francesistica, pubblicando vari manuali di letteratura, di grammatica e di civiltà, sia in quello della storia delle classi subalterne, occupandosi in particolare del massacro di Aigues-Mortes (Le sang des marais, 1993; Morte agli italiani!, 2001) e dei Fasci siciliani (Il meglio tempo, 1998). Ha insegnato per alcuni anni presso l’Università di Abidjan. Dal soggiorno africano nascono i racconti di questo volume e il romanzo Le ventre du python, apparso in Francia nel 2007.
Serge Latouche, professore emerito di scienze economiche all’Università di Paris-Sud, è specialista dei rapporti economici e culturali Nord-Sud e dell’epistemologia delle scienze sociali.
ENZO BARNABÀ, SERGE LATOUCHE
SORTILEGI
Bollati Boringhieri 2008
Collana "Varianti"

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