sc@lo 25 31/07/2008

lettera sulle arti dal Ponente ligure
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Jacques Lipchitz, Le Prophète

  Mostre:
METROPOLIS
  IPOTESI PER LA CITTÀ FUTURA

BENIAMINO E CARLA JOPPOLO
  DUE IN UNO

GIANMARIA GIANNETTI /
  GIULIANO MENEGON:
  CHE C'È DA GUARDARE?

JACQUES LIPCHITZ:
  SCULPTURES, BAS-RELIEFS
  ET DESSINS

SUBITO:
  LA STATION AD APRICALE

TONY PRAYER:
  DI ULIVO IN TERRA

GIOVANNI BATTISTA DE ANDREIS:
  SPOSTAMENTI DELL'OCCHIO

HANS HARTUNG:
  LE GESTE ET LA MÉTHODE

WALTER PUPPO A POZZO GARITTA
METAMORFOSI A GARLENDA
NINO AIMONE AD ALASSIO





METROPOLIS. IPOTESI PER LA CITTÀ FUTURA



Mercoledì 30 luglio 2008, a partire dalle ore 21,15 s'inaugura presso l'Ex Chiesa Anglicana di Alassio la mostra "METROPOLIS. Ipotesi sulla città futura", doppia personale di Giacomo Costa e Corrado Zeni. L' esposizione, voluta dall'Assessore alla Cultura Monica Zioni, organizzata dall'Ex Chiesa Anglicana e curata da Nicola Davide Angerame (ingresso libero, catalogo in galleria), è concepita come una doppia personale che espone, attraverso gli ultimi e inediti lavori dei due artisti, un'idea di città che proprio in film come Metropolis di Fritz Lang, o in Blade Runner di Ridley Scott, trovano un modello e una narrazione che si riflette come un'evocazione lontana, uno stile e uno sguardo nei lavori di Costa e di Zeni. "Due lavori molto diversi tra loro - precisa il curatore della mostra Nicola Davide Angerame - che trovano in questa dimensione, della metropoli ipotetica del futuro o di una città invisibile alla Italo Calvino, il loro punto d'incontro, una suggestione comune. Mentre Costa dipinge al computer enormi distese di un vedutismo fantastico da terzo millennio, Zeni usa la pittura classica per ritrarre un'umanità che abita i "non luoghi" descritti dal filosofo francese Marc Augé. Mentre il primo dipinge una città senza a abitanti, il secondo ritrae abitanti senza città".
"Anche se Alassio è distante dall'idea di metropoli, e in ciò risiede stoicamente la sua forza e il suo carattere, anche lei presenta alcuni caratteri di una "metropoli" sui generis - dichiara Monica Zioni, Assessore alla Cultura di Alassio -: fondata molti secoli fa come insediamento rurale, Alassio e' divenuta durante la fine dell'Ottocento la località di vacanza e di residenza i funzionari della corona britannica. La costruzione della ferrovia e di molte grandi ville sulle colline, ma anche di grandi hotel, sale da the e casinò, ha mutato per sempre non soltanto il panorama della città, la sua conformazione fisica, ma anche i suoi ritmi e le sue abitudini. Con il successivo turismo di massa del boom economico nel dopoguerra, anche Alassio, come altre cittadine tranquille della Riviera, ha assunto in periodi estivi la conformazione psicologica di una piccola metropoli, registrando vertiginosi aumenti di densità di popolazione, di consumi, di scambi culturali e di spostamenti. Questa mostra quindi la riguarda, nel suo piccolo, come ipotesi lontana ma non del tutto estranea di un futuro che tutti noi alassini ci auguriamo sarà diverso da quello delle metropoli. Poiché la biodiversità non riguarda soltanto le specie animali e vegetali, ma anche le realtà urbane e architettoniche che accolgono la vita umana".

Giacomo Costa
Giacomo Costa è nato nel 1970 a Firenze dove vive e lavora.
Ha partecipato alla XIII Quadriennale di Roma (1999) e alla VIII Biennale della Fotografia (1999) di Torino ed ha tenuto personali da Photology a Londra (1999), alla Arthur Roger Gallery di New Orleans (1999) ed alla Laurence Miller Gallery a New York (2000). É stato anche invitato ad esporre al Contemporary Art Center of New Orleans in occasione della mostra "Photography Now" (2001) ed alla Anteprima della XIV Quadriennale a Torino (2004). Nel 2002 ha tenuto una personale presso Sergio Tossi Arte Contemporanea (Firenze) e nel 2003 presso Guidi&Schoen a Genova.
Nel 2005 al suo lavoro sono state dedicate due mostre, una dal Quarter-Centro Produzione Arte di Firenze a cura di Sergio Risaliti e Pietro Gagliano' ed una presso la Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Ciampino (Roma).
Nel 2006 ha preso parte alla X Biennale di Venezia di Architettura.
Nell'ottobre dello stesso anno una sua opera è stata esposta al Centre Pompidou di Parigi in occasione della mostra Le Peintres de la vie moderne entrando a far parte della collezione permanente del museo. Nel novembre 2006 ha presentato la sua nuova serie di lavori Atti metropolitani in due personali alla Galleria Guidi&Schoen di Genova ed alla Galerie Clairefontaine in Lussemburgo. Nel Settembre del 2007 il suo lavoro è stato esposto presso Phillips De Pury a New York in occasione della mostra C-Photo Exhibition.
Tra il 2007 ed i primi mesi del 2008 la rinnovata visibilità internazionale del suo lavoro a portato alla pubblicazione di una serie di servizi monografici dedicatigli su alcune delle piu' importanti riviste di fotografia internazionali, tra le quali C-Photo Magazine (Gb), Photo (F), Foto Magazin (D), Frame (O), DIgital Photo (Ru), POL Oxygen (Aus).
Durante gli anni il suo lavoro è stato esposto in alcune delle più importanti fiere d'arte internazionali, tra le quali, Art Basel (Ch), Art Cologne (D), Arco Madrid (Es), Paris Photo (Fr), FIAC (Fr), Art Moscow (Ru), Art Chicago (Usa), Artefiera (It).

Corrado Zeni
Corrado Zeni è nato nel 1967 a Genova, dove vive e lavora.
È stato tra i finalisti del Premio Cairo (2003), e nello stesso anno ha tenuto personali presso le gallerie Guidi&Schoen di Genova e Ronchini di Terni. Nel 2004 e' stato tra gli artisti invitati a partecipare all'Anteprima della XIV Quadriennale ha esposto al Mart di Rovereto, e con due mostre personali alla Galleria Voss di Dusseldorf ed alla Galleria d'Arte Moderna di San Marino. Nel 2005 è stato tra i finalisti del Premio Maretti e del Premio Fabbri ed ha esposto una nuova serie di lavori in una mostra personale presso la D'ac la Galleria Comunale d'arte contemporanea di Ciampino.
Nel 2006 ha partecipato alle mostre La donna oggetto al Castello sforzesco di Vigevano ed Human Art presso la Galleria Comunale di Catania. Ha partecipato alla mostra Nuovi pittori della realtà al Pac di Milano (2007) ed è stato tra gli artisti invtati alla mostra Linee all' orizzonte alla Galleria d'Arte Moderna di Genova. Nello stesso anno è stato tra i finalisti del Premio Michetti ed ha esposto una nuova serie di lavori alla Galleria Dieffe di Torino.
Nel corso degli anni il suo lavoro è stato esposto in alcune delle più importanti fiere d'arte internazionali, tra le quali, Art Bruxelles (Be), Art Cologne (D), Arco Madrid (Es), Art Moscow (Ru), Artefiera (It).

METROPOLIS
Ipotesi sulla città futura. Dipinti di Giacomo Costa e Corrado Zeni
a cura di Nicola Davide Angerame
Ex Chiesa Anglicana
Via Adelasia 7 - Alassio
dal 30 luglio al 24 agosto 2008



BENIAMINO E CARLA JOPPOLO: DUE IN UNO

Torniamo con la mente al dopoguerra, quando Lucio Fontana ritornò dall’Argentina con il Manifiesto Blanco, compilato a Buenos Ayres con i suoi allievi, venne a Albisola dove soltanto Milena Milani aderì alle nuove teorie. Più tardi esse vennero percepite da altri artisti e intellettuali a Milano e, tra questi, lo scrittore, poeta, drammaturgo, critico d’arte e anche pittore, Beniamino Joppolo, siciliano di Patti (Messina) dove era nato nel 1906.
Nel 1942, in piena seconda guerra mondiale, aveva sposato la pittrice milanese Carla Rossi da cui avrà due figli. Entrambi, Beniamino e Carla, ammiratori di Fontana e fedelissimi dei programmi artistici della Galleria del Naviglio, dove Beniamino tiene nel 1949 la sua prima personale.
“Due in uno” è il titolo della manifestazione che verrà presentata lunedì 28 luglio, alle 11,00, nella Sala Rossa del Comune di Savona, ed inaugurata nel pomeriggio, alle 18,30 ad Albisola presso l’Atelier Savaia, via Repetto 10 con l'eposizione di alcune opere dei due Joppolo, provenienti dalla Collezione Giorgio Venturino.
Interverranno alla presentazione Roberto Giannotti, direttore de L’Agenda; Fabio Lenzi, Assessore alla Cultura del Comune di Albisola Marina; Milena Milani, presidente della Fondazione Emme Emme Ci Ci (Fondazione Museo di Arte contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo) che coordinerà il dibattito; Silvio Riolfo Marengo, vicepresidente della Fondazione; Michela Savaia e Lorenza Rossi, consiglieri della Fondazione.
L’artista-collezionista Giorgio Venturino racconterà il suo incontro con Carla Joppolo, negli anni Settanta, quando egli dirigeva la Ruota di Albisola, la fabbrica dell’avvocato Luciano Germano, dove gli artisti si recavano a fare ceramica.
L’evento in Sala Rossa e all’Atelier Savaia è organizzato dalla Fondazione EmmeEmmeCiCi con la collaborazione dell’Associazione Albisola Arte e Cultura, presidente Michela Savaia. La mostra terminerà il 12 settembre 2008.

“I due Joppolo, Beniamino e Carla, entrambi miei carissimi amici” ha detto Milena Milani”sono una coppia come quella dei due Delaunay, Robert e Sonia. Dal 1954 gli Joppolo si trasferirono a Parigi, dove Beniamino morirà nel 1963, un mese prima del suo gallerista e mio compagno Carlo Cardazzo. Più tardi scomparirà anche Carla. Sono grata a Giorgio Venturino e lo ringrazio della sua generosa disponibilità”.

BENIAMINO E CARLA JOPPOLO
DUE IN UNO
Atelier Savaia
Via Repetto 10 - Albisola Marina
dal 28 luglio al 12 settembre 2008



GIANMARIA GIANNETTI / GIULIANO MENEGON: CHE C’È DA GUARDARE?

Un’ironica provocazione e al contempo una diretta interrogazione che i due artisti rivolgono a se stessi e a chi vorrà avvicinarsi e “fissare lo sguardo” sul loro lavoro.
Un invito a non limitarsi a osservare passivamente l’opera, ma ad indagare l’insieme delle esperienze e delle emozioni che ne ha determinato la nascita: “La storia di un’opera può essere descritta come quella di una misteriosa scintilla venuta da chissà dove” – con queste parole Paul Klee introduce ad un processo misterioso che vale tanto per l’artista quanto per l’osservatore-interprete.
Un’artista infatti è originariamente interprete della sua visione e il suo procedere non è necessariamente lineare nel ricevere stimoli e nel dare risposte.
Complessi e personali sono gli elementi emozionali che, intrecciando esterno ed interno, conducono ad una elaborazione della visione, ad una sintesi formale autonoma e ad un linguaggio congeniale.

Per Giuliano Menegon esigenza fondamentale è “affrontare i sentimenti e le emozioni, chiarirli, per esprimerli”. Ma poichè, come lui stesso ha affermato, i suoi sentimenti e le sue emozioni sarebbero ben poca cosa, si è da lungo tempo rivolto ai poeti a lui più congeniali chiedendo loro di spiegargli il male di vivere, di sovrapporlo al suo, di entrare in consonanza con la sua stessa voce.
L’esito finale non è fatto di parole o di immagini, ma di materia pittorica autonoma nella sua forza evocativa e nel suo messaggio umanamente universale; in essa tutto si dissolve, si sedimenta e infine diviene forma che genera “...forme evanescenti di una memoria intrisa di dolore.”( M. Fochessati). Queste ombre larvatamente umane, nate da un’affinità culturale ed emotiva di Menegon con le liriche di Paul Celan, tornano nei dipinti esposti avvicinandosi e allontanandosi ripetutamente, ossessivamente. Sono presenze che nella scelta delle opere e nella sistemazione in mostra sembrano rivolgere allo spettatore la stessa tacita domanda “che c’è da guardare?”.

Per Gianmaria Giannetti l’indipendenza espressiva e la libertà interpretativa derivano sostanzialmente da un procedere artistico che egli stesso definice un “lavorare che è fatica e spaesamento. La mia prassi – continua – è la volontà, una volontà che lotta consciamente con il caos per ritrovare la forma, una casa, una materia, una civiltà”. E la sua ricerca di forma in continua trasformazione improvvisamente cattura una forma, talvolta geometrica come un cerchio o un mondo, talvolta di fantasia come strani e curiosi personaggi, esseri metà uomini e metà animali. Il linguaggio sembra adattarsi a queste creazioni variando di volta in volta le sue caratteristiche tecniche: da pittoricamente complesso e stratificato a elementare e grafico. La scrittura - spesso parole e versi tratti da sue poesie – si mescola alla pittura, fissando pensieri, graffiti, ritornelli talvolta cancellati da una riga tracciata ad annullare.
Lo spettatore è spinto dalla curiosità a riorganizzare questo puzzle di forme apparentemente infantili e inverosimili: alla fine del gioco l’immagine che ognuno riuscirà a ri-trovare sarà forse la risposta alla stessa proposta domanda.

GIANMARIA GIANNETTI / GIULIANO MENEGON
CHE C’È DA GUARDARE?
Museo d'Arte Contemporanea Casa del Console
Via Roma 61 – Calice Ligure
dal 19 luglio al 19 agosto 2008




JACQUES LIPCHITZ: SCULPTURES, BAS-RELIEFS ET DESSINS

La galerie Marlborough Monaco a l’honneur de présenter une exposition monographique de Jacques Lipchitz, indéniablement un des maîtres de la sculpture du XXe siècle. L’exposition réunit une trentaine d’œuvres, sculptures, bas-reliefs et dessins préparatifs datant de 1912 à 1971 et propose une vision rétrospective sur la création du sculpteur.
L’œuvre de Jacques Lipchitz est surtout connue pour la période cubiste qui s’étend de 1915 à 1925. Au début il y a les « compositions géométriques simplifiées », ce qu’il appelle sa période « proto-cubiste ». A partir de 1915 il réalise ses premières œuvres cubistes de maturité qui l’ont défini comme le sculpteur cubiste par excellence. L’œuvre Sculpture, 1916, présentée à l’exposition, est un exemple caractéristique de ses recherches sur le cubisme analytique et de son désir de « créer un art aussi pur que du cristal ». Lipchitz décrit la sculpture comme une femme assise sur un banc ou une pierre. La figure et la chaise sont inséparables, totalement intégrées. Si l’on regarde attentivement, on distingue la courbe de la taille et la jambe tandis que la tête et les yeux sont clairement visibles. Enfin, Il y a un jeu d’illusions optiques qui renforce l’abstraction de la pièce, caractérisée par une multiplication des plans positifs et négatifs.
En 1925 Lipchitz abandonne la syntaxe formelle du Cubisme et les œuvres qui succèdent, les « transparents », manifestent une nouvelle orientation et une autre approche de la sculpture. Il s’agit d’une « structure ouverte dans laquelle vides et solides s’équilibrent » et où le sculpteur renonce à l’aspect monolithique de l’œuvre. A la création de sa première sculpture transparente Meditation, il semble découvrir « un concept entièrement nouveau: la sculpture en tant qu’espace, l’âme immatérielle de la sculpture plutôt que sa corporéité physique ».
Plus tard les œuvres des années 30 reflètent son intérêt pour les grands thèmes bibliques ou mythologiques, à la matière baroquisante, à travers lesquels il exprime son inquiétude face aux événements qui l’entourent. L’œuvre de Lipchitz est considérée par un grand nombre d’historiens de l’art comme une des plus autobiographiques de sa génération : les joies et les regrets de sa vie personnelle, les événements politiques, la guerre, l’Holocauste et l’histoire du peuple juif ont nourri ses créations. Ses nombreux écrits et sa longue correspondance révèlent ses préoccupations et ses sources d’inspiration.
Lorsqu’il émigre aux Etats-Unis en 1941, chassé par la guerre et les persécutions, ses premières sculptures manifestent sa joie d’avoir échappé à la cruauté de la guerre. A New York, il commence une seconde carrière où les thèmes autobiographiques, bibliques ou mythologiques reviennent, vus sous un angle plus universel. Parallèlement, Il réalise de nombreuses commandes publiques aux Etats-Unis et en Europe et travaille périodiquement sur des œuvres expérimentales de petit format. The Last Embrace, 1971 (La dernière étreinte) représente la version finale d’un thème récurrent depuis les années 20 qui est devenu l’un de ses principaux motifs. Grâce au thème de l’étreinte Lipchitz illustre un éventail d’émotions et de relations corporelles où il y a toujours une ligne ambiguë entre l’amour et l’affection, la violence et la mort. Il est un de rares artistes dont la création révèle une diversité de styles et de thèmes, animé toujours par « une insatiable curiosité et un amour passionné de la vie ».

Chaïm Jacob Lipschitz naît le 2 août 1891 à Druskininkai, en Lituanie. Il arrive à Paris en 1909 et commence ses études à l’Ecole des Beaux-arts et à l’Académie Julian. Il se lie d'amitié avec les artistes de La Ruche comme Diego Rivera, Max Jakob, Amedeo Modigliani et fait alors la connaissance des artistes cubistes Pablo Picasso, Juan Gris. Il commence à exposer en 1912 et sa première exposition personnelle a lieu à la Galerie de l’Effort Moderne (Léonce Rosenberg) en 1920. En 1941 il s’installe aux Etats-Unis où il passera le reste de sa vie, séjournant en Italie tous les étés depuis 1963. Sa collaboration avec la Marlborough Gallery débute en 1962. Jacques Lipchitz meurt le 26 mai 1973 à Capri à l’âge de 82 ans.

JACQUES LIPCHITZ
SCULPTURES, BAS-RELIEFS ET DESSINS
Calerie Marlborough Monaco
4 Quai Antoine 1er - Monaco
29 juin – 19 septembre 2008





SUBITO: LA STATION AD APRICALE

La collettiva estiva raccoglie opere di David Ancelin, Julien Bouillon, Marc Chevalier, Jean-Robert Cuttaia, Jean-Baptiste Ganne, Alexandra Guillot, Natacha Lesueur, Ingrid Luche, Marion Orel, Emilie Perotto, Emmanuel Regent, Cedric Teisseire. Negli anni 70 Daniele Noel, artista e proprietaria della mitica "Colombe d'Or" di Saint Paul de Vence creo' nel borgo, con la collaborazione di Marco Cassini, storico locale e incisore, un atelier d'arte che divenne il punto di riferimento per numerosi artisti italiani e stranieri. Questo fervore artistico continua tuttora tramite i costanti rapporti con gli ambienti della Costa Azzurra e con la Fondazione Maeght di SaintPaul de Vence.

SUBITO
a cura de La Station - Nice
Castello della Lucertola
Apricale
dal 22 giugno al 24 agosto 2008



TONY PRAYER: DI ULIVO IN TERRA

Non finisce di stupire come ogni grande artista, al di là di ogni apparenza, unisca nella sua espressione il senso della propria epoca e significati più ampi che valicano il tempo. Al centro delle opere di Tony Prayer si radica una caparbia interrogazione della terra di Puglia, quella costola di Grecia rimasta attaccata alla nostra penisola non solo orograficamente ma anche simbolicamente: gli archetipi che il suo paesaggio custodisce – l’albero ulivo, il succo dei suoi frutti, la pietra bianca nel terreno rosso – non possono venire intaccati da nessuna modernità, da nessuna moda, da nessuna infatuazione tecnologica, perché a essi, se vorremo sopravvivere come genere umano, dovremo tornare per un nuovo patto di rispetto, di pacifica convivenza, di restituita gratitudine. Dunque Prayer, da molti anni e fuori da ogni etichetta, ci parla per metafore, così com’era la lingua originaria nella sua ricchezza ardente: ritrae per noi biancori petrosi come ossa spolpate di vita; lingue verdi turgide e spinose come genitali; cieli calcinati dalla scomparsa degli dei; torsioni di fusti e cortecce come grida estreme, impronte della fatica del tempo vissuto; indumenti rossi che minacciano violenza e rigogliose esplosioni viridescenti che non tollerano più l’umano se non al prezzo che egli sappia perdersi in esse; cieli lontanamente a tratti azzurri, struggente ricordo di una pioggia fecondatrice.
Questa interrogazione, così al di là del tempo e insieme così vicina spiritualmente a quella di Monet sulle ultime ninfee, nella sua forza metaforica è uno specchio che ci rovescia addosso il nostro smarrimento di ora, l’ossessione della superficie e il disperato bisogno di profondità e di tempo, il non conoscere più la lingua dell’altro da noi, pianta o animale che sia. E il colore trionfante, a volte acido, la pennellata veloce, nervosa, acquosa, dicono la stessa cosa che è, misteriosamente insieme, desiderio di leggerezza e senso di perdita.
- Gianni Cascone

TONY PRAYER
DI ULIVO IN TERRA
Galleria M'Arte
Via San Giuseppe 22 - Arma di Taggia
dal 18 luglio al 30 agosto 2008





GIOVANNI BATTISTA DE ANDREIS: SPOSTAMENTI DELL'OCCHIO

Giovanni Battista De Andreis espone una panoramica della propria produzione artistica con due mostre antologiche: nella Città di Imperia, a Villa Faravelli, e nel Comune di Badalucco alla Galleria Comunale. Due manifestazioni dal titolo “Gli spostamenti dell’occhio”,organizzate dagli Assessorati alla Cultura dei Comuni di Imperia e Badalucco con testo in catalogo di Stefania Massaccesi.
Le rispettive inaugurazioni si terranno:
- ad Imperia Imperia - martedì 15 luglio 2008 alle ore 21,00, dove verranno presentati dipinti ad olio realizzati dal 1961 al 2008.
- a Badalucco – sabato 19 luglio 2008 alle ore18,00, con esposizione di opere su carta realizzate dal 1956 al 2000.

Nelle due diverse sedi Giovanni Battista De Andreis, nato in Liguria, a Badalucco, (residente da lungo tempo ad Agugliano, nelle Marche) presenta un'esaustiva antologica della sua attività artistica, permettendo di avvicinarsi al corpus dell’opera dipinta con lavori mai presentati al pubblico e realizzati dagli anni ’60 ad oggi.
Le due manifestazioni propongono una visione complessiva delle possibilità creative e pittoriche di un autore che ha preso parte alla vicenda dell’arte a Milano negli anni ‘60.

Nelle sue opere su tela e su carta, De Andreis ha rimarcato costantemente la sua autonomia pittorica accompagnata da una freschezza creativa attraverso cui ha reso i tratti di una contemporaneità che vede protagonista la donna, interpretata con frammenti di significazione che si discostano dai luoghi comuni della quotidianità.

Giovanni Battista De Andreis, pittore, incisore, scultore, ha tenuto la prima personale a Imperia nel 1954, all’età di sedici anni. Allievo di Emilio Scanavino al Liceo Artistico di Genova, vince nel 1957 una borsa di studio per il Politecnico di Milano. Appena diplomato si trasferisce nella città lombarda, dove conosce e frequenta, presentato dal suo maestro, i protagonisti delle correnti più avanzate di quegli anni, tra cui Lucio Fontana e il gruppo spaziale. Nel frattempo una giuria presieduta da Felice Casorati (e Francesco Menzio) gli assegna a Cervo il primo Premio Pennello d’oro (1956).
Tra le personali più significative dopo il 1980: Le streghe al Museo del Sannio di Benevento (1983), antologica al Museo Castello di Montesegale (1988), galleria Santerasmo di Milano, galleria Anholter Mühle di Isselburg (1991), galleria Italarte di Roma (1996). Presente nelle principali expo d’arte nazionali e nei principali dizionari d’arte contemporanea, l’opera di De Andreis può riassumersi in circa cento mostre personali in Italia e all’estero, trecento edizioni nelle diverse tecniche di grafica originale per importanti editori italiani e stranieri, tremila opere su carta, circa trenta originali o multipli in scultura originale o moltiplicata. In preparazione cataloghi sull’opera dipinta e incisa.

Hanno scritto di De Andreis: Dino Buzzati, Leonardo Borgese, J. Lipplaa, Franco Passoni, Gastòn Orellana, Gaius, Paul Caso, Davide Lajolo, Adriano Spatola 1982, Maurice Henry, Raimond Lacroix, Elio Galasso, Armando Greco, Nino Delnatta, Luciano Biondo, Luciano Giacotto, Bruno Viano, Cè Parodi, Giuseppe Cassinelli.

GIOVANNI BATTISTA DE ANDREIS SPOSTAMENTI DELL'OCCHIO Villa Faravelli Viale Giacomo Matteotti 151 - Imperia dal 15 luglio al 15 agosto 2008



HANS HARTUNG: LE GESTE ET LA MÉTHODE

La grande exposition d’été de la Fondation Maeght est consacrée à l’œuvre de Hans Hartung. Elle présente plus de 250 œuvres (peintures, dessins et œuvres sur papier) de 1922 à 1989. Cette exposition permet de mesurer la dimension d’une œuvre maîtrisée, ancrée entre le ressort de la spontanéité et la sûreté d’une méthode. Cet événement témoigne aussi du désir d’expérimentation à travers les grands gestes picturaux de l’artiste et de son aptitude à archiver son travail avec passion. Réalisée à partir de la rencontre entre deux fondations privées et reconnues d’utilité publique, la Fondation Marguerite et Aimé Maeght et la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman, cette exposition très complète du parcours artistique de Hans Hartung est organisée sur des ensembles cohérents, des propositions convergentes de l’artiste, où apparaissent les méthodes construites du peintre et la force de sa spontanéité. Les liens historiques entre le tout début de l’œuvre et les développements ultérieurs deviennent visibles dans cette présentation : Hans Hartung restera fidèle toute sa vie aux découvertes de sa prime jeunesse. Entre le carnet de notes intimes et les toiles monumentales, l’exposition de la Fondation Maeght permet une appréhension nouvelle et dynamique de l’œuvre. Cette programmation renvoie aussi à l’histoire de la Fondation Maeght puisqu’en 1971, Hans Hartung y a présenté 64 grands formats réalisés entre 1961 et 1971. Cette exposition a permis l’entrée de deux œuvres de la plus grande qualité dans la collection de la Fondation Maeght et a nourri les relations entre l’artiste et la famille Maeght. En 1973, Hans Hartung s’installe définitivement à Antibes dans une propriété : il a conçu les plans de la maison et des ateliers et entretient son désir déjà ancien de créer une fondation. En 1964 - année de l’inauguration de la Fondation Maeght - Hans Hartung s’exprime à ce sujet : « Les œuvres anciennes m’appartiennent pour la plupart. J’ai eu en effet la chance de les garder, chance que je jugeais malchance à l’époque où je ne vendais rien sauf à quelques amis. Aujourd’hui je ne les vends plus, je les conserve, me disant qu’un jour, peut être, je voudrais les rassembler, faire une fondation, je ne sais sous quelle forme ; en tous cas je ne les laisserai pas se disperser dans le commerce. C’est un bonheur pour un peintre que d’être maître de son œuvre. ». Cette exposition s’articule ainsi sur l’histoire même de l’artiste, puisque Hans Hartung collectionneur et conservateur de son propre travail a laissé à sa mort, au sein de ce qui allait devenir une fondation, les chefs-d’œuvre qu’il a souhaité réunir et conserver. Cet immense corpus, généreux, impressionnant, est montré dans sa nouvelle actualité comme l’aboutissement d’un désir de maîtrise qui vise un concept globalisant, l’œuvre entre geste et méthode. Avec la présentation des « Hartung de Hartung », la Fondation Maeght renoue avec les grandes expositions monographiques et magnifie le travail patient de la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman qui s’attache à développer des programmes de recherche autour de cette oeuvre majeure. A cette occasion, la Fondation Maeght offre un rendez-vous exceptionnel au public avec Hans Hartung pour mieux appréhender son travail pictural. Cette exposition se veut un véritable plaisir de peinture : une présentation expressive et érudite, exaltée par la rencontre d’une œuvre forte et d’un lieu rare pour créer un moment d’exception.

HANS HARTUNG
LE GESTE ET LA MÉTHODE
Fondation Maeght
623, Chemin des Gardettes - Saint-Paul de Vence
3 juin - 16 novembre 2008




WALTER PUPPO A POZZO GARITTA

Attivo in molti paesi europei e già ospite della collezione permanente del prestigioso Museo “Luigi Pecci” di Prato, l'artista presenta ora una selezione delle sue “cellule”, elementi di una ricerca pittorica che si esprime con i più diversi materiali e sui più svariati supporti

WALTER PUPPO
Studio Fontana
Pozzo Garitta - Albissola Marina
dal 26 giugno al 26 luglio 2008





METAMORFOSI

Sabato 12 luglio 2008, alle ore 20.00, nei locali delle Opere Parrocchiali di Garlenda, edificio storico recentemente ristrutturato, sarà presentata la Mostra d'Arte Contemporanea della Val Lerrone dal titolo "Metamorfosi".
La novità di quest'anno consiste nell'ampliamento delle sedi espositive e nel coinvolgimento dei Comuni della Val Lerrone, ovvero, oltre a Garlenda, anche Villanova d'Albenga e Casanova Lerrone.
Parteciperanno circa 40 artisti selezionati da un'apposita Commissione Artistica formata dai critici d'arte Silvia Bottaro, Arnaldo Fontana e Aldo Ghidetti.
La mostra ha il patrocinio e l'appoggio dei Comuni di Garlenda, Villanova d'Albenga e Casanova Lerrone e la collaborazione attiva delle rispettive Pro Loco, oltre al consueto supporto della Provincia di Savona e di sponsor privati.
"Metamorfosi", come già "Il Mito di Orfeo", "Labirinti" ed "Ænigma", temi delle precedenti edizioni, si inserisce nel progetto culturale sul "Mito" che il Circolo ha progettato con cadenza pluriennale, allo scopo di attingere in esso quei valori assoluti e necessari per contrastare il relativismo dell'epoca attuale.
Il termine scientifico "metamorfosi" significa "processo rapido da uno stadio all'altro, senza alcun intervento esterno" ed anche "mutazione di forma e di struttura", e nel mondo vegetale ed animale ne esistono molteplici esempi.
Il tema dell'anno corrente, "Metamorfosi", è un archetipo vasto ed affascinante, presente nei miti di ogni cultura, che ha fornito agli artisti lo stimolo per spaziare nei meandri delle mutazioni e trasformazioni concrete e reali fino a giungere a quelle interiori ed astratte, che coinvolgono quotidianamente l'uomo contemporaneo e la società nella quale vive.

Artisti: Carlos Carlé, Walter Accigliaro, Maidè Aicardi, Corrado Ambrogio, Roberto Ascoli, Ennio Bestoso, Francesca Bonfanti, Debora Bottaro, Pietrina Cau, Sandra Cavalleri, Anna Corti, Mario Dabbene, Giuseppe De Carlo, Dolores De Giorgi, Enzo Dente, Elena Frontero, Franco Grassi, Tobias Lindner, Furio Maestri, Ferdinando Marchese, Mauro Marchiano, Elania Marques, Rudy Mascheretti, Caterina Massa, Giovanni Mazza, Armando Mazzoleni, Paola Moreno, Antonio Pais, Concetta Pisano, Lorenza Roncallo, Silvio Rosso, Umberto Schettini, Luigi Segre, Giuseppe Sinesi, Serenella Sossi, Carmen Spigno, Bruno Tosi, Giovanna Usai, Bruno Volpez.

METAMORFOSI
a cura di Silvia Bottaro, Arnaldo Fontana, Aldo Ghidetti
Sala Mostre delle Opere Parrocchiali
Garlenda (SV), Via Roma, 1
12 luglio - 10 agosto 2008





NINO AIMONE AD ALASSIO

Mercoledì 9 luglio 2008 si è inaugurata la mostra di "Nino Aimone", che potrà essere visitata, presso l'Ex Chiesa Anglicana di Alassio, sino al prossimo 27 luglio.
L'esposizione, organizzata dall'Ex Chiesa Anglicana (Assessorato alla Cultura e al Turismo di Alassio) e curata da Nicola Davide Angerame, consta di circa 13 opere di grande formato selezionate all'interno del corpus di lavori realizzati negli anni '90.
La mostra si terrà dal 10 al 27 luglio con i seguenti orari: dal giovedì alla domenica dalle 17,30 alle 19,30 e dalle 21 alle 23. Ingresso libero e catalogo disponibile in galleria.
La mostra di Nino Aimone – spiega Monoca Zioni Assessore alla Cultura di Alassio- presenta un saggio della sua pittura degli anni Novanta, attraverso una serie di grandi opere dall'imponenza monumentale la cui ispirazione risale a decenni precedenti. Una delle peculiarità del maestro torinese è la profonda creatività e l'inquietudine di una ricerca che non si arresta mai, che va avanti a spron battuto e poi si arresta per produrre serie di lavori che a volte non ritornano più e restano a segnare un'epoca fatta di particolare sensibilità e di temi che segnano punti fermi e lasciano spazio a nuove avventure creative. Anche quando il suo lavoro ha più successo, Aimone non si contenta di riprodurre il già fatto, di capitalizzare la scoperta, ma procede oltre. Per questo motivo la serie di questi grandi dipinti, vera gioia per l'occhio, risultano unici all'interno di una produzione vastissima che va dal dopoguerra a oggi ed è ancora in cammino.
Nel dopoguerra –spiega Nicola Davide Angerame Curatore della mostra- Aimone dipingeva usando solo la parte più scura della scala dei grigi. Era il colore della guerra, della città martoriata, della sofferenza umana che si faceva colore e forma deformata. Era un urlo silenzioso ma lacerante. Quella degli anni Novanta è invece una pittura segnata da un acceso, intenso e a tratti sconcertante colorismo che si avvale di ogni possibile abbinamento, tra incontri di gialli e di viola, di rossi e di blu, di verdi e di neri. Tutti restituiti alla loro purezza ed esaltati dall'accostamento con i propri complementari o con tonalità affini. Felicemente eccessivi, accesi fino all'inverosimile.

Nino Aimone è nato nel 1932 a Torino, dove vive e lavora. Frequenta lo studio di Fe- lice Casorati dal 1951 al 1954; in quegli anni è tra i fondatori della rivista "Orsa Mi- nore". Fino al 1961, l'attività artistica è condizionata dal suo lavoro – prima come operaio e quindi come disegnatore grafico – pubblicitario presso la Fiat.
A partire dal 1967 è assistente all'Accademia delle Belle Arti di Torino, prima al corso di Pittura, poi a quello di Incisione e infine a quello di Decorazione.
Nel 1989 gli viene assegnata la cattedra di Decorazione all'Accademia di Belle Arti, prima a Venezia e l'anno successivo a Torino dove insegna tutt'ora.
Ha esordito nel 1954, partecipando in seguito a varie importanti rassegne nazionali e internazionali (tra queste: la XXVIII e la XXIX Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma del 1965).
Oltre a numerose presentazioni nei cataloghi delle mostre personali sono uscite due monografie su Aimone: la prima nel 1978 a cura di Paolo Fossati (Edizioni Grafis), la seconda nel 1991 nella collana Akropolis di Franco Masoero Edizioni d'Arte, con un testo di Francesco Poli. In occasione di una mostra antologica al Circolo degli Artisti di Torino, che ha avuto luogo nell'ottobre del 1995, è stato pubblicato un catalogo curato da Marco Rosci e Pino Mantovani per la regione Piemonte.

NINO AIMONE
a cura di Nicola Davide Angerame
Ex Chiesa Anglicana
Via Adelasia 10 - Alassio
dal 9 al 27 luglio 2008





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