sc@lo 23 31/05/2008

lettera sulle arti dal Ponente ligure
|   home   |   redazione   |   archivio   |    sc@loblog   |   links   |   contatti

 




Jacques Villeglé

  Mostre:
BIG BANG; CORPORE ET ANIMA
ALEXANDER LAURENZO
  RITRATTI TRANSPERSONALI

JACQUES VILLEGLÉ
  TYPOGRAPHIE & GRAPHISME

ARTURO DI MARIA
  L'ETERNO QUADRATO

STEFANO SOMMARIVA
  ASTRAZIONI CHE VOLANO LIBERE

SEMBIANTI
  CONCORSO GIOVANI FOTOGRAFI
  A CELLE LIGURE

ALBERTO VIOLA
  SI VIVE SEMPRE DUE VOLTE

MARIO SCHIFANO
  ANTOLOGICA AD ALASSSIO

MIMMO PALADINO
  L'OPERA GRAFICA A FINALE

MARCEL ALOCCO INVITE
  ALLA GALERIE DEPARDIEU






BIG BANG: CORPORE ET ANIMA


Paola Ferraris



Marzia Frozen è lieta di annunciare l'inaugurazione di una nuova mostra collettiva di artisti che lavorano in Italia, che si tiene presso la ex-chiesa Santa Caterina situata a monte dello splendido borgo medievale di Cervo, nella Riviera Ligure. L'esposizione è caratterizzata da una selezione di dipinti dal figurativo all'astratto, e dalla fotografia all'immagine digitale.
Big Bang è una manifestazione creativa che guida l'artista ad una riflessione di ciò che avviene nell'universo, arbitrariamente condizionata, che prende forma quando viene stimolato il proprio campo magnetico. Sono le vibrazioni che si emettono quando i corpi si confrontano,quello stato in cui l'uomo si sente quando si confronta con il cosmo,o quando si ostina a non volerne far parte, il suo stato interiore o esteriore legato ad esso, irrisolvibilmente. Arte e universo, corpo e anima è la descrizioni della trasformazione dell'artista nella sua opera d'arte, un salto quantico di energia, una vera esplosione.
Il cervello umano ha bisogno di relazionarsi con delle dimensioni definite per poter ragionare ed effettuare dei calcoli, ciò indica che il mondo esterno è completamente fuori dalle nostre indagini se non viene collocato e definito precisamente. Siamo intellettualmente e fisicamente prigionieri dell'universo e questa situazione durerà finché questo rapporto durerà.
La mostra vuole presentare dei lavori che riflettono il più eterno dei rapporti dell'uomo, quello con l'universo, immaginato e avvicinato da ciascun individuo in modo del tutto unico; visualizzato nei passaggi della storia dell'arte che lo raffigura, lo cattura anche nelle dimensioni, lo fa terrestre e vicino, inesistente o lontano. Chiamiamo anche questa volta gli artisti a farsi interlocutori dell'infinito, esprimendolo in chiave contemporanea con una serie di opere scelte per questa occasione .
La scienza del secolo passato ci ha dato delle risposte e la verità è sempre più vicina, abbiamo più informazioni precise rispetto alla nascita del cosmo in cui viviamo, anche se ancora non siamo a conoscenza di una esatta datazione.
Sappiamo quali sono le forze che tengono insieme gli stadi di materia che lo compongono,e che queste forze lavorando insieme ne determinano l'unità. Ma possiamo essere sicuri che guardando il nostro universo fuori dalla finestra in una serena sera d'estate lui stia fuori da noi e noi a guardare lui percependoci come esseri separati?
Oramai non è più possibile sentirci così lontani, tutto quello che ci circonda e anche noi stessi è determinato da forze che interagiscono in una complessa rete di connessioni, rendendo ogni elemento così significativamente legato ad un altro. Noi e il nostro universo, e tutto il resto è legato da un complesso che si muove a seconda di come noi lo percepiamo, e che cosa facciamo all'interno di esso.
Il desiderio di espressione è un comportamento morale che consiste nella considerazione degli altri come noi stessi, inserendosi come spettatori ai quali si rivolge parte di quel che si materializza attraverso l'opera d'arte, poiché eravamo prima UNO con un tentativo di restituire un immagine universale. Questo atteggiamento artistico può tuttavia non cambiare le strutture del cosmo, ma fare parte di un tutto infinito chiamato Universo.

Big Bang: Corpore et Anima
a cura di Marzia Taggiasco
Oratorio di Santa Caterina
Piazza Santa Caterina - Cervo
dall'1 al 25 giugno 2008

Artisti: Lello Bavenni - Elettra Porfiri - Mitzi Simonetti - Paola Ferraris - Frank Jordan - Helene Cortese - Valeria Giordano - Dino Aresca - Marco Grasso - Claudia Peluso - Javier Ramirex - Grazia Ribaudo - Cristina Monreali Rossi - Daniela Baldassari - Francesca Siccardi - Alessandro Feliziani - Miria Paffetti - Domenico Panarò - Dario Zalunardo



ALEXANDER LAURENZO: RITRATTI TRANSPERSONALI


Alexander Laurenzo



Se a metà degli anni Sessanta la modella protagonista del film Who Are You Polly Magoo era convinta di perdere un po’ di sé stessa a ogni scatto, quasi tutte le popolazioni che entrano per la prima volta in contatto con il mezzo fotografico ne rimangono sconvolte. La paura ricorrente è che quelle immagini si portino via l’anima delle persone ritratte. Qualcosa di simile accade per le fotografie di Alexander Laurenzo. I suoi Ritratti Transpersonali sono un processo di sintesi alchemica volto a svelare l’essenza più intima, invisibile a occhio nudo, delle persone ritratte. L’anima, dunque, davvero viene catturata dalla fotografia. E si manifesta in un concetto allargato. Un filo sottile che svela il minimo comune denominatore di un gruppo di persone, mettendone a nudo lo spirito che appartiene a ognuno e solo in questo gioco di specchi si può rivelare. Nel particolare multiplo e sovrapposto, Alexander Laurenzo esplicita concetti universali, in cui ognuno può trovare la sua storia. Una madre ritratta insieme alla figlia svela un gioco di rimandi tra passato e futuro, di reciproche appartenenze e flussi di coscienza. Un gruppo di bambini allievi di un monastero buddista in una sola immagine diventano una entità confusa che permette di leggere a chiare lettere la parte più nascosta della loro esistenza. Visioni oniriche, nebulose rarefatte. La consapevolezza di questo artista, che da quasi quarant’anni si esprime con tecniche fotografiche diverse, è disarmante. La malinconia sottile che traspare dai suoi lavori, acutizzata dal bianco e nero, è il retrogusto irrinunciabile di questi ritratti pieni di affetto. Ogni fotografia racconta una storia. Quella che esiste tra le persone fotografate e l’occhio carico di dolcezza del fotografo. Opera struggente, eppure perfettamente equilibrata, di un poeta dell’immagine che alla tecnica sposa cuore e cervello, per trarne una filosofia contemporanea di portata straordinaria.
- Annalisa Rosso

Alexander Laurenzo
Ritratti Trasnpersonali
M'arte
Via San Giuseppe 22 - Arma di Taggia
dal 26 aprile al 10 maggio 2008




JACQUES VILLEGLÉ: TYPOGRAPHIE ET GRAHISME

La Bibliothèque Louis-Nucéra, dans sa mission de valorisation de l’écrit, présente du 13 mars au 31 mai des variations sur les écritures urbaines de notre temps opérées par l’un des artistes français actuels les plus célèbres : Jacques Villeglé.
Peintre affichiste français, Jacques Mahé de la Villeglé est né à Quimper en 1926. Il a suivi des études à l’Ecole des Beaux-Arts de Rennes où il a rencontré Raymond Hains avec qui il sera souvent associé dans son travail sur les affiches ou au sein du groupe des « Nouveaux Réalistes ».
Il présente en commun avec Hains des lacérations d’affiches lors de l’exposition intitulée « Loi du 29 juillet 1881 » en 1957 à la Galerie Colette Allendy, concrétisant ses efforts pour s’approprier le réel urbain sans aucune adjonction.
Sa première exposition personnelle aura lieu dans l’atelier de son ami François Dufrêne, poète lettriste en 1959 sous le titre de « Le Lacéré Anonyme ».
Villeglé subordonne son travail à la part d’imprévu que comporte tout décollage d’affiche, opéré par ses soins ou par des mains anonymes. Les affiches sont le lieu d’expression d’une écriture collective chargée des mythes inconscients d’une culture.
Ainsi tient-il le plus grand compte des caractères d’imprimerie qui jouent un rôle important dans ses compositions. Déchirures renvoyant à une réécriture des textes, surcharges en déviant le sens. Les affiches sont désormais oeuvres d’art naturelles.
1969 est une année charnière lorsqu’il remarque, sur les murs d’un couloir de métro, un graffiti figurant le nom de Nixon sous forme de symboles politiques dont les croix de Lorraine, celtique, gammée...
Ce sera le point de départ d’une réflexion autour de l’impact des idéogrammes politiques. De là naîtra l’alphabet socio-politique.
En composant cet alphabet, il affirme n’avoir pas fait acte d’appropriation, mais avoir oeuvré dans un esprit encyclopédiste du XVIIIeme siècle.
Lors de son exposition de Poitiers, en 2003, il affirme :
« Pour ma part, releveur de signes anonymes de la ville, ce sont les surcharges graffitées de la typographie des inscriptions murales, ces figures que tout le monde peut dessiner à l’aide d’une pointe, à la craie ou à la bombe aérosol, qui m’ont poussé à spéculer encyclopédiquement sur un abécédaire socio-politique, voire économico-religieux. »

JACQUES VILLEGLÉ
TYPOGRAPHIE & GRAPHISME
Bibliothèque Louis Nucera
2, Place Yves-Klein - Nice
du 13 mars au 31 mai 2008





ARTURO DI MARIA: L'ETERNO QUADRATO

Un quadrato bianco è in equilibrio su un angolo, sul fondo di un altro quadrato di maggiori dimensioni e di colore scuro. Un quadrato verde si accampa su uno scuro, che attraversa il dipinto lasciando uno spazio bianco , un piccolo quadrato rosso si annida sul fondo scuro che di nuovo ha cambiato posizione. Non si tratta di un gioco matematico di quelli oggi tanto in voga, ma della serie “Quadrato in equilibrio” di Arturo Di Maria. Il quadrato occupa un posto centrale nella sua ricerca artistica da una decina d’anni e compare in una serie di combinazioni che pare infinita.
E’ un mutamento incessante che Di Maria costruisce, raccogliendo l’eredità di artisti come Piet Mondrian, Kazimir Malevič, Max Bill, Richard Paul Lohse in chiave assolutamente contemporanea.
Dal quadrato bianco, in realtà un quadrangolo, di Malevič, il percorso del quadrato nell’arte del Novecento è stato lungo e tutt’altro che lineare. Di Maria ne ha fatto il cardine di una ricerca che conduce ad una nuova chiave di conoscenza. Se ai suoi lavori ben si adatta il concetto di Max Bill delle opere d’arte come oggetti d’uso spirituale, nella graduale semplificazione delle forme delle sue opere esiste un chiaro invito alla contemplazione. I dipinti nei quali il bianco, il giallo, il rosso, il blu, il verde, il grigio ed il nero si mostrano alla percezione ottenuti con strati estremamente sottili di colore acrilico, le sculture essenziali di acciaio satinato conducono in una diversa dimensione, obbligano ad una fruizione senza tempo.
Nei quadrati rossi su fondo bianco, l’occhio si sposta da uno all’altro, attingendo ad una nuova dimensione spaziale. La forma del quadrato si rivela anche composta di più elementi, alcuni solo suggeriti al di sotto del colore bianco. Altrove, si lascia intravedere un’altra presenza cromatica. Le possibilità sono infinite, la forma si combina in maniera mutevole. Nei collages bianco, verde, rosso e nero danno vita ad associazioni sempre nuove.
In questo mondo dove regna l’ordine ed ogni elemento ha una sua precisa ragion d’essere, dove domina l’oggettività, dove l’arte costruisce forme concrete, l’emozione non scompare, ma si rivela nella scoperta continua di un ritmo composto di forma e colore. Un ritmo che diviene armonia, come la pitagorica musica delle sfere.

Arturo Di Maria è nato nel 1940 a Catania, dove ha studiato alla Scuola d’Arte. Fra il 1964 ed il 1974 ha vissuto e lavorato in diversi paesi europei nel campo dell’arte costruttiva e concreta. Dal 1986 è membro della “Gesellschaft der schweizer Maler, Bildhauer und Architekten”. Nel 1988 è stato co-fondatore del “Gruppo X”. Vive e lavora in Svizzera ed Italia. Sue opere si trovano in importanti collezioni.
Tra le esposizioni più recenti, si ricordano: 2004, mostra antologica presso il Complesso Monumentale di Santa Caterina, Oratorio de’ Disciplinanti, a Finalborgo (Sv); 2005 Galleria Anna Osemont , Albissola Marina (Sv) e Galleria Carmen Weber , Zug (CH); 2007, Ulisse. Incontrare l’Arte, Bogliasco (Ge); 2008, “Orientierung des Seins”, Galleria Cervino, Augsburg e “L’Eterno Quadrato”, Galleria Anna Osemont, Albissola Marina (Sv).

Arturo Di Maria
L'eterno quadrato
a cura di Alessandra Gagliano Candela
Galleria Anna Osemont
Via Colombo 13-15, Albissola Marina
dal 24 maggio al 30 giugno



STEFANO SOMMARIVA: ASTRAZIONI CHE VOLANO LIBERE


Pochi pittori che, come Stefano Sommariva, genovese, classe 1964, hanno saputo profittare della naturale inclinazione al nomadismo per riscoprire, con la propria umanità quanto fosse importante perseguire lo specifico vocazionale piuttosto che andare dietro la moda, spesso indotta da una errata interpretazione sociologica della storia dell’arte. E’ lui stesso a dirci - avendolo scritto nella presentazione che introduceva la personale dell’autunno scorso presso la sala mostre della Villa Tudor nello Storico Parco Serra - il bisogno di ritrovarsi nelle radici della propria identità artistica, originariamente espressa terminati i corsi dell’Accademia Ligustica, da proposizioni postcostruttiviste successive a una sorta di interazione tra l’action painting e gli elementi strutturali maturati nell’arte contemporanea con le avanguardie storiche. Di fatto, nel 2001, avvertendo la necessità di comunicare le proprie emozioni per quanto accaduto l’11 settembre e riuscendo a fondere diverse suggestioni del linguaggio visivo, aveva ottenuto una sorta di figurazione altamente emblematica. Tuttavia memoria e nostalgia per il dettato di Luciano Fiannacca, che gli è stato insegnante al Liceo Artistico Nicolò Barabino, nonché una ulteriore presa di coscienza fattasi consapevole delle lezioni di Borella, Bargoni, Turcato, Dorazio e Perilli, lo hanno riportato a ricercare, nel colore e nella definizione spaziale, quella intensità luminosa e formale di cui aveva intuito l’importanza. L’attuale esposizione di opere di Stefano Sommariva alla Galleria Eleutheros e allo Studio Lucio Fontana di Albissola Marina ha il merito, quindi, di riproporre un universo estetico fondato su principi di non oggettività ( tipico dell’astrattismo storico ) rielaborato però in chiave personale e attraverso criteri postmoderni, un senso nuovo del “concreto” che ha sposato la difficile poetica “suprematista” di Malevic alle immagini archetipe e fantastiche di Licini.
Nei quadri recenti di Sommariva la stessa geometria acquista, per effetto cromatico e per disposizione spaziale, una sua inedita libertà fantastica e la rappresentazione astratta assume di proposito, quella supremazia della sensibilità pura che anima ed evoca la struttura intima dell’uomo, sulla scia spirituale dei simbolisti che proposero a modello la realtà interiore piuttosto che il mondo esterno.
- Germano Beringheli

Stefano Sommariva
Astrazioni che volano libere
Galleria Eleutheros
Via Colombo 23 – Albissola Marina
dal 24 maggio al 22 giugno 2008





SEMBIANTI: CONCORSO GIOVANI FOTOGRAFI A CELLE LIGURE

Dopo il notevole successo riscosso dal concorso, il 2 Giugno inaugurerà nella sala consiliare del Comune di Celle Ligure la mostra collettiva “Sembianti”. A conclusione dell’esposizione, l’8 Giugno avverrà la premiazione dei vincitori e la consegna dei cataloghi. La mostra raccoglierà i lavori selezionati dal concorso nazionale per giovani fotografi.
L’esposizione è promossa dall’Assessorato alle Politiche Giovanili, nell’ambito del progetto Celle Arte Giovani in collaborazione con l’associazione culturale occhionellarte.org, con il patrocinio del Ministero per le Politiche Giovanili, Regione Liguria, GAI Giovani artisti Italiani e Provincia di Savona.
Il tema del bando di concorso era la libera interpretazione della frase di Jacques Lacan "Tu non mi guardi mai la da dove io ti vedo. Inversamente, ciò che guardo non è mai ciò che voglio vedere".
I partecipanti sono stati invitati a riflettere sulle specificità del medium fotografico, e delle sue derivazioni, e sull'importanza che riveste oggi giorno. La libera interpretazione della frase di J. Lacan è valsa come pretesto per innescare una riflessione sulla specificità della visione e sulle sue implicazioni nella contemporaneità. Nello stesso tempo è stato un modo per portare all'attenzione del panorama italiano un celebre filosofo psicoanalista molto apprezzato dalla critica d'arte statunitense.
Le opere dei 23 artisti selezionati testimoniano una pluralità d’interpretazioni del tema proposto. Fotografia analogica e digitale, o elaborata, per opere che spaziano da una visione intimista fino ad una trasposizione visiva del pensiero lacaniano. Tale diversità si evidenzia nei diversi approcci degli artisti: alcune opere rimarcano una riflessione dettata dal tema del concorso, mentre altre rispecchiano come il lavoro di ricerca, portato avanti da tempo dall’artista, aderisca all’interpretazione del tema, dimostrando come la lettura di J. Lacan possa oggi avere un importante rilievo critico.
Insieme all’esposizione dei lavori selezionati dal concorso, verrà presentato un progetto curatoriale speciale. Sviluppando il concetto di cooperazione, e di laboratorio come punto d’incontro per giovani, Alessio Cotena, curatore di Celle Arte Giovani, ha scelto Anna Fracassi, vincitrice dello scorso concorso per giovani artisti, per elaborare il tema proposto in un lavoro di partnership fuori concorso.

Sembianti Concorso giovani fotografi a Celle Ligure
Sala Consiliare - Municipio di Celle Ligure
dal 2 all'8 giugno 2008



ALBERTO VIOLA: SI VIVE SEMPRE DUE VOLTE

Si vive sempre due volte: una per te, una per quello che ti passa per la testa.
Sempre nell’ambito dell’indagine sul fare artistico come produzione di pluralità, il terzo appuntamento della serie Gli Improvvisi di Vera Martini propone una nuova avventura pittorica, ad opera di Alberto Viola.
La serie di dipinti in mostra potrebbe sembrare un cahier de voyage dell’artista in giro per il mondo, un insieme innocuo di autoritratti sullo sfondo di vedute famose (e non) dai luoghi più diversi, se non fosse per un particolare: in ogni tappa del suo tragitto Alberto Viola ha deciso di ritrarsi due volte, “una per te, una per quello che ti passa per la testa”. In questo modo, l’artista arriva a lanciare una sfida maliziosa allo spettatore, invitandolo a sciogliere un enigma che è anche un viaggio concettuale, dal tono vagamente mistico, in cui si nasconde la possibilità di misurarsi con l’altro da sé.
Un interrogativo ontologico, un dubbio filosofico, un problema estetico o, più semplicemente, una riflessione spirituale sotto forma di pittura, intransigente e pura come le pennellate decise, i colori pieni e i segni netti tracciati sulle tele dalla mano felice di Viola.

Alberto Viola
Si vive sempre due volte
a cura di Vera Martini
Truelove Art Gallery
Via Vacciuoli 18 - Savona
dal 19 aprile al 19 maggio 2008




MARIO SCHIFANO: ANTOLOGICA AD ALASSIO

Venerdì 23 maggio 2008 si è inaugurata presso l’Ex Chiesa Anglicana di Alassio la mostra antologica “Mario Schifano”, artista tra i più celebri della Pop Art italiana.
L’esposizione, organizzata dall’Ex Chiesa Anglicana (Assessorato alla Cultura e al Turismo di Alassio) e curata da Nicola Davide Angerame, mostra una circa 30 opere di assoluto pregio, provenienti da collezione privata e appartenenti ai due decenni d’oro di Schifano, quegli anni Sessanta e Settanta che lo hanno visto creare serie di opere che hanno segnato i tempi, come i monocromi postinformali, i "Paesaggi anemici" ed i “Paesaggi tv”, e gli sono valse l’appellativo di “Andy Warhol italiano”, grazie anche ai primi dipinti dedicati ai loghi della Esso o della Coca-Cola. Tra le opere spicca uno dei primissimi monocromi, verde, un autoritratto di grandi dimensioni (due metri per due) esposto in una recente mostra degli Uffizi di Firenze ("Moi!") e una grande tela dedicata al suicidio dell’amico Lo Savio, più diverso smalti si carta e alcune delle prime Palme del 1970 e un Albero della vita del 1970, retaggi dell’infanzia libica dell’artista e simbolo di un ritorno alla natura che Schifano opera in modo compiuto negli anni Ottanta. In mostra è presente anche un capolavoro come Futurismo rivisitato, del 1960.

Schifano videomaker e regista.
La mostra alassina intende raccontare il genio poliedrico di Schifano esponendo anche la sua produzione cinematografica, la trilogia di film (Satellite del 1968, Umano non umano del 1969 e Trapianto. Consunzione e morte di franco Brocani del 1969) alcuni spot per Absolut Vodka del 1994 e la sigla della trasmissione RAI di enrico ghezzi La magnifica ossessionei del 1985: tutti proiettati durante il corso della mostra. La grande “imagofilia” di Schifano viene tradotta nei suoi film in propensione alla frammentarietà del montaggio fatto di “corrispondenze” tra immagini e suoni
Schifano è stato uno dei primi artisti in Italia ad aver portato nella pittura i linguaggi della comunicazione di massa, forgiando un'estetica multimediale mediante l'uso di apparecchi fotografici e macchine da presa. I mezzi di comunicazione di massa vengono utilizzati dall'artista come contenitori di stimoli sensoriali ed espressioni visive della societa' contemporanea. Pur non avendo mai preso parte alla Cooperativa del Cinema Indipendente Schifano è considerato uno dei piu' grandi autori del cinema d'artista. Il suo è un cinema di contestazione sociale e politico, usa pellicola scaduta e manca di sceneggiatura e di uno sviluppo narrativo. Human Lab, l’unico film scritto nel 1970 con Tonino Guerra e finanziato da Carlo Ponti, non verrà mai realizzato. Anche come film-maker Schifano è veloce ed esaurisce l’avventura in pochi anni inizaindo dopo il viaggio in America del 1962 in cui riprende ciò che lo attrae. Nasce così Round Trip (1964). Reflex, realizzato sempre durante il soggiorno in America, è incentrato sulla storia di un fotografo di moda. Rientrato in Italia Schifano realizza Carol + Bill, poi Anna (Anna Carini). Altri cortometraggi di gusto "monografico" sono Ferreri, un omaggio all'amico regista; Jean-Luc ciné girato sul set di Week-end di Jean-Luc Godard; Fotografo, che riprende Renato Gozzano nel suo atelier mentre fotografa alcune modelle. Nel 1967 l'artista realizza Vietnam, con Marco Ferreri ed Ettore Rosboch, usando immagini di repertorio della guerra del Vietnam. Serata è un cortometraggio fatto di programmi televisivi. In Souvenir invece riprende provocatoriamente Gerard Malanga mentre simula il farsi una "dose" sul colonnato del Bernini a Piazza San Pietro. Made in USA e Silenzio, entrambi del 1967 muti e in bianco e nero, sono presentati alla galleria L'Attico di Roma, mentre Anna Carini vista in agosto dalle farfalle (1967) dove Schifano simula il modo di vedere degli insetti, da Marconi a Milano.
Dopo i cortometraggi, la Trilogia, comprendente i film Satellite (1968), Umano non umano (1969) e Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani (1969). La Trilogia, che permette a Schifano di entrare a pieno titolo tra i registi dell'underground italiano, è caratterizzata da uno stile frantumato e dispersivo composto per blocchi che acquistano una loro discorsivita' mediante dei suoni, rumori o immagini ricorrenti tra una sequenza e l'altra. Il montaggio, apparentemente arbitrario ed insensato, in realtà ho pensato col fine di dare una corrispondenza tra il sonoro e le immagini, ed esprime la propensione dell'artista per la frammentarietà (non solo cinematografica ma anche pittorica).
In Satellite lo spettatore compie un viaggio nelle apparenze, reso tangibile mediante la sovrapposizione delle immagini. Con un ritmo convulso e frammentario le scene di violenza in USA, in Vietnam o in Cina arrivano al fruitore scarnite della loro tragicità, non sensibilizzando la coscienza di chi le guarda perché mediate dal freddo mezzo televisivo. Umano non umano, uno dei pochi film d'artista ad essere stato prodotto, è da molti critici considerato come il piu' bel esempio sperimentale del cinema italiano anni Sessanta. Nel film fanno da cerniera tra una sequenza e l'altra le immagini di guerra riprese dalla televisione, mentre il trait d'union sonoro è il battito cardiaco che cessa solo in alcuni momenti. Schifano ha voluto rappresentare, con un montaggio a salti temporali, il "non umano" della cultura occidentale, effimera ed insopportabile (spesso ripresa con l'ottica deformante del grandangolo), contrapposta all'"umano" della resistenza vietnamita e della rivoluzione cinese. Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani termina il percorso della Trilogia. Eseguito con l'aiuto di Ivan Stoynov, un professionista nel settore cinematografico, per la prima volta compare un protagonista, il regista Franco Brocani che nel film veste i panni di un uomo alla ricerca di se stesso.

“A dieci anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 1998, Alassio vuole ricordare – spiega Monica Zioni, Assessore alla Cultura e al turismo di Alassio - la figura di uno dei pochi artisti italiani diventato “personaggio pubblico”, amico del jet set e dei grandi artisti americani, ma anche di una generazione di artisti romani passati alla storia come la pop art italiana. Grazie alle sue vivaci intuizioni, alla sua arte graffiante, alla sua estetica colta e popolare insieme, e ad una vita intesuta di sregolatezze Schifano è uno dei pochi artisti contemporanei iscritto nel Pantheon degli “artisti maledetti”, in un’epoca in cui questa figura scompare a vantaggio dell’artista-businessman o dell’artista-pubblicitario o dell’artista-artigiano”.

“Questa mostra – spiega Nicola Davide Angerame –offre un concentrato di opere significative del primo Schifano e permette di conoscere intimamente un artista che è stato un sismografo della cultura di quei due decenni, prima che diventasse anche lui un marchio e fosse fagocitato dal successo, dalle sue gioie è soprattutto dai suoi dolori. Mario Schifano ha rappresentato anche un modello di artista dal pensiero libero, ironico e caustico in un’epoca di conformismi e ideologie. Un outsider nel centro di Roma”.

Mario Schifano
Mostra antologica
a cura di Nicola Davide Angerame
Ex Chiesa Anglicana
Via Adelasia 7 - Alassio
dal 23 maggio al 6 luglio 2008





MIMMO PALADINO: L'OPERA GRAFICA

La Città di Finale Ligure, la Provincia di Savona e l’Assessorato alla Cultura di Finale Ligure, inaugurano sabato 10 maggio alle ore 18, nel Complesso Monumentale di Santa Caterina (Oratorio de’ Disciplinanti) a Finalborgo (SV), un’importante mostra di Mimmo Paladino dedicata al suo percorso grafico ospitato anche di recente in prestigiosi spazi museali in Italia e all’estero.
Luciano Caprile, curatore della rassegna insieme a Franco Sciardelli e autore del testo critico in catalogo, riassume così il percorso espositivo lungo i tre piani dello storico edificio: “L’evento intende rivisitare le principali tappe creative del maestro campano a partire da alcuni grandi fogli degli anni Novanta ( la serie dei tondi del 1996 dedicata ai continenti e quella del 1999 intitolata Shield ) per approdare alla sequenza del Matematico del 2001 e quindi avviarci verso i nostri giorni. Nel tragitto grafico assumono una particolare importanza le immagini ispirategli da importanti testi letterari, come il Pinocchio di Collodi e più recentemente il Don Chisciotte di Cervantes, da cui sono scaturiti alcuni preziosi ‘libri d’artista’. Infatti Mimmo Paladino ha sempre privilegiato il mezzo grafico come veicolo d’espressione e di ‘illustrazione’ di testi letterari.
Proprio il Don Chisciotte ha suggerito a Paladino un film che ha come interpreti Peppe Servillo degli Avion Travel nel ruolo del Cavaliere della Mancia, Lucio Dalla in quello di Sancho Panza mentre Enzo Cucchi è il Mago Merlino, Remo Girone impersona la morte e Alessandro Bergonzoni recita se stesso. Compare inoltre Edoardo Sanguineti che recita alcuni brani di un poemetto giovanile ispiratogli dalla figura del Don Chisciotte. Questa pellicola è stata presentata alla Mostra del Cinema di Venezia del 2006 nella sezione Orizzonti”.

Mimmo Paladino
Opera Grafica
a cura di Luciano Caprile e Franco Sciardelli
Complesso monumentale di Santa Caterina - Finalborgo
dal 10 maggio all'11 luglio 2008





MARCEL ALOCCO INVITE

Christian Depardieu a donné carte blanche à Marcel Alocco pour exposer avec les artistes de son choix dans sa galerie. L'enfant du pays, qui fut l'un des pionniers de la célèbre Ecole de Nice, a choisi un singulier échange franco-italien.
Au rez-de-chaussée vous découvrirez six artistes aux démarches fort différentes d'apparence, de structures et de matériaux. A travers des pratiques textiles, fabrication, couture et tissage (Maria Colonna, Sophie Losson, Marcel Alocco) ou celles de matériaux lourds, pâtes colorées, plâtres et bétons armés (Michèle Brondello, Martin Miguel) ou encore la mise en question de la vérité-mensonge de l'objet artistique à travers l'acte de restauration simulé ou la dénonciation brutale (" Io mento " écrit William Xerra), ce sont les strates successives de l'œuvre dans son histoire personnelle et historique qui sont mises en jeu par ces six artistes.
Au sous-sol vous trouverez les jeunes artistes, Isabella Genovese, Francesca Manetta, Claudia Valla, formées en diverses disciplines à l'Académie de Milan (Brera), constituant le groupe "Coccodrilli a Manovella" créé à Piacenza (Italie).
Les "Coccodrilli a Manovella" travaillent depuis trois ans sur des installations évolutives en salle ou en extérieur : aux trois étapes de " Hortus " présentées en Italie en 2007 et 2008, succédera à Nice une exposition centrée sur le thème de la mystérieuse transformation de la chrysalide.

Marcel Alocco invite
Galerie Depardieu
64 Boulevard Risso - Nice
16 mai - 20 juin 2008






|   ocrablog   |   hozro   |   tract   |   quatorze webmaster Sandro Ricaldone