sc@lo 22 30/04/2008

lettera sulle arti dal Ponente ligure
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e5io

  Recensione:
SANREMO - NEW YORK
  di ALESSANDRO GIACOBBE


  Mostre:
E5IO A TAGGIA
LE FOTO DI GARGHETTI
  AD ALBISSOLA

FESTIVAL INTERNAZIONALE
  DELLA MAIOLICA

PAOLA RAVASIO
  A FINALMARINA

HÉLÈNE JOURDAN-GASSIN,
  REGARD SUR UNE COLLECTION

MADE IN B
  DA SANDRINE MONS

VITRINES DU MAMAC DE NICE:
  VIRGINIE LE TOUZE


  Libri:
LE CERAMICHE SAN GIORGIO
  1958-2008

CARLO BRACCESCO
  DI ROBERTO LONGHI


  Compact Disc:
GIORGIO REVELLI
  ORGANI DI PONENTE






SANREMO - NEW YORK
di ALESSANDRO GIACOBBE


Paola Zampa



Marzia Taggiasco alias Marzia Frozen (una vecchia storia di Margaritas alle spalle) coadiuvata dal simpatico Ramirex propone una sequenza di giovani autori italiani.
La sede è quella relativamente decentrata dei magazzini ferroviari di San Remo. Notoriamente valida, ma poco frequentata, perché un passo in più non lo si fa. Eppure gente ne entra, alla spicciolata. Bisognerà vedere cosa succede a New York dove la coppia Taggiasco-Ramirex ha solide basi ed appoggi e come questa sequenza di realizzazioni riuscirà ad imporsi alla visione ed alla critica di un pubblico sicuramente preparato.
L’assunto di base è quello di un’arte contemporanea ormai dominata dalla dimensione del dio denaro. E questo basta di per sé. Del resto è anche un’esigenza per molti. Magari non per tutti, ma per molti è probabile.
Poi l’altro assunto è la vivacità della dimensione artistica europea, di cui si elencano in comunicato stampa tutte le novità a proposito di siti espositivi e collettive di mostra. Realtà importanti di cui l’iniziativa sanremese è sicuramente la più piccola, ma non sicuramente meno ricca, data la notevole quantità di figure presenti. E tra l’altro provenienti da tutta Italia.
Terzo assunto è la crisi dell’arte statunitense. Questo è un assunto più difficile da confermare, anche perché appare legato ad un giudizio di tipo economico politico. Non sono personalmente convinto che in un mondo globalizzato gli Stati Uniti d’Americano abbiano uno scettro costante di ogni attività, ma è necessario chiedersi che cosa succederebbe se non ci fossero. Del resto la meta finale dell’esposizione è NYC e non Pechino. Dove probabilmente qualche opera non potrebbe neanche fare il suo ingresso. Non scommetterei troppo facilmente sulla crisi americana. Sapranno rialzarsi, anzi, stanno già lavorando da tempo a tante realtà alternative, energetiche, economiche e non dimentichiamo che sono/siamo in guerra dal 2001 e non lo abbiamo voluto noi. Né io, né gli organizzatori della mostra e riteniamo neanche qualche artista, viste certe opere forse fin troppo dichiarative (Alberto Magri).
Dunque rimandiamo il giudizio al futuro sull’assunto di base. Nel contesto il notevole gruppo di realizzazioni presenti ci permette di capire la vastissima rete di contatti di Marzia. In generale sono presenti molti esempi fotografici, o realizzazioni in cui la fotografia modificata a livello digitale è dominante. Si capisce che in effetti si sta vivendo finalmente nell’era della comunicazione e della rivoluzione elettronica. Finalmente. Adelino Lyol è sicuramente efficate e così la Scarpellini e direi anche Daniangela Batitsti che si mette in gioco personalmente. L’impiego di sé stessi, del proprio corpo come tela, come opera d’arte si presenta nel fetish minimale (con ricamo sulla propria lastra radiografica) di Paola Zampa, omaggio a Botticelli, ma in pellicola negativa. Eleonora Scarpellini invece trae la sua ispirazione da un degrado riminese (mondo discotecaro di base, forse), ma catene, lacci e impressioni forti sulla sua pelle.
Un altro segno distintivo della mostra è il continuo ricorso a tag simbolici, da graffitari. Questo parte dalle opere di Bertolotti a quelle di Ale Andrew. In quel che caso il disegno si fa figurativo, come nella tecnica esotica di Lucia Arena o nei ritagli di Giulia Terenzi. Il tag diventa forte richiamo ad una rivisitazione forte della cultura anni ’80, quella dei cartoni giapponesi con i quali sembrano cresciuti i non più kids di questa generazione. Megatoy di Andrew è un segno. E molto, tra fotografie e insiemi, richiama l’imposizione del riflusso fashion delle super modelle della Milano da bere, dell’affermazione dello stilismo italiano, ma anche della mercificazione di una donna che appare contenta di questo apparire, tanto che oggi non combatte questa immagine, ma la segue e cerca di assomigliarle (frange estreme dei centri sociali a parte, tenendo conto che comunque tutti fumano gli stessi tipi di sigarette, per esempio). E molto elegante è anche quel poco di figurativo tradizionale presente come nel caso di Maria Grazia Palermo.
In chiusura due parole di Ramirex sul suo Benedetto XIV svolto come omaggio a Velazquez e Bacon. Molto cromatico. Di significato criptico, che spinge a pensare. Il brandello di svastica che compare alle spalle può essere variamente interpretato. Può ben essere il passato della nascita di questo Papa, sinceramente un gigante del pensiero, non sempre capito. Forse Ramirex lo potrebbe aiutare. Vorremmo pensare che la tradizione che incarna sia negazione comunque dell’aberrazione nazista con la quale ogni tedesco che si rispetti deve fare i conti nella sua coscienza storica. Si può credere che questo passo sia leggibile negli scritti di Benedetto, un “gattolico” (si sa che ama i gatti) ancora complesso, tradizionalista, non meno del grande comunicatore Giovanni Paolo II. Però se la chiesa esiste da 2000 anni nonostante i preti, come diceva Taylerrand, qualcosa anche Ramirex lo vorrà dire…

NON STOP: SANREMO - NEW YORK
a cura di Marzia Taggiasco
Ex magazzino ferroviario
Lungomare Italo Calvino - Sanremo
25 Aprile - 3 Maggio, 2008 sito web: http://non-stop.tripod.com



E5IO A TAGGIA


E5IO



Non è facile cercare di uscire. Da una teoria infinita di spazi fisici e mentali. Ma che succede se, una volta fuori, si cerca di rientrare? Nella dimensione più intima del proprio essere, di un’espressività artistica che si ripiega per riflettere su se stessa. Spesso si presentano risvolti inattesi nell’operazione. E si scopre che non si tratta di una resa ma della conquista di nuovi orizzonti, nuovi spazi.
Alla ricerca di nuovi spazi è e5io. Dietro questa sigla si nasconde un’identità precisa che, forse, ha trovato la sua dimensione ideale proprio nel disciogliere il suo essere soggetto creativo e pensante in giro per il mondo. Da Parigi a Buenos Aires, da Valencia a Hong Kong. E la Grecia, l’Italia, la Malesia. I suoi adesivi hanno invaso il globo e lasciato un segno – grafico e veloce – a reclamare sguardi, idee. Il suo nume tutelare è il Dottor Spock di Star Trek: la conquista dell’universo come parola d’ordine. Niente di troppo fantascientifico, se si pensa che e5io è approdato a una galleria marziana di nome e di fatto, che fa della conquista di una zona bella e difficile la sfida quotidiana.
Questo almeno è stato l’Outside. La street art che, da Basquiat fino ai graffittari di ogni dove, ha detto qualcosa en plein air. E di cui si trova precisa traccia sul sito www.e5io.com
Ma l’opera di e5io si è trasformata. Una metamorfosi intimista che lo ha portato a riflettere sui suoi tratti grafici, sugli stickers e le bombolette colorate. Per rielaborarle in chiave Inside. La mano è la stessa. Il segno, l’idea immediatamente riconoscibile. Ma con uno spirito più morbido, emozionato e stupito quasi di trovarsi di fronte a un intimo così rarefatto. Ecco allora i volti delle persone che lo hanno profondamente toccato diventare fotogrammi rielaborati digitalmente e modificati con gli spray, ad affiancare fotografie di spazi guardati con affetto e nostalgia. Accanto sono i rumori della strada: un mosaico di adesivi colorati a raccontare storie più forti. L’Outside non è scomparso, anzi si amplifica nel gioco di specchi con il suo speculare più personale.
La linea che unisce i due mondi è continua e naturale. Sono due aspetti di una sola personalità artistica che ha deciso di guardare intorno a sé e dentro di sé. E ha scoperto – e creato - mondi nuovi.

Annalisa Rosso

E5IO
M'arte
Via San Giuseppe 22 - Taggia
dal 26 aprile al 10 maggio 2008




FABRIZIO GARGHETTI. EMILIO SCANAVINO. CON IL PAVONE O IL GALLO?


Fabrizio Garghetti. Ritratto di Emilio Scanavino



Straordinarie foto di Emilio Scanavino del 1967, realizzate e appositamente stampate, dal maestro Garghetti per la mostra Albissolese, al Bludiprussia. "Entrare nella storia della ceramica e degli artisti che hanno lasciato un segno tangibile del loro passaggio ad Albissola come a Calice Ligure. La mostra fotografica presentata da Fabrizio Garghetti al Bludiprussia è quella di un artista dedito ad immortalare da più di trent'anni le azioni e i movimenti delle performance di altri importanti artisti contemporanei.
Oltre a Scanavino i suoi ferma immagini ritraggono tra gli altri: Andy Warhol, John Cage e Mimmo Rotella. Le fotografie inedite del 1967 scattate da Fabrizio Garghetti a Emilio Scanavino nel suo studio-laboratorio di Calice Ligure intento a modellare la creta per creare quelle opere che sarebbero diventate oggetto di creatività e desiderio per molti appassionati d'arte contemporanea sono un soffio dionistico di atmosfere, le stesse che si respirano ancora oggi presso alcune fornaci, sporche di terre e colori e ricche di forme e opere di grandi ispirazioni, dove l'osservatore resta l'interprete migliore della sua percezione. É un pavone o un gallo? Provocatoriamente sarà il pubblico a dirlo.

Emilio Scanavino, uno dei rari artisti che - grazie all'intensità propositiva della sua ricerca pittorica (oltre che mediante un'effettiva mobilità, all'epoca indispensabile) - ha saputo sormontare la marginalità culturale di una città, Genova, cui le vicende storico-economiche sembrano aver sottratto il rango di metropoli, che tuttora peraltro ne pervade intimamente lo spirito. Il padre è teosofo e la madre è fervente cattolica: queste due culture determineranno in seguito il conflitto interiore, che caratterizza la personalità e l'espressione dell'artista.
Conseguito il diploma artistico, nel 1942 si iscrive alla facoltà di architettura dell'università di Milano, ma interrompe gli studi perché chiamato alle armi. Il suo esordio artistico avviene sotto l'influsso del realismo espressivo: le sue simpatie in quel periodo andavano infatti a Van Gogh e ai pittori del Blaue Reiter. Nel 1951, in occasione di una mostra personale alla londinese Galerie Apollinaire, trascorre un periodo a Londra, dove viene profondamente colpito dall'opera di Bacon, di Sutherland e di Matta: Queste esperienze determineranno lo sviluppo del suo linguaggio; crea in quel periodo i tesi spazi vuoti in cui predomina il grigio e il nero, mentre il segno acquista grande libertà evocativa, divenendo simbolo.
In seguito l'artista si avvicina alla poetica spaziale, interpretandola come ricerca di contenuti emblematici, di moventi intimi, conflitti sentimentali: nascono composizioni fitte di grovigli, simbolo dell'angoscia esistenziale dell'uomo, che si stendono su fondi compatti con minuziosa precisione, ben lontane da ogni sorta di automatismo. E' indubbia, in questa e nelle opere successive, la sua inclinazione verso la razionalità delle strutture, la ricerca di un ordine mentale, di un controllo del gesto, a cui si contrappone una realtà psichica, dominata dall'ansia e dall'ossessione della morte, simboleggiata da scheletri e carcasse.

Fabrizio Garghetti è nato a Salsomaggiore nel 1939, vive e lavora da sempre a Milano.Ha iniziato la sua attività nel 1966 lavorando per riviste di jazz come Musica Jazz e JazzMagazine. Si e' interessato prestissimo ai gruppi di avanguardia musicale, teatrale eartistica. Ha documentato l'apertura del primo spazio alternativo teatrale italiano, i!"Parametro" di Franco Quadri alla fine degli anni '60. Molto importanti sono le sue fotografie dedicate alle prime esibizioni di danzatori e coreografi come Pina Bausch, Carolyn Carson, Philobolus, Linke, Merce Cunningham, partecipando a Venezia Danza nel 1982. Ha lavorato e lavora anche nel campo della pubblicità e della moda, ma soprattutto è famoso il suo lavoro di documentazione degli eventi artistici legati a manifestazioni ormai storiche come "Milano Poesia" (di cui possiede l'intero archivio), di spazi come la Fondazione Mudima o alle rassegne internazionali come la Biennale di Venezia o Documenta di Kassel.
Le sue fotografie di performance di artisti come John Cage, Hermann Nitsch, Daniel Spoerri, Wolf Vostell, Dick Higgins, Robert Filliou, Joe Jones, Giuseppe Chiari, Yoko Omo o Emmett Williams sono entrate a far parte della storia dell'arte contemporanea. In particolare con il suo lavoro segue i gruppi Fluxus, Lettrismo, Poesia Visiva internazionale, condividendo con gli artisti le stesse esperienze. Attualmente la sua esperienza fotografica si è orientata verso l'archeologia industriale, l'architettura, il design e la ricerca sui materiali: coUabora con le piu' importanti riviste del settore come Vogue, Gran Bazaar, Decoration, La Gola oltre che con Panorama, Epoca, la Repubblica.

FABRIZIO GARGHETTI
EMILIO SCANAVINO. CON IL PAVONE O IL GALLO?
Mostra fotografica
Bludiprussia Centro Artistico e Culturale
Piazza Nicolò Poggi, Albissola Marina
dal 24/4 al 6/5/2008





FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA MAIOLICA 2008

La Liguria, antico centro di produzione di ceramiche conosciute e apprezzate in tutto il mondo e, sin dal Medioevo, importante crocevia del commercio di manufatti in ceramica provenienti dall’Oriente e dalle sponde del Mediterraneo è il teatro di questo Festival internazionale dedicato alla maiolica, che avrà come scenario le sedi principali delle antiche manifatture di ceramica di questa regione: Albissola Marina, Albisola Superiore, Genova e Savona. La manifestazione comprende una serie di eventi tutti incentrati sulla ceramica: mostre di carattere storico, mostre – mercato, concorsi e rassegne, convegni, laboratori, presentazioni, itinerari e spettacoli. Un’occasione unica per riscoprire un’affascinante produzione artistica che offre ancora oggi prodotti di altissimo livello e un’opportunità per visitare ville, palazzi, collezioni e musei solitamente chiusi al pubblico: veri e propri tesori nella cornice di panorami mozzafiato. Due sono i temi prescelti per questa edizione: le ceramiche da mensa, destinate a decorare le tavole di re, dogi, borghesi e popolani e la produzione dell’artista Giacomo Boselli, protagonista della ceramica ligure del Settecento del quale ricorre nel 2008 il bicentenario della morte. La prima parte del Festival, dal 19 al 27 aprile, ha il suo epicentro nelle Albisole e a Savona, la seconda parte a Genova dal 28 aprile al 4 maggio. La manifestazione si inaugura la mattina del 19 aprile nella splendida cornice della Villa Faraggiana di Albissola Marina.

Le mostre

Progetto Thesaurus della Ceramica Ligure
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana
19 aprile - 31 agosto

Tavole di re, dogi e borghesi. Trionfi e vasellame da tavola a Savona tra ‘700 e ‘800
Boselli, Robatto, Ferro: trionfi e vasellame da tavola del XVIII secolo
Savona, Pinacoteca Civica
Nella sede della Pinacoteca a Savona l’esposizione di numerosi prestiti provenienti dai Musei di Genova, Torino, Milano, Novara e da inedite raccolte private, contribuendo a valorizzare l’importante patrimonio delle collezioni civiche. Saranno illustrate le plastiche in porcellana di Giacomo Boselli e Giuseppe Robatto, la statuaria in biscuit e terraglia del XVIII secolo, il vasellame da tavola di Boselli, Robatto e Bernardo Ferro (in terra da pipe dipinta al terzo fuoco con figure europee e a cineserie, con decoro a transfer printing in monocromia rosso porpora). Particolare attenzione sarà prestata al collegamento con il Tempietto Boselli (oggi nei giardini pubblici di Savona), vero capolavoro della produzione ceramica savonese, attraverso ricostruzioni virtuali e l’esposizione di singoli elementi conservati nella stessa Pinacoteca.

Decoro e arti della casa borghese
Albisola Superiore, Museo della Ceramica Manlio Trucco
Le sale del Museo Trucco sono destinate, per il periodo della mostra, a trasformarsi negli ambienti di una casa borghese del primo Ottocento. Qui troveranno posto esempi di quella produzione in terraglia bianca all’uso inglese, che ebbe un significativo sviluppo a Savona tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo: vasi con coperchio, potiches, salvadanai figurati (esempi anche in biscuit), piccola statuaria religiosa, già collocata in nicchie delle pareti interne o esterne della casa, acquasantiere ("benedettini"), oggetti da scrivania: calamai, scatole per acquerelli. Saranno presenti anche altri complementi d’arredo in terracotta nera e a taches noires: vasi neoclassici, scaldini, cavalli, lumi a petrolio.

La tavola popolare
Albissola Marina, Fornace Alba Docilia
Sarà allestita una grande, rustica tavola con vasellame utilizzato dalle classi più umili nel primo Ottocento: esemplari di terracotta a "taches noires" e di terracotta nera, alcune ceramiche di maiolica povera "a fioraccio". Sarà esposto anche vasellame in legno: piatti, taglieri, bicchieri. Aconfronto saranno presentati riferimenti alla produzione popolare di epoca precedente: ceramiche ingobbiate del tipo "conventuale", e agli sviluppi successivi della ceramica popolare: terracotta gialla, vasellame da cucina. Alle pareti riproduzioni di documenti del primo Ottocento.

Le tavole imbandite da Boselli a Sebastiano Folco
Vado Ligure, Museo Civico di Villa Groppallo
A Villa Groppallo sarà esemplificata la produzione savonese di terraglia, in forte ripresa nel terzo decennio dell’Ottocento dopo le guerre napoleoniche. Qui saranno ricostruite due suggestive tavole imbandite, una del tardo Settecento con un centrotavola a giardino, realizzato su un sablè in sabbia colorata su base a specchio, con i trionfi in bisquit, e una borghese del primo Ottocento. Per l’arredo delle tavole verranno utilizzati candelieri, vasi, cestini in terraglia a elementi trafilati intrecciati basket case, realizzati a Savona dalla manifattura di Sebastiano Folco, surtout in terraglia bianca o decorata di Sebastiano. Folco, cestini figurati a bassorilievo con scene classiche di Marcenaro, zuppiere, tazze da brodo, veilleuse in terraglia, e, a confronto, esemplari in terracotta verniciata e in terraglia dura bianchissima con decoro bianco-blu a imitazione della porcellana di Marcenaro e Palmarino.

Jacques Bosellij
L’arte del Settecento europeo nelle ceramiche di Giacomo Boselli
Genova, Musei di Strada Nuova, Palazzo Rosso
3 maggio - 31 agosto - Inaugurazione 2 maggio, ore 17.30
La mostra presenta una rassegna della produzione di più elevato livello artistico del ceramista savonese, proveniente da prestigiose raccolte pubbliche e private. Splendide ceramiche da mensa, veri e propri capolavori per il gusto squisito dei decori, quasi sempre eseguiti con la tecnica del "terzo fuoco", vasi decorativi, statuine, arredi e suppellettili destinati alle dimore degli aristocratici saranno presentati accanto ad altre opere d’arte decorativa e a ceramiche di varie manifatture europee, in modo da mettere in luce l’aggiornatissima cultura figurativa di Boselli, sottolineando lo stretto rapporto che univa le diverse forme artistiche nel corso del Settecento.

Dolci tavole
Genova, Caffetteria dei Musei di Strada Nuova, di Castello D’Albertis e del Museo del Mare, Genova Nervi, Museo Luxoro, Collezione Wolfson e GAM
24 aprile - 31 agosto - Inaugurazione presso Museo Luxoro 23 aprile, ore 17.30 Il percorso della mostra, dedicata al tema del rapporto tra ceramica e alimentazione e, in particolare, agli alimenti dolci, si articola attraverso le Caffetterie dei Musei Civici di Genova, da poco aperte al pubblico. Ognuna di esse ospita una sezione dell’esposizione, che comprende, oltre ad un esauriente apparato didattico, una serie di oggetti in ceramica per dolci, frutta, tè, caffè e cioccolata, che riproducono o si richiamano agli originali del XVII, XVIII e XIX secolo, ma sono frutto dell’opera dei ceramisti liguri contemporanei. I pezzi antichi saranno invece esposti presso il Museo Luxoro di Nervi, dove si potrà ammirare una serie di preziosi arredi da mensa, in maiolica, porcellana e terraglia provenienti dalle Collezioni Civiche.

Dialoghi di Madri e Figli. Tre Madonne a Sant’Agostino dai Della Robbia al Settecento
Genova, Museo di Sant’Agostino
24 aprile - 31 agosto
La mostra è dedicata ad una tra le opere più preziose del patrimonio dei Musei Civici genovesi, recentemente restaurata: un pannello a rilievo in ceramica invetriata raffigurante la Madonna in adorazione del Bambino, databile intorno al 1465, ritenuto opera di collaborazione tra Luca e Andrea Della Robbia, due fra i massimi artisti del Rinascimento fiorentino. Ad essa sono accostate altre due importanti Madonne in ceramica, da poco restaurate: un ovale in maiolica settecentesco, montato su ardesia, attribuito a Giovanni Agostino Ratti, raffigurante, in una delicata monocromia bianco-blu, un dipinto raffaellesco conservato al Louvre, la Belle Jardinière e una grande Madonna della Sapienza, datata 1529 in maiolica dipinta.

Azuleios-Laggioni Ceramica per l’architettura in Liguria dal XIV al XVI secolo
Genova Museo di Sant’Agostino
Mostra permanente
Le ceramiche smaltate utilizzate per il rivestimento di pareti e pavimenti di chiese ed edifici privati tra il XV e il XVIII
Dal 28 marzo Percorso tattile con testi in Braille per non vedenti all’interno della mostra

Mostra-concorso “Conche, Bacini e Pignatte”
Albisola Superiore - Fondazione Mosaico Liguria- Sala Fabbri Via Casarino, 153
26 aprile ore 10.30 inaugurazione e premiazione vincitore concorso "Conche , Bacini e Pignatte"
Orario di visita: 27 aprile e 1 maggio ore 10.00 - 12.00; 28, 29, 30 aprile ore 10.00 - 12.00 / 15.00-18.00
La mostra presenta le opere del concorso indetto nell’ambito del Festival della Maiolica, selezionate dalla Commissione giudicatrice. Quattro sezioni: "prodotto d’uso - la pignatta" riservata ai ceramisti artigiani, "prodotto d’uso - Conche e Bacini" riservata ai ceramisti artigiani, "libera interpretazione" riservata a designers e artisti , "libera interpretazione" riservata agli allievi dei Licei Artistici e Istituti d’Arte. Successivamente la mostra verrà ospitata a Genova.



PAOLA RAVASIO: L'INTIMITÀ DEL DIVENIRE

MembrAzioni
Il Ciclope Valtellinese ha forse deposto l’ultima pietra sulle opere energumeniche di Paola Ravasio. “I bestioni” tutto istinto e muscoli, introversi, rapaci nelle tre dita che esibivano la loro natura non ancora o non più umana, hanno lasciato spazio a un nuovo più dialettico discorso. Dal narcisismo delle membra al dualismo di forme che permette e promette valori più complessi e risolti, di spazio e di simboli attivati dall’incontro fra antipodi plastici.
I turgori ossessivi tipici dell’immaginario della scultrice, artefice di una invidiabile prepotenza fallica, ora si confrontano corpo a corpo con moduli geometrici. Ecco la dialettica novità, dove si dispiega la ricercata alterità tra linea retta e linea curva, spigolo e protuberanza, piano e meandro.
Si genera un mondo plastico che vive e prospera di contrasti e di contatti fra elementi eterogenei. Omogenea è la materia, il gesso levigato al massimo, quasi fosse marmo. Come è riuscita la scultrice a liberarsi del rigonfio plasticismo a volumi espansi, troppo umano, a cui ci aveva abituati? Dall’interno del suo mondo espressivo, capace di rinnovarsi e rilanciarsi senza negarsi. All’artista dal linguaggio prorompente mancava un argine, un contraltare, una disciplina. L’ha ritrovata nella geometria solida, dalle linee nette e squadrate, perfette per innesti di organica potenza e invadenza. Questa nuova origine per antitesi sortisce complessi che si vanno liberando dell’anatomia umana verso più nitide morfologie. Le “membrazioni” tipiche della Ravasio affrontano l’avventura dello spazio in una nuova sintassi: il modulo funge da piano-volume di appoggio per l’organismo plastico dalle membra ben tornite e definite, affusolate in più sobrie tensioni.
La vicinanza fisica costringe la forma a una più intensa rivelazione delle sue qualità, in una contrapposizione feconda proprio in quanto dichiara impossibile la fusione dei due mondi. Questa scultura è una ricerca conturbante ma sempre più disciplinata che indaga il problematico rapporto fra le due nature dell’essere umano. Il raziocinio ospita e bilancia le pulsioni dei sensi, in una lotta che perennemente si alimenta dalla irriducibile antinomia dei duellanti.
Il modulo si apre e si inclina per accogliere quelle membra aliene ma umanissime, esasperate, nate per stringere e divergere, annodarsi e ritrovarsi nell’assedio della mente. Le energie della materia, della creta modellata, circolano e corrono verso uno sprofondamento, spariscono e riaffiorano da un’altra parte, si espandono nello spazio come gemme. Il dramma è in atto ma si lascia contemplare come forma. Una formatura del modellato primario, sensuale, intuitivo avviene realmente per ottenere il calco in gesso, che raggela e sublima le membra. Paola Ravasio si deve per ora dedicare al perfezionamento del gesso sacrificando luci e calore. Li ritroverà nel bronzo, esito finale delle sue opere.
Con questo ciclo di MembrAzioni, ancora da esplorare in tutte le possibilità ma già coerente e pieno di carattere, è riuscita a liberarsi dall’enfasi dell’androide. Questi lavori dell’ultimo biennio hanno titoli che suggeriscono il magma psicologico e l’archetipo mitologico cui la serie rimanda. Essi rappresentano una felice schizofrenia e costituiscono in certo qual modo l’uscita di Paola Ravasio dalla pubertà espressiva. La presenza del modulo ha fornito rigore e spazialità alla sua innata e introversa esuberanza.
Nel disegno a carboncino l’artista conferma la forza virile del suo temperamento evidenziando i nodi plastici e ritmici del suo linguaggio. Sono grandiose visioni di un mondo insieme organico e meccanico, violento e germinale. Anche per le ragguardevoli dimensioni, non semplici studi ma opere autonome di grande efficacia, condotte senza esitazioni. Lo spazio abitato da pulsioni, fecondo, compenetrato, è l’attuale ossessione creativa di Paola Ravasio. Il luogo delle forze in conflitto, della sperimentazione mai fine a se stessa. Se la scultura è l’arte del membrificare, siamo di fronte a una scultrice vera.

Federico Masedu, 3 marzo 2008

Paola Ravasio nasce a Varese il 19.09.1978.
Frequenta il liceo artistico A. Frattini, presso cui si diploma.
Successivamente affina la sua arte presso i laboratori di scultura di PietraSanta e Carrara.
Prosegue e amplia l’attività di scultore nello studio-laboratorio di Pietro Scampini, a Castronno.
Risiede e lavora a Caronno Varesino.

PAOLA RAVASIO
L'INTIMITÀ DEL DIVENIRE
Fortezza Castelfranco
Via Caviglia - Finalmarina
dall'1 al 25 maggio 2008






HÉLÈNE JOURDAN-GASSIN, REGARD SUR UNE COLLECTION

Pour célébrer trente ans d’activité dans le domaine des arts plastiques, la ville de Nice a voulu rendre hommage à Hélène Jourdan-Gassin, successivement galeriste, entrepreneur d’événements, journaliste d’art et commissaire d’exposition.
Issue d’une famille d’artistes et d’amateurs d’art, Hélène Jourdan-Gassin s’est intéressée à l’art contemporain dans les années 70, au contact d’artistes travaillant sur la Côte d’Azur et en collectionnant leurs œuvres. Cette passion l’a amenée à ouvrir une galerie à Nice, consacrée principalement aux jeunes artistes émergents.
Elle a été la fondatrice en 1986 de la foire d’art contemporain Art Jonction International qu’elle a présidée pendant plus de 10 ans. Par ailleurs, elle s’est consacrée à l’écriture en rédigeant préfaces et comptes rendus d’expositions.
Pour le critique d'art Jean-Marc Réol, « L’exposition consacrée à la collection réunie par Hélène Jourdan-Gassin ouvre une perspective intéressante sur la notion de consommation culturelle. Elle révèle une forme complexe d’engagement vis-à-vis de l’art, à la fois esthétique, intellectuelle et sentimentale, conduisant à une véritable expérience existentielle. Esquisser l’histoire de la collection équivaut donc à rendre compte d’une double aventure : celle, subjective, d’un regard en évolution et celle, objective, du contexte socio-historique qui est son paysage naturel.
L’activisme multiforme d’Hélène Jourdan-Gassin se reflète dans la collection, où chacune des œuvres témoigne d’un moment de son activité en faveur de l’art. Ce collectionnisme de proximité est aussi essentiellement affectif et intuitif et se développe au gré des rencontres, au rythme d’une personnalité libre qui a toujours su préserver l’esprit de curiosité enthousiaste d’un véritable amateur d’art ».

Arman, Olivier Babin, Per Barclay, Ben, Meriem Bouderbala, Katia Bourdarel, Denis Brun, Pier Paolo Calzolari, Martin Caminiti, Thierry Cauwet, César, Jean-Jacques Condom, Jacky Coville, Bernard Dejonghe, Gerhard Doehler, Charles Dreyfus, Joël Ducorroy, Jacqueline Gainon, Christian Galzin, Anne Gérard, Claude Goiran, Hayat, Han Hoogerbrugge, Joël Hubaut, Guy Ibanez, Vivien Isnard, Henry Kalam, Jachi Klein, Shigeru Kuriyama, Thierry Lagalla, Patrick Lanneau, Sandra D. Lecoq, Jean Le Gac, Yiu Wah Leung, Henri Maccheroni, William Mackendree, Martin Miguel, Jose Menchero, Patrick Moya, Lionel Nosmas, Florence Obrecht, Dimitry Orlac, François-Xavier Orsini, Axel Pahlavi, Jacques Pineau, Jaume Plensa, Robert Rauschenberg, Guy Roussille, Leonardo Rosa, Peter Schlör, Serge III, Philippe Sommerhalter, Cédric Teisseire, Pierre Tilman, André Villers Hélène Jourdan-Gassin, Regard sur une collection

HÉLÈNE JOURDAN-GASSIN, REGARD SUR UNE COLLECTION
Galerie des Ponchettes
77, Quai des Etats-Unis - Nice
09 avril - 08 juin 2008



MADE IN BELGIUM, UN CERTAIN ÉTAT D'ESPRIT...

Du 1er mars au 3 mai, la Galerie d’art moderne et contemporain Sandrine Mons propose un regard sur la création belge. Elle présente, pour la première fois, un ensemble d’œuvres réalisées sur tous supports, sélectionnées dans la production d’artistes de la scène artistique belge et représentatives du travail de leurs auteurs. Peintures, vidéos, collages, sculptures, éditions, gravures, installations, photographies, performances mais aussi design et architecture. Mieux que tout discours, ces œuvres déclinent cet« état d’esprit belge », qui s'exprime par un certain décalage et une réelle dérision. Cette exposition réunit art moderne et contemporain. Aux côtés, notamment, des dessins de Félicien Rops, de gravures de René Magritte, du multiple de Panamarenko, des pièces d'Alechinsky et de Jacques Charlier prennent place des peintures de Pierre Lefebvre, des assemblages de Lilian Vertessen, Pascal Bernier, Johan Muyle, Sébastien Delire, Kristof Everart et Messieurs Delmotte, Jacques Lizène, des vidéos de Charley Case, Karine Marenne et Régine de Bastiani des collages de Thierry Tillier et Jérôme Considerant, des photographies de Rémy Russotto, Cédric Libert, Daniel Locus, Pol Pierart, Michel François… Parallèlement aux arts plastiques, la Galerie Sandrine Mons propose également un regard sur quelques designers et sur l’architecture contemporaine belges.

MADE IN BELGIUM, UN CERTAIN ÉTAT D'ESPRIT...
Galerie Sandrine Mons
8, rue Dalpozzo – Nice
du 29 Février au 03 Mai 2008




VITRINES DU MAMAC DE NICE: VIRGINIE LE TOUZE

« La parodie, le pastiche et la caricature, compte tenu des lois du genre.»

Je me promenais dans Paris, le refrain d’une chanson de Ritchie Valens en tête. Distraite, j’avais perdu la suite. Alors, comme dans un rêve, de ceux où l’on parle anglais ou polonais couramment et sans aucun accent, j’inventai spontanément une autre suite possible empruntée à Françoise Hardy. Me vint alors l’idée de combiner des passages de chansons d’amour, suivant des transitions imperceptibles, qui s’abîmeraient en une “hyperchanson” d’amour.
Je donnais d’abord une performance de L’Hyperchanson d’A. au Mamac de Liège. Puis je tournais la vidéo Hyperchanson d’A. au Théâtre de la Photographie et de l’Image à Nice. Plus tard, dans ce même lieu, j’en proposais une nouvelle interprétation live.
L’Hyperchanson d’A. est un objet qui évolue selon des modalités toujours renouvelées : vidéos, performances, installations, dessins, photographies. Ce projet à facettes est nourri de citations musicales multiples. Chemin faisant, je me posais la question des droits d’auteur. Je décidai que l’Hyperchanson d’A. entrait dans le cadre de l’article du Code de la Propriété Intellectuelle qui protège « la parodie, le pastiche et la caricature »…
Les «Vitrines du Mamac de Nice» font une drôle de boîte à la forme exiguë et saugrenue. Aujourd’hui, j’en fais une boîte à souvenirs de L’Hyperchanson d’A.

Virginie Le Touze

VIRGINIE LE TOUZE
MAMAC Nice - Vitrine de l'atelier d'art contemporain
Promenade des Arts - Nice
01 mars - 08 juin 2008





LA STORIA DELLE CERAMICHE SAN GIORGIO 1958-2008

Sabato 26 aprile 2008 è stato presentato il volume "Storia delle Ceramiche San Giorgio 1958-2008", a cura di Luciano Caprile e di Simona Poggi.
Il libro ripercorre la storia della San Giorgio che, grazie all’impegno di Eliseo Salino, Mario Pastorino e Giovanni Poggi, aprì i battenti proprio nel mese di aprile del 1958 e da allora è diventata un importante punto di riferimento nel mondo artistico-culturale ligure e nazionale. All’interno della San Giorgio, definita affettuosamente da Asger Jorn, “fabbrica dei sogni”, hanno lavorato molti autori di fama internazionale che hanno lasciato una indelebile impronta nel mondo dell’arte. Leggendo il libro, si ha la possibilità di rivivere gli anni di quella felice stagione albisolese.
Ricorda Giovanni Poggi:“Erano tempi memorabili: in fabbrica gli artisti si avvicendavano per venire a fare ceramica. Jorn, Lam, Fabbri, Sassu, Fontana, solo per citarne alcuni, hanno introdotto, attraverso le loro opere, linguaggi pittorici innovativi. Oggi i tempi sono cambiati ma molti artisti scelgono ancora la San Giorgio per dare vita alle loro creazioni. Sono felice di questo volume che vuole celebrare i cinquant’anni di attività, un traguardo importante che condivido con i miei collaboratori, con Silvana, Luisa, Matteo, con mio fratello Piero e con tutti coloro che come me amano l’arte”.
Il volume documenta, quindi, attraverso importanti testimonianze, non solo la felice vicenda della manifattura albisolese ma anche la storia dei protagonisti che hanno operato sotto le sue austere volte e che quotidianamente ritornano a svolgere un’attività artigianale implementando quella artistica. Afferma Simona Poggi: “ Lavorare a questo libro è stata un’esperienza impegnativa e stimolante. Le Ceramiche San Giorgio per me non rappresentano solo una importante finestra sul mondo dell’arte contemporanea, ma sono anche e soprattutto la storia della mia famiglia. Con Luciano Caprile abbiamo ricostruito la storia della fornace raccogliendo numerose testimonianze di coloro che hanno frequentato e tuttora lavorano alla San Giorgio come la scrittrice Milena Milani, i pittori Aurelio Caminati, Franco Bruzzone, Marco Lodola e il cubano Alfredo Sosabravo. Il volume di quasi 450 pagine raccoglie altresì le riflessioni di altri esponenti del mondo dell’arte come la direttrice del Museo di Arte Contemporanea di Middelfart in Danimarca, di galleristi e di collezionisti”.
Il libro è stato tradotto in inglese da Victoria Evans. Un interessante apparato fotografico documenta, attraverso le immagini scattate da Piero Poggi, l’impegno degli artisti alla San Giorgio.

LUCIANO CAPRILE - SIMONA POGGI
LA STORIA DELLE CERAMICHE SAN GIORGIO 1958-2008
Ateneo Edizioni
Genova, aprile 2008





ROBERTO LONGHI: CARLO BRACCESCO

Il "Carlo Braccesco" è da considerarsi davvero uno degli apici della scrittura d'arte del Novecento; destinato, tanto per la sua iperletterarietà, quanto per la soluzione rabdomantica del finale e per l'ossatura e l'articolazione dell'indagine, a diventare rapidamente oggetto privilegiato di culto e, allo stesso tempo, simbolo totemico da abbattere.
Ma il saggio finale del 1942 è il frutto di una lunga gestazione, che l'edizione critica di Facchinetti (arricchita anche da un Dossier di appunti, prime stesure e lettere) documenta con attenzione e precisione, riportando insieme al testo finale anche la testimonianza completa delle due fasi che lo hanno preceduto e costruito. Non subito infatti a Longhi si delineò con chiarezza la soluzione dell'enigma attributivo: nella prima versione del testo, che risale al 1925 e che porta il titolo di Maestro Raro, il problema dell'identificazione dell'autore del trittico del Louvre viene impostato, ma non risolto.

ROBERTO LONGHI
CARLO BRACCESCO
Guanda 2008




GIORGIO REVELLI: ORGANI DI PONENTE

L’incisione del cd intitolato "Organi di Ponente" nasce in collaborazione con la Parrocchia di Dolcedo e in particolar modo con Don Sandro Marsano, e si prefigge alcuni intenti:
- promuovere la conoscenza del patrimonio organistico del ponente ligure, soprattutto quello legato al territorio della Val Prino,
- sensibilizzare la comunità sui necessari interventi di restauro degli strumenti
- offrire al pubblico un ascolto musicale un po’ diverso dal solito.

Lo strumento, scelto per la registrazione è appunto l’Organo della Parrocchiale San Tommaso in Dolcedo, datato 1863 ad opera della famosa ditta ottocentesca Fratelli Lingiardi di Pavia.
Uno strumento di davvero grande polivalenza quello di Dolcedo, capace di sonorità suggestive, di colori leggeri ed anche potenti, ma che necessita da subito di un importante intervento di restauro.
La sfida era proprio quella di poter offrire all’ascoltatore un cd nel quale fossero contenuti sia i pregi dello strumento che gli eventuali limiti dovuti allo stato di conservazione dello stesso, rievocando così anche le condizioni in cui ogni organista viene proiettato ogni volta che affronta un concerto in condizioni “quotidiane”.
Per alimentare ancora più questa scelta quasi “fisiologica” dei fatti e dell’esecuzione si è scelto appunto di non alterare la sequenza di suoni e dei brani con filtri tecnici o montaggi di parti esecutive.
Tutto è stato eseguito “d’un fiato” a cura dalla Hilary Studio di Genova (Davide Campioni ingeniere del suono, Rossano Villa e Laura Marsano operatori).
Il cd propone all’ascoltatore molti dei colori dello strumento nelle sue condizioni attuali attraverso 450 anni di letteratura musicale: un viaggio cinquecentesco delle danze di Attaignant fino alle militaresche composizioni dell’Ottocento ticinese.
Il ricavato della vendita dei cd sarà totalmente devoluto per il restauro di questi gioielli.





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