sc@lo 20 29/02/2008

lettera sulle arti dal Ponente ligure
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Attilio Antibo

Mostre e notizie:
ITALIA CIRCA 2008
ATTILIO ANTIBO:
  LA STRUTTURA DEL PENSIERO

PUNK 1976-2008
  AL PRIAMAR

REBECCA BALLESTRA
  INSTALLAZIONE A SANREMO

SANS PASSION IL N'Y A PAS D'ART
SIMONE LAMMARDO:
  ALICE ORMAI STUFA

MARCO LODOLA
  LODOLARTISTON

LOUIS CANE
  AL CHATEAU DE VALROSE

NE PAS JOUER AVEC DES CHOSES MORTES
  A VILLA ARSON

IL GRINZANE-BIAMONTI A KENNETH WHITE
  E ALBERTO ASOR ROSA

L'ALTRO SGUARDO:
  ARTISTI E VIAGGIATORI IN LIGURIA






ITALIA CIRCA 2008


Paolo Loschi



Oggi, l'arte contemporanea è una miscela di tutto, vecchio e nuovo, da Marcel Duchamp a Jeff Koons. Stiamo vivendo in un mondo che cambiando così rapidamente anche l'oggi è storia. il 2008 è un anno dove tante cose accadono allo stesso tempo; l'inizio di nuovo secolo che ha tanto potere nelle nostre vite. E l'arte riflette tutto questo. I critici stanno parlando del caos nel mondo dell’arte contemporanea,ed e’ perché siamo in fase di piena transizione. La pittura è ancora viva, con l’ispirazione molto forte della pittura classica, con artisti di spicco come John Currin o Karen Kilimnik che usano la tecnica dei maestri classici. Tradizionalmente, gli elementi ed i principi della linea, della figura, del colore e della consistenza; includendo i blocchetti di costruzione visivi di arte e del disegno usati dagli artisti per esprimere le idee o le emozioni. Nei loro sforzi per generare il significato del mondo odierno, gli artisti contemporanei vanno frequentemente oltre questi elementi e principi nel loro lavoro usando nuovi concetti e metodi.
Comincia con una storia corta dell'arte moderna e postmoderna a fornire il contesto per attuali elementi dell'arte. Allora cinque nuovi elementi, appropriazione, tempo, spazio, prestazioni ed ibridismo; sono definiti ed illustrati con gli esempi dai lavori di “Italia circa 2008”. Le domande e le attività di discussione avanzano con esplorazioni di emergenti elementi dell'arte contemporanea.
Oggi ci sono più artisti che lavorano in più generi, usando più varietà di materiale e muovendosi fra posizioni geografiche diverse, piu’ che mai.La Fotografia continua sviluppandosi, diventando un mezzo piu' digitale. ”Italia circa 2008”cerca di rivelare i collegamenti fra queste pratiche apparentemente disparate ed a volte effimere.
Esplorando le reti che esistono fra gli artisti contemporanei ed il lavoro che le genera, la mostra caratterizza oggi una dichiarazione di una presenza più globalizzata dell'arte italiana. Questo gruppo di artisti sfida la categorizzazione facile, con molti dei lavori che generano linguaggi in parecchi mezzi, in risposta alla diversità ed alla tendenza evidente di elementi comunicativi nella quale siamo immersi.

ITALIA CIRCA 2008
a cura di Marzia Taggiasco
Artisti: Laura Cassetti, Antonella Ciliberto, Francesca Donadio, Ludmila Kazinkina, Paolo Loschi, Ferrucio Magnani, Omino71, Federico Pucci, Javier Ramirex, Eleonora Scarpellini, Andrea Taddei.
Centro Informagiovani Imperia
Piazza Ulisse Calvi 2 - Imperia Oneglia
dal 16 febbraio all'otto marzo 2008




ATTILIO ANTIBO: LA STRUTTURA DEL PENSIERO

Con "Attilio Antibo. La struttura del pensiero", la galleria Valente Artecontemporanea inaugura una mostra dedicata ai lavori realizzati dall'artista negli ultimi cinque anni, a documentare una fertilità e freschezza creativa che i maggiori interpreti della ceramica contemporanea.
Il progetto espositivo curato da Riccardo Zelatore testimonia le più recenti fasi creative di un autore da sempre interessato alla ridefinizione della primitività del materiale, al ruolo specifico delle terre e alla conoscenza delle tecniche realizzative.

Attilio Antibo (Savona, 1930) inizia dal 1963 a dedicarsi alla realizzazione di sculture in ferro e assemblaggi realizzati con materiali eterogenei, oggetti trovati e montati insieme con tecniche affini al ready made. La ragione centrale che presiede il lavoro di Antibo in quel periodo, preludio dei motivi e spunti successivi, e' lasciar parlare i materiali, senza opera di mediazione tra pubblico e opere. Il processo con cui ferro e ceramica sono manipolati diventa direttamente linguaggio e discorso formale. L'impiego del ferro prima e poi della ceramica non e' una vera e propria scelta: ad Antibo interessa riprendere valori contenuti nel materiale stesso, all'interno di una produzione basata a volte su un recupero delle possibilità offerte dalla materia, a volte riutilizzo concreto di oggetti in disuso. Anche l'uso della ceramica, mezzo espressivo che caratterizza il lavoro di Antibo dal 1974 fino agli ultimi anni, ha sostanzialmente la medesima motivazione di fondo. In piu' c'e' da dire che la creta presenta caratteristiche sue proprie di plasticità che, se le hanno fatto a volte subire nel tempo trasformazioni di ogni tipo fino a perdere la sua identità primitiva, che pure era di oggetto povero, di strumento ordinario, permette all'autore di muoversi tra forma arcaica e utensileria quotidiana. L'oggetto in ceramica e' inizialmente interpretato come la sintesi di due momenti d'intervento: il primo e' una ricerca dinamica di forme ottenute tagliando la terra con un filo di acciaio, il secondo e' un congelamento di volumi sfaldati dal taglio, in un lento irrigidirsi che sarà completo solo dopo la cottura. Dopo le Terre Tagliate e gli Smottamenti nascono in questo periodo creazioni in cui si presume un intervento minimo dell'artista come i Piatti, le Conche, le Tazze, in cui il colore viene usato con moderazione e la terracotta viene unita ad altri elementi come la terra cruda, l'acqua o il metallo. Il lavoro passa poi alle Terre Sonore che danno inizio all'inserimento di fischietti e cavità sonore sino alle Terre Sezionate e ai Libri Oggetto, in cui l'artista crea manufatti simili nella forma al modello originale ma estraniati dal contesto della loro funzione d'uso.
Fino ai primi anni Ottanta il lavoro di Antibo rivela un'attitudine a mettere in rilievo un momento rituale degli oggetti che realizza, quasi sempre estratti dalla realtà quotidiana e immessi in una sfera magica. Nel periodo successivo, Antibo introduce forme morbide, colorate e accattivanti che conducono ad una dimensione piu' ludica ed ironica. Si allenta il legame con l'utensileria quotidiana e si lascia spazio all'immaginario con esiti di semplificazione formale e accentuazione cromatica. Le opere in terracotta mantengono la loro esistenza plastica e sonora, ma sono caratterizzate da uno spirito giocoso e da uno spaesamento poetico che ne allenta lo spessore antropologico. Negli Strumenti votivi, nei Giocattoli, nei Trofei, Antibo non tradisce la natura della sua ricerca ma si concede un sottile gioco semantico i cui referenti spaziano dal linguaggio pop al post moderno, con richiami ai balocchi del vissuto infantile. Il rapporto diretto con il corpo, secondo gli originari attributi di manualità ed oralità, e' mantenuto, sovente attraverso l'inserimento di un fischietto che integra ed esorcizza la parte narrativa. Negli ultimi anni Antibo ha tralasciato la pratica ceramica per riappropriarsi dell'antico mestiere. Oggetti trovati, riciclati, desueti, sono tornati a stimolare la fertilità creativa dell'artista che sembra voler chiudere il cerchio riavvicinandosi alle creazioni dei primi anni. Egli prosegue la sua ricerca tesa al rapporto semplice con l'oggetto, non piu' attraverso le ragioni primitive del suo uso, ma sulla scia di un orientamento concettuale poverista. Procurandosi personalmente gli elementi costituenti, quasi sempre materiali eterogenei di recupero, Antibo si dedica alla creazione di opere su tavola in cui convivono pittura e scultura, rigore e ironia, realtà e fantasia, narrazione e sogno, satira e paradosso, motivi sacri e simbologia pagana, ritualità popolare e dimensione psicologica. Il poter scegliere oggetti usati, oltre alla rivendicazione poetica, consente all'artista una sorta di esorcizzazione contro il nostro disagio quotidianio. Antibo non vuole incrementare debiti con le avanguardie storiche ma creare un percorso di risalita nella funzione mnemonica, recuperare contatti fisici perduti in un originale sincretismo tra ispirazione classica e forma popolare, fascinazione dell'usato e memoria dell'umano.
Riccardo Zelatore

ATTILIO ANTIBO
LA STRUTTURA DEL PENSIERO
Valente Arte Contemporanea
via Anton Giulio Barrili, 12 Finale Ligure (SV)
dal 17/2 al 25/3/2008





PUNK 1976-2008 32 ANNI, 5 MESI ANCORA MOLTI GIORNI


Paolo Loschi



Nei giorni 15, 16 e 17 Febbraio TrueLove Art Gallery e Kriminal Class, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Savona, hanno organizzato Punk 1976-2008 32 anni, 5 mesi ancora molti giorni, tre giorni di incontri, mostre e dibattiti sul tema di quella che è ormai come considerata l'ultima avanguardia, la sottocultura punk. La manifestazione si è svolta alla Fortezza del Priamar - Sala della Sibilla, con una piccola appendice nella serata del 16 al RainDogs di Via Chiodo, Savona.
Punk 1976-2008 32 anni, 5 mesi ricorda nel titolo un celebre concerto tenutosi nel Settembre del 1976 al 100 Club di Londra (sul palco Siouxie, Sex Pistols, Clash, molti dei ‘prime-movers’ dell’epoca tra il pubblico), gli ancora molti giorni guardano al futuro.
Alla base di Punk 1976-2008 32 anni, 5 mesi ancora molti giorni infatti non c'è tanto la volontà di celebrare ciò che è stato, un raduno di nostalgici che ricordano i vecchi tempi. Crediamo piuttosto che certe coordinate tracciate alla fine degli anni '70 possano essere ancora punti di riferimento anche ai giorni nostri. A differenza di altre sottoculture maggiormente connotate dal punto di vista stilistico e, giocoforza inserite in schemi rigidi dove l'adesione al "culto" prevede ben poche variazioni (nei suoni da ascoltare, nei vestiti, nel taglio di capelli), il punk ha saputo mutare pelle, cambiare, trasformarsi ed allo stesso rimanere fedele a se stesso.

Punk 1976-2008 32 anni, 5 mesi ancora molti giorni si è sviluppata in tre giorni di mostre, incontri e concerti. La mostra fotografica BeatHippieAutonomiPunk all’assalto del cielo suggella la continuità/contiguità tra le controculture e i movimenti che, a partire dagli anni Cinquanta, hanno popolato la nostra vita, da Allen Ginsberg e Timothy Leary, passando per il “Mondo Beat”, fino ai Dead Kennedys, i Crass, l’esperienza del Collettivo Virus di Milano. Marco Philopat, scrittore, studioso di cultura underground e agitatore culturale, curatore della mostra insieme a Giancarlo Mattia, presenterà, nella giornata di Venerdì 15, Agenzia X (una struttura che si occupa di editoria, grafica, cinematografia, allestimenti, ricerca storica di base e iconografica con sede in via Pietro Custodi 12 a Milano, nel cuore dello storico quartiere Ticinese) ed il suo ultimo libro Lumi di Punk, raccolta di testimonianze rilasciate da trenta protagonisti della scena di quella scena. Nella sezione iconografica di Punk 1976-2008 trovano spazio anche Generazione fuori controllo Skin + Punk = TNT, punks e skinheads fotografati da Fabrizio Barile in Italia ed Europa, Magliette Strappate parte 2°, esposizione di t-shirts dal 1982 ad oggi, curatori Marco Balestrino e Grazia Ferro ed il lavoro dell’artista multimediale Fabrizio Basso ThePunkontainer/www.aiconfininidell’impero.org, archiviazione/rielaborazione di materiale cartaceo (fanzines, comunicati, poster).
Sabato 16 Febbraio la Sala della Sibilla è diventata luogo di incontro/dibattito con la presenza di Tony ‘Face’ Bacciocchi autore di Uscito vivo dagli anni ’80 e Diego Curcio, curatore di Rumore di Carta ed i responsabili della Tre Accordi Records che ha realizzato Punk 77-07 The Italian Tribute, cd tributo al trentennale Punk con 23 band italiane, selezionate tra le migliori del panorama musicale alternativo.
Il libro di Tony ‘Face’ Bacciocchi , segnalato dal mensile Rolling Stone come documento fondamentale per capire gli anni ’80, è un viaggio, ironico e disincantato, attraverso considerazioni, aneddoti ed episodi all’interno della scena underground italiana, in una sorta di diario personale che raccoglie pagine e pagine di esperienze, ma soprattutto è l’anima di chi quegli anni li ha vissuti in prima linea come musicista (Not Moving, Link Quartet, Lilith), dj, organizzatore di concerti. Rumore di carta Storia delle fanzine punk e hardcore italiane dal 1977 al 2007 racconta le punkzine, anche attraverso interviste agli autori, analizzandone il linguaggio e il contenuto: un panorama scarsamente conosciuto, imprevedibile e rappresentativo di un pezzo di scena, non solo musicale, ancora oggi vivace.
Per Punk 1976-2008 gli organizzatori hanno scelto tre momenti musicali assolutamente diversi tra loro ma significativi nell’ottica di guardare il punk come qualcosa in evoluzione, fuori dagli stereotipi della musica solo sgangherata e fracassona. Barry ‘Scratchy’ Myers fu uno storico collaboratore dei Clash, ai quali fece da supporto tra gli anni ’70 e 80. Ha da poco terminato un lungo tour con la band Gogol Bordello e proporrà il suo dj set chiamato The Rock and The Roll of The World, una selezione a 360° di rock and roll da ballare da tutto il mondo. Tv Smith fu il fondatore degli Adverts, una delle prime e migliori band del punk inglese. Da anni ha intrapreso una carriera solista, proponendo nuove composizioni e brani dal vecchio repertorio, salendo sui palchi di mezzo mondo con sola chitarra e voce. Il suo concerto si terrà al Circolo Arci RainDogs e per l’occasione suonerà alcune canzoni degli Adverts con il supporto dei Valentines, di Bologna.
Infine gli Arcotrafficanti, quartetto d’archi genovese formato da professionisti della musica che si è prestato ad un lavoro di riscrittura e reinterpretazione di dodici brani storici punk, dai Sex Pistols ai Crass, dagli Angelic Upstarts ai Clash, proponendone una rivisitazione in chiave cameristica. Il loro concerto Domenica 17 Febbraio, sempre alla Fortezza del Priamar, ha chiuso Punk 1976-2008 32 anni, 5 mesi ancora molti giorni.

La parola ai protagonisti
Cosa resta del punk dopo così tanti anni? TV Smith sull’argomento ha dichiarato: “Resta lo spirito. Non lo puoi seppellire – non importa quanta brutta musica c’è in giro o quanto tutto sia diventato commerciale e di nuovo sotto il controllo dell’industria discografica – ci sarà sempre un po’ di gente e un po’ di gruppi che portano avanti lo spirito originale del punk rock. Questo vuol dire pensare con la propria testa ed esprimere se stessi senza che nessuno ti dica cosa devi fare”. Marco Philopat, nell’introduzione al suo libro Lumi di Punk scrive: ”(…) ragionare su come il punk abbia influenzato le forme di lotta antagonista, la scena musicale, l’editoria, la grafica, l’estetica, la poetica, il look, il concetto di identità giovanile e di tribalità sociale, la relazione fra generi e il senso di appartenenza in relazione ad una scena ben definita. (…) Il carattere insurrezionale, internazionalista ed esplicitamente anarchico ha proiettato il punk al di fuori di ogni schematizzazione artistica, e temporale, esattamente come accadde per il movimento beat americano.” Barry ‘Scratchy’ Myers, a proposito della sua collaborazione con i Clash ci dice: “Avevamo qualcosa da combattere e qualcosa per cui combattere. Il mondo che avevamo creato in opposizione allo status quo era dannatamente speciale. Questo però è stato 30 anni fa, è importante vivere il presente con tutto quello di buono e di cattivo che ci offre”.

PUNK 1976-2008 32 ANNI, 5 MESI ANCORA MOLTI GIORNI Fortezza Monumentale del Priamar Corso Giuseppe Mazzini - Savona dal 15 al 17 febbraio 2008



SANREMO: REBECCA BALLESTRA AL MUSEO CIVICO

Dal 23 febbraio al 31 marzo nell’atrio del Palazzo Borea d’Olmo, l’installazione d’arte contemporanea ‘l’albero parlante’ di Rebecca Ballestra presentata nel corso dell’inaugurazione da Paola Valenti dell'Archivio di arte contemporanea dell'Università degli studi di Genova.
Quello del 23 febbraio è il primo appuntamento culturale di una serie di incontri con l’arte contemporanea. Una rassegna in collaborazione con l’archivio d’arte contemporanea dell’Università di Genova, che propone la realizzazione, di una installazione curata da un artista della nuova generazione, presentata da un giovane critico d’arte che introduce il pubblico sanremese, non avvezzo a questo tipo di esperienza artistica, ai nuovi linguaggi dell’arte contemporanea.



SANS PASSION IL N'Y A PAS D'ART


Bruno Cassaglia



“Sans passion il n’y a pas d’art” (parafrasando una nota frase di Matisse) è il titolo della mostra collettiva d’arte contemporanea che verrà inaugurata il prossimo 7 febbraio alle 17,30 a Villa Barrili, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del comune di Carcare.
La mostra, curata da G. C. Torre espone opere di Mirko Barbierato, Bruno Cassaglia, M. Levo Rosemberg e Massimo Pompeo, quattro artisti di età differenti, che operano con ricerche e materiali altrettanto differenti ma accomunati da una preparazione di base profonda nelle fonti e nella conoscenza dei materiali utilizzati. Materiali differenti per ogni artista che permettono di avere un effetto visivo di forte impatto sull’osservatore delle opere
Massimo Pompeo nelle sue tavole marittime , a sorvolare oceani, mari, spazi costieri in un’intensa alternanza di scrittura e grafica. Margherita Levo Rosemberg alterna nelle sue composizioni ritagli di acetato sovrapposti a pellicole radiografiche , avvolti a cono abitati da folle di omini. Bruno Cassaglia, invece, affida il proprio messaggio alla parla, alla poesia, alla fotografia, alle immagini e ai ritratti attingendo molto alla mail art , mentre Mirko Barbierato esperimenta nella sue opere una ricerca sulle dissolvenze derivatagli dal mondo del cinema.
“Tutte le volte ci si dedica ad una attività con passione afferma Maria Teresa Costoni, assessore alla cultura del Comune di Carcare - il risultato è sicuramente di alto livello. Nel caso di questa mostra collettiva è proprio la passione, oltre alle elevate doti artistiche che ha spinto Barbierato, Cassaglia, Levo Rosemberg e Pompeo a realizzare i loro lavori. Infatti il titolo della mostra Sans passion il n’y a pas d’art, Senza passione non c‘è arte, è altamente esplicativo”.
La mostra è aperta fino al 17 febbraio, il lunedì dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 19; dal martedì al venerdì dalle 14 alle 19; il sabato dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19 e la domenica dalle 16 alle 19. Durante l’inaugurazione del 7 febbraio Bruno Cassaglia e Edo Pampuro realizzeranno la performance "Equilibrio precario della parola".

Un titolo? accattivante ? perché?
E’ abitudine riunire le opere di diversi artisti in mostre a tema, qui no.
Allontaniamoci da una facile pseudo sindrome di Stendhal se ci sentiamo in difficoltà incontrando una serie di opere differenti tra loro che necessitano un’attenzione ed un approfondimento.
Tutte le immagini non sono sempre di facile lettura anche quelle cosiddette le più semplici, le più immediate.
Come siamo preparati alla loro lettura. Pensiamo alle dispute, sorte centinaia di anni orsono, intorno alla “ Flagellazione” la piccola tavola di Piero delle Francesca . Non limitiamoci alla sola percezione immediata dell’immagine, guardando senza focalizzare, senza soffermarsi ad approfondire i suoi particolari e soprattutto non rispondiamo ai richiami mnemonici che i nomi degli artisti evocano.
Incontriamo le opere di quattro artisti, di età differenti, che operano con ricerche e materiali differenti, accomunati da una preparazione di base profonda nelle fonti e nella conoscenza dei materiali usati,
Superato il primo impatto dalle loro opere si evidenzia l’elemento che li unisce: una ricerca rigorosa ed un’attenta disamina.
Massimo Pompeo, nelle sue tavole marittime, quasi a volo d’uccello, ci fa sorvolare i mari, gli oceani, gli spazi costieri raccontati dal colore e dal segno, in un’alternanza di scrittura e grafica; il successivo attento esame di queste ci fa partecipi delle rotte, dei luoghi e delle loro storie, non più visitatori spaesati.
I ritagli di acetato, sovrapposti a pellicole radiografiche, avvolti a cono, e abitati da omini, una folla di immagini, a cura di Margherita Levo Rosenberg , in un continuo alternarsi di composizione e successiva scomposizione analitica, si sposano con il suo concetto d’arte ” l’arte è uno strumento di ricerca e di verità che svela relazioni emozionali, estetiche , simboliche, formali e concettuali”.
La riservatezza di Bruno Cassaglia “potendo conciliare tutte le contraddizioni dell’esistenza” è affidata alla parola, alla poesia, alla fotografia, alle immagini, ai ritratti, alle sue ricerche nella mail art ci conferma, come dice Alida Gianti, che “ la vera arte opera a livelli diversi, aprendo varchi e possibilità che vanno bene oltre l’oggetto, oltre il suo pretesto fisico visivo ed estetico”
L’interesse verso la materia e i materiali alternativi di Mirko Barbierato si esprime nelle opere grafiche e pittoriche; operando dal 1997 nella sua particolare ricerca sulle ” dissolvenze” derivatagli dal mondo cinematografico usando i mordenti sulle superfici smaltate lasciando emergere di volta in volta strati variegati di colore, sorprese nel momento in cui poniamo attenzione ai singoli particolari e agli interrogativi che ci poniamo quando ci chiediamo come si integrino i risultati delle nostre esperienze con il nostro sentire.
Osservando le singole opere esposte la percezione ci fornisce un insieme, il pensiero corre, dagli elementi presenti e dagli interrogativi che ci poniamo raccogliamo elementi di lettura sull’esperienza, sul vissuto, sui ricordi, la successiva analisi ci introduce nel mondo dei gesti e delle tecniche pittoriche aprendoci nuovi orizzonti e possibilità di apprendimento e di studio.
Certezze ? Dubbi ? Interrogativi ? Parliamone .
Senza passione non si ama la propria ricerca ed il proprio lavoro, non si cresce, subentra l’abitudine, il progresso ed il futuro si estinguono.
Gian Carlo Torre

SANS PASSION IL N'Y A PAS D'ART
a cura di Gian Carlo Torre
Villa Barrili
via Barrili 12 - Carcare
7 - 17 febbraio 2008



SIMONE LAMMARDO: ALICE ORMAI STUFA


Simone Lammardo



In occasione dell'inaugurazione, l'Agenzia di Albenga della Banca Sella in Piazza del Popolo dell’ ospiterà - a partire da mercoledì 6 febbraio - una mostra dell'artista senovese Simone Lammardo.
Il titolo della personale di Lammardo (“Alice ormai stufa”) è costituito dalle prime parole del celebre libro di Lewis Carroll “Alice nel Paese delle Meraviglie” e rimanda allo stile dell'artista, orientato alla rappresentazione di una realtà onirica.
Le tele in mostra sono di grande formato; ad esse si affiancano alcune pittosculture di più ridotte dimensioni.
Tutte le opere sono comunque improntate alla tensione fra reale e irreale, in un clima che immerge lo spettatore in un mondo di fantasia.
L’esposizione di Lammardo resterà allestita fino al 6 marzo.


SIMONE LAMMARDO
ALICE ORMAI STUFA
Banca Sella
Piazza del Popolo - Albenga
6 febbraio - 3 marzo 2008




MARCO LODOLA: LODOLARISTON

In occasione della 58° edizione del Festival di Sanremo, Lunedì 25 febbraio 2008 “si accenderà” LODOLARISTON, installazione dell’artista Marco Lodola, composta da quattordici sculture luminose di grandi dimensioni posizionate sulla facciata del teatro e da quattro sculture collocate all’entrata del casinò della città dei fiori, creando un dialogo tra i due luoghi simbolo della kermesse.
Il mondo di Lodola, un universo immateriale fatto di contorni e luci, cavi e materie plastiche, scheletri al neon, fiori di plexiglass, figure senza volto di ballerini e musicisti, illuminerà fino a maggio la facciata del Teatro Ariston e l’entrata del Casinò che per la prima volta porteranno il segno dell’intervento di un artista visivo
La sede storica del Festival della canzone italiana rappresenta per l’artista il luogo per eccellenza della cultura pop, ma anche la possibilità di contaminare la sua arte con la musica, esperienza che ha sempre ricercato collaborando, anche in passato, con vari musicisti tra cui i Timoria, gli 883 di Max Pezzali, Jovanotti e Renzo Arbore.
Le opere di Marco Lodola (http://www.lodoland.com) appartengono ad un luogo della fantasia e della memoria dove si dipingono le note e si suonano i colori: “Ho sempre pensato alla musica come una forma artistica dinamica di cui mi sono appropriato” spiega Lodola “suoni e immagini sono due universi che si sovrappongono dando vita ad una magica sinestesia”.
L’arte di Lodola è sempre in tournée, occupa fisicamente lo spazio, invade territori non suoi, rompe le reti di protezione per trarne ogni volta nuovi impulsi e stimoli creativi.
L’artista è impegnato nella ricerca di un linguaggio universale che possa raggiungere tutti, attuando un programma di “cosmesi urbana - come dichiara lui stesso - in modo che l’arte possa arrivare a tutti ed entrare concretamente nel quotidiano”.
L’evento è accompagnato da un catalogo a cura di Luca Beatrice. Nato dalla collaborazione con Sergio Pappalettera, avrà la forma di una custodia di trentatrè giri per coniugare le due passioni di Lodola: l’arte e la musica. LODOLARISTON nasce dall’idea di creare una sorta di ‘colonna visiva’, di ‘musica da guardare’ che accompagni e interagisca con le emozioni dello spettatore.
Il volume conta diversi interventi tra cui quelli di Max Pezzali; Red Ronnie; Renzo Arbore; Omar Pedrini; Jovanotti; Andy dei Bluvertigo; Ivan Cattaneo; Aldo Busi; Paolo Belli; Syria e due testi inediti di Claudio Cecchetto e Piero Chiambretti. Quest’ultimo scrive:“I corpi elettrici di Marco Lodola sono elettricità e felicità. E poi a me piacciono le stesse cose che piacciono a Lodola: la pubblicità, le pin-up, il futurismo, Depero, Matisse ma anche il Beato Angelico, le plastiche, gli schizzi al neon, il KW trasparente a basso voltaggio. Lasciatemi divertire con le sculture di Lodola.”

MARCO LODOLA
LODOLARISTON
Teatro Ariston
Corso Giacomo Matteotti 107 - Sanremo
dal 25 febbraio al'1 maggio 2008





LOUIS CANE AL GRAND CHATEAU DE VALROSE

La Direction de la culture de l’Université Nice Sophia Antipolis organise, du 7 février au 28 mars 2008, une exposition de Louis Cane, artiste peintre et sculpteur né à Beaulieu-sur-Mer. Le vernissage de l’exposition se déroulera le mercredi 6 février à 19h dans le [Fond de scène] du Grand Château Valrose, en présence de l’artiste et du Président de l’Université Albert Marouani.
Louis Cane est né en 1943 à Beaulieu-sur-Mer. Il entre en 1961 à l’école nationale des arts décoratifs de Nice avant d’intégrer celle de Paris. Ses premiers travaux seront exposés aux côtés de ceux d’Arman, Benjamin Vautier (Ben), Noël Dolla et Patrick Saytour. Son travail connaîtra ensuite différentes phases : de l’abstrait il passera au semi abstrait avant de faire un retour définitif à la figuration. Louis Cane reviendra également vers la sculpture, qu’il a expérimentée durant ses années d’apprentissage.
« Cet homme, à la longue foulée, dont je me propose ici de comprendre le parcours, je ne dirai pas le destin, un trop grand mot, alors que le bougre, dieu merci, n’est pas au bout de son chemin, que son oeuvre n’est pas encore parvenue à son terme, cet homme c’est — comme il s’est nommé à ses débuts, comme il nous l’a martelé, asséné, à coups de tampons sur ses toiles, pour que ça nous entre bien dans le crâne et que nous soyons bien avertis de son avenir de peintre, bien préparés à en suivre les péripéties — c’est Louis Cane, Louis Cane, Artiste Peintre. Et pour ceux, critiques bouchés, collectionneurs aux goûts volatils, collègues artistes emportés par la mode et engloutis dans le marché, qui tous auraient la comprenette difficile, plus de vingt ans après, il insistera, Louis Cane, il précisera, avec une évidente volonté polémique mais aussi avec humour (allusion au fameux « Béret, français ! » des frères Prévert ?) : Louis Cane, Artiste Peintre Français. »
Jacques Henric
EXPOSITION LOUIS CANE
Grand Château Valrose
28 avenue Valrose - Nice
du 7 février au 28 mars 2008





NE PAS JOUER AVEC DES CHOSES MORTES A VILLA ARSON


Exposition d'« objets » issus de performances artistiques réunissant une trentaine d'artistes internationaux, de Paul McCarthy à Jessica Warboys, Spartacus Chetwynd ou John Bock.
Quels que soient ses définitions, ses courants ou ses acteurs, l’histoire de la performance s’est construite entre ses premiers actes futuristes ou dadaïstes, jusqu’à la fin des années 70, sur des principes quasi invariables liés au furtif et au fugitif, à l’éphémère, à l’action, au geste, à la parole, au public, mais surtout au corps qui en est l’essence et la base même. Tous ces paramètres apparaissent comme les garants d’un médium qui refuse par définition les formes esthétiques traditionnelles. De ce fait, la performance est en principe l’art de l’immatérialité. Pourtant, on constate depuis presque trois décennies que si la performance continue d'exister de manière « primitive », ses principes fondamentaux se dissolvent peu à peu dans les formes normatives de la création. De plus en plus de performeurs construisent en effet de véritables installations ou des objets qui, au-delà de l’acte de la performance, apparaissent comme des entités autonomes, aussi bien sur un plan formel qu’ontologique. Par ailleurs, on constate que de nombreux photographes, sculpteurs, vidéastes, voire même peintres, créent des oeuvres qui peuvent être perçues comme des objets performatifs sans forcément être utilisés comme tels. L’exposition Ne pas jouer avec des choses mortes prévue au Centre National d’Art Contemporain de la Villa Arson à Nice, du 29 février au 24 mai 2008, a pour but d’analyser le statut et la pertinence de tous ces « objets ». Peuvent-ils continuer d’exister au-delà de leur valeur d’usage ? Peuvent-ils nous restituer « l’âme » de la performance, son énergie ? Ne sont-ils que des reliques/fantômes vides de sens ou de vie ? Des traces banalisées de rites contemporains ? Des produits purement destinés au marché de l'art ? Ou de nouvelles formes qui, par leur « syncrétisme », échappent aux logiques circonscrites de l’art comme on a pu le constater sur la côte ouest des Etats-Unis avec des artistes comme Paul McCarthy ou Mike Kelley ?
L'exposition réunit une trentaine d’artistes internationaux : Scoli Acosta, Vasco Araujo, Fabienne Audeoud & John Russel, Emmanuelle Bentz, Julien Bismuth, John Bock, Xavier Boussiron & Sophie Perez, Spartacus Chetwynd, Guy De Cointet, Jordi Colomer, Brice Dellsperger, Eric Duyckaerts, Jean-Pascal Flavien, Dora Garcia, Richard Jackson, Mike Kelley, Martin Kersels, Arnaud Labelle-Rojoux, Jacques Lizène, Eric Madeleine, Paul McCarthy, Kirsten Mosher, Yannick Papailhau, Antoine Poncet, Philippe Ramette, Jim Shaw, Roman Signer, Jana Sterback, Catherine Sullivan, Jean-Luc Verna, Jessica Warboys, Franz West, Erwin Wurm.
Catalogue publié aux Presses du Réel pour la version française et chez JRP/Ringier pour la version anglaise.

NE PAS JOUER AVEC DES CHOSES MORTES
Commissariat : Eric Mangion
Commissaire associée : Marie de Brugerolle
CNAC - Villa Arson
20 Avenue Stephen Liégeard - Nice
29 février – 24 mai 2008




IL PREMIO GRINZANE-BIAMONTI A KENNETH WHITE E ALBERTO ASOR ROSA


Kenneth White, scrittore e poeta scozzese, e Alberto Asor Rosa, scrittore, critico letterario e politico, sono i due vincitori della quarta edizione del Premio Grinzane Francesco Biamonti. I nomi sono stati resi noti oggi, 11 febbraio 2008, a Villa Nobel durante la presentazione dell’evento che si svolgerà a Sanremo venerdì 22 febbraio 2008 con un’appendice il giorno dopo, sabato 23, a San Biagio della Cima, paese natale di Biamonti.
Presenti all’incontro il presidente della provincia Gianni Giuliano, l’assessore alla Cultura del comune di Sanremo Daniela Cassini e Antonella Cavallo portavoce del Grinzane Cavour. «Sono già diverse edizioni che Sanremo, San Biagio della Cima e l’amministrazione provinciale si impegnano a portare avanti, attraverso questo premio, il ricordo di Francesco Biamonti – ha detto Gianni Giuliano -. Ed anche in questa quarta edizione ci avvaliamo della splendida Villa Nobel, il luogo più consono per ospitare importanti eventi e manifestazioni, dove possano trovare terreno d’incontro culture diverse».
Il riconoscimento, ideato dal Premio Grinzane Cavour, istituito d’intesa con la provincia di Imperia, l’assessorato alla Cultura di Sanremo e il comune di San Biagio della Cima, è dedicato a territori di mare così intensamente descritti dallo scrittore sanbiagino. L’edizione 2008 del Grinzane-Biamonti vede premiati due personaggi che si sono dimostrati estremamente affini a quelli che erano alcuni dei valori espressi da Biamonti nella sua opera letteraria.
Infatti, Kenneth White definito come un nomade della letteratura, padre della geopoetica, è conosciuto soprattutto per la sua passione per gli elementi naturali, ed anche per essere un viaggiatore filosofico ed un esploratore dell’animo umano. Anche Asor Rosa, importante critico letterario è principalmente conosciuto per il suo impegno a difesa dei paesaggi.
Entrambi i vincitori si sono distinti per i profondi legami che avevano con Biamonti, per quel suo amore per i territori del mare che gli è valso l’onore della vincita di un’edizione del Grinzane con il celebre Attesa sul mare. Amore in cui si rispecchiano pienamente entrambe i vincitori dell’edizione 2008 di questo ambito premio.
«I vincitori di questa edizione rappresentano la chiara internazionalità di questo premio – ha aggiunto Daniela Cassini –. Entrambi sono stati in grado di prendere la realtà del nostro ponente per poi espanderla in una prospettiva più ampia mettendola in contatto con altre culture e letterature lontane dalla nostra».

IV EDIZIONE DEL PREMIO GRINZANE-BIAMONTI
16 - 22 e 23 febbraio
a cura dell'Associazione Amici di Francesco Biamonti
San Biagio della Cima (Im)




L'ALTRO SGUARDO: ARTISTI E VIAGGIATORI IN LIGURIA DAL '700 AL '900

Sabato 16 febbraio Al Forte dell'Annunziata in via Verdi 41 a Ventimiglia, è stato presentato il volume di Domenico Astengo, "L'altro sguardo - Artisti e viaggiatori in Liguria dal '700 al 900".
L'evento, organizzato sotto il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Ventimiglia, dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri e del Museo Civico Archeologico 'Girolamo Rossi', ha visto l'intervento della dottoressa Daniela Gandolfi dell'Istituto di Studi Liguri e del Prof. Fulvio Cervini dell'Università degli Studi di Firenze.
Domenico Astengo, oltre che redattore di "Resine" e curatore della Biblioteca Angelo Barile di Savona, si è occupato di letteratura ligure del Novecento pubblicando carteggi di Sbarbaro e Montale, sviluppando anche altri temi di ricerca, in particolare dedicati proprio alla scoperta della Riviera Ligure, vista attraverso gli occhi e le pagine dei viaggiatori, specie stranieri. E' il caso di questo interessantissimo ultimo suo lavoro, corredato ed arricchito da una preziosa serie di disegni a china di Alexander Ansted. In copertina è ad esempio riprodotta proprio Ventimiglia, una delle acqueforti originali che rendono il volume un vero e proprio 'libro d'artista'.
Ed artisti, come anche turisti di lusso o reporter di quotidiani, sono stati i viaggiatori che a piedi, in feluca, su traballanti carrozze prima, in treno ed in automobile poi, hanno percorso la nostra Riviera scoprendo panorami inattesi, rigenerando il proprio spirito, ma soprattutto lasciando di queste avventure preziose testimonianze. Pagine di diario, cronache svagate, immagini pittoriche sempre più presenti nella nostra memoria, che continuano a vivere ed hanno contribuito a creare il mito di un Paradiso, ora però sempre più minacciato dal progresso e dalle vacanze di massa. Grazie a questi eccentrici ed appassionati personaggi ecco quindi una preziosa guida inedita, che svela qual era il volto della nostra regione: un paese felice dai colori inconfondibili, dai profumi unici, dalla bellezza indimenticabile.

L'ALTRO SGUARDO
ARTISTI E VIAGGIATORI IN LIGURIA DAL '700 AL '900
di DOMENICO ASTENGO
Philobiblon 2007





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