GIORGIO MOISO: FINGERSTAMPS
Lo Spazio Mazzotta presenta dal 13 febbraio al 2 marzo la mostra Fingerstamps di Giorgio Moiso.
L´esposizione presenta circa dieci tele di grandi dimensioni tra le più recenti dell´autore, oltre a un video e a 15 fotografie.
Moiso sarà protagonista inoltre di una performance il giorno stesso dell´inaugurazione.
L’artista e musicista savonese con le sue "impronte digitali" ha impresso sulle tele un segno indelebile fatto di gestualità e ritmo musicale, testimoniato dalle sue performances che hanno sempre caratterizzato il suo percorso artistico.
Giorgio Moiso è nato a Cairo Montenotte (Savona) il 13 febbraio 1942.
Gli è maestro il pittore Carlo Leone Gallo (1875-1960) dal quale apprende le tecniche della pittura. Parallelamente, sotto la guida di Gino Bocchino, jazzman savonese, inizia lo studio della musica. Come batterista si evidenzia in alcuni gruppi dell’epoca, conosce a Roma Nunzio Rotondo, Franco D’Andrea e Mario Panseri.
Nel 1968 si diploma presso il Liceo Artistico “Arturo Martini” di Savona.
Ancora giovane studente ha avuto modo di conoscere e di far proprio lo straordinario clima di apertura avanguardistica degli artisti internazionali che frequentavano negli anni ’60 Albisola (Wifredo Lam, Asger Jorn, Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Piero Manzoni, Sergio Dangelo, Agenore Fabbri, Mario Rossello e molti altri), e ha sviluppato la sua vena creativa sul doppio binario della musica e dell’arte figurativa, arrivando infine a previlegiare definitivamente l’arte figurativa senza per questo abbandonare la musica jazz, anzi utilizzandola come “materiale” e stimolo del proprio lavoro.
In effetti per anni Moiso si guadagna la vita suonando in un gruppo jazz, come batterista, e questa esperienza sarà fondamentale anche per la pittura.
Nel 1972 è invitato da Mario De Micheli alla mostra “Il tema dell’uomo” nel Museo della Ceramica di Albisola. Sempre nello stesso anno ad Albisola l’amico Giannici gli cede lo studio (che fu già di Tullio di Albisola) situato nella celebre piazzetta di Pozzo Garitta accanto all’atelier che fu di Lucio Fontana.
Nel 1975 è invitato alla X Quadriennale di Roma, dove presenta due opere di grandi dimensioni, sul tema che gli è più caro in quegli anni, l’albero.
Nel 1976 prende studio a Milano dove lavora per alcuni anni.
Nel 1988 incontra a Venezia Mimmo Rotella, Pierre Restany e Arnaldo Pomodoro.
Nel 1998 la passione per il jazz lo porta ad una svolta decisiva nel suo lavoro: far dialogare la musica con il gesto, il segno, il colore.
Il richiamo alle geniali sperimentazioni degli anni Cinquanta primi anni Sessanta (vedi il gruppo giapponese Gutai, Mathieu, Fluxus) con l’aggiunta personale della matrice jazz che gli è propria, danno vita a una miscela che genera una cifra stilistica personale: la Live Performance Painting. La sua pratica operativa, dunque, nasce da un originale mix fra musica e pittura e si ispira a una stagione creativa ormai quasi mitica, ma si precisa e cresce in termini di notevole attualità.
E’ proprio questo felice connubio fra musica e pittura, questa capacità di trasformare una jam session jazzistica in una “jam sassion pittorica”, a caratterizzare in modo singolarmente originale la sua affermazione come artista.
Una seconda mostra di Giorgio Moiso si tiene fino al 17 febbraio a Savona presso la Pinacoteca Civica, Palazzo Gavotti (p.zza Chabrol, 1-2)
GIORGIO MOISO
FINGERSTAMPS
Spazio Mazzotta
Foro Buonaparte 60 - Milano
dal 12 febbraio al 2 marzo 2008

PIERANGELO GIARDINI A SANREMO
L'Associazione Immaginecolore.Com inaugura con la presonale di Pierangelo Giardini una sezione Nuove Proposte che seguendo le finalità di divulgazione culturale della Associazione, presenterà artisti contemporanei del panorama nazionale ed internazionale, cercando di proporre ai visitatori sanremaschi una finestra sul mondo dell'arte attuale.
Così Giardini descrive il suo personale approccio con la pittura e con la materia:
"I quadri molto materici cambiano aspetto a seconda della luce a cui vengono esposti. Anche il tipo di luce fredda come il neon, o più calda può essere determinante nell'evidenziare la dimensione della profondità. E che dire poi del gioco di ombre generato dalla luce quando illumina la tela ...!! "
"Amo tutti i colori. Li considero come dei preziosi alleati per le diverse occasioni. Un astratto sull'amazzonia sarà valorizzato e dominato dal verde che non utilizzerei mai per una barriera corallina. Ultimamente uso molto l'oro per le sue proprieta di riflettere la luce, il bianco, il viola scuro al posto del nero. "
"Dal punto di vista tecnico sento di amare la pittura informale e molto materica. La purezza di luoghi incontaminati e silenziosi, o al contrario, le diverse forme di decadenza, urbana, sociale e culturale, dovrebbero contraddistinguere i miei prossimi lavori. Desidero raffigurare una pittura simbolica, evocativa, primitiva ed essenziale; è l'ideale a cui tendo. Se Dio vuole, nascerà un ciclo dedicato all'inquinamento urbano e marino, alle contaminazioni del linguaggio, ai luoghi incontaminati visti da un viaggio immaginario da un'astronave, al simbolismo primitivo o di antiche civiltà. Continuerò a rappresentare gli impulsi creativi e i ricordi di viaggi (Venezia per esempio) ".
PIERANGELO GIARDINI
Immaginecolore.com
Via Padre Girolamo Saccheri 31-33 - Sanremo
dal 10 gennaio al 10 febbraio 2008

LE CERAMICHE SAN GIORGIO DI ALBISSOLA ALLA CASA DEL MANTEGNA
Sabato 19 gennaio 2008 la Casa del Mantegna, l’Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei mantovani con la Delegazione Casalasco Viadanese hanno inaugurato la mostra - a cura di Flavio Arensi - “La fabbrica dei sogni – Grandi artisti alle ceramiche San Giorgio di Albisola – 1958-2008” che si potrà visitare fino al 17 febbraio.
Albissola nel primo e secondo dopoguerra è stata teatro di una stagione ricca di fermenti culturali. Il paese dei vasai era diventato punto di riferimento dei grandi artisti internazionali, che ad Albissola creano le loro opere in ceramica col supporto delle più grandi manifatture.
La mostra è dedicata alle ceramiche San Giorgio, fondata nel 1958 da Giovanni Poggi e da Eliseo Salino. La fabbrica dei sogni, così la chiamava Asger Jorn, che nel 1959 realizza presso la fornace il famoso pannello di 90 metri quadrati per lo Staadgymnasium di Aarhus in Danimarca dando inizio ad un sodalizio che durerà fino alla prematura scomparsa dell’artista. Numerosi sono i grandi artisti che hanno avuto come punto di riferimento la San Giorgio. L’afro-cubano Wifredo Lam, il belga Serge Vandercam, i nostri Lucio Fontana, Agenore Fabbri, Sandro Cherchi, Aligi Sassu, Alik Cavaliere, Farfa, Milena Milani, Gianni Dova, Sergio Dangelo, Emilo Scanavino, Pietro Cansagra, Emilio Tadini. La fabbrica ancora oggi non ha certo esaurito la sua vocazione e molti sono gli artisti che la frequentano assiduamente, da Giancarlo Bargoni a Pietro Bulloni, Giorgio Moiso, Luiso Sturla, Antonio Recalcati, Franco Bruzzone, Aurelio Caminati, i tedeschi Peter Casagrande, Franz Hitzler, Ernst Heckelmann, i sudamericani Luis Alberto Munoz, Gaston Orellana e numerosi altri giovani artisti che Giovanni Poggi sceglie con lo stesso entusiasmo e la stessa competenza.
La mostra è una scelta di opere, fra le tante a disposizione, curata dallo storico e critico d’arte Flavio Arensi. Circa 150 pezzi fra piatti, vasi e sculture di grande interesse e fascino, da cui si potrà cogliere sia la qualità espressiva di ogni singolo artista che l’abilità del maestro Poggi di rendere loro naturale l’incontro con un’arte tanto antica e affascinante.
LA FABBRICA DEI SOGNI
Grandi artisti alle Ceramiche San Giorgio di Albisola 1958-2008
Casa del Mantegna
Via Giovanni Acerbi 47 - Mantova
dal 19 gennaio al 17 febbraio 2008

ANGELO RUGA: IL DOMANI NEGATO. LE BIMBE DI TEREZIN
In occasione della “Giornata della Memoria 2008”, il Comune di Carcare organizza una mostra di Angelo Ruga dedicata ai bambini del campo di concentramento nazista di Terezin. “Il domani negato - le bimbe di Terezin” è il titolo dell’esposizione, allestita a Villa Barrili, che verrà inaugurata sabato 19 gennaio alle ore 10. Alla presentazione interverrà Donatella Ramello, presidente delle Opere Sociali di Savona. La mostra rimarrà aperta fino al 3 febbraio, dal lunedì al sabato con orario 16-19. Visite scolastiche su prenotazione
Tribaleglobale, niatri. Noi, Altri, è una dichiarazione di curiosità, di rispetto e di passione verso le diversità, verso quegli "altri" che evochiamo quando abbiamo necessità di rafforzare la nostra identità e non consideriamo sufficiente l'uso del pronome noi.
ANGELO RUGA
IL DOMANI NEGATO - LE BIMBE DI TEREZIN
Villa Barrili Via Barrili 12 - Carcare
19 gennaio - 3 febbraio 2008

ANNE FAVRET / PATRICK MANEZ: METROPOLEX ALL'ATELIER SOARDI
Depuis une dizaine d’années, le travail d’Anne Favret et de Patrick Manez s’attache à définir, avec une grande précision technique, par le biais de la photographie à la chambre, le territoire urbain dans toute sa diversité et sa complexité en essayant d’« assembler les indices visibles de l’espace hétérogène qui nous entoure dans des séries photographiques distinctes. ». Pour chaque ville étudiée, la stratégie d’approche photographique était définie jus¬qu’à présent en fonction de l’histoire et de la topographie du site. Les réseaux denses et chaotiques d’Alexandrie donnèrent ainsi lieu à des tirages en noir et blanc dont les cadrages resserrés sur les murs des immeubles restituaient une sorte d’épiderme, tout en faisant écho à la saturation d’espace de la ville. Pour Favret/Manez, cette méthode de travail garantissait une perméabilité optimale au lieu, tout en respectant un devoir de neutralité. L’idéal étant d’adopter un point de vue démocratique sur le site. La remise en question systématique du cadrage dans chaque série permettait également aux photographes d’évincer les tics qui auraient pu s’ériger en style. Après avoir arpenté les rues d’Alexandrie (1992-1994), puis celles de Rotterdam (1995-2000), de Montreuil (1996-2002) et de Gênes (2002-2005), le couple d’artistes est parti l’été dernier à la rencontre de l’Ouest américain, cette fois avec un appareil de moyen format. De ce voyage, ils ont rapporté un certain nombre de photographies qui seront présentées à l’occasion de leur exposition à L’Atelier Soardi à Nice avec des clichés antérieurs pris dans des villes européennes. Ce parti pris constitue une nouveauté dans le travail de Favret/Manez qui avaient jusqu’alors toujours oeuvré sur des séries qui examinaient des territoires géographiques précis, ville par ville.
Désireux de ne pas procéder de manière répétitive, les photographes ont également remis en question leur pra¬tique en ne s’intéressant plus exclusivement à l’architecture et en commençant à travailler, il y a quelques mois, sur des images comportant des individus dans l’espace urbain. Pour Favret/Manez : « Il s’agit d’une exposition programmatique : elle présente l’ensemble des questions sociétales sur lesquelles nous allons travailler dans les années à venir et réorganise le travail que nous avons réalisé jusqu’à présent selon ces nouvelles perspectives. Nous avions besoin de poser un nouveau regard sur notre production en considérant chaque photographie de manière autonome et non plus comme le seul rouage d’une série particulière. Nous avions déjà utilisé individuellement des images, notamment dans notre série Dispositifs, mais la combinaison de ces photographies donnait lieu à une « pièce » (diptyque ou triptyque) indépendante et unique. Aujourd’hui notre propos a évolué : la série explose et nous nous affranchissons du sujet. ».
Le titre de l’exposition, « Metroplex », fait écho aux développements exponentiels du paysage urbain entre Dallas et Fort Worth, deux aires qui ont fini par se rejoindre en une seule mégapole de plus de 5 millions d’habitants sous l’effet de leur expansion mutuelle. À l’instar de cet immense territoire géographique que l’on désigne aussi du sigle DFW, l’exposition à L’Atelier Soardi réunira donc des vues parfois étrangères les unes aux autres, effectuées dans différentes métropoles au fil des voyages du duo d’artistes, qui formeront une sorte de continuum urbain. On passera ainsi indif¬féremment de Nice, à Gênes, à Los Angeles et ainsi de suite, dans des cadrages diversifiés qui tentent de situer l’indi¬vidu au coeur de l’architecture. Ces images de nature et d’échelle différentes, ne seront volontairement pas légendées pour échapper à la notion de photographie documentaire. En outre, elles seront mélangées, l’idée n’étant pas d’iden¬tifier les lieux, mais de donner plutôt à voir ces divers territoires comme un seul monde fermé sur lui-même.
Les lieux choisis montrent que les photographes ont également cherché à évincer les stéréotypes de la photogra¬phie urbaine en intégrant fortement des reliquats d’espaces naturels qui ne sont pas sans évoquer la photographie de paysage : « Nous sommes définitivement sortis du modèle concentrique : centre - confins de la ville - banlieue - espaces naturels. Ici les frontières de la ville s’effacent, les espaces deviennent poreux, la ville se retrouve, par par¬celles dans l’extra urbain et vice-versa. ». Le corpus photographique présenté fonctionne sur un système d’emboî¬tement avec des vues qui comptent des structures paysagères très larges et des vues plus rapprochées qui amènent des détails précis, sortes de marqueurs signifiant que l’on se trouve bien dans un espace urbain.
Le sentiment qui ressort de cet ensemble hétérogène de photographies est celui d’une ville générique qui serait partout et nulle part. Ce no man’s land à la fois étrange et familier apparaît tantôt comme un lieu de la préca¬rité, tantôt comme un lieu de l’opulence ; tantôt comme un espace de conflits et comme un lieu d’aliénation de l’individu, tantôt comme un espace de survie où les corps réinventent leur relation au monde. Si le travail mis en route ici se situe fortement dans la lignée de la Street Photography, Favret/Manez essaient néanmoins de sortir de l’image de reportage et d’évacuer l’anecdote pour se concentrer sur la présence du corps comme faisant partie intégrante de l’architecture.
Catherine Macchi
ANNE FAVRET / PATRICK MANEZ
METROPOLEX
Atelier Soardi
8, rue Désiré Niel - 06000 Nice
12 janvier - 03 mars 2008

ALAIN LESTIÉ: À MOTS COUVERTS
Dans les années soixante, Alain Lestié pouvait être considéré comme un peintre de la figuration critique, s'interrogeant sur l'avenir même de la peinture qui, pour beaucoup à l'époque, semblait destinée à disparaître. L'exposition qu'il nous propose aujourd'hui, intitulée A mots couverts, témoigne du chemin parcouru par cet artiste atypique qui s'exprime avec une dextérité extraordinaire au moyen du seul crayon Nero.
Une austérité de moyens techniques qui contraste avec la variation infinie de teintes du noir au blanc présente dans ses dessins. Issue de secours, après la nuit, heures noires, interruption, dernier horizons... voilà quelques titres des œuvres exposées. Juste après le tout premier coup d'oeil qui pourrait, par réflexe, faire penser à de la photographie, les dimensions et les formats des dessins (170 X 50 cm), la palette infinie des nuances de gris et la finesse du trait plongent le spectateur dans une atmosphère intense, un univers particulier chargé des interrogations de l'artiste. Grillages inquiétants, clairs obscurs saisissants, arc-en-ciel du noir au gris, angles et triangles construits, déchirure recousue...
La variété des dessins est infinie au gré des rêves de l'artiste qui ne sont pas sans rappeler, en beaucoup plus sophistiqués, quelques univers virtuels qui hantent nos écrans.
Alain Lestié ne se contente pas de dessiner. Ses écrits sur l'art et sur la culture prolongent ses dessins avec une acuité du regard et une distance par rapport à l'agitation culturo-médiatique au moyen d'une sévérité sans concession. Une écriture substrat de cette exposition, recouverte par la cendre argentée de ses coups de crayons lumineux. Des images fortes dont la substance s'imprime dans nos mémoires comme sur une pellicule argentique.
Un grand peintre...
ALAIN LESTIÉ
A MOTS COUVERTS
Galerie Depardieu
64 bd Risso - Nice
17 janvier 2008 - 8 février 2008

LEONARD/TROUVÉ/FONTAINE/DENIMAL A VILLA ARSON
Le Centre national d'art contemporain de la Villa Arson présente quatre expositions monographiques. Les quatre artistes, pourtant fort différentes dans les formes et supports proposés, ont toutes en commun de révéler des modes et des chaînes de production, qu'ils soient artistiques, économiques ou politiques, fictifs ou réels.
ZOE LEONARD : Analogue
Zoe Leonard photographie les vitrines traditionnelles des magasins de East Village à New York de manière très protocolaire, en utilisant un vieux Rolleiflex.
Ce travail porte ainsi sur la disparition progressive de toute une «iconographie» typiquement américaine, s’inscrivant aussi dans une réflexion sur les mutations des chaînes de production et de diffusion du commerce international. L'ensemble du travail est constitué d'une seule installation composée de près de 400 photographies.
TATIANA TROUVÉ :
L’exposition de Tatiana Trouvé prend forme autour d’une ballade/rébus dans la partie labyrinthique du centre d’art. Dessins et sculptures s’assemblent afin de former un jeu permanent de construction et de déconstruction.
Avec Tatiana Trouvé les choses ne sont pas forcément placées où elles devraient être. Rien ne semble jamais déterminé...
CLAIRE FONTAINE : Equivalences
Collectif fondé à Paris en 2004, Claire Fontaine tire son nom d’une marque populaire de cahiers pour écoliers.
L'exposition réunit un ensemble de nouvelles pièces produites pour l'occasion.
LAURENCE DENIMAL : Joubor
Laurence Denimal réalise un joubor (journal de bord).
L’exposition permet de découvrir une partie du joubor à travers l’installation de vingt-cinq classeurs présentés comme des archives consultables dans un esprit de salon de lecture. Au-delà d'une histoire personnelle, c'est toute une analyse de notre société qui est ainsi mise en exergue à travers ses hiérarchies et ses composantes socio-économiques.
ZOE LEONARD, TATIANA TROUVÉ, CLAIRE FONTAINE, LAURENCE DENIMAL
CNAC Villa Arson
20 avenue Stephen Liégeard - Nice
Du 24 novembre 2007 au 3 février 2008

LA SCOMPARSA DI GIGI CALDANZANO
Lutto in Liguria per la morte, il 31 gennaio, di Gigi Caldanzano, decano degli artisti savonesi.
Nato a Genova nel 1922, futurista, figlio d’arte (suo padre Luigi Enrico è stato uno dei maestri dell’affiche agli inizi del Novecento) ha lavorato a lungo la ceramica, ad Albisola negli anni ‘50 e ‘60 accanto a Lucio Fontana e agli altri grandi del periodo.
Nel 1990 è stato insignito dalla Regione Liguria del Premio “Artista dell’Anno”.
Attivo anche nel campo dell’umorismo, ha fatto parte del celebre gruppo Humour Grafic che raccoglieva i migliori illustratori negli anni ‘70.

L'ARCHIVIO DI STELIO RESCIO
Politica, filosofia, poesia e naturalmente arte: quasi su ogni libro appunti rigorosi, a volte veri e propri schemi di saggi da completare.
Davvero i libri parlano di chi li ha posseduti, ma a volte, quando chi li sceglie è speciale, l'insieme di questi parla di una intera generazione, di un pezzo di storia: più raramente questo insieme diventa testimonianza vivente di un punto di vista, di un percorso interattivo e si apre una finestra temporale che trasforma la consultazione di quei libri in un'avventura partecipata ed emozionante.
E' il caso della Biblioteca di Stelio Rescio, compianto e incompreso protagonista della stagione artistica e politica savonese dagli anni 70 alla fine degli anni novanta .
Il Brandale, galleria d'arte e circolo culturale da lui fondato e diretto, ha puntualmente portato un mondo a Savona e Savona in un mondo –, quello dell'arte che si misurava in modo innovativo con i processi di cambiamento globale ed epocale che si delineavano in quegli anni: se fosse stato necessario, ciò è fisicamente evidente nelle 32 casse di libri, riviste, appunti, cataloghi di mostre, locandine salvati dal macero dalla associazione no profit “Asso di Cuori” grazie al contributo della Fondazione Passarè.
Molte prime edizioni (Celine, Calvino, praticamente tutti i saggi su cui si sono formate quelle generazioni) moltissime riviste d'arte e politica compongono l'eredità salvata di quel signore tenace, discreto e capace di trasformare intuizioni geniali , verificate puntigliosamente sui testi che hanno composto la sua Biblioteca, in lavoro dell'arte e per l'arte attraverso un sostegno libero e concreto del lavoro di decine di giovani artisti.
Da Franco Basaglia e il movimento che produsse la legge 180 sull'apertura dei manicomi ad Agnese
Heller e la teoria dei bisogni, da Gianni Vattimo fino alle riflessioni sulle implicazioni dei movimenti (ben oltre il '77), Stelio Rescio (lettore avidamente consapevole dell'urgenza di comprendere ogni nuovo punto di vista come ci raccontano appunto le numerose prime edizioni presenti nella sua biblioteca) trasforma le idee in fatti d'arte, rende un dibattito teorico concretamente percepibile attraverso gesti, segni , linguaggi che sceglie nella galassia vorticosa degli artisti di quegli anni: ecco che troviamo tra le pagine di una monografia sul popolo Lobi dell'Alto Volta immagini di vita popolare negli anni '50.
Un gruppo di lavoro composto dal intellettuali e artisti e coordinato da Giorgio Amico, Enzo L'acqua e Luigi Lirosi stà iniziando la catalogazione di tutto il materiale rinvenuto, con la speranza di coinvolgere tutti coloro che hanno memoria e testimonianze e al fine di costituire un patrimonio di memoria viva che , insieme alla Biblioteca di Arti primarie della Fondazione Passarè, è destinato a rimanere nella nostra città in modo permanente e a produrre una serie di iniziative concrete di approfondimento e riflessione.
Il programma è stato presentato il 21 gennaio al Priamar durante una manifestazione in memoria di Stelio.

L'ARCHIVIO DI STELIO RESCIO
Politica, filosofia, poesia e naturalmente arte: quasi su ogni libro appunti rigorosi, a volte veri e propri schemi di saggi da completare.
Davvero i libri parlano di chi li ha posseduti, ma a volte, quando chi li sceglie è speciale, l'insieme di questi parla di una intera generazione, di un pezzo di storia: più raramente questo insieme diventa testimonianza vivente di un punto di vista, di un percorso interattivo e si apre una finestra temporale che trasforma la consultazione di quei libri in un'avventura partecipata ed emozionante.
E' il caso della Biblioteca di Stelio Rescio, compianto e incompreso protagonista della stagione artistica e politica savonese dagli anni 70 alla fine degli anni novanta .
Il Brandale, galleria d'arte e circolo culturale da lui fondato e diretto, ha puntualmente portato un mondo a Savona e Savona in un mondo –, quello dell'arte che si misurava in modo innovativo con i processi di cambiamento globale ed epocale che si delineavano in quegli anni: se fosse stato necessario, ciò è fisicamente evidente nelle 32 casse di libri, riviste, appunti, cataloghi di mostre, locandine salvati dal macero dalla associazione no profit “Asso di Cuori” grazie al contributo della Fondazione Passarè.
Molte prime edizioni (Celine, Calvino, praticamente tutti i saggi su cui si sono formate quelle generazioni) moltissime riviste d'arte e politica compongono l'eredità salvata di quel signore tenace, discreto e capace di trasformare intuizioni geniali , verificate puntigliosamente sui testi che hanno composto la sua Biblioteca, in lavoro dell'arte e per l'arte attraverso un sostegno libero e concreto del lavoro di decine di giovani artisti.
Da Franco Basaglia e il movimento che produsse la legge 180 sull'apertura dei manicomi ad Agnese
Heller e la teoria dei bisogni, da Gianni Vattimo fino alle riflessioni sulle implicazioni dei movimenti (ben oltre il '77), Stelio Rescio (lettore avidamente consapevole dell'urgenza di comprendere ogni nuovo punto di vista come ci raccontano appunto le numerose prime edizioni presenti nella sua biblioteca) trasforma le idee in fatti d'arte, rende un dibattito teorico concretamente percepibile attraverso gesti, segni , linguaggi che sceglie nella galassia vorticosa degli artisti di quegli anni: ecco che troviamo tra le pagine di una monografia sul popolo Lobi dell'Alto Volta immagini di vita popolare negli anni '50.
Un gruppo di lavoro composto dal intellettuali e artisti e coordinato da Giorgio Amico, Enzo L'acqua e Luigi Lirosi stà iniziando la catalogazione di tutto il materiale rinvenuto, con la speranza di coinvolgere tutti coloro che hanno memoria e testimonianze e al fine di costituire un patrimonio di memoria viva che , insieme alla Biblioteca di Arti primarie della Fondazione Passarè, è destinato a rimanere nella nostra città in modo permanente e a produrre una serie di iniziative concrete di approfondimento e riflessione.
Il programma è stato presentato il 21 gennaio al Priamar durante una manifestazione in memoria di Stelio.

L'ARCHIVIO DI STELIO RESCIO
Politica, filosofia, poesia e naturalmente arte: quasi su ogni libro appunti rigorosi, a volte veri e propri schemi di saggi da completare.
Davvero i libri parlano di chi li ha posseduti, ma a volte, quando chi li sceglie è speciale, l'insieme di questi parla di una intera generazione, di un pezzo di storia: più raramente questo insieme diventa testimonianza vivente di un punto di vista, di un percorso interattivo e si apre una finestra temporale che trasforma la consultazione di quei libri in un'avventura partecipata ed emozionante.
E' il caso della Biblioteca di Stelio Rescio, compianto e incompreso protagonista della stagione artistica e politica savonese dagli anni 70 alla fine degli anni novanta .
Il Brandale, galleria d'arte e circolo culturale da lui fondato e diretto, ha puntualmente portato un mondo a Savona e Savona in un mondo –, quello dell'arte che si misurava in modo innovativo con i processi di cambiamento globale ed epocale che si delineavano in quegli anni: se fosse stato necessario, ciò è fisicamente evidente nelle 32 casse di libri, riviste, appunti, cataloghi di mostre, locandine salvati dal macero dalla associazione no profit “Asso di Cuori” grazie al contributo della Fondazione Passarè.
Molte prime edizioni (Celine, Calvino, praticamente tutti i saggi su cui si sono formate quelle generazioni) moltissime riviste d'arte e politica compongono l'eredità salvata di quel signore tenace, discreto e capace di trasformare intuizioni geniali , verificate puntigliosamente sui testi che hanno composto la sua Biblioteca, in lavoro dell'arte e per l'arte attraverso un sostegno libero e concreto del lavoro di decine di giovani artisti.
Da Franco Basaglia e il movimento che produsse la legge 180 sull'apertura dei manicomi ad Agnese
Heller e la teoria dei bisogni, da Gianni Vattimo fino alle riflessioni sulle implicazioni dei movimenti (ben oltre il '77), Stelio Rescio (lettore avidamente consapevole dell'urgenza di comprendere ogni nuovo punto di vista come ci raccontano appunto le numerose prime edizioni presenti nella sua biblioteca) trasforma le idee in fatti d'arte, rende un dibattito teorico concretamente percepibile attraverso gesti, segni , linguaggi che sceglie nella galassia vorticosa degli artisti di quegli anni: ecco che troviamo tra le pagine di una monografia sul popolo Lobi dell'Alto Volta immagini di vita popolare negli anni '50.
Un gruppo di lavoro composto dal intellettuali e artisti e coordinato da Giorgio Amico, Enzo L'acqua e Luigi Lirosi stà iniziando la catalogazione di tutto il materiale rinvenuto, con la speranza di coinvolgere tutti coloro che hanno memoria e testimonianze e al fine di costituire un patrimonio di memoria viva che , insieme alla Biblioteca di Arti primarie della Fondazione Passarè, è destinato a rimanere nella nostra città in modo permanente e a produrre una serie di iniziative concrete di approfondimento e riflessione.
Il programma è stato presentato il 21 gennaio al Priamar durante una manifestazione in memoria di Stelio.

SCRITTI E PARLATI DI FRANCESCO BIAMONTI
Politica, filosofia, poesia e naturalmente arte: quasi su ogni libro appunti rigorosi, a volte veri e propri schemi di saggi da completare.
Oltre trent'anni di scrittura - e d'idee, di pensieri, di emozioni - raccolti in un libro-ritratto di Francesco Biamonti.
Si tratta di scritti dispersi, editi o inediti, di argomento vario, dalla letteratura all'arte, dalla cronaca alla vita: mondi testardamente comunicanti, capaci d'illuminarsi a vicenda.
E si tratta poi di «parlati», e cioè di trascrizioni di alcuni interventi tenuti dallo scrittore in diverse occasioni: testi preziosi, dove la voce di Francesco - sommessa e mormorante, lucida e insieme trasognata, come sa bene chiunque l'abbia udita - è davvero una musica che s'imprime per vie misteriose sulla pagina.
Tre racconti e un'intervista inedita rilasciata a Giovanni Turra completano il volume, curato da Gian Luca Picconi e Federica Cappelletti, con una Prefazione di Sergio Givone.
FRANCESCO BIAMONTI
SCRITTI E PARLATI
Contributi di Sergio Givone
A cura di Gian Luca Picconi, Federica Cappelletti
Einaudi 2008
Fuori Collana
