sc@lo 15 30/09/2007

lettera sulle arti dal Ponente ligure
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Albrecht Dürer
Melanconia

Recensioni:
DONATO PICCOLO:
  STORIA DI UN NON NATO
  di MANUELE SCAGLIOLA

MICHEL HOUSSIN:
  LA SUPREMAZIA DEL DISEGNO

  di MANUELE SCAGLIOLA


Mostre:
L'IMMAGINE CRITICA:
  MILANO-CALICE ANNI '70

TRASFORMARE:
  ARTI NELLE ALBISOLE

ALBRECHT DÜRER
  ALLA GALLERIA RISTORI

JOHN DOUGLAS
  ALLA GALERIE DEPARDIEU

GIANLUIGI COLIN
  AD ALASSIO







DONATO PICCOLO: STORIA DI UN NON NATO
di MANUELE SCAGLIOLA




Autore: Donato Piccolo 
titolo opera: CowBoy (iper-body)
tecnica: digital print su alluminio, neon wood
dimensioni: 160x168 (cm)
anno: 2007


Dopo l’esposizione collettiva di giovani artisti italiani e non al Padiglione della Repubblica Araba Siriana alla 52 Biennale di Venezia, approda a Monaco Donato Piccolo (Roma, 1976).
Impossibile riassumere in un discorso lineare la produzione artistica di questo artista complesso ed affascinante. Proponiamo dunque una recensione “frammentaria” o per appunti, in modo da sottolineare aspetti ricorrenti ed ossessioni.

Filosofia per immagini. Per Donato Piccolo il modo di intendere e fare arte è strettamente correlato ai suoi studi ed interessi filosofici. Le forme, è risaputo, sono più efficaci della parola, comunicano direttamente pur lasciando un alto margine di ambiguità e di libera interpretazione. I filosofi romantici avevano già sottolineato la rivelazione filosofica “empirica” offerta dalle opere d’arte, rivalutando la figura dell’artista come “intellettuale” capace di ragionare per immagini. Le opere di Piccolo condividono l’ideale romantico, rivelando come le forme (e l’atto creativo in generale) siano in realtà il risultato di una prolungata meditazione capace di innescare nello spetttore inaspettati sussulti mentali. Ma non si tratta di vere speculazioni metafisiche partendo dal mondo fenomenico: l’arte di Piccolo ha a che fare con l’uomo, è una filosofia puramente esistenzialista. Le sue istallazioni (si tratta spesso di sculture in vetroresina a grandezza naturale) diventano lucidi sillogismi capaci di mettere a nudo la precaria condizione dell’uomo, la fragilità della vita o l’ambivalenza del linguaggio. Grazie alla propria coscienza di “esistere” e di “ragionare”, gli antieroi di Piccolo vivono in un eterno mal di testa (“trittico per un mal di testa” – 2007), sbattono il cranio contro le pareti, rimangono immobili nella loro incomunicabilità. E se riescono e parlare lo fanno attraverso led elettrici con scritte scorrevoli dove una frase standard viene ripetuta fino alla nausea (per usare una parola alla Sartre).

Razionalità/emotività. Se ad un primo sguardo le opere di Piccolo sembrano troppo lontane, troppo “intellettuali”, basta leggerle attentamente per capirne la profonda urgenza emozionale. Le intenzioni dell’artista non sono di certo quelle di puro intrattenimento passivo: l’arte rappresenta l’occasione per una meditazione, per un rivestimento del concetto tramite forme plastiche. Contro ogni fruizione distratta, le installazioni di Piccolo propongono un dialogo serrato con il pubblico, stabilendo quella relazione intima o di analisi che si effettua quando si legge un testo (il recupero di un’arte capace di coinvolgere la mente degli spettatori era manifesto fin dagli esordi dell’artista e del gruppo R.G.P. che si proponevavo di “salvare l’arte dalle nefandezze estetiche del mondo adottando diversi linguaggi capaci di rinvigorire l’idea di arte tra la gente”.). Seppur vicine a certa estetica minimalista (uso di luci al neon, atmosfere asettiche e cliniche) o concettualista, le opere del giovane artista romano riescono a coinvolgere il pubblico pur nel loro ricercato ermetismo, emanando una sensualità tutta epidermica, corporale, che non disprezza anche gli aspetti più viscerali (l’ossessione per la struttura interna del corpo umano).

Arte/Scienza. Sembra ormai un vizio commune a tutti gli artisti delle ultime generazioni: la totale ibridazione tra arte (soggettività?) e scienza (oggettività?). Meccanica, robotica, medicina, studio delle patologie e scienze naturali confluiscono nel tradizionale approccio artistico “artigianale” per porre interrogativi sul significato della vita e dell’uomo contemporaneo. Gli artisti si interessano ora al metodo razionale della Scienza, ora all’iconografia da essa propagandata. In una società in cui scienza e tecnologia si sono elevate a paradigmi di verità ed unici strumenti di indagine, gli artisti rispondono con l’emulazione delle metodologie scientifiche in modo da sottolierne tutti i limiti e difetti (il trionfo del pensiero libero e caotico). Fin dai suoi esordi Piccolo ha cercato di riunire i due più grandi pensieri dell’Occidente, quello scientifico e quello filosofico (così strettamente correlati), ha proposto robot che pongono interrogativi sull’arte, installazioni di sculture in vetroresina dotati di led luminosi e cavi elettrici, ritratti di corpi umani indagati a raggi X (iper-bodies), tutto nel segno dell’eclettismo e della polisemantica. La scienza offre il materiale iconografico, l’artista lo riempe di nuove geografie spirituali.

Human body – Iper-body. Soggetto-oggetto principale nelle opere di Piccolo é la figura umana, o meglio il corpo umano. In certo qual senso l’artista segue l’ideale antropocentrico rinascimentale, ma con notevoli varianti: se in passato l’uomo assumeva il ruolo di unico essere razionale posto al centro dell’universo e capace di dare ordine al caos, per Piccolo, vero figlio del post-modernismo, il corpo diventa invece puro involucro esteriore (raffigurato realisticamente come una statua in vetroresina o indagato a raggi X) capace di contenere, tramite le proprie capacità cognitive, il mondo. Si potrebbe dire che per Piccolo la mente (e per estensione il corpo che la contiene) è il vaso di Pandora del mondo. Emblema di questo postulato è la serie “iper-bodies” (digital print su alluminio illuminate al neon) ove la precisione scientifica (lastre a raggi X) viene sabotata dall’artificio artistico: guardando bene i corpi si noterà che gli organi risultano spesso spostati, le vene ed i capillari sono in realtà rami scheletrici di alberi, mentre compaiono ovunque oggetti inorganici trapiantati nella carne. Il corpo diventa il campo di fusione tra la resistenza della pelle ed il mondo esteriore, la penetrazione avviene solo per via intellettiva grazie al linguaggio divenuto “pensiero” (una forbice è un oggetto, ma é anche una parola ed anche una idea secondo i precetti platonici). Ultimo confine per questi corpi é divenire qualcosa di differente (iper), veri mutanti, ibridi in evoluzione tra natura/scienza ed artificio/mente (Cowboy; Herring bone, 2007).

Terra/cielo. Gli antieroi delle installazioni di Piccolo sono crudelmente ancorati alla terra. Chiusi in un perenne mal di testa ed incapaci di comunicare, sognano di liberarsi nell’aria (grazie alle ali artificiali di Icaro), ma il risultato è catastrofico, riducendo il sogno ad un triste “pseudo Batman” inchiodato alla parete (“Perchè non ti accorgi del vento tra i polmoni?”, 2007). L’idea del volo come atto liberatorio si ripete in Piccolo con un’ossessione degna di “The Falls” di Peter Greenaway, tanto da aver meritato tutte le facciate del “Giornale di un solo giorno” scritto da Piccolo e dal gruppo R.G.P. nel 2001).

Frammentazione/de-composizione/composizione. La mente seleziona, frammenta, per poi ricomporre il materiale (l’oggetto divenuto parola) in un sistema logico e razionale. È il principio della comunicazione.
Piccolo adotta lo stesso processo nelle sue creazioni: il corpo viene scannerizzato, visto nella sua complessità organica, per poi essere demolito in una serie di particolari anatomici da “Museo della Specola” (Autoritratto, 2007). L’artificio artistico sembra essere alla base della scienza stessa, anzi, si potrebbe andare oltre ed affermare che senza l’arte la scienza non sarebbe mai esistita (e lo sapeva bene Vesalio che per le sue tavole anatomiche aveva confidato nell’eccellenza degli artisti).

Conclusione in forma di aforisma: “Se non ci fosse la morte l’arrosto si mangerebbe vivo.” (titolo di una installazione con statue in vetroresina e led elettrici con scritte scorrevoli – 2007).


Donato Piccolo: Storia di un non nato
Galleria Maretti Arte
Le Roccabella 24, Avenue Princesse Grace - Monaco
Dal 28 settembre al 20 ottobre
Dal lunedi al venerdi dalle 10.00 alle 18.00
Info: www.marettiartemonaco.com
info@marettiartemonaco.com



SUPREMAZIA DEL DISEGNO: IL MONDO IN BIANCO E NERO DI MICHEL HOUSSIN:
di MANUELE SCAGLIOLA


Michel Houssin - Dessin du dimanche


La Galerie de la Marine a Nizza dedica una retrospettiva alla produzione grafica di Michel Houssin. Esordiente come pittore, l’artista ha progressivamente abbandonato il mondo a colore per dedicarsi esclusivamente al disegno. La scelta é divenuta definitiva dopo il 1979, data in cui una delle sue tele venne distrutta da un incendio. Fuoco, carbone, grafite. Strana coincidenza o bizzarro complotto del destino, fatto sta che Houssin a portato la tecnica del disegno a risultati di straordinario lirismo e perizia tecnica. L’abbandono volontario del colore l’ha fatto scoprire l’essenza del visibile, raggiungendo effetti che nel disegno si credevano impossibili. Che si tratti di deserti sentieri di campagna o di alberi ai margini della foresta (Dessin du dimanche), di folle smisurate (Foule), di nuvole (Nuages) o di ritratti (Passants), l’artista interpreta i suoi modelli con precisione fotografica, cercando quei sottili passaggi da luce ad ombra tramite impercettibili sfumature di neri-grigi-bianchi che donano ai soggetti un vibrante dinamismo ed una straordinaria qualità atmosferica. In questi disegni tutto sembra vivo, tutto sembra animarsi, respirare; la luce filtra attraverso le foglie, le nuvole si dileguano tra vapori atmosferici, i volti seguono i moti dello spirito.
Si pensa ai disegni vaporosi di Leonardo e al grafismo tagliente di Dürer.
Un tempo il disegno significava schizzo preparatorio. Per i grandi toscani del Rinascimento poteva al massimo raggiungere lo status di base fondamentale di ogni tecnica artistica. Le opere di Houssin dimostrano invece la supremazia assoluta del disegno rispetto alla pittura a “colori” e dichiarano oltremodo una meritata indipendenza espressiva.

Un sentito ringraziamento a Mr. Olivier Bergesi.

Michel Houssin
“Entre chien et loup”
Dal 21 settembre al 25 novembre 2007
Galerie de la Marine
59, Quai des États-Unis – Nizza
Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00





L'IMMAGINE CRITICA: MILANO-CALICE ANNI '70


La mostra propone uno spaccato del lavoro degli artisti che durante gli anni Settanta hanno lavorato e vissuto tra Milano e Calice Ligure, acquisendo a livello internazionale, la notorietà come “gruppo dei milanesi”.
Accomunati dall’uso di un linguaggio serrato, sferzante e a tratti ironico, gli artisti milanesi, partendo dall’iconografia tipica della Pop Art, ne rovesciano il segno, componendo la simbologia di una decisa contestazione politica e sociale.
Se negli anni Settanta l’invettiva era diretta principalmente ai poteri forti allora dominanti, oggi può essere riletta in una chiave critica nuova e sottile, di certo non meno attuale di allora.

L'immagine critica: Milano-Calice anni '70 Museo d’Arte Contemporanea
Casa del Console - Calice Ligure (SV)
dal 22 settembre al 15 novembre 2007
Orari: giov-ven-sab 18-20 dom 17-21

Artisti: Paolo Baratella, Gianni Bertini, Fernando De Filippi, Umberto Mariani, Sergio Sarri, Giangiacomo Spadari




TRASFORMARE: ARTI NELLE ALBISOLE

Una parola, "Trasformare", diventa evento e subito icona artistica con il logo creato dall'artista danese Claus Miller. È iniziato a luglio 2006, il ciclo di arte e cultura, ideato e curato da Alessandra Panaro in collaborazione con Maurizio Cocchi , nonché condivisa e patrocinata dai Comuni di Albisola Superiore e Albissola Marina.
Ora comincia il suo viaggio, con il nuovo apporto del Circolo Arci EspWave, portando la tradizione e l'arte ligure in Costa Azzurra. Dal 18 settembre al 7 ottobre 2007, la mostra collettiva -Contemporanea- del ciclo "Trasformare - arti nelle Albisole" sarà visitabile dalle 14 alle 19 dal lunedì al venerdì, nell'antica cappella sede del Centre Culturel de la Providence di Nizza, trasformata nel 2002 appositamente per accogliere eventi e pubblico. L'associazione nizzarda, sorta nel 1904, vanta più di 4.000 membri ed e' nota per i suoi numerosi appuntamenti con la musica, l'arte e la cultura.

Dal tessuto culturale albisolese nasce il progetto e da li' arrivano gli artisti insieme alla ceramica e ad altri 9 artisti nazionali ed esteri, che le Albisole hanno ospitato in una serie di personali che sono sfociate in un'unica grande collettiva a maggio 2007.
L'osmosi è il concetto trainante del progetto che racchiude, in un solo linguaggio, pittura, ceramica, musica, artisti, artigiani, musicisti in un'atmosfera conviviale in una terra unica come la costa nord-mediterranea: tra arti e artigianato, lavorare sulla forma con un tocco di magia donata dal mare. Dal latino -transformare- composto dalla preposizione -trans - al di là e -formare-, da forma aspetto, figura esteriore delle cose, far mutare forma o figura e anche, rispettando l'etimologia originale, conoscere e anche co-nascere, cioe' nascere di nuovo, insieme con l'altro, far convivere arti, luoghi, persone. Innovarsi passando dal trasformare, camminare verso il nuovo, innestare idee future nelle radici di un luogo: questo e' uno degli obiettivi del progetto.
Gli ospiti si sono cimentati nel lavoro ceramico nei laboratori delle due città, San Giorgio Ceramiche, Studio Ernan Ceramiche, Off Gallery, Ceramiche Soravia e Marco Tortarolo che creano il punto focale di incontro fra arte e artigianato, e di interscambio fra gli autori.
"L'idea è intrinseca al luogo stesso inteso come territorio culla della ceramica da secoli, capace di quella scintilla di intuizione che rese possibile il legame fra artigianato e arte gettando il seme per un'epoca di fulgore artistico e culturale, scenografia per i grandi maestri del '900 che fecero delle Albisole il mitico crocevia per arti, artisti e appassionati", spiega Alessandra Panaro.
Fuori da logiche e schemi rigorosi, leggerezza, versatilità, originalità, alto valore dei contenuti artistici: questa è la formula alchemica di -Trasformare-, un progetto che possiamo definire multisensoriale, capace di creare impensati spunti per nuove forme e colori e di stimolare nuovi innesti di arte contemporanea nella tradizione ceramica con gli artisti ospiti nelle botteghe artigiane, corredato di installazioni sonore, video-arte ed occasioni conviviali. Una filosofia che inserisce in un unico contesto tutte le energie che danno vita ad un nuovo sistema collettivo.

L'esposizione offre opere inedite, create ad hoc per "Contemporanea" dai protagonisti albissolesi, tutti artisti di valore indiscusso, che hanno ampiamente partecipato a tracciare la storia artistica e culturale degli ultimi decenni della città.
"Trasformare ha avuto il largo consenso del severo pubblico albisolese - spiega Alessandra Panaro - e con l'aggiunta di una piccola magia ha conquistato, ed è questo il passo più importante, gli stessi artisti del territorio, infatti 9 di loro sono entrati a far parte del progetto, ponendosi come partner dei 9 artisti ospiti".
Carlos Carlé con il suo monumentale gres e Sandro Lorenzini con le sculture-installazione sospese, mentre gli "Appunti di viaggio" di Adriano Bocca raccontano storie di lingue lontane agli occhi curiosi dei volti scultorei di Anna M. Matola e all'opera di Giuliana Marchesa, essenziale e rigorosa quanto le misurate "asimmetrie" di Enzo L'Acqua. Le arcaiche odalische di Claudio Carrieri osano l'eterno gioco della seduzione con l'uomo "unico" e al tempo stesso "moltitudine" di Sandro Soravia. Ernesto Canepa ci presenta le sue ceramiche d'autore e il tocco giovane di Silvia Calcagno, supportata da Carlos Ferrando, ci sorprende con la -nuova arte- in un video che colpisce e provoca accostando il sacro e il profano.
Accanto a questa grande Albissola dell'immagine, un linguaggio variegato di forme e colori si posa sulle pareti con gli artisti "ospiti" che tirano fuori gli assi dalla manica.
Cominciando da Claus Miller che propone le sue opere maggiori, ovvero le "Impronte", coerente con la sua precedente mostra legata alla Polinesia. C'è anche Yoko Miura con le sue leggiadre ceramiche dal gusto orientale che si fondono con l'ambiente. La luce arriva con Bruno Sullo che illumina punti di confine con finestre-immagini affacciate sull'utopia. Paola Grillo offre i tanti volti di un'unica passione, forse la stessa passione rivelata dai corpi fluidi del cinese Yiu-Wah Leung in contrapposizione con le forme sofferte, sobrie e ricercate nell'essenzialità di Paolo De Stefani e con le maschere solinghe, immobili, abbandonate e antiche come la storia della Terra degli ineccepibili dipinti di Raffaele Capuana. E poi lo scatto vitale delle -strade- di Pho con le opere già protagoniste a marzo del PAC di Milano, che insieme a Capuana riporta un filo di collegamento tra Albissola e Brera.
Milano ha dato un importante apporto a Trasformare, con l'aiuto di Maurizio Cocchi che ha introdotto Marco Grassi alias Pho, Capuana, la BagArtFactory per dare inizio al ciclo 2007-08 e l'importante collaborazione con il critico e storico d'arte Osvaldo Patani. Allo spazio Santabarbara - ancora da Milano - si deve la presenza di Paolo De Stefani e di Claus Miller, di cui Brera e' stata patria artistica in Italia, autore del logo della manifestazione e promotore di Yoko Miura.

Inevitabile, a questo punto, la citazione di Osvaldo Patani, storico di Amedeo Modigliani e noto critico d'arte, che scrive a proposito di "Trasformare": "Bisogna guardarle da vicino queste opere luminose per riconoscere la loro qualità artistica, scoprire le virtu' dei colori speciali che sfidano il tempo della pittura e dove c'è grazia inattesa che cancella i giorni tristi .... mi piace vederli dipingere perche' si assaporano meglio le loro opere". Interessante e innovativa la presenza della VideoArte curata da Giorgio Rinolfi, che ripropone e reinterpreta le opere di tutti gli artisti inventando una nuova unica opera multimediale che verrà proiettata per tutto il periodo della mostra.


Trasformare: Arti nelle Albisole
a cura di Alessandra Panaro in collaborazione con Maurizio Cocchi
Centre Culturel de la Providence
Placette de la Providence, 4 - Nice, Côte d'Azur
dal 18 settembre al 7 ottobre 2007





INCISIONI DI ALBRECHT DÜRER ALLA GALLERIA RISTORI

Il 15 settembre, alla Galleria Ristori di Albenga, si è inaugurata la mostra di Albrecht Dürer, che si svolgerà dal 18 settembre al 20 ottobre. L’esposizione delle incisioni originali dell’artista tedesco rientra in un programma di rassegne che, dall’inizio del 2007, hanno messo in risalto sia grandi maestri dell’arte moderna, come Picasso, Klee e Balthus; sia alcuni artisti contemporanei, tra cui: Maurizio Campora, Jane Manus ed Elania Marquez.
Le opere esposte sono incisioni originali, xilografie ed acqueforti, realizzate dal maestro tra la fine del 1400 e i primi anni del 1500, tra cui “Melanconia”, una delle incisioni più famose ed importanti, riconosciuta all’unanimità come capolavoro dell’arte, ricca di significati simbolici. Quest’opera è esposta anche al British Museum di Londra, agli Uffizi di Firenze e al Metropolitan di New York.
La mostra è composta, inoltre, da alcune tavole tratte dalla serie “Vita della Vergine” che Dürer concepì tra il 1502 e il 1510. Con questa tecnica viene presentata “Orazione nell’Orto” tratta dalla “Grande Passione”, una delle opere incise di grande formato, concepite dal 1496, ma pubblicate soltanto a partire dal 1511; ed il “Martirio dei Diecimila”, un’opera dal forte effetto emotivo per via della sua tragicità. Queste silografie mostrano come l’artista si sia distinto nell’attività incisoria per i virtuosismi e per la raffinatezza del segno; opere impareggiabili sia per l’invenzione figurativa, sia per la finezza d’intaglio, ottenuta su matrici di legno.
L’esposizione condurrà i visitatori in un viaggio nella vita di Albrecht Dürer, mostrando anche come l’interesse dell’artista per la cronaca della vita quotidiana sia ben rappresentato nelle sue opere, come “La Passeggiata”, del 1493, realizzata con la tecnica a bulino, antico procedimento calcografico, che prende il nome dallo strumento usato per incidere il metallo. In questa incisione viene raffigurata una coppia di innamorati felici, con il giovane che indica alla sua compagna la bellezza dello scenario.


Albrecht Durer: Incisioni
Galleria Ristori
Viale Martiri Della Libertà 28 - 17031 Albenga
dal 15 settembre al 20 ottobre 2007





JOHN DOUGLAS: HOMELAND SECURITY

Avec pour seule parure son fusil M16, John Douglas semble l'unique sujet de cette série d'images.
Un vrai "one man army" (une armée à lui tout seul) en se multipliant, armé jusqu'aux dents.
Une succession de « tableaux » qui confrontent le pouvoir à l'impuissance d'une arme dérisoire.
Un questionnement sur la polarité toujours plus grande dans la politique US et dans les aptitudes sociales.
Homeland Security (1) est une critique sardonique de l'actuelle politique étrangère militaire préventive américaine Go it Alone (vas'y tout seul) et un portrait délirant du "soldat citoyen" défendant les clichés de son habitat natal : la caravane, la pelouse, le cercueil couvert du drapeau, l'accès maritime... et, ce qui glace le plus le sang, le fait d'être assis stoïquement devant une télévision, dans une obscurité interrompue par sa lumière cyclopéenne intermittente.
Cofondateurs en 1967 du collectif Newsreel très engagé politiquement, John Douglas a réalisé dans les années 60/70 avec son vieux camarade Robert Kramer, People's war au Viet-Nam du nord et Milestones.

(1) Après les attentats du 11 septembre 2001, le président George W. Bush crée, en 2002, le DHS, « Department of Homeland Secutity » appartenant à l'administration fédérale. Regroupant 22 agences coordonnées à la Maison Blanche, il a pour but d'assurer une plus grande sécurité du pays tant contre les attaques terroristes que les catastrophes naturelles (telle que Katrina à la Nouvelle-Orléans...). La loi « USA Patriot Act » permet aux agents du contre-espionnage de surveiller les faits et gestes de tout citoyen américain (paiements par carte bancaire, données médicales, Internet...) pour avoir le contrôle total du territoire.« Homeland Security » littéralement « sécurité de la mére patrie » est aujourd'hui le terme générique propre aux Etats-Unis, communément employé par les politiques, les médias et les citoyens eux-mêmes. Il évoque l'idée d'un pays en alerte constante, plongé dans un climat de peur.


John Douglas Homeland Security
Expositions de photos
Commissaire : Matthew Semler
Galerie Depardieu
64, bd Risso (nouvel espace au rez-de-chaussée)
06300 Nice - France
4 octobre - 9 novembre 2007
Tél. +33 0 497 12 12 97
galerie.depardieu@orange.fr www.galerie-depardieu.com



GIANLUIGI COLIN: VIE DI MEMORIA

La memoria non come nostalgia ma come valore fondante del presente, come consapevolezza etica dell'esistenza, come valore per avere sempre con sé il senso della Storia, quella privata e quella collettiva.
Gianluigi Colin

E' questo il senso della mostra "VIE DI MEMORIA" DI GIANLUIGI COLIN che si apre SABATO 29 SETTEMBRE 2007 alle ore 18, presso la ex Chiesa Anglicana di Alassio.
La mostra è patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Alassio ed è a cura del critico d’arte Nicola Davide Angerame. Resterà aperta fino a domenica 28 ottobre 2007, osservando l’orario di apertura da giovedì a domenica dalle ore 15 alle 19, con ingresso libero.
La rassegna, (che approda ad Alassio dopo Villa Manin di Passariano, Milano e san Pietroburgo) presenta una straordinaria raccolta di opere di grande formato, dedicate alle memorie private di gente comune e di personaggi noti. La particolarità di questa mostra é che dietro ogni immagine c'é la storia di un uomo. Gianluigi Colin, infatti, ha creato queste opere nel corso di una serie di eventi durante i quali ha trasformato le “memorie private” di persone comuni e di personaggi famosi, in tante opere d’arte. Colin ha elaborato artisticamentte e sotto gli occhi del pubblico (grazie a una fotocopiatrice), foto, documenti, lettere e altri piccoli frammenti della sfera affettiva: minimi simulacri di emozioni che ha trsformato in altrettante nuove icone. Materiali esistenti, dunque, apparentemente banali, che Colin ha straordinariamente reinventato, regalandoci opere che stupiscono per la ricchezza estetica e la forza espressiva.

“La mostra di Gianluigi Colin – dichiara l’Assessore alla Cultura di Alassio, Monica Zioni – è un’occasione importante per riflettere sul valore del passato quando, grazie alla memoria che lo conserva, ci offre spunti validi per trovare le risposte alle domande del presente e del futuro.”

“L’opera di Gianluigi Colin – dichiara il critico e curatore della mostra Nicola Davide Angerame – è un viaggio a ritroso nel nostro passato, privato e collettivo, effettuato attraverso l’utilizzo nuove forme di registrazione offerte dalla tecnologia recente. Nel suo uso artistico della fotocopiatrice a colori, l’artista riversa la propria esperienza personale di “comunicatore”, la sensibilità verso i nuovi media e la convinzione che la storia non sia fatta soltanto di news e fatti eclatanti ma anche di piccole storie quotidiane, affetti e ricordi minimi che però hanno spesso la capacità di illuminare con la forza dell’evocazione i grandi avvenimenti”

Gianluigi Colin (Pordenone, 1956) è art director del Corriere della Sera. Da anni lavora artisticamente sul rapporto tra presente e passato. ha cominciato questa ricerca con una performance a Milano, (marzo 2001) seguita da un happening al Museo Recoleta di Buenos Aires (marzo 2002) dedicato alla comunità italiana in Argentina. Ha poi continuato la sua ricerca a Napoli, alla libreria Feltrinelli, a Pordenone nell'ambito del festival della letteratura e al MACRO, Museo d'Arte Contemporanea di Roma, a san Pietroburgo (2003) e infine a New York (2006). Riscuotendo dovunque, un notevole successo di pubblico e critica. Altre operazioni artistiche sono già previste in altre città nei prossimi mesi che aumenteranno il già ricco carnet di memorie raccolte in questi anni. Insieme a tante persone comuni, Colin ha raccolto le “Memorie” anche di alcune personalità del nostro tempo (nel campo della politica, della finanza, della cultura) tra cui il capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, Luca Cordero di Montezemolo, Cesare Romiti, Umberto Eco, Fernanda Pivano, Oriana Fallaci, Gillo Dorfles, Pedrag Matvejevic, Maurizio Costanzo...

Con la mostra è stato pubblicato un volume edito da Charta che raccoglie il corpus del suo recente lavoro. Il libro, curato da Moreno Gentili, ospita un saggio di Arturo Carlo Quintavalle, e testi di Lalla Romano, Gianni Riotta, Francesco Durante e Matteo Collura.

Una ricerca di impegno civile
Via di memoria é un progetto di Gianluigi Colin, artista e art director del Corriere della Sera. Colin sta all’incrocio di due sistemi solo apparentemente diversi, quello delle parole e quello delle immagini. Il suo lavoro artistico è un viaggio nella rappresentazione, sulle icone del nostro tempo. E lo fa attraverso un percorso di citazioni. Proprio questo suo lavorare quotidiano tra parole e immagini lo ha portato oggi a una nuova ricerca che ha come tema centrale il valore etico della memoria. Questa ricerca, del tutto inedita nel panorama dell’arte, consiste nel mettersi in relazione con il pubblico e di elaborare artisticamentte e sotto gli occhi di tutti, foto, documenti, lettere, e altri piccoli frammenti della sfera affettiva. Questi materiali, riuniti insieme, formano un giacimento di segni della nostra società, della nostra più vera cultura e identità. Si tratta di una ricerca orientata dichiaratamente a un impegno civile: ricordare resta un esercizio utile per avere sempre con sé il senso della Storia. Quella privata e quella collettiva. “Ho sempre cercato il rapporto diretto con la realtà", afferma Gianluigi Colin. "Nel passato, ho lavorato sui temi della comunicazione e sui grandi fatti della cronaca. Oggi, invece, cerco di riflettere sul rapporto tra sfera privata e società. Cerco, con le mie forze, di colmare i divario tra Arte e Vita prendendo dalla quotidianità non solo gli spunti, ma anche la materia della creazione. Faccio mie le parole di Robert Rauschenberg: “Un quadro somiglia di più al mondo reale quando viene dal mondo reale".
Una ricerca, dunque, particolarmente complessa che ha visto l’autore seguire un progetto durato tre anni e che si è sviluppato in tre fasi distinte: Memorie private: le memorie raccolte durante le performance a Milano, Napoli, Pordenone e Roma. Memorie migranti: la raccolta dei ricordi di chi ha abbandonato la propria patria senza abbandonare la propria identità culturale. Gli italiani all¹estero ma anche gli stranieri in Italia. Molte opere sono state realizzate a Buenos Aires. Memorie di Rete: ovvero l’esplorazione nel grande contenitore di Internet, non come immagine astratta del “non luogo” ma, al contrario, come grande moderno archivio della memoria collettiva. Contenitore assoluto della contemporaneità.


Gianluigi Colin: Vie di memoria
Ex Chiesa Anglicana
Via Adelasia 7 - Alassio
dal 29 settembre al 28 ottobre 2007





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