sc@lo 9 31/03/2007

lettera sulle arti dal Ponente ligure
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un'opera di Adrian Schiess
in mostra a La Station

Anniversari:
POMPEO MARIANI: 150 ANNI
OTTO HOFMANN: 100 ANNI

Mostre:
ENRICO BAJ A LOANO
MARCELLO MORANDINI
  AL CENTRO BALESTRINI

BRUNELLA ROSSI DA OSEMONT
ANCORA LI' CHE FA SCARABOCCHI...
NON PIU' ESTATE ALLA TRUELOVE
OUT! ARTE E SPORT
  A FINALBORGO

LA DONATION VAN OOSTEROM
  A MONACO

ADRIAN SCHIESS - LA STATION






POMPEO MARIANI: 150 ANNI


Pompeo Mariani, Saluto del sole morente, 1884


1857
Il 9 settembre Pompeo nasce a Monza in una casa in Borgo Como presso la chiesa di San Biagio da Martini Mariani e Giulia Bianchi.
Il padre Martino (1826-1886) dirigeva, in società con Gaetano Pellegrino, la scuola commerciale Mariani-Pellegrino di Monza. Da tale istituto importanti generazioni di industriali lombardi ebbero i primi fondamentali insegnamenti.
La madre Giulia (1838-1914) era figlia primogenita del pittore Giosuè (1803-1875) e sorella del più noto artista della famiglia Bianchi, Mosè (1840-1904). Casa Mariani viene spesso frequentata da Alessandro Manzoni che donò a Martino Mariani una delle prime copie dei Promessi Sposi.

1858-1877
Pompeo trascorre l’infanzia nella cittadina natale insieme alla sorella maggiore Anna (1856-1937).
Dopo aver frequentato il Ginnasio viene avviato dal padre alla carriera bancaria e mandato quindi a lavorare presso la Banca Cavagliani e Oneto a Milano. Qui conosce Aldo Noseda che lo introduce nei circoli culturali e artistici del tempo, dove conosce Arrigo Boito, Gaetano Braga e Luigi Gualdo, frequentatori del Cova e della Scala, e i pittori Luigi Conconi e Vespasiano Bignami.
In questo periodo s’interessa di musica e si dedica come passatempo alle caricature , rivelando uno spirito arguto, ma uno schizzo raffigurante il direttore della banca gli fa perdere il posto ed è così costretto a ritornare a Monza (1878).

1878
Nel 1878 è di nuovo a Milano; grazie all’amico Uberto Dell’ Orto conosce il pittore Eleuterio Pagliano e, attratto dalla pittura, si rivolge a lui per ottenere delle lezioni pregandolo però di non farlo sapere ai familiari per scoprire se avesse sufficiente talento. Pagliano lo invia a dipingere all’aperto facendogli poi ricostruire nello studio a memoria quanto aveva visto.
Sembra che nel frattempo il Bianchi venisse a sapere delle doti del nipote da Giuseppe De Nittis che nel 1878 aveva visitato l’atelier di Pagliano notando i lavori del giovane Mariani. Lo zio intercedette per lui presso la famiglia che non era favorevole alla carriera artistica e lo invitò ad ispirarsi liberamente nel Parco di Monza e nei dintorni seguendo da vicino la sua formazione.

1880-1884
Nel 1880 viene proposto a Mariani dall’amico dell’Orto, con il quale aveva compiuto un’escursione sul Gottardo nel 1878 da lui illustrata in due album, un viaggio in Egitto per arricchire le proprie esperienze pittoriche insieme a Sallustio Fornaia. I tre alla fine dell’autunno di quell’anno si recano a Brindisi e da qui partono per Alessandria d’Egitto. Nell’aprile dell’anno seguente, mentre sta dipingendo all’aperto, Pompeo viene investito da una raffica di sabbia che lo ferisce all’occhio destro; è quindi costretto a fare ritorno in Italia.
Le esperienze del viaggio e del soggiorno in Oriente sono riportate in alcune vivaci lettere inviate alla famiglia, pubblicate da M. Viscardini su “Il Cittadino” nel 1954. Le opere eseguite durante questo periodo, presentate alle esposizioni di Belle Arti a Milano nel 1881 e nel 1882 e l’anno successivo a Roma e Nizza (qui viene premiato con una medaglia d’oro), vengono vendute subito, segnando l’inizio della fortuna del pittore.
Negli anni successivi comparirà a numerosissime mostre italiani e straniere, nazionali e internazionali. Nei primi anni Ottanta il pittore si reca sulla riviera ligure, che frequenta già dal 1875, e viene ospitato dalla sorella che, sposata con Ignazio Pitschider, viveva a Genova in Via Fieschi (in seguito si trasferirà a Palazzo Doria, in un appartamento vicino a quello di Giuseppe Verdi). Qui Mariani realizzerà numerose vedute dello scalo marittimo; con una di esse, il Saluto del sole morente, vincerà nel 1884 il Premio Principe Umberto (l’opera viene acquistata dal Conte Edoardo Amman, insieme a Guardie notturne). Il dipinto intitolato Vaporino rimorchiatore viene comprato dal Ministero della Pubblica Istruzione e viene in seguito collocato al Ministero dei Trasport e della Navigazione. Nello stesso anno ottiene la medaglia d’argento all’Esposizione Internazionale di Londra.
Allestisce il suo primo studio nella Villa Sala, lungo la strada per Lecco, e frequenta il parco, dove si recavano a dipingere lo zio Mosè e il cugino Emilio Borsa, figlio di Regina, sorella della madre di Pompeo. Dipinge qui il Cantuccio di primavera che, esposto a Brera quell’anno insieme al Saluto, viene acquistato dal Commendator De Angeli.

1885 – 1895
Nel 1885 espone a Parigi (ove ha un recapito da Goupil Boussod e Valadon) alcune opere di soggetto egiziano e delle marine vincendo una medaglia d’oro; partecipa inoltre all’Esposizione Internazionale di Londra con La notte nel porto di Genova, ricevendo una medaglia d’argento. Nello stesso anno ottiene il diploma di socio onorario dell’accademia di Brera (di cui diverrà consigliere nel 1897; rassegnerà le dimissioni nel 1905) col dipinto L’onda. Re Umberto acquisterà nel 1886 un’altra veduta del porto intitolata La sera, esposta a Brera nel 1885. Nel 1886 gli viene conferita la medaglia d’argento a Liverpool per il quadro Acqua salsa, ma è rattristato dalla scomparsa del padre.
Si trasferisce con la madre nella casa del principe Porcia (ora Via Volta 4 ove risiederà fino al 1899) e lavora assiduamente, presentando i suoi dipinti a varie rassegne artistiche ove vengono subito vendute. Oltre alle opere ambientate nella campagna monzese e ai porti e alle marine realizzate in Liguria, esegue alcuni ritratti tra i quali si segnalano quello di donna del 1883 appartenente ai Musei Civici di Monza, quello di Garibaldi riprodotto su “L’Illustrazione Italiana” nel 1885, quello del capitano degli alpini Uboldi dè Capei del 1887 e di vari personaggi della media e alta borghesia monzese e milanese.
Nel frattempo (1888) viene premiato con una medaglia d’oro alla III Internazione Kunstausstellung di Monaco per il dipinto Tramonto nel porto di Genova; qui veniva presentato anche Sorge la luna (Nubi a sera). Nel 1889 gli giunge la commissione per un ritratto di re Umberto per la Cappelle Palatina di Palermo e il pittore si reca a Roma per dipingerlo dal vero. Ottiene il diploma per la “Mention Honorable” all’Esposizione Universale di Parigi del 1889.
Non abbandona comunque la vena paesaggistica che amplia con nuovi motivi ricavati dai soggiorni attorno al 1890 nei pressi del Lago Maggiore, a Gignese, luogo frequentato oltre che dallo zio Mosè Bianchi, anche di Gignous, Carcano, Dell’Orto e Gola. Un dipinto eseguito qui, intitolato Il torrente, presentato a Palermo nel 1891, viene premiato con una medaglia d’argento all’Esposizione generale Nazionale di Palermo e acquistato da Casa Reale.
Non trascura neppure di frequentare la riviera ligure: nel 1892 è nuovamente a Genova dove si svolgono le feste colombiane e qui si trattiene nei mesi di agosto, settembre e ottobre ed esegue vari dipinti ispirati a questo soggetto, presentati in seguito a varie manifestazioni, ove ottengono successo. Vince la medaglia d’argento all’esposizione italoamericana del 1892. E’ di questo periodo uno dei pochi dipinti di soggetto storico, la ricostruzione ideale della partenza di Garibaldi dallo scoglio di Quarto, che viene inviato nel 1892 all’Esposizione di Belle Arti di Roma, dove viene acquistato per il Ministero della Pubblica Istruzione per ornare il Palazzo del Senato.
Nel 1893 è nuovamente a Roma per un altro ritratto di re Umberto, commissionatogli per l’Ambasciata Italiana di Berlino. Partecipa in quest’anno all’Esposizione Mondiale di Chicago, importante manifestazione internazionale pubblica, grazie alla quale si fa conoscere anche oltreoceano (nel 1890 aveva già inviato alcune opera a New York). Con nuovi temi compare alla II Esposizione Triennale di Milano nel 1894: presenta una serie di opere di soggetto venatorio eseguite alla Zelata nei pressi di Pavia: Buon colpo di spingarda partecipa al Premio Principe Umberto, Una lanca del Ticino viene acquistato da Re Umberto, Nei boschi della Zelata è venduto al Conte Ernesto Turati, Un doppietto alle anitre a Emma Vonwiller. In questa zona verranno realizzati anche dipinti che descrivono il lavoro delle mondine nelle risaie della zona.
Invia opere a varie Esposizioni nezionali e internazionali ove ottiene buoni risultati e riconoscimenti, gli acquisti si susseguono numerosi. 1897 – 1906 Tra il 1897 e il 1898 Mariani realizza l’importante serie di otto tele per decorare il salone del Palazzo del Dottor Grossi di Genova, ora conservate alla Galleria d’Arte Moderna di Genova.
Nel 1898 è a Bordighera, località che il pittore frequenta dal 1889 e nella quale si trasferirà negli ultimi anni, descritta in varie opere. Qui gli giungono varie commissioni per ritratti da parte di inglesi e altri stranieri che soggiornano sulla riviera:esegue il ritratto dell’Ammiraglio Conybeare e quello per la signora Buddicomb con la figlia, che verrà esposto alla Royal Academy nel 1899, e vari altri.
Nel 1899 lo zio Mosè è colpito da un ictus cerebrale a Verona dove da un anno dirigeva l’Accademia Cignaroli; Pompeo lo sostituirà per qualche tempo. Nel 1900 è di ritorno a Milano e qui lavora in uno studio in Corso Magenta 88, in casa del Barone Laugier, che terrà fino al 1903. In questo periodo l’interesse dell’artista si rivolge alle varie manifestazioni sportive milanesi e ai luoghi di ritrovo mondano della città: esegue alcuni dipinti ambientati a San Siro, nei Caffè e nei teatri cittadini. Si dedica intensamente in tali anni anche al monotipo oltre che all’acquaforte, passione quest’ultima che coltiva già dal 1879. Nel marzo del 1904 è colpito dalla perdita dello zio Mosè al quale era profondamente legato. Pompeo organizza allora una mostra commemorativa accolta all’Esposizione Nazionale allestita a Milano per l’inaugurazione del Sempione nel 1906, ove presenta anche sue opere con i nuovi soggetti, ottenendo il diplome di benemerenza.

1907 – 1913
Nel giugno del 1907 si unisce in matrimonio con la cantante lirica Marcellina Caronni, soprannominata Nana, conosciuta a Bordighera tramite l’amico e collega Giuseppe Ferdinando Piana. Nel frattempo (1904 circa) ha trasferito lo studio e la sua abitazione milanese in un vasto appartamento in Via Montenapoleone 42, nella casa parrocchiale dell’attigua chiesa di San Francesco di Paola, arredandola con gli oggetti e i dipinti antichi e moderni della sua collezione, e la terrà fino al 1918. Nel 1909 acquista a Bordighera dalla Contessa Fanshawe, una villetta sui colli in via della Madonnetta, dove trascorrerà buona parte dell’anno: qui poco dopo (1911) sorgerà per opera dell’architetto R.Winter il nuovo studio del pittore, la cosidetta Specola che verrà arredata con le sue opere, e con quelle numerose di colleghi, raccolte durante tutta la vita.
Da questa località raggiunge spesso Montecarlo attratto dalla vita mondana ed elegante che si riuniva nei saloni del Casinò e dei caffè. Da tali luoghi e dalla natura della riviera trae nuovi spunti pittorici: descrive in parecchi dipinti l’ambiente frivolo del Casinò, rappresenta in vari modi il mare nei pressi di Bordighera, le vita dei pescatori e le coltivazioni ad uliveto della zona. Nel 1910 partecipa all’Esposizione Internazionale di Buenos Aires e nell’11 a quella di New York. Nel 1913 una ricca serie di questi nuovi temi viene inviata alla società Amatori e Cultori delle Belle Arti di Roma per una mostra personale che avrà molto successo. Il Ministero della Pubblica Istruzione acquista in tale occasione un soggetto ambientato a Montecarlo, La sala dei passi perduti, ora conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

1914 – 1920
Nel 1914 è rattristato dalla morte della madre. Trascorre gli anni della guerra tra Milano e Bordighera. Qui la sua opere è molto apprezzata e i suoi dipinti vengono acquistati da importanti personaggi stranieri che frequentano la riviera. Nel 1918 trasferisce lo studio e l’abitazione milanesi a Palazzo Trivulzio in Piazza Sant’Alessandro 4, ma trascorre la maggior parte dell’anno a Bordighera.
In questi anni non si cura di partecipare a mostre ed Esposizioni, ma dipinge con assiduità: esegue numerosissimi appunti di tutto quanto lo colpisce che riempiono la pagine di vari album, come era solito fare anche in passato. Continua a esprimersi nelle varie tecniche, con grande passione. Riceve le visite di colleghi e amici; anche la Regina Margherita andava a trovarlo nella sua residenza, e di lei compie nel 1919 uno svelto ritrattino, ora conservato all’Istituto Internazionale di Studi Liguri di Bordighera. Non dipinge opere di soggetto religioso, eccetto un Cristo Risorto eseguito per la Cappella Arnaldi di Uscio come ex voto per la guarigione della moglie che qui era stata curata.

1923 – 1925
Ricompare in pubblico nel 1923 con una mostra personale alla Galleria Pesaro di Milano che riunisce un gran numero (trecentoquarantotto) di suoi dipinti realizzati in varie epoche: Ricordi del Cairo (cherisalivano al 1881), Studi e impressioni di Genova (dal 1886 al 1917), Ricordi di Monza (dal 1884 al 1918), Impressioni di caccia alla Zelata (dal 1890 al 1904), Ricordi di Milano (dal 1898 al1917), Vita di Bordighera (dal 1898 al 1922), Studi e impressioni di Montecarlo (dal1901 al 1919) e Ritratti e studi diversi. Nel 1925 sposta la residenza definitivamente a Bordighera.

1927
Il mattino del 25 Gennaio 1927 si spegne in seguito a una broncopolmonite acuta con il conforto della moglie e della figlia di questa, Maria Caronni Lomazzi. La salma viene tumulata nel cimitero di Monza con una solenne cerimonia.
Nel 1956 una mostra postuma nel Palazzo del Parco di Bordighera, mentre due anni dopo (1958) il comune di Monza organizza una mostra commemorativa per celebrare il centenario della nascita del pittore, cui fa seguito nel 1978 quella per la commemorazione del cinquantenario della scomparsa.
Pompeo Mariani in vita ha esposto in ben 480 mostre di mostre di altissimo livello (Biennale di Venezia, Promotrici, Genova, Firenze, Torino, Milano Brera e Permanente, Monaco di Baviera, Londra, Parigi , Budapest, Berlino, Lugano, Lucerna, Zurigo, San Pietroburgo, Bruxelles, Gand, Saint Louis, Montecarlo) ottenendo ben 11 medaglie d’oro con relative mensioni onorevoli e 9 medaglie d’argento.

Biografia a cura di Anna Ranzi con la collaborazione di Carlo Bagnasco. (dal sito della Fondazione Pompeo Mariani)





OTTO HOFMANN: 100 ANNI


Otto Hofmann, Senza titolo, 1951


In occasione del centenario della nascita del pittore tedesco Otto Hofmann (Essen 1907 - Pompeiana 1996), la Città di Jena ha deciso di promuovere la prima mostra antologica dedicata a questo indiscusso protagonista dell'arte internazionale del XX secolo, ospitando la manifestazione negli Stadtische Museen della città.
La mostra Otto Hofmann, dipinti e disegni intende ricostruire, attraverso circa 80 opere realizzate dal 1928 al 1996, le tappe salienti della lunga e articolata carriera dell' artista.
Hofmann, che fu indirizzato verso le arti visive da Walter Dextel, direttore dal 1916 al 1928 del Kunstverein di Jena, condivise con altri artisti, tra il 1927 e il 1931, gli insegnamenti di Klee e Kandinsky al Bauhaus di Dessau. Tale esperienza fu determinane per la sua autonoma sperimentazione linguistica strettamente correlata al contesto di ricerca dell'astrazione lirica europea.

Sia negli anni tra le due guerre, sia dopo il conflitto, Hofinann continuò a mantenere intensi rapporti e personali relazioni con esponenti di primo piano dell'avanguardia internazionale: nel 1933 entrò in contatto a Zurigo con Hans Arp e con gli altri membri del gruppo Dada, mentre a Parigi, dove visse e lavorò in un primo tempo dal 1933 al 1935 e, successivamente, dal 1953 al 1965, frequentò numerosi artisti, tra i quali Magnelli, Seuphor e Giacometti, di cui era vicino di studio. Le sue relazioni internazionali sono testimoniate anche dalla partecipazione a prestigiose rassegne espositive, come il Settimo "Salon des Réalitès Nouvelles" di Parigi nel 1952, Duitse Kunst no 1945 allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1954), Berliner Neue Gruppe alla Staatliche Kunsthalle di Baden-Baden (1954) e Moderne Kunst aus Wiesbadener Privatbesitz allo Stadtisches Museum di Wiesbaden (1957).
Tutti questi incontri contribuirono a definire la sua personale cifra linguistica, caratterizzata da una poetica astratta nella quale, tuttavia, la rappresentazione di spazi tangibili fa da sfondo alle sue liriche composizioni di simboli, segni e figure geometriche, contigue per un certo periodo alle ricerche di area surrealista e successivamente aggiornate alle più avanzate esperienze dell'informale segnico, da Hartung a Soulages.
Hofmann non fu comunque solo un personaggio di primo piano dello scenario artistico internazionale, ma anche un testimone e un protagonista delle più drammatiche vicende della sua epoca: perseguitato dal Nazismo, allo scoppio della guerra fu costretto a partire per il fronte russo, dove trascorse un lungo periodo di prigionia. Al suo ritorno in patria, i contrasti con il regime della Repubblica Democratica lo indussero a fuggire all'Ovest, per approdare infine, dopo lunghe peregrinazioni, a Pompeiana, un piccolo centro dell' entroterra del Ponente ligure, attratto dalla luce e dalla dimensione paesistica del territorio. Qui visse e lavorò dal 1976 sino alla morte.

L'esposizione è suddivisa in quattro sezioni, rispettivamente dedicate alla permanenza di Hofmann al Bauhaus di Dessau e alle sue opere degli anni '30; agli acquarelli realizzati in Russia dal 1941 al 1946; alle ricerche artistiche del dopoguerra nelle due Germanie e nel resto d'Europa (1947-1976); al lungo soggiorno in Italia a Pompeiana (1976-1996).
L'eccezionalità della mostra è data dal fatto che saranno esposti numerosi inediti, come il gruppo di opere ritrovate dopo la caduta del Muro e che si credevano perdute in seguito alla precipitosa fuga dell'artista dalla Germania dell'Est, o come la serie di acquerelli realizzati durante la campagna di Russia, complementari ad un eccezionale gruppo di fotografie che egli stesso scattò al fronte con un piccolo apparecchio portatile.

L'esposizione è accompagnata dalla monografia "Otto Hofmann. Poetica del Bauhaus tra lirico e concreto" a cura di Giovanni Battista Martini, pubblicata da Mondadori Electa, con la collaborazione del Goethe-Institut Genua. Il volume, di 224 pagine, contiene le riproduzioni delle opere in mostra, documentazione dell'esperienza di Hofmann nel campo del design, apparati bio-bibliografici, una introduzione del curatore e testi critici di Fulvio Cervini - Università di Firenze, Matteo Fochessati - Conservatore della Wolfsoniana di Genova, Markus Krause - Storico dell' Arte, Lutz Schobe - Conservatore della Stiftung Bauhaus di Dessau, Erik Stephan - Conservatore della Kunstsammlung und Galerie im Stadtmuseum-Stadtische Museen di Jena. La mostra è ideata e curata da Giovanni Battista Martini, con la collaborazione di Erik Stephan, cui si deve l'allestimento dell'esposizione a Jena.

Otto Hofmann
Gemalde und Zeichnungen / Dipinti e disegni
Stadtische Museen Jena
Kunstsammlung im Stadtmuseum, Markt 7, 07743 Jena
25 marzo - 3 giugno 2007





ENRICO BAJ A LOANO

Palazzo Doria, a Loano, ospiterà dal 31 marzo al 2 giugno 2007, l’opera di uno tra i maggiori protagonisti della storia delle avanguardie europee degli anni Cinquanta: Enrico Baj.
La mostra, curata da Sandro Barbagallo e Gian Pietro Menzani, si inserisce nell’ambito di Arte a Palazzo Doria, progetto promosso dall’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Loano, che si propone di portare l’arte nel quotidiano anche attraverso mostre d'arte contemporanea presentate nel palazzo sede del governo della città.
Dopo Emilio Tadini, Valerio Adami, Ugo Nespolo, Walter Valentini, Joe Tilson i saloni del cinquecentesco Palazzo Doria accoglieranno le opere di grande formato di uno degli artisti italiani più riconosciuti e apprezzati nel panorama internazionale.

Enrico Baj, nato a Milano nel 1924, è stato il fondatore del Movimento Nucleare (1951) insieme a Sergio Dangelo e Joe Colombo. Ha partecipato negli anni Cinquanta ai movimenti d’avanguardia italiani e internazionali collaborando con Lucio Fontana, Piero Manzoni, Sergio Dangelo, Joe Colombo, Lucio Del Pezzo, Max Ernst, Marcel Duchamp, Yves Klein, E.L.T. Mesens, Asger Jorn e con altri artisti del gruppo Cobra, con il nouveau réalisme, il surrealismo e la patafisica.
Delle attività di quegli anni, oltre alle numerose mostre personali e di gruppo in Italia e in tutta Europa, vanno ricordati i manifesti, tra cui quello della Pittura nucleare (1952) e quello Contro lo stile (1957) - in opposizione alla sistematica ripetitività del formalismo stilistico -, nonché la fondazione con Jorn nel 1954 del Mouvement international pour une Bauhaus imaginiste.

L’attività di Baj si svolge per oltre mezzo secolo (l’artista muore il 16 giugno 2003) nel campo delle arti figurative (pittura, incisione, scultura, ceramica), della saggistica (una quindicina i libri pubblicati) del giornalismo e nel continuo sodalizio con poeti e scrittori.
Filo conduttore della sua ampia produzione è l’ironia dissacratoria e il continuo rinnovarsi dell’espressività. Baj elabora uno stile molto originale in cui prevale il piacere di fare pittura con ogni sorta di materiali. I collages policromatici e polimaterici pervasi da una vena giocosa e ironica si integrano con un forte impegno civile, così come la sua attività creativa si intreccia con la riflessione sull’arte.
“Riflettendo su tutta l’opera di Enrico Baj” dice Sandro Barbagallo “la critica concorda che, in qualche strano modo, egli ha anticipato la Pop nella sua accezione più europea e sicuramente quel neodadaismo romano più noto come la scuola di Piazza del Popolo.”
La mostra allestita a Loano in Palazzo Doria è un omaggio all’opera di Baj degli anni Sessanta e Settanta.
A partire dalle figurazioni nucleari degli anni Cinquanta - che testimoniano le paure seguite a Hiroshima e proiettate nel futuro - nell’opera di Baj si manifesta un forte impegno civile contro ogni tipo di aggressività che, attraverso i “generali” e le “parate militari” degli anni Sessanta, approda negli anni Settanta a tre grandi opere I funerali dell’anarchico Pinelli (1972), Nixon Parade (1974) e l’Apocalisse (1979).
A Loano sarà esposto il primo dei tre grandi quadri, insieme a trenta disegni preparatori. Lungo dieci metri, alto tre metri e mezzo e profondo due metri e mezzo, I funerali dell’anarchico Pinelli occuperà il salone centrale del piano nobile di Palazzo Doria.
Completeranno la mostra alcune significative opere degli anni Sessanta quali Comizio nel bosco (1963), Parade (1962), Personaggio urlante (1964), Meccano A/34 (1965).

“Ogni artista, prima o poi, sente il bisogno di lasciare una testimonianza definitiva con la propria arte.” spiega il critico Barbagallo “Lo ha fatto Picasso con Guernica, ma anche Carlo Carrà con I funerali dell’anarchico Galli. Baj è ossessionato da quest’ultimo e da tempo medita di rifare quel quadro alla sua maniera. Mai però avrebbe immaginato che l’ispirazione gli sarebbe venuta dalla realtà: il 15 dicembre 1969 il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli cade misteriosamente da una finestra al quarto piano della Questura di Milano.
I funerali dell’Anarchico Pinelli ci appare ancora oggi come un’installazione molto complessa. Sagome ritagliate, pannelli di legno multistrato, pedana coperta di passamanerie quasi fossero immondizia, teste di robot dai colori acidi con un occhio a lampadina, sono le prime cose che colpiscono all’impatto.”
Come Guernica nel 1953, anche I funerali dell’Anarchico Pinelli vengono esposti nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. L’inaugurazione della mostra è fissata per il 17 maggio 1972, ma in quello stesso giorno viene ucciso il commissario Luigi Calabresi e la mostra viene annullata.
“L’arte si fa quindi, soprattutto e prioritariamente, nella vita e nell’ambiente di ognuno, in quel che succede o che si fa succedere, come volevano i Picabia e i Breton dei giorni felici.” scrive Enrico Baj nel catalogo della mostra mai aperta al pubblico “Arte può essere allora il modo di essere, di atteggiare, di scegliere, di comporre, di fare l’amore; arte possono essere le cose, gli alberi, i sassi, i fiumi, le stelle. Arte ovunque, dentro e fuori… Quando trovarono Pino Pinelli precipitato da una finestra in questura e subito morto,” scrive ancora Baj mi preparavo a riproporre, dopo le mie lunghe visite a Picasso prima e a Seurat poi, una ben nota opera futurista di Carrà: I funerali dell’anarchico Galli. Pensavo di rifare quel quadro alla mia maniera, seppure rispettando il formato e la composizione del modello, come feci con Guernica, colle Demoiselles, con La Grande-Jatte e la Baignade…… Ma la fine attuale e sconvolgente a più aspetti di un altro anarchico mi fece subito mettere da parte Galli e Carrà.
La realtà e la vita e la morte di Pino si sostituivano nella mia mente al ricordo dei libri letti, degli eroi del passato, del futurismo e del dadaismo da me amati, reclamando, in luogo di un divertito rifacimento parodico-letterario, la celebrazione di una tragedia familiare e politica, che andava rappresentata, anche in pittura, più o meno coi mezzi di sempre.”
La mostra di Enrico Baj è accompagnata da una monografia curata da Gian Pietro Menzani che attraverso la presentazione di Sandro Barbagallo e un’antologia di riflessioni di Enrico Baj, Dario Fo, Gillo Dorfles, Luciano Caramel, Giorgio Di Genova, Herbert Lust, Alain Jouffroy, Renzo Margonari, Domenico Porzio, Martina Corgnati, suggerisce un indirizzo di lettura dell’opera pittorica dell’artista.
La mostra è organizzata in collaborazione con l’Archivio Enrico Baj e la Fondazione Marconi, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Liguria, della Provincia di Savona ed è realizzata con il contribuito della Fondazione “A. de Mari” Cassa di Risparmio di Savona.


Enrico Baj
Palazzo Doria
Piazza Italia 2 - Loano SV
dal 31 marzo al 2 giugno 2007





MARCELLO MORANDINI AL CENTRO BALESTRINI

Marcello Morandini nasce a Mantova il 15 maggio 1940 e vive a Varese dal 1947.
Artista e designer internazionale, la cui professionalità e il cui talento straordinario si concretizzano in un gioco visivo tanto semplice quanto complesso, dove la matematica diventa arte, così come la geometria genera dinamicamente forme e volumi, muovendoli e modificandoli in continua evoluzione.
Tutto nell'opera di Morandini appare come conseguenza logica e calcolo matematico, animato e stimolato da una fantasia di impareggiabile estensione.
La natura poliedrica di Morandini conduce la sua maestria tecnica e formale in diversi campi delle arti visive: la sua è un'opera di pittura e scultura in grado di diventare opera spaziale di architettura, opera oggettuale di design, arte applicata e opera di comunicazione visiva.
Confrontandosi con una disciplina quale il design dimostra il suo talento innovatore e, lasciandosi guidare dal principio secondo cui la forma segue la funzione, con la sua usuale sobrietà conferisce dimensione estetica alle funzioni del mondo concreto e quotidiano.
Il suo metodo sistematico fa di lui l'artefice di spazi architettonici ed urbani: usa l'illusione prospettica per creare effetti spaziali nella realizzazione di facciate bidimensionali, disegna accoglienti piazze e cortili interni a gradini che invitano alla comunicazione ispirandosi alle proprie sculture. La sua idea di uno spazio vitale e razionale per l'uomo si può leggere in tutti i suoi progetti.
Questa duplice realtà di artista e designer è una condizione logica per la natura della sua ricerca artistica legata alla conoscenza e allo studio delle forme, in relazione alla loro possibilità di evolversi e mutare. A questo riguardo lo stesso Morandini afferma: "Trovo esaltante scoprire che il niente nasconde il tutto e che gli occhi vedono solo ciò che la mente vuole… in questo trovo la morale appagante del mio lavoro, scoprire che l'ovvio è sorprendente e può avere la forma della vita".
L'esposizione da “Balestrini – centro cultura arte contemporanea” si compone di opere d'arte, tutte realizzate in bianco e nero: pannelli disegnati, strutture tridimensionali e sculture che permetteranno una lettura e conoscenza della ricerca artistica di Marcello Morandini.


Marcello Morandini
Architetture d‘arte
Balestrini Centro Cultura Arte Contemporanea
Via Isola 40 - Albisola Marina SV
dal 24 Marzo all'1 maggio 2007




BRUNELLA ROSSI DA OSEMONT


I quadri di Brunella Rossi sono costruiti usando polveri di marmo, sabbie, polveri di terracotta. La materia che guida il suo lavoro emerge in tutta la sua concretezza, conservando nella maggior parte dei casi il cromatismo d’origine. Sono quadri dai colori tenui, che dei materiali conservano tutto il fascino, interrotti a volte da un inserto di rosso, nel quale allora entra il pigmento. Opere che sembrano staccarsi dalla superficie, sulle quali la luce gioca con una vibrazione particolare, nell’alternarsi di superfici più o meno scabre, che catturano e trasmettono l’emozione dell’artista. Quadri astratti, di un’astrazione che invita a soffermarsi e a riflettere. Alla mostra di Brunella Rossi si accompagna negli spazi dell’Art shop una esposizione di opere di artisti in permanenza in galleria.


Brunella Rossi
Arenarie
Galleria Osemont
Via Colombo 13 – Albisola Marina SV




ANCORA LI' CHE FA SCARABOCCHI...

Si potrebbe definire una mostra neo-pop, oppure un’esposizione di disegni e tavole… ma c’è anche il gioco, l’oggetto d’arte e quello d’animazione; c’è il fumetto… il fumetto? No, eppure nasce tutto da lì. E’ difficile parlare di opere, sviscerando qualità estetiche e significati, quando lo stesso autore della mostra non si definisce artista: Macchiavello è un illustratore che lavora nel campo della grafica pubblicitaria. Allora perché esporre in una galleria d’arte? Perchè True Love non è una galleria in senso tradizionale: è uno spazio creativo sintetizzabile in una frase, riportata su alcune spillette messe in circolazione da Grazia Ferro e Giangi Radaelli (creatori di True Love), “emergency of beauty”. Si tratta di una piattaforma culturale che ospita aspetti diversi della contemporanea creatività giovane; non esiste cesura tra l’interno dello spazio espositivo e l’attività degli artisti nelle strade o nei laboratori, bensì una totale mobilità e contaminazione. Dal progetto True Love nascono collaborazioni sperimentali: espressioni di libertà creativa e di intervento nello spazio, sino a vere e proprie improvvisazioni. La mostra è realizzata da Macchiavello e Pilo, due disegnatori che dai fumetti traggono un nuovo linguaggio, consono a una comunicazione immediata e basata sulla totale sfrenatezza della fantasia. I disegni, preparati per l’esposizione allestita in galleria, non sono privi di critica sociale ma, mentre la mente dell’osservatore capta possibili legami con la realtà d’oggi, l’occhio è attratto da un altro segno: divertente, colorato e ipnotico, che sembra riemergere da un tempo in cui il pensiero procedeva per colori. Variopinte suggestioni e ricordi lontani sembrano riemergere dai tanti piccoli particolari dei disegni: le carte dell’infanzia, gli Sgorbions - perfetti mostri contemporanei -, i mattoncini seriali dei Lego, sui quali nascevano case e strade, o altri personaggi favolosi, i caroselli e i Mappetts. Macchiavello e Pilo raccontano storie ricche e infinite, alle quali è possibile aggiungere oggetti o pensieri personali. Si impone così il vero cuore dell’esposizione: carte da gioco sulle quali faccioni di mostri, in tutto simili a noi, si compongono in centinaia di combinazioni differenti. Questo semplice gioco, questo oggetto in apparenza comune contiene in realtà un sottile messaggio di saggezza: vuoi sapere cos’è la fantasia? sei sicuro che il mondo non si crei allo stesso modo? Durante la mostra, i volti disegnati su cartoncini e tarocchi in acrilico e china sveglieranno veri pupazzi-mostro…
Luca Bochicchio - Sara Tongiani


Paolo Cattaneo, Enrico Macchiavello
Ancora lì che fa scarabocchi...
Truelove Art Gallery
Via Vacciuoli 18r - Savona
dal 10 marzo al 10 aprile 2007



NON PIU' ESTATE ALLA TRUE LOVE

Alessio Spataro (Catania 1977) sarà a Savona con Non piu' Estate: prima prova di un racconto grafico nato dalla collaborazione con Floriana Grasso (Catania 1979), edito a Cremona per la collana Schizzo del Centro Fumetto Andrea Pazienza. Nella pagina web di Spataro, dal sito pazzia.org, si legge un commento significativo: -pare abbastanza dignitoso-; la nota appare nell'autopresentazione del volumetto e sembra nascere da una soppesata quanto rapida meditazione. -Quarantotto pagine in monocromia blu, sedici a colori, sei storie, otto euro- prosegue e conclude l'artista. Pacchetto completo: cosi' come quello di dediche + mostra + presentazione, del quale si potrà godere il giorno dell'inaugurazione, in vetrina e in piazzetta da True-Love.
Con Non piu' Estate Alessio mette in gioco le idee, i comportamenti, i tormenti e la stupidità di una generazione di giovani che ha i piedi ben piantati in una precisa stagione politica e biografica:una storia indolente ma con brio, romantica quanto basta per scherzarci sopra, accogliere il dolore che c'e' e ripartire. Attività ricca di progetti e concretizzazioni quella del disegnatore che conclude la Scuola del Fumetto di Milano nel 1999 e da allora collabora con diverse riviste indipendenti, oltre che con giornali quotidiani.
Alla presentazione del 31 marzo sarà possibile vedere esposti i disegni originali del libro Non piu' estate; questo, piu' la presenza degli autori, sarà occasione di confronto circa modalità critiche, operative, tecniche e culturali alla base di un progetto editoriale che intreccia linguaggio grafico e letterario. Altro spunto di suggestioni sta nel fatto che, negli spazi di True-Love, sono ancora esposti i disegni e i pupazzi tridimensionali di Macchiavello.
Luca Bochicchio, Grazia Ferro

Alessio Spataro (Catania, 1977) finita la Scuola del Fumetto di Milano nel '99, partecipa alla produzione fumettistica indipendente italiana: Fumettagenda, Plastilina, Schizzo Immagini, Kerosene, Centrifuga, Krakatoa, Frigidaire, Blue, The Artist, Sinestesie, Res-Istanze, Inguinem(h)afia e fonda Nonzi. Disegnatore satirico su Cuore, La Piccola Unità, L'Erroneo, Guerre&Pace, Carta, Liberazione, Erre, Falcemartello, Progetto Comunista, Scarceranda, ha all'attivo i due libri di vignette -Cribbio- (2004) e -Bertinotte- (2006) oltre la sua presenza fissa su:'Isola Possibile (allegato siciliano del Manifesto) con le strisce satiriche del -Tgg'mpare-.

Floriana Grasso (Catania, 1979) laureata in Lettere moderne, partecipa alla produzione musicale indipendente italiana: ha suonato nei Big Shave (-Just Flip the Page-, 2005) e negli Hoovers (-Live w/Bassholes-, 2007). Ha pubblicato alcuni racconti, e fatto svariati lavori: cassiera, operatrice telefonica, volantinista, assistente di ring durante le esposizioni cinofile, promoter, albergatrice, operatrice culturale. Attualmente vive in Liguria, e insegna italiano, storia, ateismo e rock'n'roll in un istituto tecnico alberghiero. Prima o poi scriverà un romanzo.


Alessio Spataro, Floriana Grasso
NonPiùEstate
Truelove Art Gallery
Via Vacciuoli 18r - Savona
dal 31 marzo al 15 aprile 2007



OUT! ARTE E SPORT A FINALBORGO

Una mostra sulle emozioni che può comunicare il territorio ligure, ma in potenza ciascun territorio, inteso come l’insieme degli elementi naturali che ci circondano, qualunque essi siano.
Acqua, terra, aria, elementi che riconducono a tre diversi ambienti naturali: mare, terra e cielo, riportati a Finalborgo nei tre piani dei magnifici chiostri di Santa Caterina. La ripartizione è spaziale ma anche rappresentativa della condizione umana: nasciamo dall’acqua, permaniamo sulla terra e aneliamo allo spazio infinito.
Il Comprensorio del benessere, Riviera dell’outdoor e l’Associazione Culturale FuoriArte, hanno chiamato una cinquantina di artisti ad esprimersi sulle emozioni quotidiane che l’ambiente naturale in cui viviamo suscita nell’essere umano, prima ancora che nell’artista.
La risposta è una preziosa e variegata offerta di stimoli, dipinti, foto, sculture, installazioni, video e performance, presentati da importanti artisti della scena contemporanea in Italia e all’estero. Molti di essi sono originari o comunque profondi amatori della Riviera ligure di Ponente, sede della mostra, ma soprattutto fonte d’ispirazione per il concept dell’iniziativa grazie all’importanza che in essa hanno gli sport all’aria aperta. Attraversando i suoi ambienti ricchi e vari ed in larga parte ancora incontaminati, si riscoprono sensazioni forti perché in grado di avvicinare l’uomo ad una natura autentica.
Troviamo così tele dipinte con i colori profondi del cielo, o degli abissi marini, o con gli esseri viventi che popolano la terra; manufatti della celebre ceramica di Albisola che assumono le forme più variegate, installazioni luminose, video provocatori, tutto questo e molto altro è occasione per lo spettatore di stimoli immediati e universali, in quanto affondano le radici negli archetipi del nostro sentire comune, del nostro essere “homo” chiamato a vivere ed interagire quotidianamente con lo spazio che ci circonda, con la natura nelle sue varie declinazioni, ambienti e creature.

Artisti:
Nicolò Accame - Hiroaki Asahara - Zelimir Baric - Mirko Baricchi - Sabrina Boidi - Alfonso Bonavita - Elena Boschieri - Bruno Cassaglia - Renato Cerisola - Davide Coltro - Giacomo Costa - Mirko Credito - Marcello De Angelis - Pino Deodato - Lino Di Vinci - Fabrizio Dieci - Fraco Fienga - Gaetano Fracassio - Grazia Gabbini - Dino Gambetta - Luca Giovagnoli - Gral - Stefano Grattarola - Maurizio Guala - Pier Paolo Koss - Margherita Levo Rosenberg - Giuseppe Linardi - Elisabetta Lodoli - Alessandro Lupi - Vincenzo Marsiglia - Mara Mayer - Pietro Millefiore - Roberto Molinelli - Patrick Moya - Davide Nido - Francesco Orrù - Raffaello Ossola - Mattia Paganelli - Luca Pagani - Alessandro Pianca - Marcherita Piccardo - Simonetta Porazzo - Laila Pozzo - David Reimondo - Patrizia Ricca - Siva - Willy Verginer - Nicola Vinci - Rodolfo Vitone - Julia Von Troschke - Mark William Zanghi


Out! Arte e sport: emozioni in movimento
Complesso Monumentale di santa Caterina
Finale Ligure (SV) - Loc. Finalborgo
dal 29 marzo al 9 aprile 2007


LA DONATION VAN OOSTEROM AL NOUVEAU MUSĖE NATIONAL DE MONACO

Le Nouveau Musée National de Monaco et l’Association des Amis du Musée rendent hommage au mécénat privé en présentant la généreuse donation de M. et Mme Van Oosterom : quatre oeuvres exceptionnelles viennent ainsi enrichir l’ensemble d’art contemporain initié par le musée depuis 2003. Ces oeuvres sont signées Corneille, Arman, Anish Kapoor et Sue Williams.
Résidents monégasques originaires des Pays Bas, M. et Mme Van Oosterom ont tenu à ce qu’un artiste compatriote soit représenté dans le futur musée de Monaco : Guillaume Corneille, né en 1922. Ce peintre, graveur et sculpteur, peu connu du grand public, est un des initiateurs du Groupe Cobra (1948-1951). Agé de 84 ans, Corneille raconte dans un témoignage précieux « Deux personnages printaniers », 1951, l’huile sur toile choisie pour le musée de Monaco. Un documentaire a été également réalisé à l’heureuse initiative des donateurs.
L’« Accumulation Renault n°152 » ,1968, d’Arman devient le chef d’oeuvre de la section naissante « Nouveau Réalisme » du musée. Arman entame en 1967 une collaboration avec le constructeur automobile qui lui permet de puiser dans son fonds de pièces détachées, série que les historiens d’art appelleront « l’art industrie ».
« Pot for her », 1985, d’Anish Kapoor, représentant illustre de la sculpture anglaise, réunit les moyens privilégiés de l’artiste : une forme pure, courbe et originelle, un touché velouté, un monochrome au pigment lumineux qui trahit à la fois ses origines indiennes et le rapproche de Klein. L’impact immédiat et l’apparente simplicité de la pièce se perd très vite au bénéfice d’un sens caché et mystérieux.
Une grande peinture de Sue Williams, « Blue and Dayglo Orange », 1998 permet de débuter une section d’art américain. Dans un style qui s’apparente aux expressionnistes abstraits, Williams traite de thèmes résolument contemporains.
En attendant l’ouverture de la Villa Paloma au début de l’année 2008, des expositions-dossiers seront ainsi régulièrement organisées dans la salle d’exposition de la Villa Sauber.
La prochaine exposition sur des acquisitions récentes dans le domaine des arts du spectacle par le Nouveau Musée national de Monaco aura lieu à l’automne 2007.


Donation Van Oosterom
Nouveau Musée National Monaco
Villa Sauber
17, avenue Princesse Grace, Monaco
du 24 mars au 6 mai 2007


ADRIAN SCHIESS - LA STATION - NICE

La Station presenta una monografica dedicata all'opera di Adrian Schiess, artista svizzero residente in Francia.
Rispondendo alla vocazione della Station di dedicare le sue sale espositive ad una pratica artistica in costante evoluzione e ad un artista poco presente in mostre sul territorio francese, questo progetto propone l'immersione in una pittura la cui stessa portata oltrepassa il confini del quadro, con una generosità e un calore poco diffusi.
Adrian Schiess adatta lo spazio espositivo alle sue opere, accosta con una precisione elementare tutti gli elementi che possono essere utili alla dimensione pittorica: i suoi stessi materiali costitutivi, come il colore, l'ambiente, la luce, la ripresa fotografica o video. Sia che giunga direttamente dal suo atelier, sia che venga composto sul posto, il suo lavoro si appropria del luogo dandoci la sensazione che la pittura continui a farsi sotto i nostri occhi, che regga e si crei davanti a noi, lungi dall'esaurirsi.


Adrian Schiess
La Station
10, rue Moliere - Nice
dal 9 marzo al 6 maggio 2007





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