sc@lo 4 31/10/2006

lettera sulle arti dal Ponente ligure
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Magdalena Abakanovicz
Katarsis, 1985

Recensioni:
ANSELMO LEGNANI
   I SOGNI INQUIETI DEL GIORNALAIO

  di Manuele Scagliola
AUTUNNO 2006:
  APPUNTAMENTI A MONACO

  di Manuele Scagliola

Intervento:
COSA NE SARA'
  DEL GIARDINO DI CEMENTO?
  di Manuele Scagliola


Notizie:
TRE MOSTRE A VILLA ARSON
ASTRAZIONI ALLA GALLERIA OSEMONT
MARCO GRASSI: IL LEGNO E LA TELA
CLAUDIO COSTA A CASA JORN





DALLE ALPI AL MEDITERRANEO: I SOGNI INQUIETI DEL GIORNALAIO
di MANUELE SCAGLIOLA

La città di Sanremo dedica una retrospettiva ad Anselmo Legnani (1914 – 2003), suo figlio adottivo fin dal 1952.
Nato nel 1914 a Derendingen in Svizzera da genitori italiani, Legnani si avvicinò alla pittura da autodidatta. Dopo aver lavorato per breve tempo come cartografo per il Touring Club di Milano, e poi presso una fabbrica di tessuti stampati in Lombardia, Legnani, innamoratosi della luce della Liguria, si stabilì a Sanremo nel 1952 prendendo in gestione una edicola di giornali senza tuttavia rinnegare alla sua grande vocazione per la pittura. Spirito introverso e schivo, questo artista è rimasto all’ombra della scena artistica italiana, sebbene la critica abbia manifestato interesse per la sua produzione. Ci piace immaginare la parabola esistenziale di Legnani come una sorte di racconto estrapolato da “Le botteghe color cannella” di Bruno Schulz, un mondo vissuto dietro al banco dell’edicola (nel caso di Schulz la bottega paterna di tessuti ) dove la più monotona esistenza e la più banale quotidianità vengono costantemente sovvertite dai voli di fantasia del narratore, un mondo di cartapesta dove gli oggetti sono dotati di una microscopica vita crepuscolare fatta di polvere e ragnatele e dove i fiori stampati nelle tappezzerie si convertono in rigogliose foreste tropicali. E le opere di questo pittore sembrano in effetti condividere quella trasformazione dei sogni in sostanza organica, rivisitata in chiave mediterranea sotto il sole d’Italia.
I dipinti esposti abbracciano l’intero iter artistico di Legnani fin dai suoi esordi alla fine degli anni ‘30. Esse vedono il lento evolversi (con coerenza invidiabile) di idee fisse divenute manifesto, ovvero “la percezione dello spazio e la resa di un certo tipo di paesaggio onirico-interiore”, per dirla con parole di Fulvio Cervini autore di un saggio nel catalogo dell’artista. Per Legnani sono state fondamentali (anche se non conosciuti direttamente, ma solo attraverso riproduzioni) le lezioni di Matisse e dei Fauves, gli artisti dell’astrattismo non geometrico come Kandinsky e Klee. Da quest’ultimo sembra aver derivato quella visione puramente bidimensionale dello spazio inteso come tasselli di colori che creano illusioni di profondità, proprio come nei tessuti stampati. Poi il surrealismo automatico, soprattutto il mondo filiforme di Mirò, per approdare alla art brut da cui derivano quelle inquietanti figure primordiali alla Dubuffet.
La poetica di Legnani possiede tratti ben precisi e riconoscibili, soprattutto dagli anni ‘50 in poi. Si tratta spesso di paesaggi “geometrici” bidimensionali, riconoscibili solo attraverso la geografia dell’anima. Il periodo presso il Touring Club dovette essere fondamentale nella visualizzazione di queste mappe del niente disseminate di tessere di colore (Africa, 1972; Paese Panan, 1949; Città sepolta, 1971; Il porto di Sanremo, 1958). Poi ci sono i quadri di “figura” caratterizzati da fondi ora a griglie geometriche dai tenui colori pastello (di una luminosità tutta ligure) ora dal nero più profondo, dove si agita un brulicare di forme esilissime e fragili, bizzarri pesci dagli abissi della immaginazioni, microbi e batteri che sembrano merletti o filigrane, meduse evanescenti e impalpabili che nuotano in puri spazi di colore, flora tentacolare da sottobosco dell’anima: un brodo primordiale da bestiario medioevale, tutto pulsante di vita. Gli umani poi sono appena riconoscibili in quei grossi corpi geometrici da cui sbucano esili testoline piene di denti, occhi, bocche, quasi si fossero ibridati con insetti (certi volti sembrano anticipare quelli di Basquiat!).
I paesaggi onirici di Legnani appartengono alla cartografia universale della gioia e dolore, mentre i sui “esseri” appartengono alle grande enciclopedia di una natura mai esistita se non nei nostri incubi da giornalai della quotidianità.
La mostra è ben articolata e percorre anche la vicenda umana dell’artista con documentazioni, schizzi, taccuini di disegni e scritti autografi.

Anselmo Legnani – L’inconscio liberato
Produzione e organizzazione: Assessorato ai Musei e alle Biblioteche, Biblioteca Civica “Dott. F. Corradi”, Società Promotrice di Belle Arti della Riviera dei Fiori.
Sede: Museo Civico Palazzo Borea d’Olmo, Sanremo
Periodo: 8 ottobre – 12 novembre 2006
Entrata Libera
Catalogo disponibile 5 euro




AUTUNNO 2006: APPUNTAMENTI A MONACO
di MANUELE SCAGLIOLA

Magdalena Abakanowicz

La Galleria Marlborough di Monaco espone sculture e disegni dell’artista polacca Magdalena Abakanowicz (nata nel 1930), la cui opera è da tempo riconosciuta e stimata dalla critica internazionale. Le sculture della Abakanowicz hanno come tema comune l’indagine del corpo umano o meglio il divenire corpo, l’incarnazione antropomorfica, dei miti creati dall’uomo attraverso i secoli, figure enigmatiche cariche di straordinarie evocazioni magiche ed esistenziali. In mostra sono presenti alcune monumentali figure della nuova serie in acciaio inossidabile detta King Arthur’s Court, ispirati ai celebri personaggi del ciclo bretone. Non si tratta di stereotipi di un medioevo celtico rivisitato da Hollywood, bensì ironiche sagome stilizzate e dai tratti decisamente geometrici che ricordano certe figurine da tarocchi. Le altre sculture esposte sono ben diverse in spirito: mostruosi ibridi antropomorfici, esseri amputati e molto spesso alati che richiamano le lontane inquietudini della mitologia mediterranea (minotauri, geni alati, ecc.). Questi totem venuti dal passato-presente per diventare i guardiani alienati degli abissi dell’esistenza, trovano un preciso parallelo con i frammenti “classici” di Mitorai, muti rottami di civiltà lontane (la nostra civiltà) ormai completamente perdute e ormai difficilmente interpretabili….
Ma più che la produzione scultorea, ci sorprende la serie di disegni Faces which are not Portraits in cui la Abakanowicz si allontana dalla rigidità delle sue sculture per abbandonarsi a tormentate reminiscenze espressioniste (e come non ricordarsi di quel terribile capolavoro “Lo sguardo rosso” che Arnold Schömberg dipinse nel 1910?). Facce-maschera archetipo senza passato né futuro dallo sguardo fisso e privo di vita, testimoni di ogni genere di orrore, di nefandezze e miserie (non solo nella martoriata Polonia, ma nel mondo intero). Le maschere eroiche dei re di Micene hanno perso la dignità dell’oro, annerite dalle devastazioni della modernità.

Magdalena Abakanowicz.
Sculptures et Dessins.
Galleria Marlborough
Monaco, Quai Antoine 1er.
Dal 05 ottobre al 24 novembre 2006
Catalogo disponibile in galleria)


La pittura al femminile: Breuleux, Youn, Bachis

La Galleria Maretti Monaco presenta una mostra collettiva di giovani artiste dalla Francia e dall’Italia: un’indagine affascinante sull’universo femminile visto attraverso gli occhi delle donne artiste e protagoniste.
Valèrie Breuleux (Nizza, 1968) crea grandi tele dove campeggiano primi piani di volti femminili (si tratta di macrofotografie in bianco e nero applicate direttamente sulla tela) catturati in atteggiamenti volutamente ambigui in cui è difficile leggervi uno stato definitivo di piacere o di dolore (o forse di estasi, ovvero della giusta compenetrazione di dolore e di piacere). Tutt’intorno ai visi volteggia e si agita la materia pittorica in stati di magmatica fluidità, colori rossi e tonalità sanguigne applicati con spatola, a spruzzo, lasciati gocciolare come carne macellata. E poi graffi, scarabocchi, deturpazioni sulla superficie liscia dei volti. Più che una ricerca o rinnegamento della propria identità o della propria femminilità, queste immagini sembrano sprigionare una irrefrenabile, dionisiaca sensualità-sessualità secondo una ricerca di sensazioni propriamente “interiori”, in deciso contrasto con la fredda “esteriorità” del corpo femminile proposto da secoli da artisti esclusivamente maschi. La pittura bruta, il dripping e i versamenti bruschi di colore esprimono un avvolgimento filamentoso, un pulsare di vasi sanguigni dentro allo stadio larvale del piacere, una viscerale implosione pre-orgasmica.
Diametralmente opposte alla poetica di Breuleux sono le opere di Youn, artista nata a Seul nel 1971, ma da tempo residente a Nizza. Le sue tele ritraggono scene di vita quotidiana impersonate da buffi omuncoli che gesticolano impazziti. Il linearismo “riempito” con ampi campi di colore puro è tipico dei cartoni animati (specialmente orientali) così come l’aspetto dei “pupazzi” e delle ambientazioni. L’apparente ingenuità del suo stile nasconde però tutto il malessere della quotidianità, soprattutto delle figure femminili che sembrano davvero scocciate dai maschietti e si abbandonano in improvvise burle e derisioni nei loro confronti. Youn sembra trovare il suo mezzo espressivo ideale nella terracotta con cui crea deliziose figurine paffute di ragazzi e ragazze colti in atteggiamenti burleschi ed irriverenti con una vena di fresca ironia.
Unica artista italiana presente è Lidia Bachis, le cui tele sembrano vere e proprie indagini socio-antropologiche sull’universo femminile contemporaneo. Una galleria di giovani e belle Amazzoni, o meglio di guerilla-girls, delle metropoli occidentali, raffigurate con tutti gli accessori della generazione di turno: capelli dalle tinte fosforescenti, trucco pesante, tatuaggi, piercing, scarpe da feticista, arme, pistole. Sono giovani eroine intente a costruirsi un nuovo universo femminile fuori dai comuni stereotipi di madre di famiglia cristiana, che mischiano le foto di Vogue ad atmosfere di B-movies, ai manga giapponesi, alla cultura delle discoteche e dei centri sociali, ad atmosfere lesbo-chic, ad una violenza mai vissuta ma solo vista in TV. Con atteggiamento post-punk, e moda vintage anni Ottanta, queste figure fragilagressive (cara Lidia, mi sembrano davvero familiari!), sembrano scampate a situazioni Pulp dove si abusa di ecstasy “ti voglio tanto bene” proprio come i personaggi dei films di Gregg Araki dove gli oggetti di consumo creano l’identità dei personaggi in un mega-pop di cereali colorati. Il tutto alla ricerca di una estetica alla MTV per la propria esistenza.
Lo stile raffinato e la grande abilità tecnica della Bachis trasformano queste tele in raffinate, ma non vuote, icone glamour che non presuppongono commenti morali o istigazioni al puro edonismo, ma solo una grande e sentita fascinazione per i propri modelli (che, anche se diventeranno normalissime madri a 30-35 anni, per lo meno hanno provato a cambiare il modo di vedere le cose).

La pittura al femminile: Breuleux, Youn, Bachis
Galleria Maretti Arte
Monaco, Le Roccabella 24, Avenue Princesse Grace
www.marettiartemonaco.com)

Richard Ballard – Lignes et Lumière

La Galleria Monaco Modern Art accoglie un gruppo omogeneo di opere del pittore inglese Richard Ballard (Liverpool, 1951). Le tele esposte possono essere divise in due gruppi: “vedute” del cielo e studi sulle strutture metalliche dei piloni della elettricità. Nel primo caso Ballard si dichiara un sensibile erede della tradizione pittorica del romanticismo inglese, e mi riferisco specialmente a Turner, nello studio della transitorietà dei fenomeni atmosferici. Il passaggio delle nubi, la qualità della luce durante le diverse ore del giorno vengono catturate in un eterno istante di assorto lirismo. Il risultato è un inno alla leggerezza reso tangibile dalla qualità quasi immateriale e vaporosa di una tecnica pittorica appena accennata che ricorda le sfumature dell’acquerello (Ballard dipinge su carta incollata su tela).
Questo discorso vale anche per le strutture dei piloni delle luce che, visualizzate secondo accorti punti di vista, sembrano perdere la loro inquietante pesantezza metallica per convertirsi in intricate ragnatele dinamiche, veri e propri feed-backs elettrici (prendo in prestito questo termine dal gergo musicale in quanto queste composizioni hanno una loro vibrante ritmicità) eseguiti contro il terso chiarore del cielo.

Richard Ballard – Lignes et Lumière
Dal 20 ottobre al 19 novembre 2006
Galerie Monaco Modern Art
in collaborazione con Galerie Seine 51 – Paris
27, Avenue Princesse Grace
www.monacomodernart.mc

Guillaume Barclay e Stephàne Cipre

Riuniti nelle sale della Galleria Pastor Gismondi due artisti coetanei che lavorano con mezzi molto diversi tra loro: Barclay il fotografo del corpo e Cipre lo scultore della parola.
Nei suoi ultimi lavori Guillaume Barclay (Boulogne-Billancourt, 1968) si è avvicinato sempre di più alla fibra ottica, strategia che gli ha permesso di catturare la qualità della luce in maniera più coinvolgente e diretta. Si tratta di una galleria di ritratti di personaggi celebri e non della élite monegasca che, come in sofisticate tele barocche, sembrano emergere dalle tenebre grazie ad un utilizzo teatrale della luce. In una serie di ritratti le pose dei modelli risultano sempre le stesse, obbligati a rivolgere lo sguardo verso la medesima direzione, quasi il fotografo volesse “scolpirli” direttamente con la luce. Nella seconda serie di ritratti i modelli esibiscono pose più disinvolte davanti all’obiettivo, concedendosi la libertà di mostrare un oggetto che li identifica o che li rappresenta, proprio come gli attributi dei Santi nelle vecchie pale d’altare. Il tocco di originalità risiede nelle brevi didascalie che il fotografo ha dedicato ad ognuno dei suoi soggetti. Ma il lavoro più interessante di Barclay presente in questa esposizione è senza dubbio la serie “Quand nos enfants dorment…” in cui giocattoli e pupazzi imitano le più sordide faccende umane (uno si inietta eroina, altri si divertono in situazioni pornografiche, un altro ancora sfoglia la rivista Playboy, per citare sono alcuni esempi), tutti rigorosamente censurati tramite una barretta nera che copre gli occhi come nelle fotografie di cronaca sui giornali. Con feroce ironia queste immagini davvero divertenti cercano di smascherare il falso moralismo che si respira in tutte le famiglie a modo, mentre gli oggetti che dovrebbero appartenere alla purezza dell’infanzia risultano già contaminati dal doppio gioco dei grandi. Il punto è chiaro: l’innocenza non trova più posto in questo mondo…
L’approccio di Stephàne Cipre (Parigi, 1968) alla scultura è “letterale” nel vero senso della parola. Questo artista possiede la straordinaria capacità, nonché la giusta ironia, di convertire le parole in concretissime opere d’arte. Per esempio: se si pensa alla parola inglese Liberty ci viene subito in mente la Statua della Libertà a New York. Cipre parte da questo indissolubile connubio tra parola-oggetto o tra parola-pensiero per dare corpo al suo divertente e divertito “Pop concettuale”, dove la Statua della Libertà viene interamente ricreata con le lettere che compongono la parola Liberty, usando la L iniziale come braccio che tiene la torcia (quest’opera non è esposta nella mostra). Se al primo sguardo ci sembrano sculture scherzose e leggere, non ci metteremo molto a constatare tutta la portata filosofica che confluisce in queste immagini autoreferenziali e tautologiche (e ricordiamo che il discorso sulla indissolubile identità tra parola ed oggetto va avanti da parecchi secoli, fin dai tempi di Eraclito…). Le opere esposte in questa sede sembrano comunque più inclini a denunciare il mondo del consumismo globale dove tutto viene imballato (anche le parole diventano formule standard come nella scultura Made in China), etichettato o ridotto a semplice LOGO. Campeggia all’entrata della galleria un Look for God: Error 404…tutto in lettere bianche come l’anima pura di chi cerca Dio in Montecarlo!

Guillaume Barclay e Stephàne Cipre
Dal 25 ottobre 2006 al 2 gennaio 2007
Galerie Pastor Gismondi
11, Avenue Princesse Grace
vk@gismondi-pastor.com


*****
Finita la visita alle gallerie di Avenue Princesse Grace abbiamo ancora un po’ di tempo per fare una breve passeggiata nella zona del Grimaldi Forum e dare un’occhiata in giro. Probabilmente non esiste luogo al mondo più post-moderno di Monaco. In una vista che in una foto occuperebbe circa 10 cm si affollano tutti gli stili architettonici del modernismo: razionalismo, minimalismo, eclettismo, mentre non è raro vedere una bella palazzina liberty incapsulata tra grattacieli di ogni sorta. Tutto qui sembra Legoland (non a caso uno dei musei principali di Monaco è dedicato alle bambole e agli automi). Poi ci si inoltra nel giardino giapponese (vero capolavoro kitsch) vicino al Grimaldi Forum e alla fine si trova l’ispirazione per diventare membro del Bonsai Club del Jardin Exotique. Tutt’intorno tanto lusso, ordine e chirurgia plastica...insomma cosa c’è di più post-moderno! E quando calano le tenebre sentiamo la mancanza di tanta luce al neon tipo Hong-Kong o Miami, ma in Europa sono tutti ancora troppo discreti….




COSA NE SARA' DEL GIARDINO DI CEMENTO?

Tutti a Bordighera conoscevano, almeno per sentito dire, Marcello Cammi. E si conosceva soprattutto quel luogo disordinato, ma non privo di suggestioni, che era il suo giardino di cemento in via del Camposanto, dove spuntavano come funghi “cementificati” totem, figure in bicicletta, gatti, cani ed ogni sorte di oggetto. Tutto interamente di cemento, anche il ruscello che vi scorreva in mezzo. “Vengono sempre i tedeschi a vederlo”, mi diceva Cammi, intendendo che a quelli del posto non gli importava proprio un bel niente.
Poi Cammi è morto in modo tragico per dolore sulla tomba del figlio e sua moglie Vittorina è morta poco fa in modo ancor peggiore, esplosa con la sua casa per una fuga di gas.
Da allora un lento ed inesorabile degrado si è impossessato del giardino di cemento (fatica di una intera vita) aggravato dall’alluvione dello scorso settembre. Sembra che il tempo (e gli umani) vogliano cancellare per sempre ogni ricordo o memoria di questo autentico artista di cui esiste un catalogo e i cui quadri sono richiesti.
Mi chiedo che fine farà il giardino di cemento.

Manuele Scagliola




TRE MOSTRE A VILLA ARSON


After
Jean-Max Colard / Thomas Lélu


After Van Gogh, After Baldessari, After Cezanne, After Warhol, After Bruce Nauman , et ainsi de suite : les photographies présentées dans l'exposition After montrent chacune un objet, un élément ou une situation faisant explicitement référence à une oeuvre d'art moderne ou contemporain. After est un jeu, photographique, mené par Jean-Max Colard et Thomas Lélu dans le but de chercher dans le quotidien des signes qui font penser à ......... « On était à la recherche de références, de signes évoquant l'histoire de l'art. Et parfois l'inverse : on faisait des images qui d'elles-mêmes nous faisaient penser à tel ou tel artiste. On s'est amusé sur ce mode-là. Puis, au fil de nos conversations, le projet s'est affiné ». Basé au départ sur le mode de l'amateurisme, After a évolué en banque de données collectées et échangées, puis en véritables archives servant pour leurs auteurs de réflexion sur leur propre goût et engagement. After devient aujourd'hui un projet de livre et d'exposition destinés à interroger cette expérience au double sens du mot anglais « after », non seulement « après » Edouard Manet ou Dan Flavin, mais aussi « d'après » tous ces artistes qui ont tant marqué notre regard. La question de la réussite esthétique de ces images a donc très peu d'importance. « Il s'agit de montrer comment notre regard sur le monde, notre expérience du monde, est informé, travaillé, enrichi, aiguisé, amusé, parasité, influencé par toutes les oeuvres dont chacun de nous porte le souvenir ». Le tout avec la distance et la légèreté de deux promeneurs qui voient de l'art jusque dans ce moindre papier qui traîne ( After Robert Filliou ).
Jean-Max Colard est critique d'art et commissaire d'exposition.
Thomas Lélu est artiste. Il vient de publier un roman intitulé Perdu de vue aux éditions Léo Scheer. Il expose à la galerie Dominique Fiat (Paris). Le livre After paru aux éditions Sternberg Press est disponible en librairie (diffusion Art Data). Entretien avec Hans Ulrich Obrist. Direction artistique : Christophe Brunnquell Le livre a été publié avec le soutien de la Fondation d'Entreprise Ricard

After
Jean-Max Colard / Thomas Lélu
Commissariat : Eric Mangion
au Centre National d'Art Contemporain
22/10 - 7/01 2007


Iain Baxter&
Art is all over


Figure fondatrice de la scène artistique de Vancouver, Iain Baxter& (il faut prononcer : Baxterand) demeure peu connu en Europe alors qu'il est présent dans les grandes collections nord américaines où il fait aujourd'hui l'objet d'un intérêt renouvelé. Le Centre National d'Art Contemporain de la Villa Arson en collaboration avec VOX, Centre de l'Image Contemporaine (Montréal), propose la première exposition importante de son oeuvre en France, incluant des projets significatifs de 1964 à aujourd'hui.
Duchampien et McLuhanesque, prolifique, un brin dispersé, artiste conceptuel et pionnier du photoconceptualisme, Baxter& poursuit depuis quarante ans le développement d'une oeuvre imprévisible et singulière, libérée des hiérarchies artistiques et culturelles, traversée par des enjeux sociaux d'actualité. Précurseur là encore, il donne à son activité artistique la forme d'une entreprise, la N.E. Thing Co. (compagnie bientôt internationalement reconnue, qu'il fonde en 1966, qu'il enregistre officiellement en 1969 et qu'il copréside avec son épouse, Ingrid Baxter de 1970 à 1978), dont la mission principale sera de « produire de l'information sensible » par l'intermédiaire de ses onze départements - dont Recherche , Projets, Conseil, COP (copie et plagiat), Cinéma et bien sûr le département Chose ( Thing ). Sur un ton singulier marqué par un nominalisme moqueur, Baxter& a ainsi élaboré un programme esthétique hors du commun qui emprunte aux domaines les plus divers : intervention, marketing, télécommunication, enquête, édition, documentation, pédagogie, environnement, restauration, circulation, arpentage, activisme en tous domaines -- en plus des nombreux langages artistiques, dont la photographie comme pratique du quotidien.
Cette exposition, prolongement de celle organisée par VOX en septembre 2005, présente une quarantaine d'oeuvres et un appareil documentaire important témoignant de l'esprit de la N.E.Thing Co. et de Iain Baxter&.
Marie Josée Jean, directrice artistique de VOX, et Christophe Domino, critique d'art (Paris), ont préparé cette exposition en collaboration avec l'artiste, qui conduira à cette occasion un workshop avec les étudiants de la Villa Arson.
Informations sur Iain Baxter& sur le site http://www.voxphoto.com/fd/baxter/en/intro.html
Iain Baxter& est représenté par la Galerie Corkin Shopland à Toronto.

Iain Baxter&
Art is all over
Commissariat : Marie-José Jean et Christophe Domino
au Centre National d'Art Contemporain de la Villa Arson
22/10 - 7/01 2007


Pierre Bismuth
Siamo Sulla Buona Strada


Cette exposition monographique de Pierre Bismuth (né à Paris en 1963), l'un des artistes français les plus représentés sur la scéne internationale, est la première dans une institution française depuis 1994.
L'artiste a choisi de se concentrer sur quelques gestes importants, voire exemplaires, qui structurent en profondeur sa démarche. Certains d'entre eux sont à cette occasion revisités et enrichis. Ainsi, la série En suivant la main droite de... , consistant à suivre le trajet de la main droite d'une actrice pendant toute la durée d'un film et le reporter sur un mur pour en faire un wall painting monumental et abstrait, occupe une place de choix. Au delà de cet exemple, le travail de Bismuth est traversé par des processus réflexifs qui sont également présents dans une grande partie de l'exposition. Ainsi, la question de la traduction, du jeu, celle de la procédure et le rapport au cinéma sont largement abordés. C'est en fonction de l'architecture des galeries du centre d'art qui a été simplifiée et rendue radicale, que l'exposition a été construite. Une occasion de prendre la mesure de la pertinence et de l'importance de l'oeuvre de Pierre Bismuth dont l'acuité plastique est bien la vertu première.
Thierry Davila est historien de l'art et critique. Il travaille au CAPC Musée d'Art Contemporain de Bordeaux.
Un ouvrage monographique consacré à Pierre Bismuth, paru aux Editions Flammarion, est disponible en librairie. Collection : La création contemporaine. Auteurs : Raimar Stange, Thierry Davila, Michael Newman. Conception graphique : M/M. Avec le soutien du Centre National des Arts Plastiques.

Pierre Bismuth
Siamo Sulla Buona Strada Commissariat : Thierry Davila au Centre National d'Art Contemporain de la Villa Arson 22/10 - 7/01 2007

VILLA ARSON
20 avenue Stephen Liégeard F-06105 Nice cedex 2
cnac@villa-arson.org
www.villa-arson.org




ASTRAZIONI ALLA GALLERIA OSEMONT

I protagonisti di questa esposizione - alcuni di più lontane e storicizzate provenienze dalle avanguardie storiche e altri disposti a continuare in quelle ricerche che continuano a intervenire sulla realtà dell’esperienza visiva, percettiva e aperta dalle forme e dai colori nella luce – pongono l’accento su alcuni aspetti specifici di esperienze d’arte figurali ma non figurative. Se nelle opere di Silvio Andrea Boero (1931- 1987), dipinti e sculture degli anni settanta del secolo scorso, è evidente l’autonomia di un discorso basato sull’organizzazione spazio temporale espressa tramite le possibilità intensive della luce, nei Cartigli di Franco Bruzzone, passati e recenti, sempre consapevoli tanto della conoscenza profonda dei dipinti rinascimentali come di alcune lezioni post-avanguardiste (dai surrealisti a Sutherland e Wols), è protagonista, oltre al colore adoperato con sapienza in maniera timbrico/tonale, il segno le cui ragioni scorrono verso il simbolo nella dialettica spaziale d’estrazione postmoderna, ovvero siccome l’ordinamento, nel tempo e nello spazio, di una figura o immagine che rivela i moti assorti del suo animo. Negli ambiti delle teorie del colore e della luce, espresse con cognizioni chimico/fisiche come attraverso acquisizioni propriamente culturali (da Goethe a Wittgenstein), opera Paolo Bertelli i cui dipinti, elaborati con suggestiva ed essenziale sensibilità formale e cromatica, propongono situazioni rigorosamente intellettuali, presentate intenzionalmente, anche, per un consistente e complesso significato spirituale. Di Arturo Di Maria, che vive e opera a Zurigo e le cui ricerche formali sono prossime agli esiti astratto-concreti di Max Bill, sono esposti alcuni lavori eseguiti attraverso rigorosi principi geometrico/strutturali con lo scopo di raggiungere la purezza della forma e del colore al fine di potenziare la sensibilità estetica. E da Franco Ricci - assertore estremo di quel neoplasticismo che raccolse (e ancora raccoglie) attorno ai propri principi pittori, scultori e architetti - proviene il sapiente e sensibilissimo discorso costruito sulle equilibrate relazioni tra forme rigorosamente geometriche e colori accordati insieme in corrispondenze timbriche o tonali. Le sue opere, oggettivate concretamente nella dimensione aperta di indagine costruttiva, come quelle degli altri artisti che espongono in questa occasione, attivano e liberano, pertanto, i propri elementi compositivi nell’integrazione fra sentimento e ragione, ovvero tra ingredienti sensoriali e rigore intellettuale.

Artisti: Paolo Bertelli, Silvio Andrea Boero, Franco Bruzzone, Arturo Di Maria, Franco Ricci
Sede: Galleria Osemont - Via Colombo 13 - Albissola M. (SV)
Periodo:dal 28 ottobre al 26 novembre 2006




MARCO GRASSI: IL LEGNO E LA TELA

Il lavoro di Marco Grassi (alias PHO) si alterna tra la strada e lo studio, con influenze reciproche. La serie di lavori che rappresenta meglio questa contaminazione sono i "bankali": materiali di recupero utilizzati come supporto dell’intervento pittorico, in cui l’azione del tempo distrugge e trasforma l’opera.

Marco Grassi
Il legno e la tela
Spazio Civico di Arte Contemporanea
Via dell'Oratorio - Albissola MarinA SV
mihrlogos@yahoo.it




CLAUDIO COSTA A CASA JORN

E' la prima volta che la Casa / Museo Jorn ospita una mostra antologica dedicata ad un solo artista, e la scelta è tanto inusuale quanto adeguata.
Claudio Costa, il geniale artista nato a Tirana ma genovese d'adozione, scomparso improvvisamente nel 1995, è realmente in sintonia con la rivoluzione artistica di Jorn e dei suoi compagni situazionisti, a cominciare da Pinot Gallizio (proprio nella spendida "camera delle meraviglie" albissolese TRIBALEGLOBALE presentò una selezione di disegni del grande albese nell'ambito della mostra Jorn e dintorni).
Non è solo l'interesse per l'archeologia, o la teorizzazione del "work in regress" ma il modo stesso di porre il problema delle origini, la capacità di andare oltre gli schematismi spazio/temporali e rivedere i linguaggi dell'arte in una dimensione archetipica a rendere il lavoro di Costa così intimamente vicino al contesto nel quale viene proposta questa bella selezione antologica, insieme essenziale e completa, curata dalla critica d'arte e giornalista Miriam Cristaldi.
"Ciò che colpisce - dice Giuliano Arnaldi che ha scelto di ospitare questa esposizione nell'ambito del progetto TRIBALEGLOBALE - è la capacità di cogliere la dimensione primaria dei linguaggi dell'arte: non a caso la conclusione della ricerca di Costa è l'Africa, dichiarata essa stessa opera d'arte, e ogni suo lavoro ben oltre i vincoli antropologici o etnografici, è permeato di bellezza e stupore, proprio come l'arte africana."
Da qui la scelta, anch'essa inusuale per le esposizioni sin qui presentate nell'ambito di TRIBALEGLOBALE, di non esporre insieme al lavoro dell'artista contemporaneo opere antiche provenienti dal Continente Nero. "Grazie alla disponibilità dell'amministrazione Comunale di Albissola Marina - prosegue Arnaldi - continua il lavoro di ricostruzione della memoria recente delle arti visive e dell'impronta che esse hanno lasciato non solo nella storia dell'arte."
Una memoria così viva da essere realmente generatrice di nuove prospettive presenti e future.

Mostra: Claudio Costa
Sede: Casa Jorn - Via G: D'Annunzio 2 - Albissola Marina (SV)
Periodo: dal 29 ottobre al 10 dicembre 2006
Orari : Venerdì e sabato dale 16 alle 19.
La domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19.




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