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FRABOSA SOPRANA: ARTE IN GROTTA
“Arte in grotta”: è questo il titolo dell'esposizione permanente d'arte contemporanea che verrà inaugurata domenica 14 giugno alle ore 11 nella Grotta di Bossea, nel comune di Frabosa Soprana in Val Corsaglia, in provincia di Cuneo. L’evento è stato organizzato dalla Associazione culturale Blu Genziana e gode dei contributi e patrocini della Regione Piemonte, Provincia di Cuneo, Comunità Montana delle Valli Monregalesi, Comune di Frabosa Soprana, con la collaborazione della Associazione Alto Corsaglia e del Comitato di Rigore Artistico di Albisola-Savona.
Ideato da Enrica Noceto, presidente di Blu Genziana ed essa stessa artista, con il contributo critico di Martina Corgnati, il progetto coinvolge un prestigioso gruppo di artisti liguri e piemontesi: Franco Bratta, Gianni Busso, Silvia Calcagno, Aurelio Caminati, Claudio Carrieri, Roberto Gaiezza, Gianni Celano Giannici, Roberto Giannotti, Adriano Leverone, Claudio Manfredi, Tullio Mazzotti, Enrica Noceto, Aldo Pagliaro, Salvatore Pino, Ylli Plaka, Francesco Preverino, Lucrezia Salerno, Carlo Sipsz, Giorgio Venturino, Guido Vigna.
La materia utilizzata è la ceramica, denominatore comune tra gli scultori invitati al progetto, a dimostrazione dei forti legami tra Liguria e Piemonte grazie alla grande tradizione della maiolica antica e contemporanea savonese e albisolese che ha avuto un grande sviluppo anche a Mondovì e nel Monregalese proprio grazie all’arrivo di maestranze liguri nel territorio, ricordando le celebri famiglie Musso e Besio. Proprio questo legame è testimoniato dalla partecipazione al progetto del Comitato di Rigore Artistico di Albisola-Savona, prestigiosa associazione di artisti che ha sede a Pozzo Garitta ad Albissola Marina, un luogo storico per la ceramica sia antica che moderna, essendo stata sede dello studio di Lucio Fontana, uno dei più grandi artisti contemporanei del XX secolo.
Le opere sono state posizionate negli angoli più suggestivi della Grotta di Bossea, inserite in uno scenario naturale antico di millenni, e rappresenteranno un ulteriore motivo di interesse per visitare uno dei luoghi più interessanti del cuneese.
Martina Corgnati, che ha firmato il contributo critico sull’evento e gli artisti coinvolti sostiene “Oggi a Bossea si apre discretamente un nuovo capitolo della possibile relazione fra l’arte e la natura, che va ad alimentarsi del “pieno” della terra invece che del “vuoto” dell’immensità, di un calore immersivo invece che di una dilatazione silenziosa, della segretezza di una atavica e imperturbabile oscurità invece che della ritmica, luminosa alternanza dei giorni e delle stagioni. Ancora non sappiamo bene che cosa potrà nascere di tutto questo. Ma fra i passaggi e le stalattiti di Bossea vediamo spuntare adesso i primi promettenti fiori delle grotte”.
ARTE IN GROTTA
Esposizione permanente d'arte contemporanea
progetto di Enrica Noceto
contributo critico di Martina Corgnati
Grotta di Bossea
Frabosa Soprana
dal 14 giugno 2009

NICOLA DI CAPRIO: DIVIDE AND DISSOLVE
I temi caratteristici della produzione dell'autore -l'immaginario della musica popolare, la storia dell'arte e le icone popolari- sono espressi in questa mostra con opere scelte e inedite tra cui Hairy Marylin (isn’t life strange), 2009 (installazione omaggio all'attrice americana attraverso una lente sardonica e dadaista), Boogie-woogie Blackmail, 2008 (3 collage in stile suprematista con pezzi di copertine di LP d'epoca), Holy Black Hole, 2009 (dittico che rimanda al mondo delle riviste di moda) fino ai noti CD Oversize (pitture che riproducono in grande scala i dorsi dei CD musicali). Come in precedenza ha avuto modo di scrivere acutamente la curatrice Martina Cavallarin "... L’immaginario di Nicola Di Caprio attinge al mondo musicale rivalutando la materia acustica nella sua fisicità, con la volontà di immergersi in una realtà sonora dal punto di vista del suo contrappunto simbolico dato da copertine e involucri, packaging, cd oversize e confezioni con annessi dati informativi ... Artista bulimico, polivalente, dai linguaggi incrociati, Di Caprio non ha paura di incrociare contaminazioni e mescolanze che vanno sotto le etichette di melting – meta – trans – post – digital. Icone virtuali e simbologia dei codici popolari sono rimasticati attraverso le molteplici frequenze della sua capacità artistica che si svela pura tra disegno, pezzi, modi e tic ..."
In questa mostra ligure (che coincide con il Laigueglia Jazz Festival 2009) si presenterà un catalogo, "Applausi", che, oltre a documentare i lavori in mostra e presentare un testo dell'artista, è esso stesso opera. Un originale progetto grafico dove la copertina della pubblicazione è di fatto una vera copertina di LP d'epoca e ogni copia è diversa dall'altra a conferma di come arte visiva, immaginario musicale e design grafico si fondino per Di Caprio in un unicum espressivo.
NICOLA DI CAPRIO
DIVIDE AND DISSOLVE
Sangiorgi Med Gallery
Piazza C.G. Preve 14 - Laigueglia
20 giugno - 16 luglio 2009

VETRINE D'ARTISTA: GIAN MARIO POLLERO
L’Associazione Culturale “R. Aiolfi” di Savona continua nella suo lavoro di proposte/omaggio rivolte a far conoscere meglio Personalità artistiche del nostro Novecento che, a volte, sono un po’ abbandonate dalla così detta critica ufficiale, avendo però riporto un ruolo significativo nel mondo culturale non solo ligure. E’ il caso di Gian Mario POLLERO (Savona, 1911 – ivi, 1985), artista poliedrico e versatile, schivo dalle mode imperanti e sempre coerente con una ricerca serrata, a volte solitaria, tanto da non farlo conoscere molto al vasto pubblico. Stelio Rescio in una sua presentazione alla mostra tenutasi nella sua galleria al “Brandale” in Savona scrisse: “ l’opera di Pollero, rinvia a quella stagione nella quale, nell’arco di costa tra Albisola e Vado Ligure, l’abituale frequentazione artistica contava l’esordiente Scanavino, Lucio Fontana, Jorn e, più tardi, Piero Manzoni; i richiami culturali, per la stessa presenza di Tullio Mazzotti e Farfa, avevano punti di riferimento quali l’avventura futurista; e la lezione, ancora viva, era quella lasciata da Arturo Martini”.
In questo clima, dopo aver frequentato la locale scuola d’arte (1933-1937), partecipa al Gruppo del “Cavallino Rosso” con Bonilauri, Gigi Caldanzano, Cabiati, Agostani e si dedica, oltre alla pittura ad olio, all’affresco, all’incisione, all’oreficeria artistica, alla decorazione su vetro, alla ceramica. In questo 2009 dedicato al centenario del Futurismo una riflessione sulla pittura di Pollero poteva avere risvolti interessanti, ma tutto il suo percorso ha bisogno di una attenta rilettura critica e storicizzata. Conta numerose partecipazioni a significative mostre locali (Primo premio C. Stampa in Savona nel 1939), nazionali (prima mostra Nazionale d’arte Contemporanea a Milano nel 1948, nel 1950 al Premio nazionale Suzzara, nel 1954 alla X Triennale di Milano, alla VII Quadriennale di Roma, ecc.) ed internazionali ( Mostra degli artisti italiani dell’Industrial Design a Londra, nel 1955 a Dublino, a Dusseldorf, ad Italia 65 a Tokio nel 1965, ecc.).
La sofferenza ed il dolore sono sensazioni, emozioni forti che emergono dalla sua pittura, hanno una globalità di fondo attraverso la comunicazione delle cose del quotidiano: le farfalle (sempre splendide e caleidoscopiche), il pendolo, i fiori sull’autostrada, il segno della croce. Il suo itinerario artistico si snoda assieme alla sua esperienza di uomo e di vita in una sorta di ascesi, non di misticismo, ma di ricerca di sé interiore quale salvezza dell’Uomo moderno. Un altro capitolo da studiare a fondo sono le sue “cattedrali”, inventando un filone di “arte sacra” molto particolare ed intensa.
"Vetrine d'Artista"
a cura dell'Associazione Renzo Aiolfi
GIAN MARIO POLLERO
Sede CARISA
Corso Italia - Savona
dal 24 giugno al 26 luglio 2009

TULLIO MAZZOTTI - EMILIANO MONTICELLI: TRADUZIONI D'IMMAGINE
È in corso presso la Galleria La Stella Arte Contemporanea ad Albisola Superiore la mostra dal titolo “Traduzioni d’immagine – Dialogo artistico tra pittura e fotografia” con opere di Tullio Mazzotti e Emiliano Monticelli.
La mostra, a cura di Silvia Campese, vuole costituire una riflessione su due linguaggi, pittura e fotografia, il cui rapporto, nella storia dell’arte del XX secolo, è stato caratterizzato da profondi “scontri” e “incontri” in una volontà, da parte dei fotografi, di ottenere un affrancamento e una rivendicazione di totale autonomia del nuovo mezzo. Alla Galleria La Stella a incontrarsi sono le opere artistiche di Tullio Mazzotti, artista albisolese tra i più noti, giunto alla quarta generazione della famiglia Mazzotti, e le immagini fotografiche del giovane e bravo Emiliano Monticelli, a cui il pittore si è liberamente ispirato cogliendo lo spirito e le emozioni che l’immagine stampata ha suscitato in lui.
Partendo da un tema caro al nostro territorio, le manifatture e l’industria ceramica, con immagini tratte dalla realtà quotidiana vissuta alla FAC, alle Ceramiche San Giorgio, allo Studio Ernan e alla Fabbrica Giuseppe Mazzotti 1903, la fotografia poetica e insieme diretta di Monticelli, vicina all’atmosfera della straight photography americana, ha ispirato Tullio Mazzotti in una serie di lavori dove il dato reale viene posto in un’atmosfera sospesa, priva di profondità, per lasciare posto all’accavallarsi delle linee in un gioco artistico che, pur non abbandonando mai la figura, diviene astratto. In mostra, poste una accanto all’altra, si potranno così ammirare quindici fotografie di Monticelli e altrettanti disegni di Mazzotti per “raccontare”, partendo da un identico soggetto, emozioni e sfumature differenti. Il risultato è un percorso espositivo coinvolgente, che apre a numerose riflessioni, ma che soprattutto accompagna il visitatore in un viaggio emozionante tra pittura e fotografia.
TULLIO MAZZOTTI è nato a Savona nel 1957, albisolese di origine, inizia la sua carriera artistica molto presto esponendo nel 1969 alla Galleria Alba Docilia in Albisola Capo le sculture “Ceramiche Boom” con l'amico Flavio Roma. Sue opere sono presenti in modo permanente nei maggiori musei della ceramica italiana, tra cui il Museo della Ceramica di Fiorano Modenese, il Museo della Piastrella Industriale Sacmi di Imola, il Museo Internazionale della Ceramica di Faenza, la Raccolta d’Arte “Le Maschere di Ubaga” Comune di Pieve di Teco, il Parco del Sojo Comune di Lusitana (VI). Nel 2002 ha costituito la Fondazione Giuseppe Mazzotti 1903 che cura l’omonimo museo. E' coordinatore editoriale de "Il Tornio", Notiziario Culturale della Ceramica. Oltre a numerose mostre personali e collettive, Mazzotti ha dato vita a una serie di operazioni artistiche, tra cui “Vietato calpestare l’erba” (2002), “Opera aperta” (2004), “L’arte non è rumenta” (2005).
EMILIANO MONTICELLI è nato a Genova nel 1970 e si è dedicato a partire dal 1993 alla fotografia, frequentando vari corsi di perfezionamento. Ama la fotografia artistica intesa come la forma più alta e svincolata di espressione. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali, vincendo il primo premio all’“Agnello d’oro” di Bressanone. Ha preso parte a numerose mostre collettive e personali in tutta Italia, tra cui Vicenza, Taranto, Chioggia.
TULLIO MAZZOTTI - EMILIANO MONTICELLI
TRADUZIONI D'IMMAGINE
Dialogo artistico tra pittura e fotografia
a cura di Silvia Campese
La Stella Arte Contemporanea
Via Colombo, 46 - Albissola Marina
dal 27 giugno al 27 luglio 2009

MARIANGELA DE MARIA
Nel rivolgersi alle fonti del colore, Mariangela De Maria dà voce alle memorie intime della natura e, nel contempo, si serve delle qualità espansive del pigmento per vivere un’idea di pittura come libertà visionaria, come ricerca del volto irreale del paesaggio.
MARIANGELA DE MARIA
mostra a cura di Paola Grappiolo
Bludiprussia
Vico chiuso 1 - Albissola Marina
dal 30 maggio al 14 giugno 2009

GIULIA ALBERTI: QUANDO LE ONDE
Esposizione di ceramiche realizzate nella fornace di Guido Garbarino e vetri forgiati a Murano.
Quando le onde...
Da tempo sto osservando il mare e i suoi movimenti, superficie che sembra compatta e solida ma che non riesci a vedere perché in costante mutamento, così solo la fotografia può darti la possibilità di osservare questa superficie: un movimento fermato nel tempo, sospeso. Ho fatto molte foto all’acqua: il mare ligure, il mare della laguna veneta, il mare siciliano, il mare tropicale.
Il mare: la sua mutevolezza, la sua estensione, quel movimento continuo e incessante delle piccole onde, che prende lo sguardo e da cui non riesci più a separarti, la superficie cangiante mossa dal vento e dalla luce del sole.
L’acqua è movimento e ritmo.
Nell’acqua, che è composta da infinite superfici di contatto che si muovono separatamente e che vibrano alle più sottili influenze del cosmo, si originano i movimenti che danno forma al vivente.
Essa è il punto d’incontro tra le forze terrestri e le forze cosmiche dalle quali discende la vita.
L’acqua ha la possibilità di generare forme a partire da semplici orientamenti di forze o di movimenti, e questo principio gioca un importante ruolo nel processo di sviluppo degli embrioni.
La ceramica mi ha dato la possibilità di parlare di questa superficie mutevole dove i colori e i chiaroscuri dell’argilla inseguono le vibrazioni della superficie liquida dando corpo al movimento sospeso.
Giulia Alberti, maggio 2009
GIULIA ALBERTI
QUANDO LE ONDE
a cura di Paola Grappiolo
Bludiprussia
Vico Chiuso 1 - Albissola Marina
dal 20 giugno al 5 luglio 2009

CARLA ROSSI: DONNE ELEGANTEMENTE VESTITE
“Donne elegantemente vestite: ferro, legno, refrattario e vetro”.
E’ il titolo della mostra di Carla Rossi che si svolgerà dal 13 al 28 giugno ad Albissola Marina, nello spazio civico di Arte Contemporanea di via dell’Oratorio, situato nei pressi della chiesa di Nostra Signora della Concordia.
L'evento è stato organizzato dal Circolo degli Artisti presieduto da Antonio Licheri. Orario: sabato e domenica dalle 10 alle 12,30 e dalle 17 alle 20. Inaugurazione prevista sabato 13 alle ore 17,30.
CARLA ROSSI
DONNE ELEGANTEMENTE VESTITE:
FERRO, LEGNO, REFRATTARIO E VETRO
Spazio Civico d'Arte Contemporanea
Via dell'Oratorio 2 - Albissola Marina
dal 13 al 28 giugno 2009

ANTONIO DE LUCA: SEGNI LIQUIDI
Dopo la personale di Alessandria presso lo Spazio Esperide, Antonio De Luca (Pompei,1977. Vive e lavora a Valenza) si presenta a Albissola con un’inedita serie di acquerelli, l’esito più recente di un’ormai decennale ricerca grafica e cromatica, parte dei quali nascono dalla neonata collaborazione dell'artista con la Globart Gallery. Nei piccoli tableaux si coglie l’essenza di un lavoro maturato nel dialogo tra linea, figura e pigmento: a strato si sovrappone altro strato, in un gioco di trasparenze che moltiplica i piani di lettura. Attraverso un uso sapiente del segno liquido dell’acquerello, De Luca trasferisce anche nel piccolo formato la specificità della sua pittura su tela, la stessa gestualità, i medesimi aloni acquosi gestiti con enorme perizia calligrafica.
Lo spazio espositivo, situato al fondo del famoso “budello” del centro storico di Albissola Marina ed utilizzato come studio da Lucio Fontana per elaborare le sue ceramiche, da qualche anno ospita, a cura del circolo Eleutheros, presieduto da Giuliana Marchesa, mostre personali di artisti affermati e in grande crescita.
ANTONIO DE LUCA
SEGNI LIQUIDI
Circolo Culturale Eleutheros
Via Colombo 23 - Albissola Marina
dal 16 maggio al 21 giugno 2009

NEVEN ALLANIC: DEJÀ VU
Le travail de Neven Allanic est une réflexion multiple sur les différents codes qui régissent nos vies, ceux de l'art notamment mais également ceux de notre enfance, du monde de l'événementiel, du monde du cirque, et qui les détourne de leur fonction pratique pour les amener vers d'autres réalités.
Neven Allanic s'inspire du monde actuel et passé. Il fabrique ses propres codes et engendre ainsi une fantasmagorie personnelle où des événements naturels sont confrontés à des événements artificiels qui utilisent ces mêmes éléments naturels.
NEVEN ALLANIC
DEJA VU
Galerie Sandrine Mons
8, Rue Dalpozzo - Nice
13 mai - 20 juin 2009

ATELIER SOARDI: LES VISITEURS DU SOIR
Dans le cadre du festival Indisciplines 2009, festival d’art contemporain dans la ville, L’Atelier Soardi & Southart présentent une sélection de vidéos qui ont pour dénominateur commun l’art dans la ville.
A travers leurs travaux les artistes présentés nous font redécouvrir le monde urbain, un véritable voyage au sein de la ville, de l’architecture, de la construction et de la déconstruction. Ces oeuvres numériques plongent le visiteur dans l’espace physique, où ville, mouvement, nature, architecture s'entremêlent et créent notre monde quotidien.
Geoffroy Mathieu présentera Dos à la mer. C'est au cours de ses voyages dans les villes du bassin méditerranéen que l'artiste, muni de son appareil photographique, erre, se perd et travaille.
Geoffroy Mathieu évite l’anecdotique vue sur mer, préférant porter un regard tourné vers l’intérieur, là où se dirigent les hommes qui débarquent, là où l’on s’entête à former des poches de douceur dans un paysage urbain souvent austère et parfois violent.
Moving still de Santiago Caicedo de Roux représente la routine du train quotidien. Le même chemin parcouru, même point de départ, même point d'arrivée, sans surprises. La monotonie d'un voyage trop fait, des allez et retours éternels.
La tête contre la fenêtre, imaginer les images qui défilent au-dehors et aussi choisir le rythme, la cadence que l'on suit, mais aussi celle que l'on ne suivra pas. Se demander si nous pouvons, si nous voulons encore changer de route.
Enfin, The sound of Microclimates de Semiconductor, présente les images et les sons d'une série de phénomènes météorologiques dans le Paris d'aujourd'hui.
Ici, l'architecture se mêle aux processus naturels du paysage géographique. Présentés sans repère temporel, les microclimats extrêmes sont présentés comme le futur dans les accessoires de la ville, révélant ces territoires urbains invisibles de demain.
Semiconductor créé des oeuvres animées visuelles et sonores qui révèlent notre monde physique dans le flux : villes en mouvement, paysages en mutation et chaos.
LES VISITEURS DU SOIR
Santiago Caicedo de Roux, Geoffroy Mathieu, Semiconductor
L’Atelier Soardi
8, rue Désiré-Niel - Nice
29 mai - 13 juin 2009

DE DADA À DEMAIN: L'ESPRIT CHAVE
Une exposition inspirée par la collection Chave est présentée au Château de Villeneuve/Fondation Émile Hugues du 13 juin au 1er novembre 2009 et à la Chapelle des Pénitents Blancs à Vence du 13 juin au 6 septembre 2009.
Elle comprend plus de soixante artistes et s’attache à mettre en évidence les correspondances complexes entre des œuvres d’orientations diverses. Ainsi, Dada, Surréalistes, Art Brut, Singuliers, héros inconnus, figures de proue historiques s’entrecroisent dans un parcours particulièrement riche et insolite.
La collection Chave, comme bon nombre de collections, est avant tout le fruit d’une passion pour l’art et les artistes.
Alphonse Chave, ancien étudiant des Beaux-Arts et décorateur en soierie à Lyon vient habiter Vence après la libération. C’est donc en 1947, à l’ouverture de la galerie « Les Mages » que commence l’aventure de cette collection.
Esprit curieux, recherchant l’insolite en art, il accueille désormais des artistes autodidactes, visionnaires et marginaux.
Très vite, il reçoit la visite de Matisse, Chagall, Braque… ce qui signifie que sa démarche ne laisse pas indifférents les yeux experts.
C’est une période particulière, les galeries et musées sont peu nombreux dans la région et le public n’est composé que de visiteurs de passage attirés plutôt par la quiétude de Vence.
Dans un premier temps, Alphonse Chave met en lumière l’œuvre d’artistes résidents. C’est seulement au début des années cinquante que deux rencontres déterminantes font basculer le destin de ce découvreur : d’abord l’échange avec l’écrivain et peintre Georges Ribemont-Dessaignes, installé à Saint-Jeannet ainsi qu’avec Jacques Prévert qui habite Saint-Paul, puis la rencontre avec Jean Dubuffet en 1955, tout juste résident à Vence.
Très vite, Alphonse Chave organise pour Dubuffet une exposition autour des « Vingt travaux récents » réalisés à Vence avant qu’ils ne partent à Paris à la galerie Daniel Cordier et à New-York à la galerie Pierre Matisse.
Se succèdent dès lors des expositions thématiques : « Quand des poètes dessinent et peignent » rassemblant Arthaud, Audiberti, Bryen, Chaissac, Cocteau, Dubuffet, Michaux, Prévert et Ribemont-Dessaignes; « Haute tension », « 33 jouets pour adultes », « Le monde qui vous attend », « Le parti de l’Art Brut » en collaboration avec Dubuffet, qui rassemble divers artistes qualifiés d’artistes d’Art Brut.
Jean Dubuffet insiste d’ailleurs auprès d’Alphonse Chave afin que celui-ci constitue une collection d’Art Brut à Vence, parallèlement à sa collection parisienne qui sera plus tard transférée à Lausanne.
Viennent ensuite des artistes comme Malaval, Max Ernst, Man Ray, Dorothéa Tanning, Sima…
Ainsi nait la collection, composée d’œuvres d’artistes peu connus qui ont le soutien d’Alphonse Chave et d’œuvres d’artistes déjà reconnus qui par leur présence confirment la pertinence des choix d’œuvres et des expositions...
Zia Mirabdolbaghi
DE DADA À DEMAIN
L'ESPRIT CHAVE
Commissaire de l’exposition : Zia Mirabdolbaghi
Chateau de Villeneuve et Chapelle des Penitents Blancs - Vence
du 13 juin au 1er novembre 2009
Œuvres de:
Aloïse, Rose Aubert, Boris Bojnev, Georges Bru, Louis Carmeil, Gaston Chaissac, Père Chrol, Henry Comby, Doru Covrig, Gilles Cornée, Dado, Yvan Daumas, Christian Degaine, Georges Demkin, Philippe Dereux, Fred Deux, Jean Dubuffet, Paul Duchein, Françoise Dumayet, Gérard Eppelé, Max Ernst, Juan Ferrer, Denys Fine, Eugène Gabritschevsky, Geisel, Georgik, Gironella, Jules Godi, Bernard Guillot , Michel Graniou, Jean-Pierre Hébert, Yoo Hye-Sook, Marthe Isely, Jacqueline B, Isabelle Jarousse, H. E. Kalinowski, Kim en Joong, Slavko Kopac, Georges Lauro, Eugène Leduc, Raphaël Lonné, Robert Malaval, Claude Mané-Prat, Man Ray, Henri Michaux, Modrego, Danielle Négro, A. Nelck, J. F. Ozenda, Francis Palanc, Pedro, Pepersack , Louis Pons, Manou Pouderoux, Jacques Prévert, Karina Raeck, Bernard Réquichot, Georges Ribemont-Dessaignes, Michel Roux, Sedlacek, Joseph Sima, Jean-Marie Sorgue, Dorothéa Tanning, Ursula B, Pascal Verbena, Woldemar Winkler.

ALAIN ARIAS MISSON: LES CAGES DU DESIR
Alain Arias-Misson, né à Bruxelles en 1936, a été élevé à New York où il a étudié. Il sera ensuite en Espagne, Belgique puis encore aux États Unis. Il vit à présent entre Paris et Venise et on dit qu'il laisse partout des traces phosphorescentes qui s'évanouissent après son passage ; personne ne sachant très bien ni d'où il vient ni où il va. Il aime se présenter comme un simple "Visiteur".
Dans les années 60 il faisait partie de quelques innovateurs de par le monde à promouvoir la poésie visuelle, qui se mettait en antithèse à la poésie concrète, afin d'obtenir sur la toile une convergence entre l'image, le son et le mot, dans les objets et les images reproduits.
Nomade de l'écriture et écrivain sur tout, il publie cinq romans aux États Unis dans le contexte du New American Writing, avec ses amis écrivains Walter Abish et Joe McElroy. Il participe ensuite en Espagne à la création du mouvement poétique expérimental à coté de Jean Brossa et des musiciens Zan Hidalgo et Marchetti. Avec ses Public Poems, il est proche d'Ignacio Gomez de Liano, le grand philosophe espagnol et d'Herminio Molero, le pop-star poète. Ensuite, en Italie, il entre de plein pied dans l'avant-garde héroïque et guerrière de l'écriture visuelle avec Sarenco, Miccini, Julien Blaine, Jean-François Bory ; en Amérique du Sud il est en contact avec Padin et Vigo ; en Belgique avec Paul De Vree ; en Allemagne avec Carlfriedrich Claus ; en France avec Marc Dachy ; au Japon avec Seiichi Niikuni et Kitasono Katue ; aux États Unis il fréquente, à la Galerie Emily Harvey, les artistes du mouvement Fluxus.
Bien que le principe d'une poétique visuelle fondée sur le langage ait constitué la matrice de son œuvre, il en a surpassé les limites pendant ces vingt dernières années, avec, par exemple, la création d'un Observatoire Chamanique dans un jardin de sculptures du XVIIIème siècle à la Fondation Villa Buttafava à Gallarate et la construction d'installations nouvelles ayant pour thème la voiture Poémobile).
Parmi ses expositions collectives les plus importantes et récentes, rappelons la Biennale de Lodz, en Pologne (2004) ; la Biennale de Lyon, Poésure et Peintrie exposée au Musée de Marseille ; la Biennale de Sao Paolo ; la Biennale de Venise (2005) (un événement collatéral soutenu par le Musée des Artistes, polonais et le White Box de New Art), OPEN (l'exposition internationale d'installations et sculptures qui se tint en plein air au Lido de Venise (sept. 2004).
Ses travaux sont présents dans plusieurs musées, comme par exemple le Getty Museum en Californie, le Musée de Bolzano, le Musée Statal de Amsterdam, le Musée de Stuttgart et dans beaucoup de collections importantes privées.
Rappelons, parmi ses exposition personnelles les plus récentes: celle qui c'est tenue chez la Emily Harvey Gallery de New York et de Venise (2001-2002), chez la galerie Lara Vincy, Paris (2003), à la galerie Depardieu à Nice (2006) et à Naples à la galerie EntropyArt Naples (mai 2009), galerie Depardieu, Nice, galerie Lara Vincy, Paris, octobre et groupe d’ensemble au Musée Reina Sofia, Madrid, fin octobre.
« L'exposition présentée à la galerie Depardieu, intitulée les Cages du Désir consiste en une méditation imaginaire sur les rapports des sexes. Dans une boîte de plexiglas il y a une cage primitive faite par les indigènes du Panama, tissée avec de la matière végétale de la forêt vierge ; a l’intérieur de la cage, il y a une deuxième boîte en plexiglas ; dans cette boîte il y a des figures chamaniques mâles et femelles aborigènes très anciennes, aux sexes prononcés, transparentes, sur des chaises ou des lits en de positions différentes qui expriment leurs (nos) relations à la sexualité. Ils agissent sur un arrière-fonds de texte qui caractérise ces relations. La beauté et la sauvagerie de la végétation tropicale de la cage et la pureté conceptuelle des figures transparentes sur fonds textuel lapidaire donnent une métaphore de la tension de ces relations entre pulsions primitives et riches du sexe et logique ou algèbre à laquelle les relations peuvent se réduire ».
- Alain Arias-Misson
ALAIN ARIAS MISSON
LES CAGES DU DESIR
Commissaire Enrico Pedrini
Galerie Depardieu
64 boulevard Risso - Nice
du 25 juin 2009 à partir de 18H
jusqu'au 31 juillet 2009

GEORG BASELITZ À TOULON
Comment présenter une nouvelle exposition consacrée à Georg Baselitz, un des monuments de la peinture des cinq dernières décennies?
Tellement de choses ont été écrites à son sujet depuis son entrée fracassante sur la scène de l’art en 1963 lorsque Michael Werner et Benjamin Katz ont inauguré leur galerie de Berlin par une exposition qui lui était consacrée. Deux de ses peintures avaient fait scandale ; l’une d’elles montrait un homme nu doté d’un gigantesque phallus (L’homme nu) et l’autre un homme visiblement en train de se masturber (La grande nuit foutue). Les deux toiles avaient alors été confisquées par la justice pour délit d’indécence publique. L’artiste et les galeristes avaient été condamnés à une amende.
Une autre preuve de cette attitude rebelle et provocatrice – il est significatif qu’il réalise en 1965 un tableau intitulé Le rebelle – nous est apportée en 1969 lorsqu’il peint La Forêt tête en bas, la première d’une très longue série de peintures avec le motif à l’envers, qui immédiatement distingue Baselitz de tous les autres artistes et assure sa célébrité internationale.
Pour expliquer son attitude agressive et iconoclaste – Rappelons que Picasso considérait que la peinture devait être une arme de guerre –, Baselitz dit : « Lorsque vous êtes jeune, vous voulez toujours modifier le monde. Et pour changer le monde, vous devez d’abord détruire ce qui existe, et alors il faut d’abord détruire la peinture parce que c’est la chose la plus stable du monde. Les guerres détruisent les hommes, les maisons, des nations entières, mais pas la peinture. La peinture est préservée.
Mais si vous aimez ces peintures, comment pouvez-vous les détruire ? D’abord il faut trouver quelque chose qui n’a jamais été fait. En conséquence, ma tâche est d’agir de façon à ce que les autres peintures existantes soient éliminées, que seule la mienne existe. Je sais que cette attitude n’est pas très sérieuse, mais je pense que tous les artistes fonctionnent selon ce principe… Lorsque vous regardez tout ça, vous vous dites : “Qu’est-ce qu’il me reste à faire, quel type de destruction vais-je opérer ?” Pour ne pas succomber [à la convention] vous devez hisser le drapeau, vous affirmer, ne jamais baisser la garde ».
Cette citation un peu longue nous éclaire sur les objectifs que Baselitz s’est fixés et auxquels, à ce jour, il n’a jamais dérogé. Bousculer l’ordre établi, choquer le bon goût, s’attaquer aux icônes de l’art, comme il le dit dans ce texte, n’est pas nécessairement la marque d’un ego surdimensionné ou le moyen de s’assurer un succès médiatique par le scandale, mais répond surtout à la nécessité d’imposer sa singularité en tant qu’artiste et d’en assumer toutes les conséquences – Il constate que « dans l’histoire de l’art pour se faire remarquer il ne faut pas tenter de faire quelque chose de plus beau, cela ne sert à rien, il n’y a aucun exemple; il faut danser à rebours, contredire ce qui a cours ».
C’est pour la liberté qu’ils incarnent que les régimes totalitaires n’ont de cesse de museler les artistes. On est en droit de penser que l’attitude de Baselitz est une réaction à cette soif de liberté dont il a été privé pendant sa jeunesse, ayant successivement vécu sous le nazisme et le régime communiste de la RDA.
La déclaration de guerre aux oeuvres des artistes qu’il admire, Baselitz l’adresse aussi à ses propres oeuvres. Il confie : « Quand j’ai décidé de retourner les images, j’ai été serein un moment… Mais au bout d’un certain temps le problème s’est posé à nouveau… Vous n’en n’avez jamais fini. Pendant 25 ans j’aimais les peintures que je faisais, mais il fallait aussi que je les détruise ».
À partir de 1995, Baselitz amorce une phase nouvelle en se penchant sur son passé, sans doute avec nostalgie, mais surtout, comme toujours chez lui avec l’envie d’engager une nouvelle bataille. Il commence alors à peindre des tableaux d’après de vieilles photos de famille ou d’autres images qui avaient bercé son enfance et son adolescence.
Cette investigation autobiographique s’accompagne d’une rupture brutale dans sa façon de peindre : lui le peintre matiériste par excellence, qui accumulait les couches de peinture jusqu’à l’excès, utilise désormais la peinture à l’huile très délayée, quasiment liquide. « Une peinture aussi mince que de l’eau, sans contours, comme cela doit être pour des aquarelles ». C’est avec cette nouvelle technique – Baselitz
préfère utiliser le terme de « méthode » à celui de technique – qu’il réinterprète également ses tableaux les plus célèbres peints dans les années soixante, et qu’il nomme Remix.
Pour aborder ce cycle il choisit la fameuse La grande nuit foutue – objet du scandale de 1963 – dont il donne une nouvelle version moins tragique et plus humoristique. Le résultat obtenu l’incite à continuer ce dialogue ludique avec ses oeuvres anciennes, non par nostalgie, mais pour réaliser quelque chose de nouveau et qui leur soit supérieur ; quelque chose qui soit contemporain du travail des jeunes artistes qu’il estime, notamment, Peter Doig, Daniel Richter et le sulfureux Jonathan Meese, avec lequel il a exposé en 2008 à la Contemporary Fine Art Gallery de Berlin.
C’est une fois encore pour Baselitz le moyen de camper héroïquement sur la ligne de front bannière au vent.
Pour l’exposition de l’Hôtel des Arts, nous avons donc adopté le parti de montrer uniquement les oeuvres réalisées au cours de la dernière décennie, comme celles faites par un jeune peintre de 71 ans à l’esprit farceur, parmi lesquelles figurent plusieurs Remix. Devant l’allégresse et l’humour explosif qui émanent de celles-ci, on ne peut s’empêcher de penser à l’exposition de Picasso au Palais des Papes à Avignon en 1970 (Picasso avait alors 90 ans) qui avait frappé le public par l’extraordinaire jaillissement pictural du vieux Maître, et la jeunesse pétillante de son esprit créateur.
Comme toujours chez Baselitz, les thèmes qu’il a abordés ces dernières années mélangent de manière ironique et provocante les choses de la sphère intime, les références à l’histoire de l’art – voir sa série délirante sur les ébats de Marcel Duchamp avec sa femme de chambre – et les événements tragiques de l’histoire du XXe siècle avec les allusions répétées au nazisme et au communisme.
Ainsi la figure d’Adolf Hitler envahit ses tableaux sous la forme de personnages ridicules affublés de la célèbre petite moustache et de la mèche de cheveux et, dans une série de tableaux inspirés de Mondrian, les lignes verticales et horizontales forment les branches de la croix gammée ; Lénine et Staline, dans une autre série, ne bénéficient pas d’un traitement beaucoup plus favorable.
Par ailleurs le lien très fort que Baselitz entretient avec la nature, particulièrement avec l’arbre et la forêt, ne s’est pas estompé avec les années. Cet enracinement de l’homme à la terre se manifeste chez Baselitz par la projection, au sens psychanalytique du terme, qu’il fait sur la figure de l’arbre – on rappellera que le test de l’arbre est un instrument efficace utilisé en psychologie clinique pour explorer la personnalité du sujet.
Une peinture présentée dans l’exposition est exemplaire du mécanisme projectif en oeuvre chez Baselitz, puisqu’on y voit un personnage enfoui jusqu’au bassin dans le sol avec ses jambes qui forment des racines. On trouve un autre exemple de ce rapport anthropomorphique avec l’arbre dans un tableau du peintre danois Kirkeby, compagnon de route de Baselitz, dans l’oeuvre duquel la nature occupe une place majeure : on y voit un arbre affublé d’oreilles.
Enfin dans l’univers iconographique de Baselitz le corps fragmenté garde une place toujours aussi importante, particulièrement la main et le pied. L’exposition y fait droit en présentant de très belles aquarelles et gravures ayant pour thème la chaussure appréhendée dans ses différents avatars.
L’évocation des éléments biographiques et iconographiques de Baselitz, bien que d’un intérêt évident pour la compréhension de son oeuvre, n’explique en rien la place éminente qu’il occupe sur la scène internationale de l’art depuis plus de quarante années, pas plus que le caractère agressif et provocateur de ses tableaux ou le fait que les motifs sont montrés à l’envers ; celle-ci réside en réalité essentiellement dans la force et les qualités purement picturales de son oeuvre, toutes techniques confondues. En effet, outre la peinture, l’oeuvre gravé comme la sculpture sont à placer au sommet de ce qui a été produit au XXe siècle dans ces domaines – on ne peut s’empêcher d’établir un autre parallèle avec Picasso – L’exposition leur accorde logiquement une large place.
On pourrait aussi évoquer la proximité de Baselitz avec Tàpies avec qui il partage la même puissance à la fois brutale et sophistiquée, le sens du tragique mêlé de dérision, le goût pour les images à caractère sexuel et la présence insistante du corps fragmenté ; comme si seules l’Espagne et l’Allemagne possédaient le secret de ce mystérieux cocktail. Car la germanité de Baselitz est en lien profond avec son oeuvre.
Il la revendique et déclare : « Ce à quoi je ne pourrai jamais échapper, c’est l’Allemagne et le fait que je suis Allemand. Même si cela présente des côtés déplaisants, j’en ai tiré la conclusion qu’il fallait m’arrêter de le nier et en tirer une méthode de travail, et au contraire assumer totalement le fait que j’étais Allemand. C’est ce que je fais toujours aujourd’hui ».
GEORG BASELITZ
Commissaire de l'exposition: Gilles Altieri
Hotel des Arts
236, boulevard Général Leclerc - Toulon
13 juin - 27 sept. 2009

ALESSANDRO BARTOLI: COLONIE BRITANNICHE IN RIVIERA
Il libro di Alessandro Bartoli è una ricerca storica, economica e di costume orientata a ripercorrere la storia della colonia britannica lungo l’arco della Riviera Italiana, ricostruendone la genesi e lo sviluppo durante gli anni d’oro della presenza straniera d’élite lungo tutto l’arco della Liguria.
Scorrendo le pagine del libro di Bartoli si compie un viaggio nella storia della nostra regione, analizzando meticolosamente le vicissitudini delle colonie britanniche di Bordighera, Sanremo, Alassio, Genova e Rapallo, ma anche la storia e lo sviluppo delle numerose istituzioni culturali britanniche lasciate in eredità in Liguria dai loro fondatori anglosassoni: i Giardini Hanbury a La Mortola , il Museo Bicknell di Bordighera, la English Library e la Richard West Gallery di Alassio, oltre ai numerosi tennis e golf club , le chiese anglicane e naturalmente al Genoa Cricket & Football Club.
Sono di particolare interesse i capitoli dedicati agli artisti ed agli scrittori britannici che trascorsero lunghi soggiorni in Riviera, attraverso un’analisi delle opere letterarie, dei quadri e persino di una sinfonia musicale dedicata ad Alassio da Edward Elgar dopo un lungo soggiorno nella località climatica del Ponente Ligure all’inizio del ‘900.
Una curiosità riguarda la copertina del volume, curato dalla Daner di Elio Ferraris per la Fondazione “De Mari”, dove è riprodotto un prezioso acquerello di Edward Lear, lo scrittore e pittore inglese che visse gli ultimi anni della sua vita a Sanremo : è la prima volta che questo dipinto viene proposto al pubblico in quanto, appartenendo ad un collezionista privato britannico, non era mai stato pubblicato prima d’oggi.
L’opera è completata da due interessanti saggi di Giovanni Assereto, ordinario di storia moderna all’Università di Genova e di Vanessa Hall-Smith, direttrice del British Institute di Firenze, la più importante istituzione culturale britannica in Italia patrocinata tra l’altro dal Principe di Galles.
Il volume vuole non soltanto ripercorrere la storia delle colonie britanniche in Liguria, ma stilare un bilancio del valore di questa presenza nella storia dello sviluppo turistico ed economico della Liguria. Attraverso la doppia edizione, italiana ed inglese è intenzione dell’ente promotore della pubblicazione, La Fondazione “A. De Mari” della Cassa di Risparmio di Savona nella persona del suo presidente, Luciano Pasquale, riallacciare il tenace legame che ha unito le sponde del Tamigi a quelle del Mediterraneo per lunghi decenni facendo diventare Genova e la Riviera la regione più inglese d’ Italia insieme alla Toscana.
ALESSANDRO BARTOLI
LE COLONIE BRITANNICHE IN RIVIERA TRA OTTOCENTO E NOVECENTO r>
THE BRITISH COLONIES IN TGHE ITALIAN RIVIERA IN '800 AND '900
Daner, 2009
Presentazione del Volume
Villa Hanbury - Sala del Camino
Corso Montecarlo 43 - La Mortola (Ventimiglia)
domenica 28 giugno 2009, h. 17:00
Interventi:
- Alessandro Bartoli
- Carolyn Hanbury
- Elio Ferraris

GUIDO SEBORGA: SCRITTI, IMMAGINI, LETTERE
Venerdì 19 giugno, a San Biagio della Cima presso il Centro Polivalente 'Le rose', si terrà un incontro dedicato alla figura di Guido Hess Seborga (1909-1991) nel corso della quale verranno infatti presentati due volumi di e sullo scrittore torinese: Guido Seborga. Scritti, immagini, lettere, Torino, Spoon River, 2009, a cura di Laura Hess e Massimo Novelli, e Guido Seborga, Morte d’Europa. Ergastolo, Torino, Spoon River, 2009.
La casa editrice Spoon River dedica ormai da anni un’attenzione privilegiata alla figura di Guido Seborga, scrittore per anni marginalizzato, nonostante l’evidente interesse rivestito dalla sua personalità, ma per fortuna oggi in fase di riscoperta. E l'associazione Amici di Biamonti naturalmente è ben lieta di dare, con questo incontro, il proprio contributo al ricordo di un intellettuale e scrittore originale come Seborga
Il suo fascino emerge pienamente dalle pagine del primo dei due libri, che raccoglie fotografie e immagini, lettere e documenti, testimonianze di un’irriducibile volontà di confronto agonistico con il mondo, e di una fiducia incrollabile nella forza demiurgica della parola, con la consapevolezza che il lavoro intellettuale assomiglia alla fatica di Sisifo.
Quasi coetaneo di Pavese, Seborga si distacca dalla terra d'origine, il Piemonte, perché le sue precocissime esperienze straniere e la sua cultura cosmopolita lo pongono al di là delle configurazioni ideologiche e culturali dell’Italia di allora; perché la sua capacità rabdomantica di lettore gli fa incontrare autori come Artaud ben prima che questi possa essere noto qui da noi; perché la sua umanità generosa gli fanno stringere amicizie cruciali, come quella per Vercors, tutte testimoniate nei ricchissimi apparati di questo libro. Animatore instancabile della vita culturale del Ponente ligure dagli anni ’50 in poi, è forse proprio in provincia di Imperia dove è possibile in qualche modo risentire ancora l’eco dei suoi passi; e certo autori come Biamonti o Lanteri non possono non aver avvertito il fascino che emanava dalla sua figura, come pure Edoardo Sanguineti giovanissimo compagno di passeggiate in quel di Bordighera, o Ennio Morlotti, interlocutore pure lui di Seborga.
Il secondo volume raccoglie due romanzi, Morte d’Europa e Ergastolo, risalenti rispettivamente al 1959 e al 1963, che si negano all’individualismo decadente pavesiano, da un lato, o al nobile epicismo fenogliano, per raccontare con una volontà di realismo integrale le dinamiche sociali della provincia italiana, a partire dal quale ritentare di dire una parola di verità su tutta la penisola. Si tratta di due tentativi forse inattuali rispetto all’odierno sentire, di forte impegno politico, di dare attraverso la potenza del realismo supporto alle politiche di emancipazione, quelle politiche oggi troppo spesso tradite. Nelle vicende tragiche di Seborga spira, però, con indefettibile ottimismo, la violenta risata dello spirito dell’utopia.
A presentare Seborga e la sua opera, che fu anche pittorica, oltreché letteraria (e di questo daranno mostra alcuni dei suoi quadri esposti per l’occasione nel centro polivalente) interverranno la figlia Laura Hess, che da tanti anni dedica un lavoro inesausto e meritorio alla memoria del padre, l’editore e giornalista Massimo Novelli, e Stefano Verdino, professore all’Università di Genova, profondissimo conoscitore della letteratura ligustica e della letteratura contemporanea in generale.
GUIDO SEBORGA
SCRITTI IMMAGINI, LETTERE
a cura di Laura Hess e Massimo Novelli
Spoon River, 2009

ELIO LANTERI: LA BALLATA DELLA PICCOLA PIAZZA
In un piccolo paese dell’alta liguria sospeso tra cielo e mare vive una comunità di vecchi e di bambini: sono i giorni più duri della guerra in Italia, dall’8 settembre alla primavera del ’45, una metà degli uomini è dispersa in Russia, l’altra metà alla macchia nella Resistenza.
Nicó e Damìn sono cugini e aspettano, con gli altri, il ritorno dei padri e delle madri di cui non hanno più notizie da un tempo che sembra immemorabile. Forse sono rimasti orfani, e lo sanno. Ascoltano le storie che i vecchi del paese raccontano loro per ingannare l’attesa, sprofondati in un paesaggio da fiaba, legati mani e piedi al doppiofondo mitico di sogni e d’incubi sognati da generazioni, la ruota dei desideri e delle pulsioni più profonde.
Così il mondo dell’infanzia è anche l’infanzia del mondo. Portano le pecore al pascolo, i bimbi vecchi della comunità sospesa sui campi alti del cielo, e vedono i film di Ridolini proiettati sul lenzuolo in una lurida cantina. I giorni sembrano lunghi mesi, i mesi anni: è la stagione più intensa e commovente dell’esistenza, e verrà travolta da eventi capaci di segnare una vita in un modo che una vita non basta a decifrarli.
Un libro pieno di rimandi e di favole, favole come solo un bambino riesce a raccontare e ascoltare, favole dure, di vita e di morte di una generazione di bambini che hanno giocato durante una guerra. Il periodo è infatti quello della guerra civile, inizia il 9 settembre, con una colonna di soldati che risalgono dalla costa, diretti in Piemonte. Il luogo è la frontiera, vallate a ridosso di scogliere e falesie. Luogo di favole, si diceva, e di metafore, di montagne piene di scalinate che salgono ai campi alti nel cielo, e di alberi che somigliano alla grande nuvola, e di torrenti e anguille e capre.
Troveremo nella Ballata i cinema muti e le vecchie signore ebree scappate dalla città. Le scimmie nelle gabbie di Voronoff.
È il mondo di Vincenzo Pardini e Rigoni Stern, con il fine repertorio linguistico caro a Biamonti. Troveremo la musica che a volte manca ai sogni.
(dalla prefazione di Marino Magliani al romanzo)
ELIO LANTERI
LA BALLATA DELLA PICCOLA PIAZZA
Transeuropa, 2009

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